Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 126

“Prossimi mesi decisivi per capire il futuro di specie ed ecosistemi minacciati”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

Un piano ambizioso per fronteggiare la grave crisi climatica ma non sufficientemente definito sulla tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Lo afferma la Lipu-BirdLife Italia nel giorno in cui la Commissione europea annuncia il suo atteso “Green Deal”. Il primo nel suo genere nella storia dell’Ue, che il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha promesso di finalizzare nei suoi primi 100 giorni di lavoro.Se sulla questione climatica il Documento europeo appare abbastanza ambizioso rispetto alle sfide poste dalla crisi, con target definiti e obiettivi integrati, molto più sfumata è la sezione relativa alla conservazione della biodiversità. Nonostante gli ormai numerosi, autorevoli e recenti studi pubblicati, che confermano una profonda crisi della diversità biologica, con un milione di specie animali e vegetali minacciate di estinzione, il Green Deal non affronta adeguatamente il tema, rimandandolo in gran parte ad una strategia apposita prevista per il prossimo mese di marzo.“La natura in Europa è stata degradata oltre ogni limite – dichiara Claudio Celada, direttore Area Conservazione Lipu-BirdLife Italia – e per questo le risposte non possono più attendere. Occorrono obiettivi chiari, rigorosi e vincolanti sulla protezione degli ecosistemi e sul restauro ambientale, ai quali gli Stati membri dovranno necessariamente e scrupolosamente attenersi. Con il Green Deal la Commissione europea cita esclusivamente le foreste e gli ambienti di acqua dolce, non menzionando alcun altro degli ecosistemi che richiedono urgenti interventi di restauro al fine di combattere i cambiamenti climatici ed arrestare il declino della biodiversità”.
“Sul fondamentale tema dell’agricoltura, – continua Celada –il Green Deal evidenzia la ormai improrogabile esigenza di ridurre drasticamente l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti e promuovere l’agricoltura biologica. Viene tuttavia riproposto il mantra secondo cui il 40% della Politica agricola comune (Pac) contribuirà all’azione per il clima: qualcosa che la stessa Corte dei Conti europea ha fortemente messo in discussione.”In definitiva, il segno culturale che arriva dall’Europa con il Green Deal – conclude Celada – lascia aperta una speranza. Almeno formalmente, le grandi istituzioni internazionali stanno ponendo il problema ai massimi livelli. Tuttavia, tanto sul clima quanto sulla conservazione della natura la Commissione europea e tutti gli Stati membri, Italia inclusa, dovranno fare molto di più e molto meglio nei prossimi mesi, se davvero vogliamo tracciare una via d’uscita dalla crisi ecologica e garantire al Pianeta un futuro accettabile “.

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