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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Archive for 3 febbraio 2020

APEX premia LATAM Airlines per la migliore esperienza di viaggio offerta ai suoi passeggeri

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

“Best Cabin Service” e “Best On-Board Entertainment Service” in America Latina sono stati i due premi APEX Passenger Choice che riconoscono il lavoro svolto da LATAM Airlines Group per l’esperienza di viaggio. Nel 2019, la compagnia ha annunciato un processo di trasformazione dell’esperienza di viaggio dei suoi passeggeri, con un investimento che supera i 500 milioni di dollari.APEX è un’organizzazione senza fini di lucro che da 40 anni valuta e aiuta a migliorare l’esperienza di viaggio aerea a partire dalla progettazione, costruzione e installazione dei posti a sedere, dei sistemi di intrattenimento e di comunicazione, fino alle lounge aeroportuali.Le analisi APEX delle compagnie aeree valutano l’esperienza di bordo sulla base dei commenti di migliaia di passeggeri raccolti in modo indipendente. Alla conferenza APEX TECH, tenutasi a Los Angeles negli Stati Uniti, hanno partecipato il CEO di APEX, Joe Leader e Juan Ordoñez, Direttore del servizio di bordo di LATAM Airlines Group.“Questi premi sono un riconoscimento diretto dei passeggeri agli equipaggi che servono milioni di passeggeri all’anno. Per avere un’idea, un volo LATAM parte ogni minuto da qualche parte nel mondo. Questi premi confermano che siamo ben focalizzati sul miglioramento dell’esperienza dei nostri passeggeri e recentemente abbiamo lanciato la nostra nuova cabina Premium Economy, un tipo di servizio che sarà disponibile su tutti i nostri voli operati da velivoli a corridoio singolo. Oggi possiamo affermare che non esiste nessun’altra compagnia aerea in America Latina che offre tante opzioni di cabina come LATAM”, ha affermato Juan Ordoñez, Direttore del servizio di bordo LATAM Airlines Group.Joe Leader, CEO di APEX, ha aggiunto che “il continuo investimento di LATAM per migliorare l’esperienza dei passeggeri è stato riconosciuto dai suoi clienti attraverso gli oltre 1,2 milioni di voti ricevuti, verificati, convalidati e certificati in modo indipendente da APEX. Il lavoro svolto dal team LATAM per migliorare la propria esperienza di volo è stato profondamente apprezzato dai clienti e da tutto il settore”.

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Omaggio a Béla Tarr a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Roma Palazzo Falconieri. l’Accademia d’Ungheria in Roma nel mese di febbraio propone infatti ben tre programmi dedicati al regista ungherese di fama mondiale, Premio Kossuth. Il primo evento in programma, previsto per giovedì 6 febbraio p.v. ore 19.00 presso la Sala Liszt del Palazzo Falconieri (Via Giulia, 1) sarà la proiezione del film Perdizione/Kárhozat di Tarr (Ungheria – 1987, 115’), versione in lingua originale con sottotitoli in italiano. Introduce: Maurizio G. De Bonis, giornalista, critico cinematografico. Il bar Titanic è il centro del mondo in un piccolo e sonnolento paese dove il triste Karrer vive di espedienti e chiude le sue giornate al bancone. L’uomo è attratto da una giovane cantante che si esibisce al Titanic ogni sera e decide di sedurla allontanando il marito con la complicità dell’amico Willarski, proprietario del bar. Presto però i quattro saranno avviluppati da un intricato garbuglio di sentimenti ed interessi economici.
Martedì 18 febbraio p.v. alle ore 18.00 sempre presso la Sala Liszt dell’Accademia d’Ungheria in Roma sarà un seminario di cinema condotto da Maurizio G. De Bonis ad accogliere gli interessati, nel corso del quale verranno delineate le linee principali della poetica ed estetica del cinema di Béla Tarr, attraverso anche la visione e l’analisi delle sequenze dei suoi film. Durante la serata verrà inoltre presentato il progetto editoriale EUFONIE – Cinque fotografi e il cinema di Béla Tarr (Postcart Edizioni, 2019) – frutto di un intenso lavoro durato due anni del Gruppo di Ricerca Satantango – realizzato nell’ambito delle attività di Punto di Svista-Cultura Visuale, Progetti, Ricerca in collaborazione con Officine Fotografiche Roma. Intervengono: Maurizio G. De Bonis, critico delle arti visive e curatore del progetto Eufonie – Cinque fotografi e il cinema di Béla Tarr e i fotografi Luca Cappellaro, Simona Lunatici, Massimiliano Pugliese, Simona Scalas, Orith Youdovich.I programmi dell’Accademia d’Ungheria in Roma dedicati a Béla Tarr si concluderanno in data 20 febbraio p.v. ore 17.30 con la proiezione dell’opera più ambiziosa del regista ungherese, Sátántangó (Ungheria/Germania/Svizzera – 1994, 435’, 1994 Berlinale, Premio Caligari), versione in lingua originale con sottotitoli in italiano. La proiezione prevede due intervalli di 15 minuti. Introduce: Maurizio G. De Bonis, giornalista, critico cinematografico.
La storia del film ispirato all’omonimo romanzo di esordio di László Krasznahorkai (pubblicato da Bompiani nel 2016 con la traduzione di Dóra Várnai), si incentra sul collasso di una fattoria collettiva ai tempi della fine del comunismo in Ungheria. Una dozzina di individui abbrutiti vive una vita senza speranza in quello che resta di una cooperativa agricola, nell’attesa ansiosa di andarsene. Sperano in un futuro migliore grazie al denaro che riceveranno dalla chiusura della comunità.

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Arriva Grycle, ovvero come eliminare i rifiuti trasformandoli in materia prima

