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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Archive for 5 marzo 2020

Coronavirus. Zaffini (FdI): dopo chiusura scuole provvedere a sanificazione istituti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

“La decisione di chiudere le scuole nelle zone rosse e sospenderne le attività nel resto dell’Italia va colta in maniera positiva, ma come ribadito dalla nostra leader Giorgia Meloni bisogna immediatamente prevedere misure economiche che aiutino e sostengano le famiglie in questo delicato momento. Al contempo la chiusura deve diventare occasione per sanificare tutte queste strutture e anche quegli uffici che eventualmente saranno chiusi. Altrimenti sarebbe una decisione con effetti limitati. Perciò il governo vari un provvedimento che garantisca agli studenti e al personale scolastico, una volta tornati al normale svolgimento delle attività, il rientro in un ambiente a prova di contagio”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini, capogruppo in Commissione Sanità.

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I risultati del voto in Israele

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

By Ugo Volli. Non sono definitivi ma abbastanza chiari al momento in cui scrivo, suggeriscono un paio di riflessioni al di là della cronaca politica immediata.La prima è questa: nell’immenso spazio geopolitico fra la Tunisia e l’India (escluse), fra il Mediterraneo e il Sudafrica e l’Oceano Indiano, Israele è il quasi il solo posto dove da oltre settant’anni si svolgono elezioni multipartitiche regolari e incontestate, spesso con risultati che nessuno aveva previsto, come questa volta. Sarà noioso dover andare alle urne tre volte in un anno, perché non esce una maggioranza chiara; ma ogni persona onesta ammetterà che non c’è confronto con gli scontri militari in Siria, Libia, Yemen, le monarchie assolute del golfo, le dittature con elezioni di rappresentanza come in Egitto e Iran, o quella buffa situazione dell’Autorità Palestinese in cui vi è un presidente eletto per quattro anni che è entrato nel quindicesimo anno di presidenza e nessuno si sogna di schiodarlo dalla sua carica se non degli altri aspiranti autocrati ancora più crudeli e meno democratici di lui. Bisogna ricordare questo fatto, che non è affatto un dettaglio, anche a coloro che non solo distinguono fra antisionismo e antisemitismo (mentre la prima di queste aberrazioni è sempre espressione della seconda), ma anche fra stato di Israele, governo israeliano e le sue politiche, come tendo a fare personaggi come Sanders, che si dicono “Pro-Israele” ma nemici del suo “governo reazionario e razzista”. E’ vero che per costoro vale la battuta, credo di Golda Meir a proposito di Haaretz: “l’ultimo governo di Israele che ha appoggiato era quello britannico del Mandato”. Ma comunque bisogna sapere che il governo israeliano e le sue politiche sono scelte fra un’ampia offerta politica, dagli elettori di Israele, cioè da una buona metà del popolo ebraico (più naturalmente i cittadini non ebrei) e dal popolo democraticamente consultato.La seconda considerazione riguarda la composizione di questo elettorato. Quasi il 13% dei voti sono andati alla “lista unita” che non si caratterizza tanto per la sua prevalente etnicità araba, ma per la radicale opposizione al progetto sionista. Come se in Italia ci fosse una lista borbonica che si oppone non etnicamente al Nord, ma al progetto fondamentale di uno stato unitario italiano. Bisogna anche notare che i suoi elettori non sono tutti gli arabi (ce n’è che votano per altri partiti, sparsi per tutto l’arco politico) né tutti arabi (gli estremisti di sinistra più radicali la votano contro il progetto sionista anche se sono ebrei). Il 14% sono charedim, gli elettori strettamente religiosi dei due partiti sefardita e askenazita. La destra, inclusi i religiosi sionisti ha il 5% dei voti, il Likud ha il 29 %. Insomma il blocco di governo arriva circa al 47% (che in seggi sono di più per un lieve effetto maggioritario del calcolo elettorale). Se si escludono gli antisionisti, c’è anche una netta maggioranza di elettori. Dall’altra parte i bianco-azzurri di Ganz arrivano al 26 e la sinistra supera il 5. Il totale fa il 32% degli elettori nel blocco di Gantz. Infine un po’ meno del 6% dei voti va a Israel Beitenu di Lieberman, che ideologicamente sarebbe di destra (e in tutte queste elezioni se avesse rispettato questa impostazione avrebbe fatto largamente superare la maggioranza al blocco di governo), ma si è associato a Gantz per odio a Netanyahu e ai charedim.

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Il “nemico invisibile”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

