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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Storia di ieri e cronaca di oggi: La Dichiarazione Balfour

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

Se gli antisemiti capissero che fu proprio il loro odio ad accendere la scintilla del sionismo incomincerebbero forse ad aprire gli occhi e a capire che le infamità portate avanti nel corso dei secoli nei confronti del popolo ebraico sono servite solamente, i conti con la storia vera e non quella di comodo o da ignoranti parlano chiaro, a rafforzare l’ideale di emancipazione di un popolo in parte sradicato dalla sua terra. Sì, in parte, perché nonostante quello che continua ad urlare ai quattro venti la propaganda araba, la presenza ebraica nella regione c’è sempre stata e in alcune zone, Gerusalemme compresa, gli ebrei sono stati per molto tempo la maggioranza. Per parlare della dichiarazione Balfour, questo è il tema dell’articolo, bisogna però fare dei passi indietro nel tempo e arrivare a Parigi il 13 ottobre del 1894 quando il capitano Alfred Dreyfus, un eroe dal quale sia il nostro sito che la nostra pagina Facebook prendono il nome, fu ingiustamente accusato di tradimento. Ufficiale di artiglieria ebreo con origini alsaziane assegnato allo Stato Maggiore dell’esercito francese, Alfred Dreyfus fu accusato di spionaggio a favore dell’Impero Tedesco e arrestato. Il processo si tenne in corte marziale tra il 19 e il 22 dicembre, e anche se fu celebrato a porte chiuse la puzza di antisemitismo filtrò fra gli stipiti di quelle porte andando a interessare diverse redazioni dei giornali dell’epoca che scrissero molto sul caso creando un clima di odio dilagante che non solo serviva a condannare Dreyfus, ma anche per accusare l’intera comunità ebraica francese. A seguire quel processo c’era però anche Theodor Herzl che era il corrispondente da Parigi del giornale Neue Freie Presse che ebbe così modo di seguire l’affare Dreyfus e capire quanto l’odio per gli ebrei fosse radicato nella società europea. Proprio perché seguì il processo antisemita per antonomasia Theodor Herzl, che non era un ebreo religioso ma laico e abbastanza assimilato nella cultura e nella società dell’epoca, capì che l’unica via d’uscita da una situazione insostenibile, e i campi di sterminio erano ancora lontani nel tempo, era la creazione di uno Stato degli Ebrei che garantisse la difesa e la sicurezza di un popolo da duemila anni ‘ospite’ mai gradito. Der Judenstaat (Lo stato Ebraico), il saggio che scrisse dopo quella esperienza e sul quale si basa l’idea stessa del movimento sionistico fu pubblicato nel 1896 e appoggiava l’idea che si creasse uno stato ebraico che sottraesse gli Ebrei alle persecuzioni antisemite.Il sionismo, o ritorno a Sion, nome biblico della terra di Israele, nasce dunque come risposta politica e culturale a una delle più famose infamità antisemite. I pogrom zaristi del’800 e dei primi del ‘900 convinsero sempre di più gli ebrei a trasferirsi in quello che all’epoca era un territorio completamente abbandonato, paludoso e riscattato a carissimo prezzo dai proprietari terrieri per bonificarlo con sacrifici che sono entrati nell’epopea della storia ebraica. La dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917, di seguito riportata, altro non è che la presa di coscienza di una situazione di fatto già attiva sul territorio.

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