Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Global risks report

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

Di Donato Speroni. Ogni anno, alla vigilia dell’incontro di Davos, il World economic forum (Wef) diffonde il Global risks report, ricavato da un’indagine tra top manager ed esperti sui maggiori rischi che corre l’umanità, in termini sia di gravità che di probabilità. Rispetto all’anno scorso, si accentuano le preoccupazioni (e il pessimismo) per il fallimento degli accordi sul clima, per l’impatto dei fenomeni meteorologici estremi, per la perdita di biodiversità. Se poi si analizzano le risposte dei “global shapers” cioè del network del Wef che riunisce giovani impegnati in dialogue, action and change, si vede che per ciascuna di queste catastrofi le preoccupazioni dei giovani sono ancora maggiori.
La domanda che sorge spontanea, se si guardano i grafici del Rapporto, è come mai i potenti del mondo, consapevoli dei rischi che stiamo correndo, non si impegnino maggiormente per cambiare rotta. Sembra quasi che a Davos si assista a un teatrino (nel primo giorno, da una parte l’attivista Greta Thunberg, dall’altra il negazionista Donald Trump) senza davvero rendersi conto dell’entità della posta in gioco.Una parziale risposta può venirci da un rapporto appena diffuso dalla Banca dei regolamenti internazionali sul “cigno verde”, cioè sui rischi alla stabilità finanziaria che derivano dal cambiamento climatico. Nell’abstract si legge cheIl cambiamento climatico pone nuove sfide alle banche centrali, ai regolatori e dai supervisori (…) La valutazione dei rischi correlati al clima nel monitoraggio della stabilità finanziaria è particolarmente difficile per la totale incertezza associata con un fenomeno fisico, sociale ed economico in continuo cambiamento e tale da coinvolgere complesse dinamiche e reazioni a catena. Le analisi tradizionali dei rischi, costruite guardando al passato, e anche i modelli esistenti clima – economia non possono anticipare con adeguata accuratezza le caratteristiche che avranno i rischi legati al clima. Tra questi, quello che definiamo “cigno verde”: eventi finanziari con un potenziale estremamente distruttivo che potrebbero portare alla prossima crisi finanziaria sistemica.
Le verità è che siamo in un territorio inesplorato, nel quale le esperienze precedenti valgono ben poco; non ci sono modelli econometrici o scenari sociopolitici che possano dirci con un ragionevole grado di approssimazione quello che può accadere. Da questa analisi si può intuire il problema che angoscia anche i grandi del mondo che sono convinti di dover intervenire: l’entità della trasformazione è troppo grande per poter essere gestita con successo; meglio occuparsi di problemi “risolvibili”, che possano fornire anche un ritorno elettorale. (fonte: Asvis, Alleanza per lo sviluppo sostenibile)

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