Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Gestire la transizione dal carbonio

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

A cura di Ingrid Edmund, Gestore di portafoglio senior, investimenti in infrastrutture. Le opportunità d’investimento in infrastrutture sostenibili non includono solo gli attivi più ovvi, come i parchi eolici o solari generatori di energia pulita. Gli investitori possono investire anche in nuovi tipi di infrastrutture, come le stazioni di ricarica dei veicoli elettrici, l’efficienza energetica e il teleriscaldamento ecologico. Ma anche le imprese elettriche o di trasporto tradizionali impegnate a ridurre la loro impronta di carbonio rappresentano opportunità d’investimento allettanti.Nel 2019 la raccolta di capitali degli attivi infrastrutturali si è mantenuta vicina ai massimi storici del 2018 (USD 88 miliardi), in virtù dell’attrattiva di questi investimenti, che offrono rendimenti relativamente elevati in un periodo caratterizzato da tassi di interesse estremamente bassi se non negativi a livello globale. È inoltre cresciuto l’interesse per il tema della sostenibilità; i cittadini, tuttavia, non chiedono solo un mondo più pulito ma anche una società più equa, un argomento sempre più caldo dell’agenda politica. Si riscontra, in effetti, una maggiore consapevolezza del fatto che alcune infrastrutture essenziali come le aziende idriche necessitano di una licenza sociale per poter operare.
Eppure, nel 2019 gli investimenti nelle società di infrastrutture di medie dimensioni sono stati decisamente inferiori rispetto ai livelli record di un paio di anni prima, che trascinavano i prezzi al rialzo e i rendimenti al ribasso. In generale, i rendimenti medi degli attivi infrastrutturali di società di medie dimensioni nei settori core dei trasporti, dell’energia e dei servizi pubblici si attestano saldamente nel range del 7-9%. Fa eccezione il segmento operativo delle energie rinnovabili, dove si nota una maggiore pressione sui prezzi dovuta all’aumento della liquidità e al desiderio degli investitori di rafforzare le loro allocazioni sostenibili. Per contro, gli attivi più ricercati delle società di maggiori dimensioni, che richiedono investimenti azionari di almeno EUR 300 milioni, offrono spesso rendimenti inferiori, in quanto questi tipi di asset sono soggetti a un’accesa concorrenza tra i maggiori investitori in infrastrutture.
Nel 2020 l’interesse per le infrastrutture sostenibili può solo aumentare. Dopo aver dichiarato lo “stato di emergenza climatica”, l’UE sta introducendo un gold standard sugli investimenti verdi, un’iniziativa che non può che imprimere slancio agli investimenti, soprattutto tra gli investitori istituzionali. La “tassonomia” della finanza sostenibile, per usare il gergo di Bruxelles, dovrebbe essere integrata nel diritto dell’UE nel prossimo futuro.
Per quanto riguarda gli attivi infrastrutturali di medie dimensioni, il 2020 continuerà a offrire l’opportunità di acquistare attivi con tassi di rendimento interno target pari a circa l’8-10% annuo, ascrivibile per un buon 5-7% al reddito e per il resto dall’apprezzamento del valore dell’asset nel tempo. Il mezzo ideale per conseguire tale risultato è un fondo di tipo aperto a durata indeterminata che possa aumentare il proprio investimento sul lungo termine, spesso per finanziare la transizione verso una riduzione delle emissioni di CO2. Ad esempio, anche se Condor Ferries continuerà a utilizzare il diesel nel breve termine, la società fornisce un servizio essenziale alla comunità delle Isole del Canale e ha un notevole potenziale per ridurre la sua impronta di carbonio nel tempo sostituendo i vascelli obsoleti con imbarcazioni ibride ed elettriche nel medio-lungo termine.
Ma c’è anche una crescente consapevolezza del fatto che limitarsi a investire in infrastrutture sostenibili con una bassa impronta di carbonio non basta. Molti degli attivi infrastrutturali europei emettono notevoli quantità di CO2 ma la società non può funzionare senza di loro. Gestirne il passaggio verso una riduzione delle emissioni è senza dubbio più produttivo. In altre parole, non è sufficiente considerare l’impronta di carbonio, ma bisogna iniziare a gestirne la transizione.

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