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Coronavirus: quello che c’è da sapere

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

Lo scorso 31 dicembre 2019 le autorità sanitarie cinesi hanno reso nota la presenza di un focolaio di sindrome febbrile, associata a polmonite di origine sconosciuta, tra gli abitanti di Wuhan, città di circa 11 milioni di abitanti situata nella provincia di Hubei, nella Cina Centro-meridionale, alla confluenza tra il Fiume Azzurro e il fiume Han, a circa 1.100 chilometri da Pechino, 800 da Shangai, 1.000 da Hong Kong. Il punto di partenza dell’infezione è stato identificato nel mercato del pesce e di altri animali vivi (c.d. “wet market”) di Huanan, al centro della città di Wuhan, che è stato chiuso il 1 gennaio 2020. Il 7 gennaio è stato isolato l’agente patogeno responsabile dell’epidemia: si tratta di un nuovo betacoronavirus, che il WHO ha denominato dapprima 2019-nCoV, quindi, a seguito di un meeting della ricerca svoltosi il 10 e 11 febbraio, SARS-CoV-2, ad indicare la similarità con il virus della SARS, che nel 2002-2003 causò una epidemia globale con 8.096 casi confermati e 774 decessi. Nello stesso meeting il WHO ha denominato COVID-19 la malattia causata dal nuovo virus.
I coronavirus, così chiamati per la caratteristica forma a coroncina visibile al microscopio, sono una famiglia di virus che causa infezioni negli esseri umani e in una varietà di animali, tra cui uccelli e mammiferi come cammelli, gatti e pipistrelli. Sono ben conosciuti dai ricercatori: si tratta infatti di virus molto diffusi in natura, che possono causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS).
I coronavirus vengono veicolati all’uomo da ospiti intermedi, che per la Mers sono stati i dromedari, per la Sars forse lo zibetto. Il contagio, anche in questo caso, è stato di tipo zoonotico, ovvero causato dalla trasmissione del virus da animale a uomo, non a caso l’epicentro dell’epidemia è un mercato dove venivano venduti anche animali selvatici vivi.
È stata dimostrata la trasmissione interumana del virus. Il SARS-CoV-2, come altri coronavirus, si trasmette attraverso le goccioline del respiro della persona infetta, che possono essere trasmesse con la tosse o gli starnuti, oppure tramite contatto diretto personale, oppure toccandosi la bocca, il naso o gli occhi con le mani contaminate. Per questo motivo, è importante evitare uno stretto contatto con le persone che hanno febbre, tossiscono o hanno altri sintomi respiratori. In termini pratici, è raccomandabile mantenersi ad una distanza di almeno un metro da persone che tossiscono, starnutiscono o hanno la febbre, e lavarsi frequentemente le mani con sapone o con una soluzione alcolica. Quando si hanno sintomi respiratorio è necessario praticare la “etichetta della tosse” mantenendo la distanza con le altre persone, coprendo la tosse e gli starnuti con tessuti o indumenti usa e getta, e naturalmente lavandosi le mani frequentemente.
Questo nuovo coronavirus è strettamente correlato da un punto di vista genetico al virus SARS del 2003 e sembra avere caratteristiche simili, sebbene i dati disponibili non siano ancora sufficienti per una valutazione certa. Da quello che sappiamo finora, il virus può causare sintomi lievi, simil-influenzali, ma anche malattie gravi. Le persone con condizioni croniche preesistenti, come ipertensione e altri disturbi cardiovascolari, diabete, disturbi epatici e altre malattie respiratorie, sembrano essere più a rischio. Uno studio epidemiologico pubblicato dal China CDC, l’Agenzia nazionale cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha preso in esame tutti i circa 45.000 casi confermati in Cina sino all’11 febbraio, ed ha evidenziato che:
L’86,6% dei casi riguardava persone di età compresa tra i 30 e i 79 anni;
L’80,9% dei casi presentava sintomi lievi;
Il 14% dei casi era in condizioni serie, con polmonite o difficoltà respiratorie;
Il 5% dei casi era in condizioni critiche, con insufficienza respiratoria, shock settico, insufficienza multiorgano.
