Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 126

Parlare bene e razzolare male

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Oggi ci siamo riempiti la bocca di concetti quali la libertà e la democrazia per sostenere i diritti dell’uomo, ma, in effetti, abbiamo cercato solo una copertura ideologica per disattendere, in pratica, tali principi. Abbiamo reso inconcepibile l’atteggiamento di un monarca o di un despota che intende governare concentrando nella sua persona tutti i poteri, ignorando i naturali diritti inerenti alla persona e oramai acquisiti anche dagli strati più bassi della popolazione urbana e agricola, ma siamo stati bravissimi ad aggirare le posizioni acquisite con dittature dall’acre sapore di giustizia proletaria, di governo del popolo, di popolo sovrano. Così siamo passati dai traditori della corona ai traditori del popolo. Abbiamo decapitato Luigi XVI e con lui centinaia di teste di cittadini sospettati di ordire trame contro la rivoluzione e abbiamo continuato a farlo passando dalla rivoluzione d’Ottobre in Russia a tutte le rivoluzione che hanno scosso il mondo sino ad oggi per un ideale di popolo o supposto tale. Un popolo che fu considerato ora l’artefice, spesso a sua insaputa, di una rivolta corale e ora il destinatario naturale per liberarlo dal bisogno e per riscattarlo dalle sue miserie. Sta di fatto che è rimasto povero, allora e lo è tutt’oggi. Partimmo con l’abolizione dei titoli nobiliari, con l’abrogazione dei diritti feudali e dei privilegi e ci ritrovammo a dover difendere le riforme annunciate e timidamente attuate pagandole con il prezzo del sangue spesso d’innocenti o di gente pacifica o in buona fede. La storia ha i suoi ideologi, i suoi detrattori, i suoi limiti, le sue leggi, i suoi ritmi e spesso i fatti che non possono essere smentiti sono talvolta ingigantiti o minimizzati o sottaciuti o forzati, mostrando, machiavellicamente, le finalità che si vogliono raggiungere, vanificando o giustificando i mezzi che alla fine si rivelano in contrasto con la nobiltà di un fine votato alla tutela dei valori e dei principi di una democrazia compiuta.
Su di essa oggi pesa il giudizio dei cronisti sulla politica e sugli uomini che la gestiscono in nome del “popolo sovrano” come lo fu per gli storici della Rivoluzione francese. Allora come oggi non tutti i pareri sono concordi. Allora si trattò di personaggi quali De Torqueville, Blanc, Taine, Burke, Bloch, Fichie e Hegel per citare i più noti. Nel loro insieme ho tratto la convinzione che gli ideologi della rivo-luzione avevano finito con il calpestare, in nome degli stessi diritti, i valori universali.
La contraddizione in termini in cui erano e continuano a cadere i difensori della libertà sta in questo, che la libertà stessa veniva negata a chi non vedeva nella rivoluzione garantiti tutti i diritti. E ancora di più: con la condanna a morte di coloro che la pensavano diversamente, era eliminato il presupposto su cui detta libertà necessariamente si fonda la vita.
La storia, nel frattempo, deve ancora emettere l’ultimo verdetto sulla verità della Rivoluzione francese e sui reali influssi esercitati sulle generazioni che ne seguirono, che già altri verdetti l’attendono in tempi più recenti. Quante sono state le vittime innocenti, o che hanno avuto il coraggio delle proprie opinioni, contro i cosiddetti difensori della libertà, che gridano da due secoli a questa parte che sia fatta giustizia nei confronti di coloro che in nome di vaghi sospetti hanno operato delle vere e proprie carneficine? (Riccardo Alfonso)

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