È il frutto della nostra indifferenza e della nostra incapacità di proporci come parte attiva della società nella quale viviamo. È un nemico insidioso che ci corrode dall’interno e ci rende più aridi ed egoisti, più opportunisti e cinici di fronte alle sofferenze espresse dai nostri simili che non hanno le nostre fortune, che non godono i nostri vantaggi, che hanno avuto la ventura di esprimere la parte del più debole e del più derelitto.
Qui non si tratta, sia chiaro, di un nemico al quale si può contrapporre un atto di forza, un ordine imperioso ed anche minaccioso.
Qui si tratta di riscoprire con forza morale, con esempi validi ed efficaci, la nostra vera natura che è partecipazione e condivisione. Qui occorre “rigenerare” i valori che ci appartengono da sempre e renderli operanti nella nostra vita vissuta in comunità. Lo dobbiamo fare in tutti i modi e in tutte le circostanze. Dobbiamo dimostrare che non è l’indifferenza il vero motore della vita ma piuttosto la nostra capacità d’esprimerla allungando una mano per stringere con forza e passione quella di tutti i nostri vicini, in una catena indissolubile, e che essa ci faccia sentire gli uni più vicini agli altri in ogni cosa. E’ un discorso, ovviamente, che riguarda i fedeli quanto gli agnostici.
In tale ambito gli arabi e i cristiani divennero, più dei buddisti e degli ebrei, nel corso dei secoli, dei popoli conquistati e dei conquistatori e, in quel loro agitarsi finirono con il perdersi in un mare di violenze.
Invasero le terre che sentivano proprie e che furono in precedenza sottratte con la forza e andarono oltre in Europa e in Asia. Furono anche sconfitti e costretti ad arretrare. Ogni volta le anime di entrambi i contendenti furono influenzate da dissensi e inimicizie. Ciò non di meno i commerci furono fiorenti con ricchi scambi d’esperienze artistiche e quanto altro.
“Fu proprio durante il Medioevo – ricorda Cherubino Mario Guzzetti nel suo libro “Islam questo sconosciuto” (Elledici edizioni), che molti dei migliori ingegni cristiani venerarono come insigni maestri i dotti musulmani che trasmettevano loro la sapienza antica, arricchita di intuizioni e scoperte geniali in ogni campo dello scibile. Tra gli altri sant’Alberto Magno (1193-1280), luminare del medioevo cristiano, aveva tanto rispetto per la scienza degli arabi che, quando insegnava, vestiva alla maniera araba”. Fu, purtroppo, un maestro inascoltato dal suo grande allievo san Tommaso D’Aquino (1226-1274) tanto che nella Summa contra Gentiles espresse giudizi inesatti e sommari, influendo in modo quanto mai negativo su intere generazioni di pensatori cristiani. D’altra parte, sant’Alberto Magno non fu il solo estimatore degli arabi. Ebbe autorevoli precursori. Penso a San Giovanni Damasceno (655-749), figlio di un ministro delle finanze del califfo Mu’äwiya. Penso al papa Gregorio VII (1073-1085) che cercò d’intrattenere con i musulmani relazioni ispirate a vero spirito di amore cristiano:” Dio onnipotente vuole che tutti noi possiamo salvarci e che nessuno perisca. Egli nulla tanto gradisce quanto la nostra obbedienza al suo comando di amare il prossimo e di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi.
È un amore che dovrebbe esistere ancora di più fra noi che non fra gli altri popoli perché, sebbene in modo diverso, ambedue riconosciamo un Dio unico e ogni giorno lo lodiamo e adoriamo quale creatore e signore dell’universo.
Vi fu anche un rapporto di amicizia ancora più illuminante per opera di San Francesco d’Assisi (1182-1226) con il suo viaggio in Egitto nel 1209 per instaurare relazioni pacifiche con i musulmani e divenne amico del sultano Mälik al-Kâmil.
Amicizie che si estesero in campo laico come accadde con i normanni in Sicilia, ma non furono sufficienti a fugare tutti i contrasti esistenti tanto che nel decreto del Concilio Lateranense IV De recuperando Terra Santa (1215) si esortava non al dialogo, ma alla crociata.Tali lotte si riconobbero, spesso, con un forte collante religioso che ebbe la pretesa di avocare a sé tutti i possibili rapporti culturali, politici e sociali. Vedasi le Crociate, da una parte, e il tentativo di islamizzare l’Occidente dall’altra. Ciò ha reso difficile, ancora oggi, la comprensione dei rispettivi comportamenti.
“Ci vollero più di mille anni – scrive Cherubino Ma-rio Guzzetti – per porre fine alle calunnie reciproche di cristiani e musulmani e per avviare un dialogo rispettoso, inteso ad accertare i fatti reali e a comprendere (senza condannarli a priori) i punti di vista degli altri”. Una prova si ebbe nella traduzione latina del Corano pubblicata a Padova nel 1698 da padre Ludovico Marracci.
Il dialogo, in effetti, è stato reso arduo proprio dal fatto che mentre in occidente si è faticosamente giunti a una separazione, in senso laico, dei poteri tra Stato e Religione nel mondo arabo tale distinzione non esiste a tutt’oggi. È stato per l’occidente, è bene ricordarlo, un processo che è durato secoli dopo l’uscita dal mondo unitario medioevale. Da allora a oggi, il confronto, tra pensiero moder-no razionale, scientifico e tecnico, tendente all’analisi e alla distinzione dei ruoli e delle competenze, è stato continuo e serrato e, sovente, non sono mancati roventi contrasti e traumatici ripiegamenti.
Da qui partono, per quanto strane possono sembrarci, le incompatibilità tra l’Occidente cristiano e l’Oriente arabo. E i motivi di confronto e di scontro appartengono alla nostra quotidianità: la lingua, il problema scolastico dei figli, i diritti civili, l’alimentazione, nei posti lavoro dotati di mense, ecc. Eppure, non dobbiamo dimenticare che i musulmani, nella grande Europa sono circa ventitré milioni. La fetta più ampia vive nei paesi dell’Unione delle Repubbliche sovietiche mentre in Francia sono due milioni e mezzo, in Germania sono un milione e settecentomila e in Inghilterra un milione. In Italia si calcola che non siano meno di quattrocentomila, se includiamo nella conta i clandestini. Non è pensabile che l’Islam in Europa non si trovi, alla fine, ad affrontare una simile sfida. Sappiamo anzi che dalla fine della prima guerra mondiale fino ad oggi vi sono state molte proposte, tendenze, partiti, soluzioni secondo le quali il mondo musulmano, nelle sue diverse ramificazioni, etnie e territori, ha preso coscienza dell’avvento dell’era della tecnica e delle esigenze di razionalità che essa comporta. Bisogna dire, però, che fino ad ora la fede nei grandi “pilastri” dell’Islam, e in una certa misura tale aspetto riguarda anche gli ebrei e talune frange di cristiani, non sembrano aver avvertito in maniera preoccupante la scossa derivante dai principi della modernità. Prevalgono in questo momento le tendenze fondamentaliste, che cercano d’appropriarsi dei risultati tecnici, ma staccandoli dalla tradizione antica, da tutti i problemi politici e sociali che ne derivano. Non si ammette quindi separazione tra Religione e Stato, tra Religione e Politica.
A questo punto anche l’Occidente pare diviso sul da farsi. Nel frattempo, continuano ad agitarsi i fantasmi di un tempo: le preoccupazioni per un’islamizzazione dell’Occidente, attraverso le correnti migratorie, sempre più massicce. Al fondo di queste ragioni vi è il timore che una Chiesa perda il primato, sull’altra, sui territori che ha definito come spartiacque inviolabili.
Su tutto prevale, ovviamente, la necessità d’impostare comunque e sempre un atteggiamento di rispetto e di ricerca della verità. Incominciò a farlo il Concilio Vaticano II (1962-1965) sotto l’egida di un sano ecumenismo. Sono significativi i suoi due documenti: Lumen gentium e Nostra aetate, dove si esprimevano stima e comprensione per il mondo musulmano. (Riccardo Alfonso)

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Mostra fotografica CaraDonna

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Roma Sabato 7 marzo p.v. alle ore 18.30 presso la Galleria dell’Accademia d’Ungheria Istituto di Cultura Ungherese in Roma. (Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1) verrà inaugurata la mostra fotografica CaraDonna. Si tratta di una campagna creativa tutta al femminile, impostata e sostenuta da Agapestudenti e realizzata in collaborazione con la fotografa Gemma R. Gonçalves da Silva.
L’obiettivo del progetto, giunto alla sua quinta edizione, è favorire e sostenere l’ascolto delle voci delle donne.L’iniziativa vede cinque sessioni fotografiche, realizzate tra la fine di gennaio e la metà di febbraio 2020, durante le quali le donne che hanno scelto di partecipare si sono lasciate scrivere il loro messaggio sul proprio corpo. Da donna a donna.
In occasione della Festa Internazionale della Donna, le foto scattate saranno esposte in una mostra aperta al pubblico, celebrativa delle donne e dei messaggi da loro scelti. Contestualmente sarà in esposizione anche la mostra fotografica di House of Light, una casa di accoglienza in India per donne salvate dallo sfruttamento sessuale. Apertura al pubblico: sabato 7 marzo p.v. ore 16.00-22.00
domenica 8 marzo p.v. ore 11.00-17.00.

