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L’insicurezza ostacola l’accesso alle popolazioni sfollate nel nordest del Burkina Faso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e i suoi partner stanno incontrando serie difficoltà nell’accedere alle popolazioni rifugiate e sfollate in Burkina Faso a causa dell’insicurezza che attanaglia le regioni nordorientali del Paese.Mentre il numero di sfollati è ormai arrivato a quasi 500.000, la recente recrudescenza di attacchi violenti perpetrati dai militanti nei confronti di militari e civili stanno costringendo alla fuga altre migliaia di persone per salvarsi. Sono circa 300.000 le persone che sono dovute fuggire solo negli ultimi quattro mesi. Il numero di sfollati potrebbe arrivare a 650.000 entro la fine dell’anno.Le persone in fuga dalle violenze riferiscono di attacchi nei villaggi perpetrati da estremisti che spesso reclutano con la forza i cittadini maschi sotto la minaccia delle armi, uccidendo quanti oppongono resistenza. I militanti, inoltre, hanno fatto razzìa di bestiame e altri possedimenti. Terrorizzati dagli attacchi, i residenti sono fuggiti, molti cercando rifugio a Dori – un paese di circa 20.000 abitanti vicino al confine col Mali e col Niger.L’UNHCR rimane molto preoccupata per l’incolumità e le condizioni di sicurezza dei residenti e dei 26.000 rifugiati maliani colpiti dai recenti attacchi violenti perpetrati dai militanti nella regione burkinabè del Sahel.La sorte di coloro che vivono a ridosso del confine nordorientale nella città di Djibo – compresi i circa 7.000 rifugiati del campo di Mentao – costituisce particolare motivo di apprensione. Le vie di accesso sono chiuse da inizio novembre in seguito a una serie di attacchi a opera dei militanti. Gli aggressori hanno assassinato il sindaco, distrutto le case e gettato nel caos la vita quotidiana.All’interno del campo di Mentao i rifugiati vivono nella paura. Tutte le scuole sono state chiuse e l’accesso umanitario al campo è divenuto sempre più problematico, ostacolando seriamente la distribuzione degli aiuti, comprese le scorte alimentari. L’UNHCR si è vista costretta a trasferire temporaneamente il proprio personale da Djibo per lavorare a distanza.L’UNHCR collabora coi propri partner per fornire aiuti a coloro che si trovano ancora a Djibo e per assicurare assistenza anche ai cittadini e ai rifugiati che sono giunti a Dori, Bobo Dioulasso e Ouagadougou.Le famiglie sfollate hanno disperato bisogno di ricevere alloggio, acqua potabile e cibo. Molte dormono all’aperto, dal momento che prendere in affitto dai residenti le piccole abitazioni in muratura rappresenta una spesa non sostenibile. L’UNHCR sta distribuendo tende speciali – conosciute come unità abitative per rifugiati (Refugee Housing Units/RHU) – dotate di maggiore ventilazione, porta con serratura e un piccolo pannello solare sul tetto che permette di illuminare l’interno o ricaricare le batterie dei telefoni.Si stima che, attualmente, solo il 10 per cento delle necessità di alloggio delle persone sfollate in Burkina Faso sia soddisfatta. L’UNHCR sta intensificando il proprio intervento al fine di acquistare con urgenza ulteriori alloggi, oltre alle 3.335 unità già distribuite e alle 1.880 attualmente in fase di costruzione sia nel Sahel sia nelle regioni centrosettentrionali. Per le comunità locali e per quanti sono costretti alla fuga, l’accesso ai documenti di identità è essenziale per potersi vedere garantita libertà di movimento. Per gli sfollati interni, l’UNHCR ha facilitato e finanziato il rilascio di carte d’identità, nonché di certificati di nascita e di altri documenti necessari per dimostrare l’identità, circolare liberamente o richiedere assistenza.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati chiede maggiori sforzi volti a garantire la sicurezza della popolazione civile e l’accesso umanitario a tutte le persone colpite nella regione. A settembre di quest’anno, Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger hanno adottato le “Conclusioni di Bamako” riaffermando il loro impegno per proteggere i civili. Attualmente, tutte le 13 regioni del Burkina Faso accolgono persone in fuga dalle violenze. La regione del Centro-Nord accoglie il numero più esteso – oltre 196.000 persone nella sola provincia di Sanmatenga – seguita dalla regione del Sahel – con quasi 133.000 persone nella provincia di Soum.

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