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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Ai musei Vaticani presentazione volume dedicato a Winckelmann

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Roma Giovedì 23 gennaio 2020 alle ore 16.30 nella prestigiosa cornice dei Musei Vaticani sarà presentato il numero XXXIV degli Studi sul Settecento Romano, a cura di Elisa Debenedetti e dedicato a Johann Winckelmann nel duplice anniversario della nascita e della
morte. Interverranno Barbara Jatta, Marcello Barbanera, Francesco Gandolfo, Steffi Roettgen, Elisa Debenedetti. Il numero del Settecento Romano dedicato a Johann Joachim Winckelmann nella duplice ricorrenza della nascita e della morte, uscito alla fine
del 2018, segue a breve distanza il fascicolo incentrato su Giovanni Battista Piranesi, dal quale il Sassone si differenzia profondamente,
soprattutto per il suo connaturato modo, estremamente stimabile, di mettersi in discussione. Il volume è diviso in tre parti: la prima ospita saggi di esperti dell’argomento, tedeschi e italiani, ricordando l’importante mostra presso i Musei Capitolini, dedicata soprattutto all’Archeologo come commissario delle antichità negli ultimi cinque anni della sua breve esistenza; durante i quali si individua sempre meglio quel filone di studi che segna la nascita della storia dell’arte come disciplina autonoma, fondata sull’imprescindibile equilibrio di filologia e filosofia. Si precisano in quegli stessi anni i suoi rapporti con William Kent, Francesco Barazzi, e soprattutto con Niccolò Ricciolini, attraverso la cui amicizia poté esprimere il proprio giudizio negativo sui pittori post-raffaelleschi del Seicento e del Settecento.
Winckelmann era giunto a Roma nel 1755, dopo essersi convertito al cattolicesimo, protetto da cinque illustri esponenti della Curia Romana, Alberico Archinto, Domenico Passionei, Alessandro Albani, Giuseppe Spinelli e Gian Francesco Stoppani, sui quali si sofferma nelle lettere ai corrispondenti tedeschi, non senza alcune riserve. Tra le lettere trovano anche posto quattro frammenti inediti destinati a fornire una guida a chi volesse mettersi in viaggio per l’Italia, elargendo un’immagine ideale di Roma come “città dell’arte” per antonomasia. L’impressione profonda che suscitò in lui l’avvincente impatto con la Città Eterna è del resto testimoniata da un piccolo quaderno autografo, conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, che, sotto il titolo di Inscritiones grecae et latinae, fornisce una descrizione delle ville e dei palazzi della città e di ciò che in essi era conservato ed esposto: tanto da confermare il passaggio epocale, di cui egli è stato interprete, dal sapere erudito all’approccio diretto alle opere d’arte dell’antichità. I risultati di tale metodo vengono messi vistosamente in luce in un ampio saggio che sottolinea come l’osservazione meticolosa dei caratteri tecnici e stilistici, insieme alla sua vastissima conoscenza della mitologia e storia greca e degli autori antichi, permisero a Winckelmann di cancellare attribuzioni errate e di stabilirne di nuove per sculture famose. Sull’esperienza del Sassone nel Regno napoletano si soffermano a loro volta due studi che ne esaminano le scoperte archeologiche più significative, come la caserma dei Gladiatori a Pompei, la villa di Publio Vedio Pollione a Posillipo, e le riflessioni da lui elaborate sui siti di Paestum e sul tempio di Serapide a Pozzuoli, cercando di ricostruire anche l’influenza su di esse della cultura napoletana, da lui sottaciuta. La seconda parte del volume è incentrata sugli eventi tenuti in occasione delle celebrazioni winckelmanniane, come la mostra svoltasi a Weimar e quella alla Biblioteca Braidense di Milano; la giornata di studio sull’Archeologo e le antichità Montalto a Villa Negroni presso i Musei Vaticani, e l’esposizione dei Capolavori diffusi in questi stessi Musei. La terza parte si avvale infine di contributi che hanno con Winckelmann una indiretta relazione, come l’allestimento, da parte di Giovanni Battista e Aurelio Visconti, della collezione di antichità egizie nella Sala a croce greca e nel primo «ripartimento» della Galleria dei Candelabri nel Museo Pio Clementino, che risente del lascito culturale dell’Archeologo prussiano; o un documento del 1724, che permette di ricostruire l’entità della quadreria Albani e di una preziosa raccolta di alcuni disegni dall’Antico, entrambe conservate in Palazzo Albani alle Quattro Fontane, dove il Sassone aveva vissuto, e ora disperse; mentre le acqueforti da disegni di Percier, raffiguranti i pergolati di Villa Albani, offrono lo spunto per riparlare ancora della celebre dimora sulla Salaria e della sua situazione attuale, dopo i rivolgimenti seguiti alle spoliazioni napoleoniche e al passaggio di proprietà ai Torlonia. Vengono da ultimo commentati due disegni di Antonio Canova che hanno qualche assonanza con la celebre Pala di Possagno, costituendo un pretesto per l’avvicinamento a Winckelmann.

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