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Il team di Grycle presenterà il progetto con cui intende rivoluzionare il concetto di raccolta e smaltimento dei rifiuti e annuncerà la campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma CrowdFundMe.Grycle è una startup innovativa con la missione di rendere la popolaziome progressivamente capace di riusare indefinitamente il 100% di ciò che consumiamo, su scala industriale e, a tendere, domestica. Una risposta concreta, fattibile e sostenibile al bisogno, sempre più diffuso e consapevole, di agire con urgenza sul problema dell’impatto ambientale del nostro sviluppo economico.Il brevetto di Grycle è solido e definisce un progetto unico. È infatti la prima tecnologia in grado di miniaturizzare i consolidati processi industriali e a condurli a monte della catena, con l’obiettivo di ridurre drasticamente l’impatto ambientale del trattamento dei rifiuti, in modo energeticamente sostenibile.Il coraggio d’investire nello sviluppo di una tecnologia dirompente, tutta Italiana.Con l’obiettivo di finanziare la fase finale dello sviluppo sperimentale, Grycle dopo essere stata presentata al CES 2020, la più importante fiera globale dedicata all’innovazione tecnologica, terrà un webinar per annunciare la propria campagna di equity crowdfunding, che partirà nei giorni successivi sulla piattaforma CrowdFundMe, l’unico portale di equity crowdfunding quotato su Borsa Italiana.In questo webinar il team spiegherà perché Grycle, una macchina innovativa che trasforma rifiuti indifferenziati in granuli di materia prima, separandoli automaticamente e rendendoli già pronti per il riuso, può essere una soluzione cruciale contro i danni prodotti dall’inadeguato smaltimento dei rifiuti. Ma soprattutto come, grazie alla campagna di equity crowdfunding, potrà arrivare nel 2021 all’industrializzazione del prodotto da commercializzare rapidamente in un mercato profittevole e dai grandissimi numeri.In questo modo sarà possibile recuperare le materie prime dai rifiuti, riducendo l’impatto ambientale e assicurando la sostenibilità nel tempo per quanto riguarda l’approvvigionamento di materie prime preziose.“Ogni anno produciamo globalmente oltre due miliardi di tonnellate di rifiuti indifferenziati. La filiera per il trattamento, inefficiente e costosa, genera a sua volta svariati impatti negativi, in termini di costo, emissioni di CO2, traffico. L’impatto ambientale è sempre più evidente e cresce la sensibilità verso il tema della sostenibilità”, ha spiegato Daniele Pes, uno dei due soci fondatori di Grycle.
“Ma il problema non riguarda solo l’impatto sull’ambiente e la nostra salute. I rifiuti sono i nostri scarti e gli scarti sono tali perché ce ne liberiamo. Se fossimo in grado di ritrasformarli completamente, non sprecheremmo più le materie prime che li compongono http://www.grycle.com/webinar.

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Rischi e assicurazione. Le lezioni dal passato per le sfide del futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Parma 6 e il 7 febbraio all’Università di Parma, in una “due giorni” organizzata dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali.
I rischi spesso non costituiscono elementi innovativi degli accadimenti economici e sociali, ma possono risultare già noti in un passato più o meno recente. Una visione storica retrospettiva può contribuire a comprendere al meglio rischi magari solo apparentemente nuovi e aiutare il mercato, gli operatori e i clienti nella progettazione e nell’offerta delle più efficaci e delle più economiche coperture assicurative. Di questo si discuterà nella “due giorni” di Parma, che vuole essere l’occasione per mettere in relazione le competenze di studiosi, professionisti, operatori e intermediari specializzati nella gestione dei rischi.
Prima giornata giovedì 6 febbraio alle 15.30 nell’Aula D del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali (via Kennedy 6), con interventi di Sabine Go (Vrije Universiteit Amsterdam, Insurance history and information technology: a future interplay), Adrian Leonard (University of Cambridge, From uncertainty to risk: the role of insurance history), Guido Rossi (University of Edinburgh, Insurance contracts and clauses: a possible historical database ), Giovanni Ceccarelli (Università di Parma, Insurance history in Europe and Asia: a comparative perspective), Michele Martini (Risky Business Project, Risky business database: a pilot demo). Seguirà una tavola rotonda cui parteciperanno Donatella Baiardi (Università di Parma), Annamaria Olivieri (Università di Parma) e Germano Maifreda (Università di Milano).
Venerdì 7 febbraio si riprenderà nell’Aula Magna dell’Ateneo, con gli interventi dei docenti dell’Università di Parma Giovanni Ceccarelli (Prospettive storiche dell’assicurazione dei rischi), Luca Di Nella (Contratti assicurativi, tutela degli assicurati, salvaguardia delle compagnie) e Claudio Cacciamani (Rischi, assicurazioni, finanza, gambling).Seguirà una tavola rotonda con esponenti di Autorità e Associazioni e operatori del mercato: Elena Bellizzi di IVASS, Dario Focarelli di ANIA, Luca Franzi di AIBA, Carlo Cosimi di ANRA, Roberto Conforti di UEA, Cesare Caldarelli di Vittoria Assicurazioni, Orazio Rossi di Chubb, Stefano Sidoli di Area Broker, Roberto Salvi di Gaat Service.L’incontro rappresenta l’appendice accademica della mostra ospitata da APE Parma Museo Onde evitar tegole in testa. Sette secoli di assicurazione, che il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma ha concorso a organizzare in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.Il convegno rientra inoltre nelle iniziative del progetto internazionale di ricerca Risky business: pricing, governance, and integration in European insurance markets, c. 1400-c. 1870 (http://riskybusinessdb.nl/) finanziato dalla NWO (Netherlands Organisation for Scientific Research), di cui l’Università di Parma è partner insieme a Vrije Universiteit Amsterdam e University of Cambridge.

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Massacro contro i Mayangna in Nicaragua

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

In seguito al massacro di indigeni Mayangna avvenuto lo scorso 28 gennaio nella biosfera di Bosawás in Nicaragua, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede maggiore tutela per la popolazione indigena del Nicaragua e la fine dell’impunità per i crimini commessi contro gli indigeni del paese. Il 28 gennaio un gruppo di circa 80 persone armate ha assalito un villaggio di indigeni Mayangna nella biosfera di Bosawás. Dopo aver bruciato alcune case, gli assalitori hanno sparato agli abitanti del villaggio uccidendo almeno sei persone. Altre dieci persone risultano scomparse dopo l’aggressione. La riserva di Bosawás è un’area protetta grande circa 2,2 milioni di ettari, situata vicino alla frontiera con l’Honduras e riconosciuta nel 1997 come biosfera e patrimonio biologico globale dall’UNESCO. Di fatto è la più grande foresta vergine a nord dell’Amazzonia. Da anni le popolazioni indigene che abitano l’area lamentano l’aumento drammatico del disboscamento illegale e delle aggressioni da parte dei taglialegna illegali. Le immagini satellitari documentano infatti l’incremento delle aree disboscate e sfruttate per l’agricoltura all’interno della riserva e che oggi coprono il 31% del territorio. Nel 2000 l’area disboscata illegalmente copriva il 15% della riserva. In 20 anni il Nicaragua ha perso il 19% delle sue foreste. I disboscamenti illegali stanno mettendo a rischio l’intero ecosistema dell’area e distruggono la base vitale delle popolazioni indigene che nei boschi e dei boschi vivono. Le aggressioni armate contro le popolazioni indigene per appropriarsi illegalmente della terra purtroppo non sono un’eccezione e solitamente restano impunite. L’APM chiede al governo del Nicaragua di porre finalmente fine a questa guerra non dichiarata contro le popolazioni indigene e contro l’ambiente. In Nicaragua vivono circa 30.000 nativi Mayangna. L’assassinio di indigeni è diffuso e nei pochi casi in cui gli aggressori vengono arrestati, questi solitamente vengono assolti in giudizio per mancanza di prove. Secondo l’APM, il problema reale è che al Nicaragua manca la volontà politica per perseguire i crimini commessi contro la sua popolazione nativa. La scorsa settimana tre cittadini nicaraguensi sono stati arrestati in Costa Rica con l’accusa di aver assassinato un’intera famiglia nella riserva indigena Maio nell’ottobre 2019. L’APM seguirà attentamente la vicenda giudiziaria.

