Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Alzheimer ereditario, i risultati degli ultimi studi sui farmaci

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

I risultati delle fasi 2 e 3 dello studio DIAN-TU, acronimo per Dominantly Inherited Alzheimer’s Network-Trials Unit dimostra che i nuovi farmaci gantenerumab (Roche) e solanezumab (Lilly) non hanno raggiunto l’endpoint primario nei pazienti con malattia di Alzheimer (AD) autosomica dominante in fase iniziale. «Il morbo di Alzheimer può comparire precocemente, fra i 30 e i 65 anni, in una piccola percentuale di casi stimata in circa il 6% del totale. Geneticamente, la trasmissione è autosomica dominante, causata da mutazioni sui cromosomi 21, 14 e/o 1 che hanno un ruolo nella scomposizione delle proteine amiloidi e nella formazione di placche amiloidi» spiega Randall Bateman della scuola di medicina all’Università di Washington di St Louis, Missouri, coautore dello studio internazionale che ha coinvolto quasi 200 partecipanti e che ha valutato separatamente i due composti sperimentali.«Purtroppo, dalle valutazioni iniziali dei dati raccolti emerge che nessuno dei due rallenta in modo significativo il declino cognitivo o la perdita di memoria» scrivono i ricercatori, che tuttavia continueranno ad analizzare i dati dai risultati cognitivi e clinici di DIAN-TU e sono ancora in attesa dei dosaggi di vari biomarcatori. «Anche se i farmaci che abbiamo valutato non hanno avuto successo, la sperimentazione fornirà conoscenze preziose nella comprensione dell’Alzheimer» commenta Bateman. E Maria Carrillo, direttore scientifico dell’Associazione Alzheimer, uno dei finanziatori della sperimentazione insieme all’Istituto nazionale sull’invecchiamento, commenta: «Di fronte alla scarsa significatività dei primi dati, l’Associazione Alzheimer attende con impazienza un’analisi più completa alle prossime conferenze scientifiche». Rebecca Edelmayer, direttrice dell’impegno scientifico dell’Associazione Alzheimer, concorda con Carrillo che, sebbene i risultati siano per ora deludenti, i dati sono comunque utili in termini di nuove conoscenze. «Nonostante sia difficile ricevere notizie come questa, sono sicura che lo studio fornirà informazioni preziose una volta che saremo davvero in grado di raccogliere tutti i dati» conclude Edelmayer. (fonte: doctor33 e Seminal, Highly Anticipated Alzheimer’sTrial Falters – Medscape – Feb 11, 2020. https://www.medscape.com/viewarticle/925069

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