Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

In Italia: frane, ponti, alluvioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Fiore: “In Italia abbiamo modificato morfologie dei luoghi. Serve cambiare la politica di uso del territorio risanando gli errori del passato e progettando il futuro in maniera coerente. Serve educare i cittadini all’autoprotezione, serve una coscienza di adattamento al cambiamento climatico. Abbiamo fogne bianche urbane, senza manutenzione e progettate 20-30 anni con un regime di precipitazioni non confrontabili con gli attuali”.
«Da un punto di vista prettamente climatologico, se e vero che il bimestre ottobre – novembre é in assoluto il più piovoso dell’anno, i quantitativi meteorici precipitati negli ultimi 15 giorni equivalgono in alcune aree del Piemonte meridionale e della Liguria a circa il 50% delle cumulate annue. Se a ciò si aggiunge che l’avvezione di aria calda ed umida che caratterizza il fronte perturbato ha determinato nevicate solo oltre i 1500 metri, ben si comprende il perché della gravità della situazione idrologica ed idrogeologica nel nord ovest italiano”. Lo ha dichiarato poco fa, Massimiliano Fazzini, climatologo, geologo, docente dell’Università di Camerino ed esponente del Gruppo sul Dissesto Idrogeologico in Italia della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA). Il territorio maltrattato risente ancora di più degli effetti dei cambiamenti climatici.“Abbiamo maltrattato il territorio, modificando le morfologie dei luoghi, consumando suolo e impermeabilizzando grandi superfici, costruendo nelle aree destinate al transito delle acque. Gli eventi di cronaca che registriamo in queste ore sono la naturale conseguenza del nostro agire. Se non abbiamo il coraggio di cambiare la politica applicando il principio della sostenibilità economica – ha affermato oggi, Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale – sociale e ambientale dello sviluppo, saremo condannati a rincorrere le emergenze e magari avviare ricostruzioni negli stessi luoghi. Non dobbiamo meravigliarci troppo degli eventi che stiamo registrando in questi giorni dobbiamo meravigliarci della frequenza con cui oggi accadano questi eventi. Dobbiamo rendici conto che non possiamo più parlare di eventi eccezionali se questi si ripetono ogni anno all’inizio dell’autunno”. (by Giuseppe Ragosta)

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