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Crema e il suo centro specializzato per la lotta al coronavirus

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Crema. L’assessore Gallera ha definito l’ospedale di Crema un “centro specializzato per Il coronavirus”. Per il Consigliere regionale del M5S Lombardia Marco Degli Angeli e il consigliere comunale di Crema Manuel Draghetti, “con sette posti in terapia intensiva, zero infettivologi e zero macchine per ventilazione invasiva e personale allo stremo non si va lontano. L’assessore spieghi, una buona volta, come il nostro presidio possa essere considerato un centro specializzato e come possa reggere l’urto del coronavirus.
Con oltre 90 accessi al pronto non è possibile far fronte ai ricoveri in crescita e salvaguardare al contempo la salute dei 35 mila abitanti della città (con un bacino territoriale di 130 mila abitanti) con soli 380 posti letto. Cosa intende Gallera per centro specializzato?”. “A Crema”, aggiungono i portavoce del M5S, “i medici fanno anche turni da 18 ore consecutive, senza sosta, da giorni. Tutti gli operatori ed infermieri sono sottoposti ad uno stress estremo, un medico ed un’infermiera sono in rianimazione, sette medici sono stati sottoposti a tampone insieme a moltissimo personale amministrativo”. “Non bastano i complimenti, le pacche sulle spalle, le medaglie e le specializzazioni ad honorem.Servono infermieri, medici e posti letto, subito. Inoltre serve allargare la rete di supporto e di accoglienza anche da parte degli altri presidi territoriali.
Crema non può attendere gli effetti del necessario e dovuto stanziamento di 2 milioni di euro straordinari per l’assunzione di nuovo personale ed apparecchiature, annunciato ieri. Bene i nuovi fondi, ma serve qualcosa di più: serve chiarezza nella pianificazione. Crema, Lodi e Seriate non possono reggere da soli tutto l’urto di accoglienza ed indirizzamento regionale. È folle, serve subito una vera redistribuzione anche in altri ospedali, coinvolgendo anche tutte le strutture private. Tutto il personale ospedaliero di Crema sta dando il massimo, lo sta facendo da molti giorni. Non possiamo più aspettare.Se per gestire l’emergenza Regione Lombardia si era immaginata di implementare dei “Centro specializzati per il coronavirus”, il ritardo è gravissimo e allarmante e gli annunci di rinforzi e riorganizzazione di ieri arrivano in maniera tardiva. L’emergenza va governata e non subita”, concludono i rappresentanti del Movimento 5 Stelle.

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L’anestesista proposta per il Premio Rosa Camuna: ha riconosciuto per prima il coronavirus

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Il M5S Lombardia ha candidato al Premio Rosa Camuna l’anestesista che, per prima, ha capito che Paziente 1 aveva il coronavirus.
La donna lavora presso l’ospedale di Codogno, nel Lodigiano, epicentro del focolaio lombardo dal 22 febbraio scorso.
Stefano Paglia, primario del pronto soccorso dell’ospedale di Codogno, ha spiegato che “nel primo pomeriggio di giovedì 20, dopo il trasferimento dalla medicina alle terapie intensive, si è accesa la lampadina all’anestesista che ha salvato tutti dalla catastrofe”. Poi una collega “forzando il protocollo, ha fatto fare il tampone. Prima ancora di avere conferme, personale e reparti sono stati messi in sicurezza”.Marco Degli Angeli, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: “È un gesto che fa onore alla Sanità lombarda, un’eccellenza se pensiamo alle capacità e ai sacrifici di cui è capace il suo personale nonostante i tagli a cui è sottoposto da anni il settore dalla politica regionale.
L’anestesista ci ha consentito di anticipare una catastrofe consentendo l’avvio dei protocolli di emergenza. Ci sono momenti nei quali ogni minuto è prezioso per salvare vite umane. Questa donna, grazie alle sue doti ha anticipato il disastro rendendo a tutto il Paese, e non solo alla Lombardia, un servizio encomiabile. La Rosa Camuna, massima onorificenza della Lombardia vada a lei.
Il suo intuito e la sua prontezza sono valori fondamentali nel lavoro di prevenzione e cura delle malattie e devono essere un esempio quotidiano per la politica e per i cittadini. Nel salvare vite umane ha reso grande la Lombardia e il Paese”.

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Luca Vitone: Il Canone

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Parma 4 aprile – 30 maggio 2020 Inaugurazione: 4 aprile 2020, ore 11.00 Abbazia di Valserena Strada Viazza di Paradigna 1, lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma presenta il secondo appuntamento del programma di residenze d’artista Through time: integrità e trasformazione dell’opera, realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020, che vede la partecipazione di Massimo Bartolini, Luca Vitone ed Eva Marisaldi.
L’Archivio-Museo CSAC conserva a partire dal 1968 oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo. Dopo Massimo Bartolini, che il 16 febbraio scorso ha presentato l’installazione On Identikit, a confrontarsi con questo patrimonio preziosissimo sarà Luca Vitone, già protagonista di una residenza presso lo CSAC nel 2017 nell’ambito del progetto #GrandTourists. In quell’occasione, Luca Vitone aveva potuto letteralmente immergersi negli archivi e nelle collezioni CSAC, confrontandosi al tempo stesso con la città di Parma e una rete di altri archivi e musei.Vitone, artista che da sempre lavora sull’idea di luogo, produzione culturale e memoria, propone nell’ambito di Through time l’esito espositivo di quella residenza: Il Canone, un omaggio al concetto stesso di archivio a partire dal furgone utilizzato fino all’inizio degli anni 2000 dallo CSAC per il trasporto e l’acquisizione delle opere e degli archivi. Il mezzo di trasporto – metafora dell’azione del prelevare e dell’agire per la raccolta e la costruzione dell’archivio – sarà allestito nell’imponente navata centrale della Chiesa abbaziale, seguito da una lunga “parata” di lavori e progetti che rappresentano un ampio spettro della ricerca artistico-culturale italiana del Novecento, selezionati dall’artista con un criterio del tutto personale, quasi a ricostruire immaginari legami tra le opere conservate allo CSAC e le proprie vicende biografiche.
Per l’artista, “entrare nell’archivio del CSAC è come immergersi in un mare tropicale, di quelli noti per lo snorkeling. Impossibile non rimanerne affascinati, anche se non si riconoscono i pesci si è frastornati dai colori, dalle forme e soprattutto dalla quantità di animali da osservare. […] Ma c’era una cosa che mi tornava sempre alla mente: un furgone bianco, parcheggiato nell’angolo più lontano del piazzale, come fosse abbandonato, stava lì con la sua scritta sulla portiera ‘Università di Parma’ a testimoniare il suo ruolo passato”.
Nella visione di Luca Vitone il furgone rimanda concettualmente all’opera Das Rudel di Joseph Beuys del 1969, in cui 24 slitte in legno fuoriescono da un vecchio furgoncino Volkswagen. Come per Beuys, anche in questo caso, le 24 opere e oggetti che il furgone dell’Università di Parma lascia dietro di sè sono collegate a episodi autobiografici dell’artista oppure ad autori che hanno profondamente segnato la sua crescita artistica, riscoperti all’interno degli archivi CSAC. Tra questi figurano Ugo Mulas, Alighiero Boetti, Gianni Colombo, Lucio Fontana, Mario Schifano, Mario Nigro, Pietro Consagra, Alberto Rosselli, Afro Basaldella, Luigi Ghirri, Erberto Carboni, Archizoom Associati/Lucia Bartolini, Walter Albini, Giosetta Fioroni, Michelangelo Pistoletto, Maddalena Dimt, Franco Albini, Danilo Donati/Sartoria Farani, Ettore Sottsass jr./Sottsass Associati, Andrea Branzi, la rivista satirica “Il Male” e persino un anonimo, autore un’imitazione di una lampada di Vico Magistretti. Sarà poi allestito nell’abside della Chiesa anche un monocromo eseguito dallo stesso Vitone con le polveri dello CSAC, realizzato in occasione della residenza e donato al centro.

