Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

“La metà della vita per godere…”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2020

Se quest’aspetto, pur nella sua ovvietà, continua a riservarci disastrosi risultati è perché ignoriamo il suo funzionamento e quindi commettiamo continui errori. Andiamo avanti per tentativi in una successione di errori, di sogni, di dolori e disillusioni. Perché la direzione è sbagliata. Si considera la vita come se fosse fatta per godere. “La metà della vita è per godere. L’altra metà per buon nome ottenere” diceva l’antico poeta persiano Ad Din Sadi. E se invece la vita fosse fatta per imparare? La vita è una scuola, un laboratorio di esperienze. Se queste sono sbagliate, non si può che rimanere scottati. Il dolore serve per questo.
L’uomo dell’avvenire, anziché vivere la legge a livello animale, la vivrà al suo superiore livello. E tutto questo dal momento in cui avrà pienamente compreso il valore del termine “rettitudine”. Significa positività indicata nel potere benefico così come negatività, s’identifica nel potere malefico, registrabile nelle sue conseguenze. Il tutto, quindi, può richiamarci a un principio di dualità quando parliamo di positivo e di negativo e che pur ritroviamo in tutti i piani di esistenza, dalla materia all’energia, dalla vita spirituale alla vita morale, in effetti il tutto si riconduce all’uno. Scompare il lato oscuro poiché esiste una sola legge universale. Il resto è solo il frutto delle nostre suggestioni e debolezze. Positività e negatività rappresentano solo un momento esistenziale secondo un certo piano evolutivo delle specie viventi mentre a livello più alto esiste un solo essere “intellettualmente forte, secondo rettitudine”. A livello animale può essere positivo il forte che elimina il debole, secondo la legge della selezione. Nella nuova forma non esiste più il dominio sull’altro, ma la rivelazione di un ordine nuovo per una più alta perfezione.
Nel nostro futuro, quindi, non esisterà la contrapposizione tra positività o negatività giacché si annulleranno in conseguenza della così detta “legge del ritorno”. È un concetto che, a mio avviso, è possibile mostrarlo con un semplice esempio: quello del corpo e della sua ombra. La nostra dualità altro non è che un’ombra che riflette la nostra figura al cospetto di una fonte di luce. Una volta entrati in questa luce l’ombra scompare, resta la nostra unità. La nostra ombra, quindi, non ha un futuro noi sì. Quale dunque è il segreto del nostro vivere? È forse quello di conoscere il male per apprezzare il bene? È quello di voler misurare i nostri limiti con la logica della trasgressione come fu quella di Adamo nel raccogliere e mangiare la mela proibita? È quello di cercare la libertà nel disordine? È quello di sfidare la legge? Se si tratta di questo, è possibile spiegare razionalmente le sofferenze che generiamo, gli odi che maturiamo, le guerre che scateniamo e l’abilità che esercitiamo nel saper nascondere le nostre malefatte, giacché è il metodo: evadere e sfuggire nello stesso tempo alle sanzioni. Ma tutto ciò, e ci stiamo rendendo conto man mano nel corso delle nostre esistenze, non ha un futuro. Stiamo entrando in una nuova consapevolezza, dove si supera la lotta per la vita dettata dalla forza e dalla furbizia per far emergere un principio di rettitudine. Diventerà la nostra forza vincente derivata non già dalle strutture superficiali della realtà, bensì dalle strutture più profonde. (Riccardo Alfonso)

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