Per quanto riguarda la mortalità del virus, lo studio del China CDC ha evidenziato 1.023 esiti fatali, corrispondenti ad un tasso di mortalità complessiva del 2,3% che sale al 14,8% tra le persone di età superiore agli 80 anni. Lo studio ha evidenziato come la presenza di patologie concomitanti aumenti il tasso di mortalità: al 10,5% per le persone con malattie cardiovascolari, al 7,3% per i diabetici, al 6,3% per le persone con malattie respiratorie croniche, al 6% per le persone sofferenti di ipertensione, al 5,6% per i malati di cancro. Le persone senza alcuna co-morbilità hanno evidenziato un tasso di mortalità dello 0,9%.
È comunque ancora troppo presto per poter fornire stime accurate sulla mortalità, e soltanto con l’evolversi dell’epidemia sarà possibile raccogliere dati più dettagliati. Il tasso di mortalità di poco superiore al 2% che si ricava dividendo il numero dei morti per il numero dei casi confermati restituisce una fotografia che potrebbe essere poco accurata: da un lato infatti, poiché la diagnosi precede di giorni o di settimane il recupero o la morte del paziente, il numero dei morti andrebbe rapportato al numero dei casi in essere nel momento in cui il paziente aveva contratto l’infezione, e quindi in questo caso il tasso di mortalità risulterebbe attualmente sottostimato; dall’altro lato però, è possibile che molti casi lievi o addirittura asintomatici non siano entrati nelle statistiche; in questo caso quindi il tasso di mortalità risulterebbe sovrastimato.
I sintomi sono tipicamente respiratori: febbre, tosse, raffreddore, mal di gola, grave affaticamento polmonare. Al momento non ci sono terapie specifiche: la malattia si cura come i casi di influenza grave, con terapie di supporto (antifebbrili, idratazione), ma contrariamente all’influenza non sono disponibili antivirali specifici. Nei casi più gravi ai pazienti viene praticato il supporto meccanico alla respirazione. Sulla base dei dai disponibili, il WHO ha suggerito una terapia antivirale sperimentale, correntemente utilizzata anche allo Spallanzani per i tre pazienti positivi al virus, basata su due farmaci: il lopinavir/ritonavir, un antivirale comunemente utilizzato per la infezione da HIV e che mostra attività antivirale anche sui coronavirus; ed il remdesivir, un antivirale già utilizzato per la Malattia da Virus Ebola, potenzialmente attivo contro l’infezione da nuovo coronavirus.
Esiste un vaccino? No. Durante il meeting della ricerca svoltosi il 10 e 11 febbraio a Ginevra, il direttore generale del WHO Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato che il primo vaccino potrebbe essere pronto tra diciotto mesi. In una recente dichiarazione, Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, la branca del NIH che si occupa di malattie infettive, ha ricordato che l’NIH aveva sviluppato un vaccino per la SARS, portandolo sino ai trial sugli uomini (la cosiddetta “fase 1”). Ma dopo che l’emergenza SARS cessò, non vi fu interesse a portare avanti i test sul nuovo vaccino.
Quanto è diffusa l’epidemia?
Al 18 febbraio 2020, dati ECDC, Agenzia Europea per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie) i casi accertati complessivi sono 73.328, con 1.873 decessi. Fuori dal continente asiatico, sono stati confermati 15 casi in Australia, 15 negli Stati Uniti, otto in Canada. L’Europa sinora ha fatto registrare 16 casi in Germania, 12 in Francia, nove nel Regno Unito, due in Russia e Spagna, uno in Belgio, Finlandia e Svezia. Un caso soltanto sino ad oggi nel continente africano, in Egitto.
