Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 126

Le logiche capitalistiche

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

Esse fanno del consumismo lo strumento più qualificante, e così operando dimostrano questo nostro distacco dal futuro e quell’insistente imperativo di racchiuderci nel presente. Le distorsioni sono evidenti. Noi corriamo il serio pericolo di distruggere il nostro futuro. Lo facciamo con l’inquinamento atmosferico, con l’abbattimento delle foreste equatoriali, con le scorie inquinanti, con i rifiuti, con le produzioni dissennate e con una sfrenata natalità. Lo facciamo perché corriamo verso la logica dei facili arricchimenti. Il successo, il potere, le ambizioni e gli egoismi sono altrettanti figli del nostro tempo. Da ciò può provenire solo del male. Per essi non vi è futuro. Ne siamo consci, ma ci sentiamo troppo succubi delle nostre debolezze per reagire. Presiede su tutto ciò l’errata convinzione che ogni cosa è riconducibile alle dialettiche del passato. Basta dare loro una strigliata. Non è così. La ragione oggi è diversa da quella che apparteneva alle altre generazioni, quando immaginavano i possibili scenari del loro futuro. La situazione ora si presenta diversa e non ha precedenti. Mi riferisco, nello specifico, al crescendo delle innovazioni tecnologiche. La loro invadenza, nella vita di tutti i giorni, è così ampia ed estesa che ci procura pesanti contraccolpi esistenziali d’ogni genere: dal lavoro al divertimento, dalla vita di coppia ai rapporti con i colleghi e via di questo passo. Sappiamo che l’industria delle auto a benzina o a gasolio non ha un futuro, eppure continuiamo a produrle in gran quantità. Sappiamo che il petrolio è una fonte energetica che potrà garantirci alcuni lustri di tranquillità, ma sarà destinata a esaurirsi. Non ha, quindi, futuro ma non facciamo nulla di serio per ricercare e sviluppare fonti alternative.
Stiamo letteralmente sprofondando nei rifiuti urbani e industriali eppure adoriamo quel vezzo dell’usa e getti. S’imporrebbe una riconversione industriale per la produzione di beni che possono essere riciclati o integrati con parti più innovative. Ne siamo consci, ma non facciamo nulla poiché qualcuno ritiene che sia una strada che fa arricchire di meno.
Sul piano sociale si matura la stessa condizione tralasciando le riforme che ci fanno risparmiare tempo e risorse perché chi fa economia non consuma e, chi non consuma, non arricchisce chi vende. La stessa prevenzione, in medicina, per un corretto tenore di vita, è guardata con sospetto da chi ricava grossi profitti propinandoci gli unguenti salvifici di lunga vita.
Verrebbero meno quei farmaci che hanno il gran merito, per loro, di avere effetti collaterali all’infinito e capaci di stimolare l’assunzione di altri medicamenti e via di questo passo. Analoga situazione accade con lo sfrutta-mento economico delle ricerche e il loro asservirlo a interessi partigiani. E’ questo il presente che noi non riusciamo a scrollarci di dosso. È questo il futuro che non ci appartiene. (Riccardo Alfonso)

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