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Rifiuti elettronici: recupero della plastica contenuta nei frullatori, phon e mouse

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Phon, frullatori, telecomandi e mouse non più funzionanti possono dare un importante contributo all’economia circolare. La plastica contenuta in questi rifiuti e nei rifiuti elettronici (RAEE) di piccole dimensioni può infatti dare ancora molto all’ambiente e ai processi di sostenibilità: è possibile aumentarne le quantità inviate a riciclo e migliorarne la qualità. Sono questi i principali risultati cui è approdato il progetto sviluppato dal consorzio Ecolight, dal dipartimento di Ingegneria meccanica e industriale dell’Università di Brescia e da Stena Recycling, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, e che è stato presentato venerdì 31 gennaio a Milano nel convegno “L’economia circolare nei rifiuti elettronici: il miglioramento del recupero delle plastiche nei RAEE”.
Il contesto – Nei due anni di ricerca sono state prese in considerazione le plastiche contenute nei piccoli elettrodomestici e nell’elettronica di consumo; una categoria di RAEE indicata come il raggruppamento R4 che è in grande crescita (l’anno scorso la raccolta è aumentata di oltre il 15% rispetto al 2018) e che, in peso, è composta per il 30% proprio da plastica. Si tratta di una frazione caratterizzata essenzialmente da due elementi: la molteplicità di polimeri utilizzati e la presenza di plastiche con ritardanti di fiamma bromurati. A differenza delle altre, queste ultime non possono essere avviate a recupero di materia: il loro destino è l’incenerimento. Partendo da questo quadro, l’obiettivo che consorzio Ecolight, Università di Brescia e Stena Recycling si sono posti è stato quello di individuare nuove tecnologie che potessero migliorare i processi di separazione, consentendo così di potenziare l’apporto del trattamento dei rifiuti elettronici – e di tutta la filiera RAEE – all’economia circolare.Il progetto – I piccoli RAEE sono stati sottoposti al processo di trattamento previsto dagli impianti di Stena Recycling che prevede una prima fase con l’apertura dei singoli rifiuti, la rimozione delle componenti pericolose e critiche (condensatori e batterie) e la separazione delle componenti plastiche da quelle ferrose e non ferrose. Nella seconda fase, attraverso flottazione, con il passaggio in due differenti vasche sono state separate le plastiche con ritardanti di fiamma bromurati (dette plastiche pesanti) da quelle senza ritardanti (plastiche leggere) e dai metalli. Sulle frazioni ottenute in ogni singola fase sono state condotte ulteriori ricerche volte all’analisi dei materiali via via ottenuti e al miglioramento dei processi.I risultati – Gli obiettivi sono stati raggiunti. Innanzitutto il progetto ha permesso di migliorare i processi di trattamento e selezione delle plastiche contenute nei piccoli RAEE (R4) sotto i profili quantitativi e qualitativi. Grazie alle nuove soluzioni adottate, è infatti aumentata la frazione di plastica leggera che può essere destinata a recupero di materia. Se rapportato ai dati di raccolta nazionale del 2019, l’incremento porta a oltre 17.200 le tonnellate totali di plastica che si possono recuperare dai piccoli RAEE; questa plastica, opportunamente lavorata, per le caratteristiche riscontrate potrà essere impiegata per la costruzione di alcune parti di apparecchiature elettriche, ma anche nella fabbricazione di panchine, appendiabiti e vasi. A questo aumento è corrisposta anche una speculare diminuzione della plastica pesante, non riciclabile e destinata a distruzione termica. Sotto il profilo della qualità dei materiali ottenuti, significativo è stato il calo (-10%) degli scarti nelle due frazioni che vengono inviate a recupero, ovvero la plastica leggera e i metalli. Questo significa una potenziale miglior collocabilità del prodotto sul mercato dei materiali recuperati. Una miglior regolamentazione in materia aiuterebbe a sfruttare queste potenzialità.

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Fuga dei cervelli all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

I dati relativi all’occupazione prevedono un numero pari a 461 mila assunzioni nel 2020, ma le competenze richieste scarseggiano. I dati sono stati diffusi dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal. La professione che vanta la maggior difficoltà di reperimento è quella degli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche (65%); i giovani possono avere più opportunità innalzando sempre più il livello della propria preparazione e arricchendola con ogni possibile esperienza lavorativa. «I nostri giovani sono le risorse migliori su cui l’Italia può puntare non solo per crescere, ma per diventare il principale competitor su scala mondiale- dichiara Antonio Marchese, vicepresidente esecutivo di Soft Strategy-. Perché continuare a perdere le menti migliori nell’indifferenza generale, perché non cercare di arginare la cosiddetta “fuga dei cervelli” all’estero? La soluzione per la crescita del Paese sono proprio loro. Il nostro esempio lo dimostra: puntiamo sui talenti migliori per galoppare l’epoca dell’industria 4.0 e della digitalizzazione dei processi anche in ambito pubblico, è anche grazie a loro che il Gruppo Soft Strategy in tre anni è stato capace di passare da 14 a 25 milioni di fatturato. E se aumenta il fatturato delle imprese aumenta la possibilità di investire e di conseguenza l’economia riparte. Noi crediamo molto anche nelle competenze presenti al Sud ed è per questo che nel 2019 abbiamo deciso di investire anche con la creazione di una nuova realtà, Soft Strategy Local Government con sede operativa a Palermo focalizzata sulla pubblica amministrazione locale». E mentre le menti migliori lasciano il Paese, continua a crescere il cosiddetto mismatch, ovvero il gap tra la domanda delle aziende che devono assumere e il livello di competenze che i giovani riescono ad offrire. Stando ai dati elaborati nell’ultimo Rapporto Excelsior di Unioncamere “La domanda di professioni e di formazione delle imprese italiane nel 2018”, Una delle informazioni più preziose contenute nell’indagine è proprio la valutazione operata dalle imprese sulla difficoltà di reperimento delle figure professionali da cui emerge che dall’analisi delle prime trenta professioni, si evidenza come nella filiera dell’elettronica e informatica si concentra una significativa richiesta di figure non facilmente reperibili sul mercato a diversi livelli di specializzazione (analisti e progettisti di software, esperti di apparecchiature informatiche, ingegneri elettrotecnici). «Al mercato del lavoro al momento mancano i profili giusti- dichiara Miriam Persico, Direttore Area Legal e risorse Umane di Soft Strategy-. Gli studenti che fanno percorsi di studi che hanno un’evoluzione in linea con i sistemi informatici sono pochi, per questo facciamo fatica a reperire risorse. All’interno dei nostri percorsi di formazione aziendale creiamo dei veri e propri vivai sostenendo e incentivando master di formazione attraverso i quali riusciamo a collocare nella nostra azienda i profili in base alle professionalità di ognuno».

