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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Iniziare la scuola a 3 anni anziché 6, il Governo fa bene a provarci

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Il progetto è quello di avviare delle convenzioni con lo Stato, in modo da garantire una quota per i bambini rimasti fuori dalle liste statali, che pagheranno parte della quota per la frequenza, mentre la parte rimanente sarà pagata dallo Stato. L’anticipo servirà anche a convincere quei genitori che non mandano per scelta i figli alla scuola d’infanzia. Una revisione dei cicli con anticipo dell’età scolare obbligatoria è una delle richieste storiche dell’Anief: in particolare, quella di anticipare la scuola almeno a 5 anni, con annualità ‘ponte’ da affidare a maestri della scuola dell’infanzia e primaria in contemporanea, e poi allungare l’obbligo formativo sino alla maggiore età. È chiaro che se l’idea del Governo dovesse andare in porto bisognerà adottare un aumento degli organici, anche del personale Ata.
Lo si apprende da un articolo del Messaggero, nel quale si riporta come l’esecutivo intenda muoversi per permettere a tutti i bambini dai 3 ai 6 anni di frequentare la scuola dell’infanzia. Una condizione, quella della frequenza della scuola dell’infanzia, invece spesso preclusa per mancanza di posti nelle scuole statali e per i costi non accessibili a tutti delle rette delle paritarie, alle quali sono iscritti 524.000 bambini a fronte dei 900.000 iscritti nelle statali. L’articolo cita il viceministro Anna Ascani, la quale afferma: “È noto che i bambini che partono dalla scuola dell’infanzia hanno meno difficoltà negli studi ed escono meglio dal percorso formativo”. L’Italia – scrive Orizzonte Scuola – allo stato attuale copre questa fascia d’età con la scuola d’infanzia per il 95% ed è oltre il 70% della media europea di bambini frequentanti. Tale nuovo modello formativo consentirebbe di valorizzare l’esperienza educativa dei bambini in più tenera età, collocandola in continuità con l’apprendimento del percorso di formazione successivo. All’interno di questo ambito, il sindacato è infatti convinto che occorra implementare il tempo scuola e gli organici del personale, poiché le attività scolastiche sono l’antidoto principale per combattere la passività giovanile, prologo della dispersione (con il Centro-Sud ancora a pagare il conto più salato) e del fenomeno dei Neet, di cui l’Italia detiene il non invidiabile record europeo, con punte da far paura in diverse aree del Sud, come pure confermato dal rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno.

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