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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Il virus della follia che corrode la mente umana e inquina l’ecosistema

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 gennaio 2020

La storia dell’essere umano si può sintetizzare in due mitici personaggi: Abele e Caino. Il primo è il saggio amante della pace e privo di sentimenti antagonistici cruenti e l’altro è il suo opposto. Cosa possa aver germinato questa diversità non è facile diagnosticarlo. Il cervello, dove si suppone si forma la coscienza, è senza dubbio una “macchina” complessa e le cui funzioni non sembrano del tutto note alla scienza, per quanto siano stati fatti grandi progressi, in specie da un trentennio a questa parte. E’ che vi appare sempre più come un ponte di comando da dove partono tutti gli ordini e dotato di un apparato che proprio per le sue complesse funzioni mostra d’essere molto sensibile ai cambiamenti nel suo intreccio particolarmente vulnerabile.
Se in questa sede mi limito a quelle patologie che si richiamano alle malattie psichiatriche non vuol dire che non riconosca le diverse interdipendenze in atto che possono interagire con il male che ho considerato al centro della mia attenzione e restarvi integre o appena sfiorate, lasciandovi delle tracce labili. Sta di fatto che se noi vogliamo fissare un confine dobbiamo farlo coincidere necessariamente con l’estrema frontiera della scienza, forse la sua sfida finale, che è quella della “comprensione delle basi biologiche della coscienza e dei processi mentali che ci consentono di agire, di percepire, di apprendere o di ricordare”.
“Questi processi sono confinati in particolari regioni del sistema nervoso o rappresentano una proprietà globale che procede dall’intera struttura nervosa? E se i diversi processi mentali sono localizzati in singole regioni cerebrali, quali possono essere le proprietà che pongono in relazione le caratteristiche anatomiche e fisiologiche con i meccanismi specifici, di una certa regione, che essa mette in opera nel corpo della percezione, del pensiero o del movimento? E per approfondire meglio questi rapporti è opportuno condurre un esame globale della regione stessa o analizzare il comportamento delle sue singole cellule? In che modo i geni ne influenzano il condotta e per quali vie i processi dello sviluppo e dell’apprendimento regolano l’espressione genica delle cellule nervose?”
Il cervello, quindi, raccoglie in se una complessità di non facile lettura proprio per le sue svariatissime implicazioni che non a caso spinsero i neurologi della prima metà del XX secolo a considerare il sistema nervoso come una impenetrabile scatola nera e dalla quale ne trassero la convinzione che fosse impossibile ricavarne un’analisi obiettivamente validabile.
Ora di certo ne sappiamo di più ma non credo che tutto “l’universo cerebrale” sia stato scandagliato a dovere anche per via di taluni limiti posti dalla nostra stessa cultura scientifica tradizionale. Penso, ad esempio, ai poteri dell’inconscio collegabili alla psicologia, alla parapsicologia, allo spiritualismo e più in generale all’esoterismo il cui valore oggettivo ha motivo di mostrarsi di gran lunga superiore alla vasta e composita fenomenologia psichica. Dobbiamo probabilmente a quelli che con una certa fantasia sono stati chiamati “psiconauti” se oggi dobbiamo mettere in conto una svariata tipologia di procedimenti atti a scoprire leggi o costanti biopsicologiche di indiscusso valore universale, la cui violazione, a livello inconscio, può, su soggetti costituzionalmente predisposti, essere causa di profondi turbamenti e con il conseguente instaurarsi di conflitti interiori, di gravi neurosi e imponenti disturbi psicosomatici. I numerosi studiosi che vi hanno posto mano lo hanno fatto spesso per vie diverse e con angoli di visuale addirittura contrapposti e spesso unilaterali. Il fine era, comunque, comune. Essi tendevano alla conoscenza dell’essere umano nella sua totalità e a mettere in piena luce la sua vita psichica e le forme del suo comportamento. Tutto questo per cercare di capire se i tragici eventi di tutti i tempi che ci hanno portato a quelli odierni possono darci una logica spiegazione delle violenze perpetrate non solo a livello individuale ma di gruppi e di esseri umani che hanno raggiunto i vertici del potere e ne hanno fatto un uso “folle” provocando distruzioni e genocidi in nome di un primato della razza o in odio antisemitico. Tutto questo si richiama agli eventi odierni e alle violenze contro i propri simili che si ripropongono con una continuità sconcertante. Da qui la domanda: è follia? O cos’altro? (Riccardo Alfonso)

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