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Nikola Tesla Exhibition

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Milano 15 marzo 2020 presso lo Spazio Ventura XV in via Giovanni Privata Ventura 15 Orari: dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00); sabato e domenica dalle 9.30 alle 20.30 (ultimo ingresso 19.30). La mostra è organizzata su fasce orarie e si visita esclusivamente in gruppi da 25/35 persone accompagnati da una guida compresa nel biglietto d’ingresso. Si consiglia l’acquisto del biglietto in prevendita per avere la priorità d’ingresso. Visite guidate per gruppi e scuole di ogni ordine e grado su prenotazione. Organizzata da Venice Exhibition in collaborazione con il Nikola Tesla Museum di Belgrado, la Nikola Tesla Exhibition ha fatto scattare la “Tesla Mania”, accogliendo centomila visitatori e più di 1.250 scuole, permettendo agli italiani di conoscere a fondo le invenzioni e gli esperimenti di Tesla, scoprendo un genio che per tanti decenni è stato dimenticato dai libri di storia.
Ingegnere informatico, Desanka “Dannie” Mandic sta ora terminando gli studi di Naturopatia e lavorando all’analisi della correlazione tra funzionamento dei mitocondri e stress e stanchezza cronica. “Nikola Tesla ha avuto una vita molto difficile, aveva tanti talenti, tante idee ma è stato dimenticato, messo a tacere, ridicolizzato, perché non è riuscito a convincere le persone sull’attuabilità delle sue invenzioni: semplicemente era troppo avanti per il suo tempo. Ha anticipato la necessità di trovare delle alternative a livello energetico, il bisogno e la possibilità delle telecomunicazioni, ha previsto lo smartphone e la trasmissione di voce e immagini. Tesla è lo scienziato che ha inventato il XX secolo, ma ha lasciato un segno che dura nel tempo: l’ingegnerizzazione di alcune delle sue invenzioni si traduce oggi nel XXI secolo in tecnologie che utilizziamo quotidianamente, dalle macchine radiocomandate agli apparecchi cellulari, per arrivare a tutti i dispositivi wireless. Per questo il suo ruolo e le sue idee sono quanto mai attuali e il suo valore merita di essere celebrato, a partire dai nomi delle strade delle città”.In Italia sono soltanto 6, ad oggi, le vie dedicate a Nikola Tesla, mentre se ne contano quasi 5.000 per Guglielmo Marconi. “Quasi una beffa, considerando che nonostante l’invenzione della radio sia generalmente attribuita all’italiano Guglielmo Marconi, per tutto il territorio degli USA il vero inventore della radio è proprio lo scienziato serbo Nikola Tesla”, spiega Mauro Rigoni, amministratore unico di Venice Exhibition.“Con l’appello a tutti i comuni italiani, vogliamo rendere onore a questo genio dedicandogli una strada o una piazza. Il nostro impegno come Tesla Exhibition è quello di occuparci di fornire il cartello stradale con il nome della strada e di organizzare la cerimonia di inaugurazione”, aggiunge Rigoni.Secondo Dannie Mandic se le idee e le tecnologie pensate da Tesla venissero completamente messe in atto “non avremmo i problemi di smog, traffico e conseguenti blocchi alla circolazione che ci ritroviamo quotidianamente ad affrontare nelle nostre città”.Per questo, dalla Nikola Tesla Exhibition la pronipote dello scienziato lancia anche un invito a tutti vertici di Stato e ai dirigenti di aziende e multinazionali ad “investire ed applicare la tecnologia che Nikola Tesla intendeva utilizzare a Long Island con la Wardenclyffe Tower – con cui voleva mostrare al mondo la possibilità di trasferimento di energia wireless e pulita – come scelta basata sul rispetto della Terra e speranza e desiderio nel futuro migliore per l’intera umanità”.(www.mostratesla.it)

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Lavoro domestico

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

A Roma sono stati sottoscritti i nuovi minimi retributivi 2020 per i lavoratori domestici (colf, badanti e baby-sitter). I nuovi valori, fissati al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sono stati firmati dalle parti sindacali e datoriali, tra cui DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie datori di lavoro domestico. Come ogni anno le retribuzioni minime di colf e badanti, devono essere rivalutate tenendo conto dell’aumento del costo della vita, infatti, la retribuzione minima è soggetta ad una rivalutazione annuale dell’80% rispetto all’indice Istat (0,1%). Nel 2019, l’Osservatorio Nazionale DOMINA, ha calcolato che la spesa delle retribuzioni è costata alle famiglie italiane 5,6 miliardi di Euro (Rapporto Annuale DOMINA sul lavoro domestico). “Nonostante la variazione retributiva del 2020 sia contenuta – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA – l’aumento costerà alle famiglie che hanno assunto regolarmente colf e badanti circa 5 milioni di Euro”.

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Scuola: “Call veloce da graduatorie di istituto e conferma dei ruoli per chi ha superato l’anno di prova”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Per Marcello Pacifico, presidente Anief, bisogna assumere nei ruoli e da subito dalle attuali graduatorie da cui si sono chiamati i docenti e che ora sono state trasformate in provinciali, mentre si deve pensare a un concorso straordinario anche per il personale dell’infanzia e della primaria, dove ci sono 16 mila posti vacanti. Non è mai successo che si facciano concorsi alterni per grado di scuole e questo la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, lo sa. Inoltre il problema del licenziamento di 7 mila maestre che hanno superato l’anno di prova non è ancora risolto, basterebbe recepire il parere dell’ex presidente di Cassazione, Michele De Luca, e garantire la continuità didattica, rispettando il merito dimostrato. Comunque, ad oggi, “la riapertura delle GaE, come fatto e mai voluto dai ministri Mariastella Gelmini e Francesco Profumo, non è dovuta alla volontà di chi detiene le chiavi di viale Trastevere, ma di chi capisce che quando si hanno 8 mila docenti inseriti in GaE e 200 mila docenti chiamati come supplenti, il problema è proprio quello di riaprire le GaE da dove vengono chiamati per il 50% dei posti e non di esaurirle. Perché altrimenti la supplentite rimarrà per sempre”, conclude il sindacalista autonomo.

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L’Orto Italiano vince il Premio “Danila Bragantini” 2020

