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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 126

Iran: la critica al potere politico degli ayatollah

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

La Repubblica Islamica d’Iran si fonda sull’idea che, in virtù della loro capacità d’interpretare il volere divino, i chierici debbano esercitare il potere politico. Un principio messo in discussione da teologi e intellettuali.
Il filosofo Abdolkarim Soroush (n. 1945) è considerato uno dei più importanti critici del concetto della velayat-e faqih, il governo del giureconsulto su cui si fonda la Repubblica islamica dell’Iran. Da ermeneuta, egli ritiene che l’uomo non possa comprendere pienamente la volontà di Dio, ragione per cui si dovrebbero tollerare opinioni radicalmente diverse sulla religione, mentre le idee che si sono dimostrate fallaci dovrebbero essere scartate, indipendentemente da chi le abbia formulate. Egli accusa i chierici e ovviamente il Giureconsulto Supremo, l’ayatollah Khamenei, di rivendicare indebitamente un monopolio dell’interpretazione religiosa. In breve, la sua tesi è la seguente: poiché è finanziato dal khums (una tassa sui beni, NdR), il clero si trasforma in una classe che si preoccupa di mantenere i propri privilegi, provocando in questo modo la fossilizzazione del pensiero religioso.

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