Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Gli italiani leggono poco?

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 gennaio 2020

Durante le festività di fine anno ho avuto modo di osservare con più frequenza, e alle ore più disparate, quanti si recavano nelle due librerie che si trovano a pochi metri dalla mia abitazione e mi son fatta l’idea che il libro stampato continua ad essere un’attrazione alquanto diffusa. Ho notato, nello specifico, bambini che cercavano di scegliere libri non sempre adatti alla loro età forse attratti dalle figure della copertina, giovani che pensavano di fare dei regali agli amici con un libro e con qualche preferenza sul fantastico e altri con scelte forse orientate dalla pubblicità mediatica o dal nome altisonante del personaggio del giorno o dalle suggestioni di un classico. E’, nel loro insieme mi è apparso uno spettacolo incoraggiante. Non saprei, tuttavia, fare un confronto meticoloso tra gli anni della mia gioventù e quelli delle nuove generazioni in fatto di letture. Posso solo chiedermi quanti libri ho letto, sino ad oggi, mentre sono seduto sullo scranno dei miei anni dall’età scolare e ancor prima per merito di chi me li ha letti dalle favole a quelli un po’ più impegnativi, ma in edizione per bambini e con tante immagini come pinocchio, cenerentola, ecc. Ed anche in questo caso la risposta non riuscirei a darla.Ora una loro parte è lì silenziosa a fare bella mostra sugli scaffali delle mie librerie da quella del salotto all’altra nella camera di mio figlio e persino nella mensola in cucina o in una piccola étagère nella mia stanza da letto o nei riposti angoli degli armadi.Non li ho contati, con certosina precisione, ma mi sono fatta l’idea che non fossero meno di tremila. Li ho letti tutti? Non so anche perché alcuni sono gli acquisti fatti da mio figlio e gli argomenti non sempre mi attiravano. Di certo non saprei disfarmene a cuor leggero anche se per talune pubblicazioni ne avrei la voglia avendo, nel frattempo, cambiato gusti e interessi. Avrei voluto dar loro un certo ordine raccogliendoli per tematiche per consentirmi una più facile lettura o consultazione, ma alla fine è prevalso un altro modo di tenerli raccolti conservando con maggior cura le edizioni più vecchie a prescindere dagli argomenti trattati. Con mio figlio, poi, ho dovuto convivere con libri scritti in Inglese, spagnolo e francese. Egli, man mano che approfondiva lo studio in queste lingue, preferiva entrare in possesso dei classici che prima aveva letto tradotti in italiano.Vi sono quindi dei libri “doppiati” e per quanto avessi poca dimestichezza nella lingua, che non fosse la mia, ogni tanto cercavo di leggerli anche avvalendomi del fatto che l’avevo già fatto in italiano. Mio figlio, poi, a volte s’intrometteva spiegandomi che alcuni traduttori avevano fatto un uso non preciso di talune parole e mi aveva convinto della necessità che per leggere correttamente un autore straniero era molto importante sapere chi lo avesse tradotto. Così con quest’andante adagio finivo con ritrovarmi con una pila di libri sul mio comodino pronti per essere letti e che a volte mi limitavo a scorrere le prime pagine prima di passare a un altro autore. Ho sempre letto di tutto: narrativa, saggistica, letteratura, filosofia, ecc. In particolare dopo che mio figlio si era iscritto alla facoltà di psicologia il mio interesse per questa materia, si era accresciuto. Arrivò ad avere tra testi universitari e letture di riferimento non meno di centotrenta volumi. Ma ciò che posso dire con assoluta certezza avvalendomi dalle mie osservazioni andando a trovare parenti, amici e conoscenti è che non ho trovato famiglie che possedessero più di un centinaio di libri al di fuori di quelli scolastici. E allora? Mi rimane il dubbio ma in parte tende a dissolversi quando vedo sul tram o sui bus o in treno dei giovani e meno giovani che in luogo del classico smartphone prendono dal loro zainetto un libro e si concentrano alla sua lettura. (Riccardo Alfonso)

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