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

E’ stato istituito dall’Associazione nazionale Le Donne dell’Ortofrutta per stimolare l’innovazione al femminile. Marianna vince con il progetto “Uomo non fare il broccolo!”, una originale proposta di cross marketing che valorizza i broccoli dal punto di vista salutistico grazie all’adesione a “SAM – Salute al Maschile”, il progetto della Fondazione Umberto Veronesi dedicato alla lotta ai tumori maschili e alla tutela della salute degli uomini, e coniugando in maniera del tutto inusuale per il settore il food con la moda italiana. Nel mese di novembre 2019, dedicato alla salute al maschile, infatti, i broccoli Citrus sono stati incravattati da E.Marinella, storico brand sartoriale italiano di cravatte di fama internazionale.Il progetto vincitore della seconda edizione del premio Bragantini parla di ortofrutta con un linguaggio contemporaneo ed ironico, unisce mondi apparentemente lontani e comunica nei punti vendita vestendo i broccoli con la cravatta di E.Marinella, che diventa sia etichetta sia gadget (segnalibro).Ogni broccolo venduto ha sostenuto la Fondazione Umberto Veronesi, sensibilizzando gli uomini alla prevenzione, che inizia anche dai gesti quotidiani più semplici, come il mettersi a tavola mangiando cibi salutari (in particolare il broccolo ha caratteristiche che lo rendono idoneo alla prevenzione di malattie alla prostata).“Uomo non fare il broccolo!” ha un forte impatto comunicativo e soprattutto è in grado di aggiungere valore ad un prodotto semplice, quale il broccolo, che è conosciuto ed apprezzato per le sue virtù salutari, ma è sempre vissuto nei reparti ortofrutta nel più totale anonimato.Tale approccio alla valorizzazione è perfettamente in linea con gli obiettivi dell’Associazione Le Donne dell’Ortofrutta, che intende promuovere i valori dell’ortofrutta con linguaggi e modalità più originali e contemporanei, in grado di riconquistare i consumatori.
E sempre da Marianna Palella, con Citrus capofila, è nato il progetto, il cui nome è ancora top secret, che porterà in vendita dal 24 febbraio all’8 marzo box contenenti un mix di frutta e verdura di produzione delle Donne dell’Ortofrutta, parte del cui ricavato sarà devoluto alla Fondazione Umberto Veronesi per finanziare specificatamente la ricerca scientifica a favore della prevenzione delle patologie al femminile.Dunque dopo “I limoni per la ricerca”, con cui Citrus sostiene sin dalla sua nascita la ricerca scientifica di FUV e la prevenzione in generale, “Uomo non fare il broccolo!”, con cui sostiene la salute al maschile, Marianna Palella credendo fortemente nella forza del network rosa si accinge con un gruppo di 6 aziende al femminile a lanciare un progetto di donne per le donne.Tale progetto dal nastro rosa, il primo con cui l’Associazione nazionale Le Donne dell’Ortofrutta persegue la valorizzazione del prodotto al consumatore finale sui punti vendita, si inserisce nell’operazione di co-branding tra le aziende delle socie e l’associazione, per rafforzare l’alleanza al femminile, che per di più in questo caso si rivolge ad un pubblico di donne. «Una scommessa sulla forza della rete femminile e i suoi valori, una prova di reciproco sostegno, che credo possa portare risultati importanti in termini di valorizzazione dell’ortofrutta.» afferma Alessandra Ravaioli, presidente dell’Associazione. «Il nuovo progetto, di cui a breve saranno resi noti i dettagli, ha finalità sociale ed educativa ed è una testimonianza concreta del senso dell’associazione: fare rete per essere più forti!»

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Cresce ancora la domanda di acquisto di immobili italiani da parte degli stranieri e si attesta a +4,1%

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Ciò nonostante la frenata registrata a luglio e agosto, per via del cambio di governo, che conferma come i possibili acquirenti esteri siano sensibili all’instabilità politica del paese in cui intendono investire ma anche di quello di origine. A riprova di questo, le richieste della Gran Bretagna scendono del -15,55%, condizionate, con tutta probabilità, dalla Brexit.Questo emerge dal Report 2019 di Gate-away.com, che ha monitorato richieste provenienti da oltre 150 paesi, nel periodo 1 gennaio – 31 dicembre 2019, paragonando i risultati con l’anno precedente.Prima in classifica, tra le regioni con più istanze, è come sempre la Toscana, nonostante abbia registrato un -5,24%, rispetto al 2018. Seguono la Puglia (-9,66%), che supera la Lombardia, anch’essa in calo del -9,52%. La Liguria si conferma in quarta posizione (-0,12%). Al quinto posto troviamo la Sicilia dei record, in crescita del 37,05%, così come l’Abruzzo,con un +28.14% nel 2019. A seguire Umbria (+29,02%), Piemonte (+1,97%), al nono posto la Sardegna (-17,82%) e Calabria che continua a salire (+9,32%.), dopo l’exploit del 2018.“Questo è il segno che le richieste, da sempre incentrate maggiormente su alcune regioni, si stanno spalmando su tutta la penisola. Gli stranieri cominciano a conoscere l’Italia. Ciò avviene grazie alla promozione territoriale, in cui si concentra gran parte delle attività di Gate-away.com, e al lavoro delle agenzie che, in alcuni territori, hanno creato una rete che permette una maggiore cassa di risonanza dei borghi sconosciuti anche alla maggioranza degli italiani”, commenta Simone Rossi, General Manager di Gate-away.com.Il valore medio dell’immobile richiesto dagli stranieri è di 364.280 euro. La cifra è in leggero aumento rispetto al 2018. Maggiori sono state infatti le richieste per la fascia di prezzo che va dai 250 mila a 500 mila euro (+6,43%) e da 500 mila a 1 milione (+10.97%).Fra le nazione da cui provengono più istanze si confermano gli Stati Uniti (al primo posto con +15,84%), segue la Germania che perde terreno rispetto al 2018 di -3,81%, così come il Regno Unito, che conferma il 3 posto nonostante il -15,55%. Crescono dell’11,51% gli stranieri che fanno richieste di un immobile quando si trovano in Italia. I francesi, rispetto al 2018, guadagnano un +26,9%. Seguono Belgio, Olanda e Svezia, Canada, Svizzera, Austria.Il compratore tipo ha un’età compresa tra i 56 e i 65 anni, un elevato titolo di studio (23% laureato e il 20,3% con master) e dei figli (73%); a livello lavorativo, il 36,1% percepisce un salario come impiegato, mentre il 29,5% è un lavoratore autonomo. Questo emerge da un sondaggio che abbiamo effettuato sui 50 mila stranieri iscritti alla nostra newsletter.Chi sceglie l’Italia, sempre in base al sondaggio, l’ha già visitata almeno due volte nel 2019 (42,7%) per una vacanza (49%) o per una vacanza in cui ha approfittato per visitare degli immobili (34%).Gate-away.com ha interrogato gli stranieri anche sulla loro intenzione di comprare una casa in Italia: il 51,5% ha risposto che il Belpaese è l’unica scelta; mentre il 32,9% la considera come una delle opzioni. Il 28,7% degli intervistati ha risposto che passerebbe 6 mesi all’anno in Italia, mentre il 24,1% si trasferirebbe per tutto l’anno.
“Nel formulare le domande da inviare ai nostri utenti– commenta Annalisa Angellotti, Direttore del reparto Marketing e Comunicazione di Gate-away.com – ci siamo chiesti cosa spingesse uno straniero a scegliere l’Italia. Abbiamo verificato che il 57,5% cerca una qualità della vita, il 48,7% arte, cultura e tradizioni, il 48,1% natura e clima, il made in Italy al 33,6%, il 28,2% ha origini italiane, mentre il 15% per raggiungere degli amici che si sono già trasferiti”.

