Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Etica della memoria

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

La memoria non appassiona solo gli storici: le discipline umanistiche e le scienze sociali, ma anche la psicologia, la psicobiologia e le neuroscienze ne hanno fatto un ambito di indagine privilegiato. Steve Ramirez, neuroscienziato dell’Università di Boston, spiega come sia possibile oggi manipolare la memoria in laboratorio, identificando i ricordi negativi, per esempio in casi di disturbo da stress post-traumatico, legandoli invece a eventi positivi (The Brink). Andrea Lavazza – studioso di scienze cognitive, membro della Società Italiana di Neuroetica e autore di Manipolare la memoria – si domanda però quali siano le implicazioni filosofiche, bioetiche e anche “politiche” di queste sperimentazioni. “Non è la memoria la condizione della nostra identità personale?”, si chiede. “Rimuovere a piacimento quello che non sopportiamo più del nostro passato non finirà con il renderci individui più felici, ma anche meno saggi?”. Lo scopo di questa e altre ricerche, precisa Lavazza, non è la manipolazione, ma solo la conoscenza dei meccanismi biologici. Tuttavia, in un’era in cui la possibilità di ibridare l’umano con l’artificiale si fa sempre più concreta ed estesa, la riflessione sulla natura e l’etica della memoria diventa necessaria.Nessuna amnesia – Se la manipolazione scientifica della memoria appare ancora lontana, la manipolazione politica è invece ricorrente. I politici che conoscono il significato della memoria sono ben consapevoli del suo potenziale critico e sono molto diligenti nello sviluppare politiche di controllo della memoria, spiega il filosofo Federico Orsini. Un eclatante esempio, nei mesi scorsi, sono state le affermazioni del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che avrebbe dato istruzioni al Ministero della Difesa perché le forze armate commemorassero come giorno della salvezza dal comunismo la data del colpo militare del 31 marzo 1964, conosciuto in Brasile come giorno della menzogna, quello che dette inizio a 21 anni di dittatura. Paolo Mieli nel suo ultimo libro Le verità nascoste. Trenta casi di manipolazione della storia (Rizzoli) parla proprio di “fake history”, da Tarquinio il Superbo fino alle dicerie dei giorni nostri su Carola Rackete (Il Sole 24 Ore). Quello che non possiamo permetterci, allora, sono le amnesie, specialmente quelle indotte e interessate scrive Paolo Fallai sul Corriere. Perché come ha scritto la filosofa tedesca Hannah Arendt, “il suddito ideale del totalitarismo non è il nazista convinto ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso, non esiste più”.
(fonte: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)

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