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Pil: Istat, -0,3% nel quarto trimestre

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Secondo l’Istat, il Pil italiano nel quarto trimestre del 2019 è sceso dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, confermando la stima precedente.”Il Paese è in recessione tecnica anche senza l’effetto Coronavirus. E’ questa l’amara lettura del dato Istat di oggi. Anche nel I trimestre 2020, infatti, diventa arduo ipotizzare una variazione congiunturale positiva, visto che partiamo nel 2020 con un Pil già negativo, con una variazione acquisita dello 0,2%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Preoccupa, poi, il calo dello 0,2% della spesa delle famiglie residenti” prosegue Dona. “Ecco perché i 3,6 miliardi stanziati dal Governo per affrontare l’emergenza Coronavirus sono irrisori e non possono certo bastare per dare quella scossa che serve alla nostra economia” conclude Dona.

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Relazioni Italia-Usa: Costituito il Capitolo di Roma dell’Osdia

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Nuova iniziativa nel campo delle relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti, ovvero il lancio delle attività del Capitolo di Roma dell’OSDIA, la più antica organizzazione a supporto dei cittadini americani di discendenza italiana.Fondata a New York nel 1905 dal Dott. Vincenzo Sellaro, medico siciliano emigrato negli Usa, l’OSDIA conta oggi 600mila italo-americani ed italiani in America. Tra le varie organizzazioni italo-americane, l’Osdia è quella che maggiormente rappresenta gli oltre 26 milioni di cittadini italo-americani negli Stati Uniti.L’OSDIA si propone di aiutare gli italo-americani a mantenere vivi i propri valori e le tradizioni, facendo si che l’opinione pubblica, ed i media in particolare, siano al corrente dei contributi degli italiani alla storia ed al progresso degli Stati Uniti. A questo fine, l’OSDIA collabora attivamente con il Congresso Americano e la Casa Bianca su questioni che riguardano gli italo-americani.Il Capitolo di Roma dell’OSDIA si propone, in addendum alla sua missione istituzionale, la promozione delle relazioni tra il nostro Paese e le comunità italo-americane ed italiane in America.Con una consistenza numerica iniziale di 25 soci, il Capitolo di Roma dell’OSDIA si onora di avere tra i suoi soci onorari, l’imprenditrice e produttrice americana, naturalizzata italiana, Mrs. Clarissa Burt.Si riportano di seguito i link del comunicato diffuso ieri negli USA ed in Italia relativo alla Honorary Membership di Mrs. Clarissa Burt.
YAHOO! FINANCE: Clarissa Burt Becomes Honorary Member of Capitolo di Roma of the Order Sons & Daughters of Italy in America (by Dott. Carmelo Cutuli)

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Nuove nomine in Angelini Pharma

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Roberto Lombardo entra nel nuovo ruolo di Pharma Chief Human Resources & Organization Officer, mentre Silvestro Camerini, già Pharma Business Control Director, viene nominato Pharma Chief Financial Officer. Entrambi riportano al CEO Pierluigi Antonelli e faranno parte del “Leadership Team”, il comitato esecutivo di Angelini Pharma.“Sono felice in maniera diversa per queste due nomine – dichiara Pierluigi Antonelli, CEO di Angelini Pharma – Da un lato l’ingresso di Roberto, con la sua profonda esperienza internazionale, ci aiuterà a perseguire uno dei nostri obiettivi strategici: essere un’azienda ambita in cui voler lavorare sia per i nostri collaboratori sia per talenti esterni. La nomina di Silvestro mi rende particolarmente orgoglioso perché riflette l’attenzione alla crescita interna, ugualmente importante. Sono certo che il giusto mix tra talenti interni ed esterni sia la chiave del futuro successo di Angelini Pharma”.
Angelini Pharma è impegnata ad aiutare i pazienti nel combattere diverse patologie con un’attenzione costante e prevalente alla Salute Mentale, incluso il Dolore, alla Malattie Rare e alla Consumer Health.
Angelini Pharma è una “Integrated Company” con ampi e riconosciuti programmi di R&S, impianti di produzione “World Class” e attività di commercializzazione internazionale di principi attivi e di farmaci leader di mercato. http://www.angelinipharma.com.

