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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Rischio cardiovascolare, risultati incoraggianti dal congresso Aha 2019. Le novità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

In occasione del congresso dell’American Heart Association (AHA) svoltosi a Philadelphia sono stati presentati i risultati di 2 analisi combinate di 4 studi clinici di fase 3 sull’acido bempedoico, indicato per le persone con ipercolesterolemia e alto rischio cardiovascolare (CV) che non raggiungono livelli target di colesterolo LDL (C-LDL). Il farmaco, la cui richiesta all’immissione in commercio è in corso di valutazione, aggiunto alla massima dose tollerata di statine, ha ridotto il C-LDL e, nei pazienti diabetici trattati per 12 settimane, ha ridotto l’emoglobina A1c rispetto al trattamento con placebo.«Ci sono evidenze che dimostrano che alcuni trattamenti ipolipemizzanti possano aumentare il rischio di diabete, quindi è incoraggiante per noi osservare che l’acido bempedoico, in aggiunta a terapie preesistenti, riduce il colesterolo senza tuttavia influenzare negativamente il controllo glicemico» ha affermato Wolfgang Zierhut, della Daiichi Sankyo Europa. Nel corso di un’altra presentazione, che ha riguardato un’analisi dello studio FOURIER, sono stati mostrati i vantaggi del trattamento con evolocumab nei pazienti colpiti da infarto nell’anno precedente, che sono a rischio di successivo evento CV maggiore rispetto a quelli colpiti tempo prima. Il farmaco, approvato in più di 70 paesi, ha ridotto il rischio in misura maggiore nei pazienti con infarto recente. Inoltre, non ha avuto ripercussioni sulla funzione cognitiva riportata dai pazienti con malattia CV stabile anche se con livelli di C-LDL molto bassi. Nuove analisi anche per lo studio di fase III PARAGON-HF condotto su pazienti affetti da insufficienza cardiaca con frazione di eiezione preservata (HFpEF). Alcuni sottogruppi potrebbero trarre benefici dal trattamento con sacubitril/valsartan, approvato per l’insufficienza cardiaca con ridotta frazione di eiezione, rispetto al solo valsartan. È stata osservata una riduzione del rischio del numero di ricoveri ospedalieri per insufficienza cardiaca e mortalità da cause CV soprattutto nelle donne e nei pazienti sottoposti a screening durante il ricovero o entro 30 giorni dopo. L’analisi aggregata dei dati di PARAGON-HF e di PARADIGM-HF mostra benefici massimi in caso di pazienti con valori frazione di eiezione ventricolare sinistra inferiore al 60%. «I dati aiutano a capire meglio la natura eterogenea della HFpEF e il potenziale beneficio di sacubitril/valsartan per chi ha ancora bisogno di un’opzione terapeutica» ha dichiarato Scott Solomon del Brigham and Women’s Hospital negli Stati Uniti. (fonte doctor33)
In occasione del congresso dell’American Heart Association (AHA) svoltosi a Philadelphia sono stati presentati i risultati di 2 analisi combinate di 4 studi clinici di fase 3 sull’acido bempedoico, indicato per le persone con ipercolesterolemia e alto rischio cardiovascolare (CV) che non raggiungono livelli target di colesterolo LDL (C-LDL). Il farmaco, la cui richiesta all’immissione in commercio è in corso di valutazione, aggiunto alla massima dose tollerata di statine, ha ridotto il C-LDL e, nei pazienti diabetici trattati per 12 settimane, ha ridotto l’emoglobina A1c rispetto al trattamento con placebo.«Ci sono evidenze che dimostrano che alcuni trattamenti ipolipemizzanti possano aumentare il rischio di diabete, quindi è incoraggiante per noi osservare che l’acido bempedoico, in aggiunta a terapie preesistenti, riduce il colesterolo senza tuttavia influenzare negativamente il controllo glicemico» ha affermato Wolfgang Zierhut, della Daiichi Sankyo Europa. Nel corso di un’altra presentazione, che ha riguardato un’analisi dello studio FOURIER, sono stati mostrati i vantaggi del trattamento con evolocumab nei pazienti colpiti da infarto nell’anno precedente, che sono a rischio di successivo evento CV maggiore rispetto a quelli colpiti tempo prima. Il farmaco, approvato in più di 70 paesi, ha ridotto il rischio in misura maggiore nei pazienti con infarto recente. Inoltre, non ha avuto ripercussioni sulla funzione cognitiva riportata dai pazienti con malattia CV stabile anche se con livelli di C-LDL molto bassi. Nuove analisi anche per lo studio di fase III PARAGON-HF condotto su pazienti affetti da insufficienza cardiaca con frazione di eiezione preservata (HFpEF). Alcuni sottogruppi potrebbero trarre benefici dal trattamento con sacubitril/valsartan, approvato per l’insufficienza cardiaca con ridotta frazione di eiezione, rispetto al solo valsartan. È stata osservata una riduzione del rischio del numero di ricoveri ospedalieri per insufficienza cardiaca e mortalità da cause CV soprattutto nelle donne e nei pazienti sottoposti a screening durante il ricovero o entro 30 giorni dopo. L’analisi aggregata dei dati di PARAGON-HF e di PARADIGM-HF mostra benefici massimi in caso di pazienti con valori frazione di eiezione ventricolare sinistra inferiore al 60%. «I dati aiutano a capire meglio la natura eterogenea della HFpEF e il potenziale beneficio di sacubitril/valsartan per chi ha ancora bisogno di un’opzione terapeutica» ha dichiarato Scott Solomon del Brigham and Women’s Hospital negli Stati Uniti. (fonte doctor33)

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