Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Il fuoco che distrugge e rigenera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

Qualcosa che noi vorremmo paragonare dal passaggio dal fuoco elettronico o prometeico al fuoco nucleare. Di là, dal nucleo, deriva la “forza forte”. Di là dalla legge genetica della vita deriva la forza corrispondente ed emergente nel corso dell’evoluzione. Fra l’uomo ingiusto che si fa legge da sé e l’uomo che si affida alla legge, secondo il principio di organicità, si può rilevare un passaggio verso una superiore efficienza. Mi riferisco a quell’efficienza di carattere, non più emozionale ma razionale, che vediamo realizzato su larga misura a livello della tecnologia universale.
La ragione di questo mutamento verso l’alto possiamo già coglierla a livello biologico, a livello organico. C’è una rettitudine che guida dall’interno la vita. C’è una forma di selezione che, partendo dai livelli dell’animalità, si riaffaccia in ben diversa configurazione a livello della spiritualità: a livello noetico. Qui la lotta non avviene più per via dell’arma da taglio, bensì per via dell’intelligenza. Una lotta sempre meno cruenta. Per rendercene conto basta pensare a quell’organica società di cellule che è il corpo umano. Tutto si basa sulla legge fondamentale della vita. Ma a livello di coscienza e di autocoscienza il principio di rettitudine e di superiore giustizia, passando dalla osservazione alla convinzione, si affaccia quale pozione fondamentale sulle soglie della volontà. Il flusso, per così dire, della corrente evolutiva, viene a trovarsi nell’orizzonte definito evangelicamente della “buona volontà”.
D’altra parte, osserva l’Ubaldi: “Non si può fare a meno di nascere vivere e morire e di nuovo nascere, vivere e morire e nel frattempo non si può fare a meno d’imparare a evolverci”. Ciò significa che, a un certo punto, l’analisi delle forze della personalità ci porta a individuare alcuni processi finali di sintesi. Uno di questi processi induce a prevedere la fine generale delle guerre. La traiettoria del fenomeno, la vediamo lanciata dal male verso il bene. Questa tendenza all’unificazione politica mondiale, colta sull’orizzonte della fine del fenomeno guerra, dà luogo a una riflessione di carattere generale. Basta un interrogativo ben comprensibile a tutti. Che cosa succederebbe nel pianeta se nel giro di qualche decennio l’intera forza logistica militare fosse convertita in forza logistica pacifica, in senso umanistico e organico? In altre parole, come ci apparirebbe la geosfera se, dall’oggi al domani, tutta la sua varietà si coagulasse a guida di un corpo organico, a guida del corpo umano?
Potremmo, forse, dare al riguardo solo una risposta in chiave evolutiva? Come dire che vi è stato un tempo in cui l’uomo primitivo isolato, individualista ed egocentrico viveva la sua vita in modo non molto diverso da certi primati mentre oggi siamo più portati a sentire il fascino dell’universale sotto il richiamo dell’organicità, della collaborazione, della solidarietà con tutti i viventi.
Abbiamo vissuto il tempo, e nel suo riflesso odierno continuiamo a viverlo pur mescolato con una diversa consapevolezza, critica, della lotta, della furbizia, dell’astuzia. Si apre, in tal modo, uno spiraglio verso la negazione delle forme autoritarie e imperialiste, verso un ordine non più imposto dal capo e per capire che la volontà di potenza si scontra fatalmente con l’impotenza.
Da tale consapevolezza può nascere un processo di unificazione sempre più vasto. Da ciò l’esigenza di una crescita sul piano conoscitivo. Crescita che la tecnologia più avanzata sarebbe in grado di promuovere se la gestione della comunicazione sociale fosse in mano a gente intelligente. Parlo naturalmente di un’intelligenza di tipo olistico. Pietro Ubaldi scrivendo la “Grande sintesi” e vol-gendo lo sguardo verso la civiltà del terzo millennio si volge alle intelligenze migliori, dicendo: “La via è libera. Il banchetto è pronto e siamo invitati. Ma dobbiamo capire il significato di questo invito”. (Riccardo Alfonso)

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