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Scuola: Piano per il Sud, la ministra Azzolina per ampliare docenti e offerta formativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Il progetto, ha detto la titolare dell’Istruzione, ha messo al centro la scuola, così da superare il tasso di abbandono scolastico che grava sui territori delle regioni meridionali: come in Campania (19%), in particolare a Napoli (22%), ma anche in alcune province siciliane, dove si supera il 30%. Le risorse stanziate serviranno a ridurre il divario, in materia di istruzione, con le regioni del Nord. Già dal prossimo anno scolastico – ha proseguito Azzolina – sarà attiva una Task Force nelle regioni del Mezzogiorno per ampliare offerta formativa, incrementare docenti e tutor, realizzare laboratori e ammodernare le strumentazioni, potenziare le attività pomeridiane nelle scuole. Anief reputa positiva la decisione del Governo di concentrare gli sforzi per risollevare l’istruzione pubblica del Meridione. Perché solo ampliando gli organici è possibile attuare sdoppiamenti di classe, in presenza di un’elevata quantità di iscritti, e di tenere sempre aperte le scuole del Sud, dove occorre riallineare i livelli di apprendimento. “Per avere un riscontro agli annunci della ministra Lucia Azzolina – precisa Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è bene però che ora giungano risorse nuove, finalizzate allo scopo, attraverso il Def di primavera: produrre uno sforzo importante, con investimenti veri, significa incrementare gli organici del personale scolastico, creare nuovi laboratori e attrezzature, attuare il tempo pieno e in generale aumentare quello passato a scuola. Non ci si può certo fermare all’emendamento del M5S al decreto Milleproroghe, che, pur nella sua positività, va a cancellare meno di mille classi pollaio, a fronte di oltre 15 mila oggi ancora esistenti nelle nostre scuole”.Il Piano per il Sud, presentato nei giorni scorsi a Gioia Tauro, è un progetto a cui il Governo tiene molto: lo ha fatto intendere la ministra Lucia Azzolina, in un’intervista rilasciata a “Il Mattino”, parlando della Task Force che l’esecutivo in carica vuole attivare nelle regioni del Mezzogiorno per ampliare offerta formativa, incrementare docenti e tutor. Partendo dall’uccisione del 15enne ucciso a Napoli, dopo aver tentato una rapina nei confronti di un carabiniere, la ministra dell’Istruzione ha illustrato alcuni dei contenuti del Piano per il Sud, affermando che l’antidoto contro la criminalità è proprio la scuola.Il giovane sindacato ha già detto che, se si vuole davvero voltare pagina, occorre introdurre un surplus di 40 mila docenti aggiuntivi, in organico di diritto, pari ad almeno cinque docenti in più per istituto, i quali andranno in prevalenza impiegati nelle scuole dove si prevede un incremento di orario di apertura delle istituzioni scolastiche. Del resto, è nello stesso testo di presentazione del Piano per il Sud che si parla della necessità di “favorire l’apertura delle scuole in orario pomeridiano nelle regioni del Mezzogiorno”. Inoltre, tra “i risultati attesi” con l’attuazione del progetto, vi è proprio quello di “ampliare l’offerta formativa e l’attività pomeridiana, estendere a tutte le regioni del sud le best practice dei programmi di scuole aperte, incrementare docenti e tutor, realizzare i laboratori necessari alle attività e ammodernare la strumentazione”.L’obiettivo a lungo termine, ha detto anche Mila Spicola sull’Huffington Post, è quello di “combattere la dispersione scolastica, innalzare il livello delle competenze di base”. Solo che sino a oggi lo Stato ha offerto “ad alcuni bambini (perlopiù al Nord e nei centri) 8 ore di scuola ordinamentale, con organico e risorse connesse per il funzionamento delle mense, continua, uniforme, stabile al giorno (tempo pieno) e ad altri (perlopiù poveri, delle periferie, del Sud) 4/5 ore di scuola al giorno, farcendoli però di ogni tipo di ‘progetto’”. La contraddizione è palese. “Lo ha chiaramente detto anche l’UE: in Italia si tende a utilizzare i fondi UE per compensare vuoti che lascia lo Stato. Non funziona”. In tal modo, “a questi altri bambini, si sta facendo un torto grave in termini di diritti costituzionali e di livelli essenziali di prestazione”.
Convinta di questo, da diversi anni, l’associazione sindacale Anief ha presentato formale proposta per l’anticipo dell’obbligo scolastico a 5 anni, prevedendo nel contempo anche l’estensione dell’obbligo formativo sino a 18 anni. Allo stesso tempo, il sindacato – consapevole che il Centro-Sud continua ad arrancare – ritiene sempre più centrale l’implementazione del tempo scuola e degli organici del personale, poiché le attività scolastiche rimangono essenziali per vincere abbandoni ed espansione dei Neet, che proprio al Sud hanno assunto proporzioni gigantesche.Altre proposte del giovane sindacato riguardano il potenziamento e l’apertura al mondo del lavoro in regioni con poche aziende. Questo si può realizzare con il recupero della tradizione artigianale e artistica (restauro e altro) e delle tradizioni gastronomiche e agricole proprie del territorio. Inoltre un grosso incentivo dovrebbe avere la formazione di competenze dirette all’imprenditoria giovanile soprattutto in forma collettiva/cooperativa e favorire la conoscenza della specificità culturale ed economica del territorio, per attivare percorsi formativi con laboratori che favoriscano l’avviamento al lavoro.

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Ridurre le gravidanze multiple e migliorare lo stato di salute di madri e bambini

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno nascono più di 20 milioni di bambini con un peso inferiore ai 2,5 Kg, la maggior parte nei Paesi in via di sviluppo.In passato, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) era associata alla nascita di bambini sottopeso. Tuttavia, i dati emersi da un recente studio condotto da IVI mostrano che per la prima volta dall’avvento della fecondazione in vitro (FIV), avvenuta ormai 40 anni fa, i bambini nati con l’ausilio della PMA presentano un peso del tutto simile ai bambini concepiti naturalmente.“Abbiamo lavorato molto per invertire la percentuale dei bambini nati sottopeso e per equipararla a quella dei bambini concepiti naturalmente. Oggi possiamo affermare che, nel 2019, meno dell’8% dei bambini concepiti in IVI sia nato sottopeso. Considerando che, secondo gli ultimi dati del 2017, la percentuale dei bambini nati sottopeso in seguito a gravidanze spontanee era del 7,8%, il risultato raggiunto da IVI è davvero promettente e consente di abbattere alcuni pregiudizi che sinora hanno gravato su questo settore di ricerca. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di assimilare la Fecondazione Assistita ad una gravidanza ottenuta naturalmente e risultati come questo ci mostrano che siamo sulla buona strada” ha affermato il Prof. Antonio Pellicer, Presidente e cofondatore IVI.Non tutti i neonati nati sottopeso sono prematuri. Si stima che il 3-5% dei nati al termine della gravidanza sia sottopeso o di altezza inferiore alla media, ma questo non vuol dire che subiranno uno sviluppo anormale.
La riduzione del rischio è strettamente legata al trasferimento nell’utero materno di un singolo embrione (SET). Tale procedimento, adottato ormai nelle cliniche IVI, consente ai medici di ridurre drasticamente le gravidanze multiple, che negli ultimi dieci anni sono diminuite del 75%. Nello stesso tempo, grazie al SET sono aumentate le possibilità di portare a termine la gravidanza con successo.
La progressiva riduzione del rischio di nascite di bambini sottopeso deriva dagli importanti progressi fatti nella ricerca sulla riproduzione medicalmente assistita negli ultimi vent’anni. I risultati più recenti mostrano notevoli avanzamenti in termini di sicurezza e successo nell’applicazione della Fecondazione in Vitro. Pertanto, i continui miglioramenti e le esperienze positive dei pazienti, determinano l’aumentare delle persone che quotidianamente si rivolgono a IVI per coronare il proprio desiderio di genitorialità.”I bambini nati con il nostro aiuto, e grazie al SET, presentano un peso e una percentuale di gravidanza a termine del tutto simile a quello dei bambini concepiti naturalmente. Questi dati costituiscono un’ulteriore prova del fatto che il divario tra Fecondazione in Vitro e concepimento naturale si stia gradualmente colmando. Un’ottima notizia per coloro che desiderano superare il problema dell’infertilità”, ha concluso la Dr.ssa Galliano.

