Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Realismo di sinistra

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

Sono passati 60 anni da quando, il 15 novembre del 1959, il partito socialdemocratico tedesco, Spd, ratificava il programma di Bad Godesberg, abbandonando formalmente l’ideologia marxista del capovolgimento rivoluzionario della società e riconoscendo l’economia di mercato, come ricordava Le Monde nel cinquantenario della data. Quel programma, che non rinunciava affatto al governo del capitalismo, avrebbe fatto epoca, tracciando una nuova “agenda” della socialdemocrazia europea, secondo la formula della “concorrenza finché è possibile, programmazione finché è necessario”. Un punto di svolta a cui ancora oggi la socialdemocrazia si rifà, all’interno dell’operazione di rigenerazione ideologica e programmatica che sta vivendo, scrive lo storico Jacopo Perazzoli nell’introduzione all’eBook che Fondazione Feltrinelli ha dedicato al programma di Bad Godesberg. Ed è un segno della sua rilevanza il fatto che a quel congresso guardi anche chi, in questi anni, ha chiesto un drastico ripensamento dell’agenda liberista: una Bad Godesberg alla rovescia in ascolto di disuguaglianze e sofferenze sociali (Il Manifesto).
Il problema, a sinistra, non è solo italiano. La socialdemocrazia fatica a vincere dalla Germania alla Francia, e persino in Svezia. Ma ci sono anche Paesi, come la Danimarca, in cui si continuano a registrare successi. E le migliori speranze arrivano dal Portogallo (Dw), dove il governo socialista di Antonio Costa, appena riconfermato, ha saputo unire crescita economica, azzeramento del deficit e spesa sociale concentrata sulle fasce deboli, combattendo l’evasione fiscale tramite il ricorso alla tecnologia (Linkiesta). In Spagna, intanto, Psoe e Podemos hanno fatto l’accordo per formare un governo di sinistra, ma non hanno la maggioranza (Post), mentre la destra estrema di Vox è diventata la terza forza politica (Euronews). In Gran Bretagna, invece, a prescindere da come andranno le prossime elezioni e l’uscita dall’Ue, scrive ProspectMagazine, Jeremy Corbyn ha generato un forte cambiamento nel Labour Party, reintroducendo la parola socialismo, con un forte coinvolgimento delle giovani generazioni che ha permesso l’affermazione di temi centrali come quello del Green New Deal.
La crisi della socialdemocrazia europea, però, non deriva solo dalla assenza di soluzioni politiche delle sinistre a livello nazionale. Le riforme, perché siano davvero efficaci, devono avvenire anche a livello europeo: come l’unione fiscale, l’estensione delle protezioni dei lavoratori, l’offerta di servizi base universali e il sostegno alle forme cooperative (Social Europe). Finora, passando da una crisi all’altra, la sinistra europea è stata vista invece come parte dei problemi e non come la soluzione (Al Jazeera). Dopo la caduta del muro di Berlino, il fenomeno della globalizzazione e delle immigrazioni di massa richiedevano risposte che anche la sinistra socialdemocratica non aveva, abituata com’era a pensare dentro lo Stato nazionale (HuffingtonPost). Ora serve uno sforzo per invertire la rotta. Serve visione, scrive FanPage, per sostenere con coraggio proposte alternative a quelle di Salvini e degli altri sovranisti, abbandonando – sia in campo economico, sia in ambito sociale – l’inerte difesa dello status quo continentale e di un’Europa ormai auto-referenziale. (fonte: http://www.fondazionefeltrinelli.it)

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