Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Il veleno antisemita e l’anticomunismo viscerale

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 dicembre 2019

Se facciamo convergere le luci della ribalta al tempo dell’ascesa al potere dei nazisti in Germania dobbiamo convenire, a proposito della questione ebraica, che non pochi pensavano si potesse essere alleati della Germania, senza remore, una volta stabilito che i nemici dell’occidente erano gli ebrei e i comunisti. E in subordine a questa linea di pensiero si poteva pensare che solo la Germania avesse la sufficiente determinazione e forza per rimettere in sesto le sorti del mondo restituendo agli ariani il primato sulle altre razze. Qui parliamo della “ricomposizione razziale” dell’Europa centrale. Nella migliore delle ipotesi gli ebrei potevano emigrare nel Madagascar. Era definita, per gli strateghi del terzo Reich, come la “soluzione finale territoriale”. Si parlò anche di un “centro nazionale ebraico” in Palestina mentre nello stesso tempo non si escludeva un’emigrazione in massa degli ebrei negli U.S.A. se non altro per esercitare una pressione su Roosevelt (come emerge chiaro dal diario di Goebbels). Giungemmo, quindi, alla vigilia della seconda grande guerra mondiale con queste contrapposte ideologie, interessi di bottega e rivalità, e i primi martiri. Sta di fatto che la guerra e la sorte degli ebrei erano intimamente legate. Lo stesso console generale americano a Berlino Raymond Geist con una lettera al suo governo datata il 5 dicembre del 1939 segnalò la possibilità che i tedeschi si stessero preparando allo “sterminio degli ebrei”. Si reputava, sia pure nel pieno di un conflitto, la possibilità che vi erano margini per una trattativa. Se questa occasione fosse stata colta le sorti della guerra, probabilmente, avrebbero assunto una diversa svolta. Sarebbe stato, se non altro, un modo per placare i conflitti tra la Germania e i suoi vicini.
Si trattava ora di capire gli schieramenti posti in campo e se non era più naturale un’alleanza contro il nemico comune, dal punto di vista del grande capitale, rappresentato dall’U.R.S.S., o quella “di minore importanza” contro un annessionista pericoloso, qual era la Germania nazista, dove si profilava una contesa tutta interna al mondo del capitale con il liberalismo anglosassone e statunitense.
La ragione ultima era abbastanza evidente. L’homo aeconumicus voleva prevalere sugli altri per la ben nota legge del profitto. Sullo sfondo si maturava anche la lotta per l’egemonia del mondo che per i tedeschi si poteva realizzare mediante il possesso del territorio russo e delle sue enormi potenzialità energetiche. (Riccardo Alfonso)

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