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L’Operazione Intesa-Ubi

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Ben venga la fusione di Banca Intesa Sanpaolo con Ubi Banca. Finalmente una mossa di valenza strategica e internazionale, che si pone all’avanguardia anche del processo di consolidamento del sistema bancario europeo. Non può ne deve essere un accordo per mettere delle pezze di appoggio a un sistema bancario italiano in difficoltà, com’è avvenuto in passato. L’operazione ci sembra limpida.Si tratta di un’offerta pubblica di sottoscrizione (ops)che l’Ubi Banca può accettare o rifiutare. A nostro avviso è un’opportunità da non perdere, che può giovare al paese.La fusione farebbe nascere un player economico e finanziario che si porrebbe, per dimensioni, al settimo posto nell’Unione europea. Con oltre 1.100 miliardi di euro di risparmi gestiti e impieghi per 460 miliardi, conterebbe su circa 110.000 dipendenti, di cui 20.000 dell’Ubi Banca, che con i suoi 3 milioni di clienti è già il terzo istituto bancario d’importanza nazionale L’operazione prevede un’offerta con uno scambio azionario pari a 4,9 miliardi di euro. In merito riteniamo che differenti valutazioni di prezzo non dovrebbero incidere sul risultato finale dell’operazione. Il nuovo istituto passerebbe da 44 a 48 miliardi di euro di capitalizzazione, subito dietro la francese Bnp Parisbas, e aumenterebbe i propri ricavi da 18 a 21 miliardi, appena dietro la Deutsche Bank.
Banca Intesa è già il primo gruppo bancario italiano con quasi 12 milioni di clienti e circa 3.800 filiali in Italia. All’estero ha mille filiali con 7,2 milioni di clienti. Nel 2019 ha erogato 58 miliardi di crediti a medio e lungo termine, registrando un utile pari a 4,2 miliardi di euro. Le due banche non hanno particolari problemi di gestione, sia in rapporto al livello dei rischiosi derivati otc sia per quanto riguarda i crediti non esigibili, i non performing loans. Ci sembra, entrambe hanno mantenuto nel tempo un rapporto positivo con il territorio e con i settori dell’economia reale. Sono anche molto attive a livello internazionale e in rapporto con le industrie italiane esportatrici. Con la fusione, nel periodo 2021- 2023 si ipotizzano ulteriori 30 miliardi di euro di erogazioni di crediti per supportare l’economia italiana e maggiori finanziamenti per l’economia verde per ben 10 miliardi. A fronte di queste previsioni positive, a farne le spese sarebbe l’occupazione poiché dovrebbero essere assunti solo 2.500 giovani a fronte di 5.000 uscite. Questa, purtroppo, è una negatività che l’intero sistema bancario mondiale sta soffrendo. L’operazione riteniamo rientri nei desiderata e nell’ottica della Banca d’Italia, che chiede un rafforzamento del sistema bancario attraverso aggregazioni virtuose per superare la debolezza e, a volte, la provincialità del nostro sistema. Ci sembra rispondi anche alle considerazioni del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) circa l’esposizione dell’Italia rispetto a eventuali ingerenze e a interessi esterni. Si ricordi che presso il Comitato sono in preparazione audizioni dedicate ai settori economici d’interesse nazionale, in particolare quelli bancari, finanziari e assicurativi che stanno vivendo un’intensa trasformazione tecnologica e innovativa. Da ultimo la valutazione del Copasir ha riguardato l’impatto del 5G in Italia, che ha determinato l’invito al governo di escludere le aziende cinesi dalla banda ultralarga.L’indipendenza economica e finanziaria italiana assumono un’importanza cruciale. A questo proposito si consideri il peso del debito pubblico e che circa 400 miliardi di euro di obbligazioni pubbliche siano detenute dalle banche italiane. E’ nota la debolezza del nostro sistema bancario nel mondo finanziario globalizzato in cui sono emerse delle mega banche capaci di dettare le condizioni di mercato a tutti e di “fagocitare gli attori economici più piccoli e deboli”, quando vogliono. Negli anni passati, infatti, molte banche italiane sono state “attenzionate” da interessi esterni, anche di altri paesi europei, che non hanno sempre giovato al nostro paese. E’ triste notare che, purtroppo, l’Europa non è ancora in grado di operare come un’entità unica e sovrana. La libertà di azione da parte degli attori economici europei è fondamentale e sacrosanta. Non possono, però, essere tollerati gli abusi che mirino a favorire interessi di qualcuno a discapito di quelli collettivi dell’Unione europea. Anche l’applicazione della regola europea nei processi di aggregazioni economiche che disciplina il golden power (i poteri speciali per salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale) è stata a volte irresponsabilmente violata da certe aziende europee. Non sfugge la delicatezza del problema. Si ricordi, per esempio, che gli Usa hanno sollevato una questione di sicurezza nazionale riguardo ai Treasury bond posseduti dalla Cina.

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Prima personale dell’artista coreana Geumhyung

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Modena dal 6 marzo al 2 giugno 2020 Fondazione Modena Arti Visive Palazzina dei Giardini Corso Cavour 2, presenta Upgrade in Progress, la prima personale dell’artista coreana Geumhyung Jeong in un’istituzione d’arte contemporanea italiana. La mostra, è a cura di Diana Baldon, curator-at-large di Fondazione Modena Arti Visive. Domenica 29 marzo alle ore 17, l’artista metterà in scena un live demonstration tour pensato appositamente per Upgrade in Progress, in cui interagirà con gli oggetti che compongono l’installazione alla Palazzina dei Giardini.
L’esposizione illustra una nuova installazione site-specific commissionata da Fondazione Modena Arti Visive, incentrata sul progetto più recente di Geumhyung Jeong. L’artista si è distinta a livello internazionale nell’ambito delle arti performative per le sue coreografie allo stesso tempo divertenti e inquietanti in cui si esibisce con apparecchi elettronici con sembianze umanoidi. Combinando diversi mezzi espressivi – danza, teatro, film e scultura – l’artista realizza le sue opere con una varietà di dispositivi protesici, strumenti hardware meccanici e tecnologici, cosmetici, manichini medici, inserendo performance dal vivo che “dimostrano” come i suoi oggetti possano essere utilizzati. Quando li presenta in contesti dedicati alle arti visive, l’artista dispone gli oggetti secondo strane sequenze e li ordina su piedistalli all’interno di ambienti molto illuminati, imitando gli archivi scientifici e le collezioni museali.
Nata nel 1980 a Seoul, dove vive e lavora, Jeong ha studiato recitazione alla Hoseo University di Asan (Corea del Sud), danza e performance alla Korean National University of Arts e cinema di animazione alla Korean Academy of Film Arts (entrambe a Seoul). Fin dall’inizio della sua carriera, l’artista ha dedicato il suo lavoro allo studio del rapporto tra il corpo umano e gli oggetti quotidiani inanimati attraverso delle produzioni che combinano linguaggi e tecniche provenienti dagli ambiti della danza contemporanea, del teatro di figura e delle arti visive.La sua pratica performativa prevede movimenti ordinari e riduce al minimo indispensabile i codici specifici e le convenzioni dell’arte e del teatro. Durante l’interazione fisica tra il suo corpo e gli oggetti, è sempre più ambiguo chi controlla chi. Ciò che invece diventa evidente è l’indagine compiuta dall’artista sull’inesorabile legame tra il nostro corpo e la tecno-sfera contemporanea, ovvero il modello dominante attraverso cui facciamo esperienza della nostra quotidianità. Mettendo in discussione la falsa convinzione secondo cui saremmo in grado di controllare la realtà, le opere di Jeong analizzano il modo in cui si manifestano le inafferrabili e mutevoli sfumature dello sviluppo tecnologico, che modellano la nostra percezione, condizionano le nostre scelte e ci fanno fare esperienza del tempo e dello spazio.

