Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Immobilismo riformista della sanità italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

“La riforma sanitaria del 1978 ha portato ad un maggiore divario nei livelli di assistenza nell’ambito delle singole Regioni”. E ancora; “Aumentando il divario tra le regioni più progredite e quelle a più basso grado di sviluppo, risultato questo che costituisce una grave contraddizione rispetto ad uno dei principi fondamentali della riforma”.Non è un dibattito di oggi, ma quello che il CNEL diceva in audizione nel 1984 (allegata) sulla riforma sanitaria del 1978. E che lo stesso CNEL ha paradossalmente ribadito e rilanciato (quasi) del tutto nella sua Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini.Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche ha ripreso l’audizione di ben 36 anni fa del CNEL, dimostrando che la sanità si è sempre mossa in un vero percorso a ostacoli.Per il CNEL una delle priorità nel 1984 era quella “di aumentare e rendere più efficaci e penetranti i poteri del Ministero della sanità per quanto concerne l’indirizzo e il coordinamento… il modo con cui il Servizio è stato organizzato nell’ambito delle varie Regioni e zone del paese si presenta con differenze essenziali, per cui l’indirizzo e il coordinamento sembrano importanti”.L’esempio più evidente che Aceti riporta è quello relativo ad uno dei principali adempimenti previsti dalla Legge 833/78: l’adozione del Piano Sanitario Nazionale e dei conseguenti Piani Sanitari Regionali.Ma perché dopo tanti anni su molti di questi argomenti si è fatto ancora troppo poco o nulla?Secondo Aceti le cause sono molteplici e ne elenca alcune tra le principali:
la mancata volontà politica di colmare realmente il divario nord-sud, perché il divario serve a qualcuno ma non ai cittadini;
scelte politiche guidate dalle scadenze elettorali, che non hanno guardato sempre alla Salute dei cittadini e alle “evidenze” quanto piuttosto al campanilismo, agli interessi delle lobby negative e ad altri tipi di interessi che non hanno nulla a che vedere con quelli dei cittadini;
la moda di smantellare ciò che è stato costruito dalla controparte politica, a prescindere dal merito delle scelte fatte, dagli esiti e dalle evidenze;
fragile stabilità dei Governi e orizzonti temporali troppo stretti per la programmazione (anche economica) del SSN e per i sistemi di valutazione dei centri di responsabilità della sanità;
interessi contrastanti dei diversi soggetti che operano nel mondo della sanità e la contestuale incapacità della politica di allinearli e metterli in equilibrio;
la moda delle “nozze con i fichi secchi” e i ripetuti tagli al finanziamento programmato del SSN;
la scarsa priorità data alla Salute e alla sanità pubblica nell’agenda della politica, portando il SSN ad essere considerato come costo e non al contrario come un investimento straordinario per il diritto alla Salute e per la coesione sociale;
subordinazione della Salute all’Economia, lo squilibrio tra l’esigenza di tenuta dei conti e la garanzia dei LEA, nonché la gestione problematica dei Piani di rientro dal disavanzo in sanità;
l’incapacità di ammodernare e innovare realmente il SSN per allinearlo velocemente con l’evoluzione dei bisogni della popolazione e l’epidemiologia, oltre che la mancanza di volontà di farlo veramente;
legalità, trasparenza, valutazione e meritocrazia in affanno per troppi anni e a macchia di leopardo
mancanza di una politica nazionale forte in sanità che non ha garantito adeguatamente verifiche, interventi e coordinamento nei confronti delle Regioni e che non ha neanche saputo fornire a quest’ultime le risposte che chiedevano, con il conseguente aumento del divario Nord-Sud e in genarle tra le Regioni; e quindi crescita delle disuguaglianze;
problemi evidenti nelle scelte e nella programmazione tra Governo e Regioni, testimoniati dai contenziosi anche a livello costituzionale che non accennano a cessare. “L’ultima Legge di Bilancio – commenta infine il portavoce FNOPI – ha iniziato a dare alcune risposte concrete. Anche il nuovo Patto per la Salute offre alcune importanti soluzioni a molti di questi problemi. Ora la sfida da vincere è quella di dargli gambe, attuarlo veramente in tutto il Paese e farne percepire gli effetti ai cittadini. In altre parole – conclude – è ora di cambiare davvero!”.

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