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Nigeria: Ora vi è insicurezza in tutto il Paese

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

«In passato, i problemi legati alla sicurezza erano limitati al nord-est della Nigeria. Ora vi è insicurezza in tutto il Paese». Così dichiara, in un’intervista ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, monsignor Augustine Akubeze, arcivescovo di Benin City e presidente della Conferenza episcopale della Nigeria. Il presule denuncia una insicurezza senza precedenti, «se non durante la guerra civile», che grava in particolar modo sui cristiani, come conferma il recente rapimento di quattro seminaristi a Kaduna, uno dei quali è stato rilasciato. «La notizia del sequestro ci ha riempito di tristezza», afferma il presule ricordando tuttavia che non si tratta di una novità per la locale comunità cattolica. «Molti sacerdoti e religiosi sono stati rapiti recentemente!». Riguardo al seminarista rilasciato, monsignor Akubeze informa che sta ricevendo cure mediche. Il presidente della Conferenza episcopale aggiunge che quasi tutti i seminari della Nigeria hanno mura di protezione, ma che «purtroppo però non sono sufficienti a fermare gli attacchi di Boko Haram». Non tutte le strutture hanno invece telecamere di sicurezza. «Se tutti i seminari, i monasteri e i conventi che ospitano religiosi disponessero di telecamere, sarebbe utile perlomeno per catturare alcuni terroristi». Ma purtroppo le risorse della Chiesa sono limitate e le parrocchie sono perfino costrette a pagare per avere la protezione della polizia durante le messe domenicali. Il presule ricorda anche il recente omicidio di Lawan Andima, membro dell’Associazione cristiani in Nigeria (CAN) decapitato da Boko Haram, e si domanda perché il presidente nigeriano Muhammad Buhari abbia ha recentemente dichiarato di essere scioccato dalle numerosi uccisioni che avvengono in Nigeria, soprattutto a danno dei cristiani. «Molti nigeriani si chiedono se il presidente viva in un universo parallelo. Come può essere sorpreso? Dopo che alcuni di noi hanno partecipato a numerose sepolture di massa di cristiani uccisi da Boko Haram?».Monsignor Akubeze si sofferma inoltre sulla composizione del governo guidato da Buhari, appartenenti alla stessa estrazione etnica hausa-fulani del presidente. «Il 95 percento di loro sono musulmani, in un Paese in cui vi sono circa il 50 percento di cristiani. Chi dovrebbe assicurare la nostra sicurezza appartiene ad una setta di una religione, ad un solo gruppo etnico, in una nazione multi-religiosa e multietnica!». L’appartenenza etnica del presidente getta ombre anche sulla totale passività con cui il governo sta affrontato l’emergenza rappresentata dalle violenze dei pastori islamisti fulani. Pur specificando che non vi sono prove certe di un supporto governativo ai fulani, l’arcivescovo di Benin City sottolinea come «la mancanza di azioni penali significative nei loro confronti alimenta ulteriormente la convinzione che essi godano del sostegno del governo federale».Di fronte ad una grave mancanza di sicurezza e all’aumento di attacchi anticristiani, monsignor Akubeze rivolge tramite ACS un accorato appello ai governi e ai media occidentali. «Raccontate le atrocità che avvengono in Nigeria. In questo modo il nostro governo potrebbe sentirsi sotto pressione ed agire. La nostra speranza è che le nazioni dell’Unione europea e gli Stati Uniti sentano l’obbligo morale di proteggere le vite dei cristiani e di tutti i nigeriani che vengono costantemente attaccati e uccisi da Boko Haram e dai pastori fulani».

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Etica della memoria

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

La memoria non appassiona solo gli storici: le discipline umanistiche e le scienze sociali, ma anche la psicologia, la psicobiologia e le neuroscienze ne hanno fatto un ambito di indagine privilegiato. Steve Ramirez, neuroscienziato dell’Università di Boston, spiega come sia possibile oggi manipolare la memoria in laboratorio, identificando i ricordi negativi, per esempio in casi di disturbo da stress post-traumatico, legandoli invece a eventi positivi (The Brink). Andrea Lavazza – studioso di scienze cognitive, membro della Società Italiana di Neuroetica e autore di Manipolare la memoria – si domanda però quali siano le implicazioni filosofiche, bioetiche e anche “politiche” di queste sperimentazioni. “Non è la memoria la condizione della nostra identità personale?”, si chiede. “Rimuovere a piacimento quello che non sopportiamo più del nostro passato non finirà con il renderci individui più felici, ma anche meno saggi?”. Lo scopo di questa e altre ricerche, precisa Lavazza, non è la manipolazione, ma solo la conoscenza dei meccanismi biologici. Tuttavia, in un’era in cui la possibilità di ibridare l’umano con l’artificiale si fa sempre più concreta ed estesa, la riflessione sulla natura e l’etica della memoria diventa necessaria.Nessuna amnesia – Se la manipolazione scientifica della memoria appare ancora lontana, la manipolazione politica è invece ricorrente. I politici che conoscono il significato della memoria sono ben consapevoli del suo potenziale critico e sono molto diligenti nello sviluppare politiche di controllo della memoria, spiega il filosofo Federico Orsini. Un eclatante esempio, nei mesi scorsi, sono state le affermazioni del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che avrebbe dato istruzioni al Ministero della Difesa perché le forze armate commemorassero come giorno della salvezza dal comunismo la data del colpo militare del 31 marzo 1964, conosciuto in Brasile come giorno della menzogna, quello che dette inizio a 21 anni di dittatura. Paolo Mieli nel suo ultimo libro Le verità nascoste. Trenta casi di manipolazione della storia (Rizzoli) parla proprio di “fake history”, da Tarquinio il Superbo fino alle dicerie dei giorni nostri su Carola Rackete (Il Sole 24 Ore). Quello che non possiamo permetterci, allora, sono le amnesie, specialmente quelle indotte e interessate scrive Paolo Fallai sul Corriere. Perché come ha scritto la filosofa tedesca Hannah Arendt, “il suddito ideale del totalitarismo non è il nazista convinto ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso, non esiste più”.
(fonte: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)

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Memoria e identità

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

«Anche oggi qualcuno non vuole guardare e anche adesso qualcuno dice che non è vero», ha detto la senatrice a vita Liliana Segre nel discorso tenuto al Parlamento europeo in occasione della cerimonia per la Giornata della memoria, per ricordare il 75esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz (Corriere). A vent’anni dalla nascita della Giornata della memoria, è tempo di bilanci, scrive David Bidussa. Non solo per capire il posto che questo giorno occupa nella sensibilità pubblica, ma anche per interrogarsi sulle date memoriali che consentirebbero di tratteggiare un’identità europea in continua costruzione. Ed è il caso di chiederselo proprio in un momento in cui c’è chi propone di azzerare il passato che lo disturba, senza ricordarsi che la storia va raccontata “a parti intere”. E in un momento in cui aumentano gli italiani che negano la Shoah, passati – secondo il Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes – dal 2,7% del 2004 al 15,6% di oggi (Il Sole 24 Ore). Contro una certa deriva demagogica e le ostentazioni xenofobe e sovraniste che proliferano nel vecchio continente, l’editore Donzelli, nella nota introduttiva al Calendario civile europeo a cura di Angelo Bolaffi e Guido Crainz, spiega invece come la storia insegni che le identità sono costruzioni collettive che si aggregano e si scompongono nel tempo. Per comprendere la nostra identità europea e combattere i nazionalismi, allora, l’invito è tornare a studiare la storia, dopo anni e anni di “appannamento civile”. (fonte: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)

