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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Genitori lasciano a casa i figli per protesta contro la scuola insicura

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Succede nella scuola primaria di Cardano al Campo, in provincia di Varese, dove tredici famiglie di una classe hanno deciso di lasciare a casa i propri figli di otto anni, nonostante, la scuola dell’obbligo.Per Marcello Pacifico, presidente Anief, “è arrivato il momento per la politica di passare dai proclami contro le classi pollaio, ai fatti, partendo proprio dalla revisione della Legge di bilancio che secondo la nota di aggiornamento del DEF addirittura riduce la spesa pubblica per l’Istruzione rispetto al Pil, fino al 2035, dal 4% al 3,2%” Se un genitore decide di non mandare il figlio a scuola ha i suoi buoni motivi. Nel Varesotto, ha scritto la stampa locale, hanno voluto inviare “un messaggio preciso lanciato verso il Provveditorato agli studi della provincia di Varese e alle istituzioni superiori per risolvere un problema che si trascina da ormai tre anni e che per loro è diventato ora insostenibile”.«La situazione disciplinare che si registra in classe risulta per i nostri bambini e per noi genitori insostenibile sul piano educativo ma soprattutto per ciò che concerne la sicurezza dei nostri figli», scrivono le tredici famiglie di Cardano in una lettera aperta. A margine spiegano che il problema nasce dalla impossibilità della scuola di tenere a freno le intemperanze di un alunno. Il risultato è una serie di episodi violenti. I genitori raccontano di banchi divelti, oggetti lanciati, pugni in faccia, occhiali rotti e tanti altri avvenimenti che non li lasciano tranquilli ogni volta che accompagnano i loro bambini davanti alla primaria cardanese. «In prima questa era una classe formata da 31 studenti, oggi si sono ridotti di un terzo», racconta un papà. «Sto meditando di fare anche io lo stesso e a gennaio di spostare mia figlia altrove. Non sono più sereno».L’iniziativa, continua la lettera, «ha lo scopo di attirare l’attenzione di chi deve attivarsi per ripristinare una situazione di normalità. Non è il prodotto di una decisione impulsiva, ma la conseguenza del mancato intervento incisivo atto a tutelare i bambini». La richiesta non è formulata ad insegnanti di classe, ai dirigenti scolastici presenti e a quello attualmente in carica («al quale va riconosciuto un impegno mai riscontrato in precedenza»), ma all’amministrazione, la quale costringe gli alunni a mantenere un clima in classe «non è certo idoneo a favorire un sereno percorso di crescita umana e culturale di un bambino».

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