I casi registrati in Italia sono al momento tre: si tratta di una coppia cinese originaria di Wuhan, che si trovava a Roma in viaggio di nozze, e di un cittadino italiano che faceva parte del gruppo di connazionali che si trovavano nella regione dello Hubei e che sono stati rimpatriati e posti in isolamento in una caserma della città militare della Cecchignola a Roma. Il governo cinese ha messo in campo misure imponenti per cercare di contenere la diffusione dell’epidemia Quali sono i rischi per l’Italia e per l’Europa? L’ultimo volo da Wuhan, prima del blocco dei trasporti decretato dalle autorità cinesi, è atterrato a Fiumicino nella mattinata del 23 gennaio, e il 30 gennaio il Governo italiano ha deciso di sospendere tutti i collegamenti aerei diretti da e per la Repubblica Popolare Cinese, incluse le Regioni Amministrative Speciali di Hong Kong e Macao. Il provvedimento comprende anche il traffico aereo con Taiwan. Per quanto riguarda i controlli aeroportuali, in Italia le procedure sanitarie per verificare la presenza di casi sospetti sintomatici ed il loro eventuale trasferimento in bio-contenimento all’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma sono stabilite dal Regolamento Sanitario Internazionale del 2005 e sono gestite dagli USMAF (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera) e dai SASN (Assistenza sanitaria al personale navigante) del Ministero della Salute. Possiamo continuare a viaggiare all’estero, soprattutto in Cina? Il nostro Ministero degli Esteri raccomanda:
di evitare tutti i viaggi nella provincia dell’Hubei;
di posticipare tutti i viaggi non necessari in Cina;
di tenersi regolarmente informati sulla situazione dell’epidemia consultando i siti del WHO, dell’ECDC, del Ministero della Salute, oltre al sito http://www.viaggiaresicuri.it e al sito dell’unità di crisi della Farnesina;
se ci si trova in Cina, di seguire le indicazioni delle autorità locali e di contattare, in caso di necessità, il numero di emergenza dell’Ambasciata d’Italia a Pechino (+8613901032957) o il Consolato di riferimento.
Il Ministero della salute e l’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con la Conferenza Stato-Regioni e con vari ordini professionali, hanno realizzato un decalogo per promuovere una corretta informazione sui comportamenti da seguire per prevenire l’infezione da coronavirus:
Lavarsi spesso le mani
Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute
Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani
Coprire bocca e naso se si starnutisce o si tossisce
Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico
Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol
Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o si assistono persone malate
I prodotti Made in China e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi
Contattare il Numero Verde 1500 se si ha febbre o tosse e si è tornati dalla Cina da meno di 14 giorni
Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus
Il Ministero della Salute raccomanda inoltre a tutti i viaggiatori che prevedono di recarsi in Cina di vaccinarsi contro l’influenza stagionale almeno due settimane prima del viaggio. La vaccinazione antinfluenzale semplifica infatti la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra COVID-19 e Influenza.
Secondo le raccomandazioni dell’ECDC, perché vi sia un caso sospetto di coronavirus il paziente deve presentare sintomi di tosse e/o mal di gola e/o difficoltà respiratorie; e inoltre, nei 14 giorni precedenti all’insorgere dei sintomi, deve aver effettuato almeno una di queste attività:
aver avuto contatti ravvicinati con un caso confermato o probabile COVID-19,
aver viaggiato in aree dove vi sia, o si presume vi sia, la trasmissione comunitaria del virus;
aver visitato o aver lavorato in ambienti sanitari nei quali erano curati pazienti affetti da COVID-19.
Se un paziente dovesse rientrare nelle condizioni sopra descritte, deve:
contattare il numero telefonico gratuito del Ministero della Salute 1500;
indossare una mascherina chirurgica se entra in contatto con altre persone;
utilizzare fazzoletti usa e getta e lavarsi le mani regolarmente.
In Italia è attiva da anni una capillare rete di sorveglianza delle gravi infezioni respiratorie acute (SARI) e delle sindromi da distress respiratorio acuto (ARDS). La situazione è costantemente monitorata dal Ministero, che è in continuo contatto con il WHO e l’ECDC, e pubblica tempestivamente ogni nuovo aggiornamento sul suo Portale.
La capacità di intervento e risposta del nostro Servizio Sanitario Nazionale è andata perfezionandosi con il passare degli anni alla luce delle esperienze maturate con altre epidemie, come la SARS, l’influenza aviaria, Ebola. Il personale dell’INMI viene costantemente formato sul corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, che permettono di fornire assistenza ai pazienti affetti da malattie infettive in condizioni di sicurezza. L’isolamento tempestivo di eventuali casi sospetti in strutture ad elevato livello di protezione permette di ridurre il rischio per la collettività. (n.r. Ringraziamo il dott. Salvatore Curiale Science communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” per averci resi partecipi di un suo comunicato ben più lungo di quanto abbiamo riprodotto sperando di aver omesso solo aspetti secondari della sua esposizione. Chi fosse interessato potrà richiedere il testo integrale alla Fidest e provvederemo ad inviarlo via e-mail.)

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