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Antonio Pascale: “Luce del Nord” edito da Rubbettino

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

A volte la vita chiude una porta per aprire una finestra. È accaduto così per Gianluigi Bruni, classe 1954, laurea in filosofia, diploma al Centro Sperimentale e una vita trascorsa nel cinema collaborando a vario titolo con registi del calibro di Fellini, Comencini, Zeffirelli, Dino Risi. Una carriera messa in fretta da parte quando la crisi economica ha presentato il suo conto e Bruni si è trovato a reinventarsi la vita diventando portiere di un condominio nel quartiere Garbatella di Roma. L’abitudine alla scrittura dello sceneggiatore, il bisogno di raccontare, invece, non si mettono facilmente da parte e così Bruni ha continuato a scrivere osservando e narrando il mondo degli ultimi, di quelli che non ce l’hanno fatta, di quelli che hanno sbagliato tutto o che non hanno saputo o potuto prendere la vita dal verso giusto. Nasce così “Luce del nord” romanzo segnalatosi già da inedito all’edizione 2019 del Premio Calvino e oggi pubblicato da Rubbettino nella prestigiosa collana di narrativa Velvet. Il libro ha già suscitato attenzione da parte dei lettori e recensori che per primi lo hanno notato, come lo scrittore Antonio Pascale che ha deciso di proporlo al premio Strega. «Luce del nord» è una sorta di rap contemporaneo. Come i pezzi di Mahmood canta la vita della periferia, quella vita difficile fatta di muri enormi da scalare. Come i moderni rapper non si abbandona alla disperazione. In fondo c’è sempre una luce da raggiungere, una speranza da conquistare.

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Aumento del livello del mare nella laguna veneta nel 2100

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Un aumento del livello medio del mare nella laguna di Venezia di circa 82 centimetri entro la fine del secolo causato dall’effetto combinato di cambiamento climatico e subsidenza. Sarebbe questo lo scenario emerso da uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e della Radboud Universiteit dei Paesi Bassi.Il lavoro, pubblicato nel 2019 su “Water” e oggi approfondito sulla rivista “Le Scienze” per il pubblico italiano si inserisce nel quadro degli studi sull’aumento del livello del mare a scala globale, in forte accelerazione a partire dalla fine del XIX secolo, in corrispondenza dell’inizio della seconda rivoluzione industriale che ha prodotto un sensibile aumento dell’immissione in atmosfera di anidride carbonica.”L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) indica un aumento massimo del livello marino tra 52 e 98 centimetri nel 2100″, spiega Marco Anzidei, co-autore dell’articolo e coordinatore dei progetti europei SAVEMEDCOASTS e SAVEMEDCOASTS-2, che si occupano degli impatti di aumento di livello marino dovuto al cambiamento climatico lungo le coste del Mediterraneo più esposte al rischio di inondazione. “Nel caso della laguna veneta, nel computo delle proiezioni per la valutazione degli impatti si deve includere la subsidenza, ovvero il lento movimento verso il basso della superficie terrestre, legato a cause naturali e antropiche. Tale movimento ha per effetto l’accelerazione dell’aumento del livello marino locale”.Lo studio ha approfondito il contributo dei fattori locali nell’aumento del livello del mare nella laguna veneta: tra questi, la variabilità climatica naturale e i movimenti verticali della crosta terrestre. Le analisi sono state effettuate utilizzando un gruppo di stazioni mareografiche del Mediterraneo poste nel nord dell’Adriatico e nel nord del Tirreno, presenti negli archivi italiani dell’ISPRA e in quelli globali del Permanent Service for Mean Sea Level (PSMSL), gestito dal National Oceanography Centre di Liverpool. Alla stazione di Venezia Punta della Salute, le analisi stimano un aumento medio di 82 cm nel 2100, ma con un’incertezza di 25 centimetri in più o in meno, quindi anche fino a 108 cm.Il quadro fornito da SAVEMEDCOASTS sulle aree mediterranee maggiormente esposte al rischio di allagamento marino nel 2100, compresa la laguna veneta con la città di Venezia, evidenzia 163 principali pianure costiere poste a una quota entro 2 metri sopra il livello medio attuale del mare, corrispondenti a un’area totale a rischio allagamento pari a circa 5,5 milioni di campi da calcio.

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Governo. 2019: un anno bellissimo e un futuro cinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

E’ certificato dall’Istat: l’aumento del Pil in volume è dello 0,3% nel 2019. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva assicurato che “ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire” e che “l’Italia ha un programma di ripresa incredibile”. Gli faceva eco il vice premier e bi-ministro, Luigi Di Maio, che dichiarava “siamo alle soglie di un nuovo boom economico”.
Non è successo. Insomma, una bufala.
Ci avevano assicurato che il Reddito di cittadinanza avrebbe creato lavoro e che “mettendo i soldi in tasca agli italiani”, l’economia sarebbe decollata e ci sarebbe stato un aumento della ricchezza, cioè del Pil.
Non è successo. Insomma, una bufala.
Ci avevano assicurato che, con Quota 100, mandando in pensione gli attuali lavoratori, si sarebbero creati tanti posti quanto i neopensionati, con un aumento del Pil.
Non è successo. Insomma, una bufala.
Lo ricordiamo agli smemorati che ci hanno creduto.Per rilanciare l’economia, il premier Conte ha ingaggiato, come consigliere economico, Mariana Mazzucato, docente alla University College London (Regno Unito).
La prof.ssa Mazzucato è teorica dello Stato imprenditore perché, ritiene, più audace, innovatore e prolifico.Vale per lo Stato italiano che ha un debito pubblico di 2.400 miliardi e il rapporto debito/Pil al 134,8%? No, lo Stato è un altro: la Cina. La Mazzucato auspica un intervento della Cina nel settore siderurgico (Ilva) e in quello dei trasporti aerei (Alitalia). Insomma una joint-venture pubblico-privato, dove il pubblico sono le imprese cinesi, cioè la Cina. L’iniziativa può essere estesa ad altri settori.E’ noto che la dipendenza politica passa attraverso quella economica e la Cina non ci sembra un punto di riferimento.Italia colonia della Cina? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il Gruppo italiano Nadella acquisisce la maggioranza delle aziende spagnole Husillos Ipiranga e Shuton