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Bollette a 28 giorni: condannati gli operatori telefonici

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

È appena stata comunicata, dopo la segnalazione di Altroconsumo e due anni di indagini, la decisione dell’Antitrust che condanna gli operatori telefonici Wind 3, Vodafone, TIM e Fastweb a pagare complessivamente 228 milioni di euro per aver fatto cartello e aver di fatto annullato la concorrenza sul mercato addebitando le bollette ogni 28 giorni, per un totale di 13 mensilità l’anno invece che 12. Una vicenda che ha coinvolto circa 12 milioni di utenti di linea fissa.Le sanzioni ammontano rispettivamente a 14.756.250 a Fastweb, 114.398.325 per TIM, 59.970.351, 25 per Vodafone Italia e 38.973750 per Wind Tre.“Esprimiamo la nostra massima soddisfazione per la decisione dell’Antitrust che ha confermato quello che avevamo denunciato ormai 2 anni fa: le compagnie telefoniche hanno fatto cartello sulla vicenda delle tariffe a 28 giorni soffocando la libertà di scelta e il risparmio degli utenti. – dichiara Ivo Tarantino, Responsabile Relazioni Esterne Altroconsumo – È dal 2017 che siamo in prima linea per difendere i consumatori in questa battaglia. La giustizia amministrativa ha già confermato gli abusi delle Telco e le ha obbligate a rimborsare i consumatori per i giorni erosi. Oggi arriva questa decisione che speriamo chiuda in maniera definitiva la “vicenda 28 giorni”. È arrivato il momento che le compagnie telefoniche mettano fine a tutti gli stratagemmi – dai costi nascosti alle offerte poco trasparenti – ai danni degli utenti e recuperino la fiducia dei consumatori”.L’Autorità ha coinvolto Altroconsumo nel percorso che ha portato alla decisione odierna: questa sanzione sottolinea il ruolo dell’Organizzazione a tutela dei consumatori.
Risale al 2015 la decisione di Wind che ha iniziato ad addebitare le bollette relative alla telefonia fissa ogni 28 giorni obbligando i consumatori a pagare 13 mensilità/anno invece che 12. Successivamente altre compagnie telefoniche si sono unite a questa azione indebita di rimodulazione ai danni dei consumatori, con un guadagno complessivo del settore pari a oltre 1 miliardo di euro all’anno.
A dicembre del 2017, Agcom accoglie le richieste delle associazioni dei consumatori e sanziona per 1,16 milioni di euro ciascuno (il massimo di legge) Tim, Vodafone, Wind 3 e Fastweb per non aver rispettato le modalità di comunicazione nel rinnovo delle offerte.
Altroconsumo in quell’occasione diffida gli operatori telefonici a restituire la tredicesima mensilità prelevata indebitamente dalle tasche dei consumatori e lancia la campagna “Ridateci la tredicesima” alla quale hanno aderito più di 30 mila persone nei primi mesi del 2018.
All’inizio del 2018, osservando i movimenti pressoché simultanei delle Telco e le modalità analoghe di comunicazione, Altroconsumo interviene nuovamente sulla vicenda segnalando all’Autorità Garante della concorrenza e del mercato l’ipotesi di un cartello. A marzo scattano le perquisizioni della Guardia di Finanza nelle sedi delle società.Contemporaneamente, per porre fine a questa prassi illegittima, Altroconsumo chiede alle Istituzioni un intervento legislativo che vede la luce a dicembre del 2017 (Legge 172/2017): la norma – entrata in vigore ad aprile 2018 – prevede che gli operatori tornino alla fatturazione mensile per i servizi di telefonia fissa e mobile, internet e pay tv.A luglio del 2019 era arrivata – dopo una lunga “guerra” di ricorsi tra Agcom, TAR Lazio e Consiglio di Stato – la sentenza definitiva del Consiglio di Stato che ha respinto i ricorsi di Wind 3, Vodafone, TIM e Fastweb intimando alle compagnie di rimborsare i giorni erosi con le tariffe a 28 giorni.

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Il concordato Atac è un fiasco

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Finalmente ci si sta accorgendo della veridicità di quanto USB ha sostenuto sin dalle prime notizie che sponsorizzavano il concordato preventivo come unica strada percorribile per salvare ATAC.USB al contrario ha sempre sostenuto che a salvarsi non doveva essere il carrozzone dell’azienda ma il trasporto pubblico, e per farlo l’unica ricetta era tornare ad una gestione pubblica del servizio attraverso la costituzione di un azienda speciale e il tempo ci sta dando ragione.Il servizio non è sensibilmente migliorato, tanto che la “carta della qualità dei servizi del trasporto pubblico e dei servizi complementari” del 2019 dichiara che nel 2018 il 48% delle corse degli autobus non è arrivato in orario.Non è servito a nulla spremere i lavoratori, aumentando l’orario e i carichi di lavoro, perché non è con i tagli che si rilancia il servizio.Il trasporto pubblico si può qualificare e rendere efficiente tornando alla gestione diretta del Comune e destinandogli gli adeguati finanziamenti. Il resto è solo fumo negli occhi! (fonteUSB Lavoro Privato – Trasporti di Roma e Lazio)

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La Top 100 mondiale dei produttori di armi, un mercato sempre florido

