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18 novembre: Giornata europea degli Antibiotici

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

«Curare le infezioni causate da batteri resistenti è difficile – spiega Alessandro Marocchi, direttore del Laboratorio dell’Ospedale Fatebenefratelli di Erba -, in quanto gli antibiotici normalmente utilizzati hanno perso efficacia ed è necessario ricorrere ad altri antibiotici. Questo può ritardare l’individuazione della terapia più appropriata e causare complicazioni che possono anche portare alla morte del paziente. Inoltre può essere necessaria una maggiore assistenza sanitaria e il ricorso ad antibiotici alternativi e più costosi, che tra l’altro possono avere effetti collaterali più gravi». Il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, WHO) ha dichiarato che la resistenza antibiotica è una delle emergenze sanitarie mondiali, che deve essere affrontata con estrema urgenza. I batteri resistenti agli antibiotici causano una lunga serie di infezioni: infezioni delle vie urinarie, polmonite, infezioni cutanee, diarrea, infezioni del torrente sanguigno. La sede dell’infezione dipende dai batteri coinvolti e dalle condizioni del paziente. Per i pazienti ricoverati all’interno di strutture ospedaliere esiste il rischio di infezioni non collegate al motivo del ricovero. Purtroppo, in Italia l’antibiotico-resistenza è raddoppiata tra il 2005 e il 2014. L’ospedale di Erba in questi anni è riuscito a contenere il problema: se, ad esempio, consideriamo Klebsiella pneumoniae,i ceppi isolati dai pazienti nel corso del 2018 sono solo per il 7% resistenti ai carbapenemi (in Italia 26,8%), con un massimo dell’11% nei degenti: possiamo forse dedurre che nella nostra realtà i carbapenemi, tipicamente di utilizzo ospedaliero e riservati ai casi più gravi, vengono impiegati correttamente. Un altro gruppo di antibiotici utilizzati prevalentemente in ambito sanitario sono le cefalosporine di III generazione: ci possiamo rendere conto di questo se consideriamo le percentuali di resistenza di E. coli ad esse. La resistenza complessiva osservata a Erba nello stesso periodo è del 15% (28,7 in Italia), ma sale dal 9% delle infezioni ambulatoriali al 21% delle infezioni in pazienti degenti ed al 34% negli ospiti di RSA. Un altro esempio di pressione selettiva causata dagli antibiotici è osservata, sempre in ceppi di E. coli, nel caso della resistenza ai fluorochinoloni, utilizzati spesso al di fuori delle degenze ospedaliere. Nella realtà di Erba il 40% di E. coli è resistente (41,7 in Italia): ma nei casi ambulatoriali è solo il 32%, sale al 43 nei degenti e raggiunge il 74 nelle RSA. I veramente pochi casi di Acinetobacter baumannii hanno resistenze combinate nel 72% (in Italia 75,7%): anche qui la pressione selettiva delle terapie antibiotiche sembra indicare il suo effetto: dal 20% di resistenze in casi ambulatoriali al 67% di casi ospedalieri, e al 92% di casi in RSA. (Per approfondimenti sui dati relativi all’ospedale Sacra Famiglia è possibile visionare il sito http://www.fatebenefratelli.it).Oltre alle attività comuni a tutte le strutture Ospedaliere nella lotta alle infezioni ospedaliere, presso l’Ospedale Sacra Famiglia di Erba si è avviata anche una collaborazione con i Medici di Medicina Generale dell’ordine dei medici della provincia di Como denominata “Microbiologia clinica partecipata”: è un portale di studio e informazione che mira a sviluppare una cultura condivisa sulle problematiche esistenti nell’area di riferimento, ovvero un forum dove i microbiologi e gli specialisti ospedalieri condividono con i MMG dati epidemiologici, conoscenze scientifiche, dubbi e soluzioni agli eventuali problemi che si possono presentare nel corso delle attività. Questa attività mira a uniformare e condividere azioni preventive e scelte organizzative / terapeutiche che tanta parte hanno nel caratterizzare le antibiotico resistenze presenti in un territorio.

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