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La scuola Cenerentola: Analisi dimissioni ministro

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Le dimissioni del ministro dell’istruzione, università e ricerca Lorenzo Fioramonti sono la conseguenza di questioni di principio sulle scelte del paese – come il diretto interessato ha evidenziato – o anche di meno “alti” riposizionamenti nello scacchiere politico, in particolare all’interno del partito a cui appartiene il ministro (o ex ministro, se le dimissioni verranno accettate dal premier Conte)? Al momento non è chiaro. Quel che è certo è che dal punto di vista operativo e organizzativo creano forti criticità per il sistema di istruzione. Inoltre dal gesto di Fioramonti risuonano in maniera assordante alcune verità, peraltro ben note. In primo luogo il ruolo di Cenerentola assegnato all’istruzione e alla formazione nel nostro paese. Come aveva scritto Tuttoscuola nel report “Il dibattito sulla crisi e sul futuro del Paese: la grande assente è la scuola. Eppure c’è un grande opportunità…”, pubblicato nei giorni in cui si stava costituendo la nuova maggioranza giallorossa. Facevamo un appello alla politica: la scuola sia posta al centro dell’agenda del Paese, andando oltre l’ottica di breve periodo. Le dimissioni di Fioramonti certificano che, ancora una volta, l’appello è caduto nel vuoto.Secondo punto: l’assenza di una visione strategica sul modello educativo che vogliamo, se non oggi, tra 10 o 20 anni. Qual è il progetto? Dove sono le idee e il dibattito? Perché non si esce dalle logiche di emergenza e di corto respiro, dalla tutela degli interessi delle singole sottocategorie, e non si pensa a come costruire un percorso che porti tra qualche lustro (perché questa è la tempistica per effettuare cambiamenti sostanziali del sistema di istruzione) a realizzare la scuola che sogniamo, di cui il paese ha un estremo bisogno?
Negli ultimi 6 anni si sono avvicendati a Viale Trastevere ben cinque ministri. Qual è stata la continuità della loro azione? Quale disegno strategico hanno concorso a realizzare? Nelle due legislature in cui hanno operato, quale idea di scuola è stata discussa in Parlamento?
Di questo passo non ci si può lamentare se il 30 per cento degli italiani è analfabeta funzionale (addirittura il doppio della media europea) o se il 35% degli alunni di terza media non è in grado di comprendere un testo in italiano. Andrà ancora peggio, mentre la deriva in cui si trova il paese continuerà inesorabilmente, perché l’inversione di rotta passa (anche) da un sistema formativo forte e competitivo. Che è ben lontano non solo dall’essere realizzato, ma prima ancora dall’essere immaginato, progettato, discusso e condiviso. E poi realizzato da chi di volta in volta si troverà a governare, senza continuamente disfare e ritessere la tela mentre le esigenze e le aspettative della società che corre sempre più veloce e le caratteristiche quasi immobili del sistema di istruzione divergono sempre di più.

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