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Chi sono, a chi vendono e quanto fatturano le cento maggiori aziende produttrici di armi nel Mondo? Il rapporto ‘The Sipri top 100 arms‑producing and military services companies’ redatto dal Sipri (Stockholm International Peace Research Institute, Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma) riferito all’anno 2018 e pubblicato nel dicembre 2019, ci fornisce un quadro esauriente per rispondere a queste domande. La Sipri Top 100 ha rilevato che nel 2018 le vendite di armi e servizi militari delle 100 aziende più rilevanti hanno raggiunto i 420miliardi di dollari, con un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente (le cifre escludono la Cina) e il 47% in più rispetto al 2002. Come succede ogni anno dal 2002 nella Top 100 Sipri la stragrande maggioranza delle società quotate nella classifica hanno sede negli Stati Uniti, Europa e Russia, con gli Usa che possiedono di gran lunga il numero più alto delle società elencate. Le vendite delle prime 100 aziende con sede negli Stati Uniti sono aumentate del 7,2 per cento nel 2018. In questo anno, per la prima volta dal 2002, le prime cinque aziende hanno tutte sede negli Stati Uniti e contano su vendite per 148miliardi di dollari, il 35% del totale delle prime 100. Le aziende classificate dal 6 al 10 rappresentano invece il 15% del totale. Lockheed Martin è di gran lunga il più grande produttore di armi al mondo: nel 2018 le sue vendite sono aumentate del 5,2 per cento rispetto all’anno precedente. L’azienda occupa la prima posizione in Top 100 dal 2009. Un driver importante delle maggiori vendite di armi di Lockheed Martin nel 2018 è stata un aumento delle consegne di aerei da combattimento F-35 negli Stati Uniti e in altri Paesi. La seconda azienda è la Northrop Grumman, le cui vendite sono aumentate del 14% nel 2018, raggiungendo i 26,2 miliardi di dollari. La crescita delle vendite di armi di 3,3miliardi è stata la più grande di qualsiasi società elencata nel Top 100 per il 2018 ed è stata guidata dall’acquisto di missili balistici e sistemi di difesa missilistica. Sono 27 le aziende con sede in Europa che hanno trovato posto nella Top 100: insieme hanno rappresentato il 24% delle vendite totali di armi. Di queste otto hanno sede nel Regno Unito, sei in Francia, quattro in Germania, due in Italia e uno ciascuno in Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ucraina. Le altre cinque società europee elencate nella Top 100 per il 2018 sono poi Saab (Svezia), al 30esimo posto, UkroboronProm (Ucraina), al 71esimo, Pgz (Polonia), classificato 74esimo, Navantia (Spagna), al 76esimo e Ruag (Svizzera) che si è piazzata in 95esima posizione. Con vendite di armi combinate di 11,7miliardi, due società con sede in Italia sono state inserite nella Top 100 nel 2018: Leonardo, il più grande produttore italiano di armi, si è classificato all’ottavo posto, con un aumento di 4,4% e Fincantieri (50esimo posto), la società di costruzioni navali, le cui vendite sono aumentate dell’8%. Due delle 27 società (Airbus Group e Mbda) sono classificate come “transeuropee” perché le sedi di proprietà e controllo sono situate in più di una Nazione europea. Le società cinesi produttrici di armi non sono elencate nella classifica Sipri a causa della mancanza di dati verificati. L’Istituto di Stoccolma stima però che tre compagnie di armi cinesi sarebbero classificate nella top ten delle 100 compagnie produttrici di armi e servizi militari: Avic, Norinco e Cetc. Sulla base delle limitate informazioni disponibili, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, e tenendo conto delle esportazioni e della crescita generale della spesa militare della Cina, almeno altre sette compagnie di armi sarebbero probabilmente tra le prime cento mondiali. (fonte “sportello dei diritti”)b

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Il reddito di cittadinanza è legge: Non si tocca

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Roma – “Su Reddito di Cittadinanza e prescrizione il Parlamento si è già espresso, sono leggi dello Stato. Credo che nessuno possa mai pensare di togliere il reddito di cittadinanza, così come non sono stati tolti altri strumenti introdotti per i cittadini, anche se non erano perfetti. Il dibattito politico ci permette di migliorare sempre quello che si fa”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo a Radio Anch’io su Radio 1 RAI.

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Risposta su più fronti all’epidemia del nuovo coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Johnson & Johnson ha annunciato oggi che sta mobilitando risorse presso le proprie Aziende farmaceutiche Janssen per lanciare una risposta su più fronti all’epidemia del nuovo coronavirus (noto anche come 2019-nCoV o coronavirus di Wuhan). Nello specifico, l’Azienda ha iniziato a sviluppare un vaccino contro il 2019-nCoV e a collaborare ampiamente con altri attori per sottoporre a screening una gamma di terapie antivirali. L’identificazione dei composti ad azione antivirale nei confronti del 2019-nCoV può contribuire a contrastare in tempi rapidi l’attuale epidemia.“J&J vanta un impegno di lunga data nella lotta contro le epidemie consolidate ed emergenti e supporta l’impegno globale laddove può contribuire concretamente e fare la differenza. Stiamo collaborando con le autorità regolatorie, le organizzazioni sanitarie, le istituzioni e le comunità in tutto il mondo per fare in modo di garantire che le nostre piattaforme di ricerca, la scienza e le competenze esistenti in materia di epidemie possano essere massimizzate al fine di arginare questa minaccia alla salute pubblica”, ha affermato Paul Stoffels, Vicepresidente del Comitato esecutivo e Direttore scientifico di Johnson & Johnson. “Quest’ultima epidemia di un nuovo agente patogeno ribadisce ancora una volta l’importanza di investire nella crescita delle conoscenze e degli strumenti di sorveglianza e intervento, per garantire che il mondo sia sempre un passo avanti rispetto alle potenziali minacce pandemiche.” Il programma vaccinale sfrutterà le tecnologie di Janssen Advac® e PER.C6®, che offrono la capacità di ottenere rapidamente una produzione di alto livello del vaccino candidato. Si tratta delle stesse tecnologie utilizzate nello sviluppo e nella produzione del vaccino sperimentale di Janssen contro l’Ebola, attualmente implementato nella Repubblica Democratica del Congo e in Ruanda. Sono state utilizzate anche per creare i candidati vaccini dell’Azienda contro i virus Zika, RSV e HIV. L’approccio su più fronti di Johnson & Johnson include anche una revisione dei pathway noti nella patofisiologia del coronavirus per determinare se i farmaci precedentemente testati possano essere utilizzati per aiutare i pazienti a sopravvivere a un’infezione da 2019-nCoV e a ridurre la gravità della malattia nei casi non letali. Inoltre, Janssen ha donato 300 confezioni di un suo farmaco contro l’HIV a base di darunavir/cobicistat al Centro clinico per la sanità pubblica di Shanghai e all’Ospedale Zhongnan dell’Università di Wuhan per l’utilizzo nella ricerca a sostegno dell’impegno per trovare una soluzione contro il 2019-nCoV. Inoltre, sono state fornite altre 50 confezioni al Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie per le indagini di laboratorio (screening del farmaco per le proprietà antivirali contro 2019-nCoV). Tutte le spedizioni sono state consegnate e, in caso fossero necessarie ulteriori donazioni, l’Azienda è disponibile a collaborare con tutti gli istituti e le agenzie sanitarie impegnate a trovare una soluzione contro il 2019-nCoV.
Le richieste del Centro Clinico per la Sanità Pubblica di Shanghai e dell’Ospedale Zhongnan dell’Università di Wuhan seguono una raccomandazione dell’Istituto di Materia Medica di Shanghai, dell’Accademia Cinese di Scienze, per l’indagine su 30 composti potenzialmente efficaci, incluso darunavir – inibitore della proteasi di Janssen – contro il 2019-nCoV. In base a riscontri aneddotici, un inibitore della proteasi ha precedentemente dimostrato una potenziale risposta clinica favorevole contro il coronavirus associato alla sindrome respiratoria acuta grave (Severe Acute Respiratory Syndrome, SARS).1. Il programma di ricerca e sviluppo accelerato dell’Azienda è in risposta all’attuale epidemia di 2019-nCoV in Cina. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato casi di 2019-nCoV in tutta la Cina continentale; confermati casi anche in Paesi e territori in tutto il mondo, tra cui Australia, Cambogia, Canada, Francia, Germania, Hong Kong, Giappone, Macao, Malesia, Nepal, Repubblica di Corea, Singapore, Sri Lanka, Taiwan, Thailandia, Stati Uniti e Vietnam.2,3 Il 2019-nCoV proviene da un gruppo di virus chiamati coronavirus che attaccano il sistema respiratorio.

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