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Nadella, azienda internazionale leader nello sviluppo di soluzioni tecnologiche di movimentazione lineare con sede in Italia, ha annunciato oggi l’acquisizione della quota di maggioranza delle aziende iberiche Husillos Ipiranga e Shuton, precedentemente di proprietà del Gruppo IAZ, produttori di viti a sfera ad alta precisione vendute in tutto il mondo. Fondata nel 1930, con sede a Milano e con una presenza rilevante sul mercato tedesco, Nadella è uno dei principali produttori a livello europeo nel campo delle tecnologie per la movimentazione lineare e rotazionale, al servizio di grandi settori industriali come la manifattura, l’automazione, la robotica, i trasporti, il green, farmaceutico e medicale. Con quasi 300 dipendenti ed un fatturato di circa 70 milioni di euro, di cui oltre il 70% realizzato sui mercati esteri, Nadella è proprietà di fondi assistiti da ICG (Intermediate Capital Group) plc.Husillos Ipiranga e Shuton sono aziende storiche specializzate nello sviluppo e nella produzione di viti a sfera ad alta precisione, destinate al settore delle macchine utensili, dello stampaggio a iniezione e dell’alta automazione, con oltre 100 dipendenti ed un fatturato di circa 20 milioni di euro.Con l’acquisizione di Ipiranga e Shuton, Nadella rafforzerà ulteriormente il proprio offering di soluzioni tecnologiche per la movimentazione lineare così come la propria crescita internazionale, dopo una rapida espansione commerciale in oltre 60 Paesi, tra cui Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, India e Cina. Al termine dell’operazione, Nadella raggiungerà un fatturato complessivo di circa 90 milioni di euro, aumentando notevolmente la propria capacità produttiva: oltre agli stabilimenti produttivi in Italia (Monza e Brianza, Bologna), in Germania (3 sedi a Öhringen, Nufringen e Stoccarda) e in Cina (ChangXing), il Gruppo potrà contare su altri 2 stabilimenti in Spagna, nella regione basca.”Nadella vanta una tradizione consolidata nel settore della movimentazione lineare ed è cresciuta nel tempo grazie ad una coerente strategia di investimenti in R&D e tramite acquisizioni chiave nel settore: Ipiranga e Shuton rappresentano rispettivamente la quarta e la quinta azienda rilevate in 6 anni, completando la nostra offerta come i migliori fornitori di soluzioni di viti a sfera. Questo è un passo importante nella nostra strategia di continua crescita e siamo lieti di annunciarlo nell’anno in cui Nadella compie 90 anni di attività” – ha dichiarato Frank Scherer, Nadella Group CEO.”Sono certo che l’integrazione delle nostre capacità di customizzazione con l’impegno ad investire in innovazione e la dimensione internazionale di Nadella porteranno ad una crescita sostenibile ed a lungo termine, creando un impatto positivo per tutti i nostri stakeholder” – ha dichiarato Koldo Aranguren, CEO di IAZ Group, che resterà nel ruolo di General Manager di Ipiranga e Shuton, dando continuità alla leadership dell’azienda come parte del Gruppo Nadella.Le soluzioni ad elevata precisione delle viti a ricircolo di sfere di IAZ Group completeranno il portafoglio di tecnologie innovative di Nadella per la movimentazione lineare e rotazionale (sistemi lineari di guida, guide telescopiche, guide a sfera, cuscinetti a rullini, teste a snodo, snodi sferici, cilindri elettrici), e consentiranno l’accesso al mercato globale delle viti a ricircolo di sfere da 1 miliardo di dollari.

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Essere carabinieri

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Quando i limiti che l’Ordinamento impone ai militari confliggono con il principio fondamentale di sviluppo della personalità, il diritto di famiglia o di affettività…. quando agiscono in modo da diminuire la sua sicurezza… credo che questi limiti vadano aggiornati, rivalutati… insieme a chi si occupa di tutela del personale.In tema di “ricongiungimento familiare” del personale delle Forze Armate e di Polizia, il Comando Generale ha recentemente sostenuto (Commissione Affari costituzionali e Difesa riunite) che il legittimo interesse al conseguimento; le legittime aspettative sono adeguatamente contemperate. L’ipotesi avanzata dal legislatore di fissare un “diritto” non sarebbe funzionale, delimiterebbe eccessivamente il potere discrezionale in materia di impiego e determinerebbe un esodo verso le regioni del sud.Io credo che la parola “famiglia”, nell’Arma, debba essere riempita di maggiori contenuti; credo che la scelta di fare il Carabiniere meriti maggiore considerazione. Non ci possono essere alibi a giustificare questa compressione dei diritti fondamentali che la Repubblica riconosce agli altri cittadini. Il diritto all’affettività, il diritto alla famiglia. Il diritto a poter sviluppare la propria personalità. Il diritto a poter conciliare tempi di vita e di lavoro.Credo che il paventato esodo verso le regioni del sud sia indice di una strategia sbagliata del Comando Generale e, in Commissione, si è messa in discussione la stessa “Unità d’Italia”. Ritengo necessario agire nel rispetto della Legge che impone di operare di concerto con la Rappresentanza Militare, su tutte le materie e ogni volta che sono ipotizzate modifiche o innovazioni rispetto le Circolari emanate sulle materie di competenza della Rappresentanza Militare ed ora anche dei sindacati dei Militari.Il Comando Generale dell’Arma tende ancora ad eludere il tema, a riconoscere spazi solo sulle materie ed ai temi originati dal COCER (e non sugli altri). Nelle decisioni del Comando Generale dell’Arma non vi è mai stato un “vero coinvolgimento” della Rappresentanza militare (tutta) sulle materie di competenza. L’auspicio è, ovviamente, che i sindacati dei militari riescano presto ad ottenere il ruolo attivo e di partecipazione che gli competono nelle decisioni che riguardano la “vita nell’Arma”. Nell’ottica di ricercare costantemente soluzioni che, pur rispondendo alle elevate aspettative che la società ripone nel ruolo istituzionale ricoperto da ciascun Carabiniere, possa migliorare le condizioni di vita mediante interventi mirati verso i rilevanti specifici fattori di rischio (episodi di suicidio) perché, è noto, il 50% dei casi è riconducibile anche alle relazioni interpersonali quando sono compromesse a causa di “motivi di salute” anche dei familiari che sono spesso distanti dalla Sede di servizio (tema dei trasferimenti)

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Supplenti, precari della scuola: Importante pronunzia del Tribunale di Milano

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Con ordinanza cautelare del 27 febbraio 2020, il tribunale di Milano – sez. lavoro, ha accolto il ricorso proposto da un docente supplente, il quale rivendicava, ai fini giuridici ed economici, alcune giornate di servizio ricadenti nei periodi di sospensione predeterminata delle lezioni didattiche. Nello specifico, il ricorrente, difeso dall’avvocato Giuseppe Papagni referente dello “Sportello dei Diritti”, della BAT, aveva stipulato con un istituto scolastico meneghino numerosi contratti di lavoro a tempo determinato ricadenti nel medesimo anno scolastico, dai quali venivano però esclusi i periodi di sospensione predeterminata delle lezioni (Pasqua, Carnevale, ecc…) nonché alcuni sabati e domeniche. A causa del mancato riconoscimento delle giornate in questione, il docente supplente non poteva raggiungere, per sole sei giornate, le 180 giornate lavorative che consentono l’accreditamento, ai fini concorsuali e di punteggio, dell’intera annualità scolastica. Si è reso dunque necessario ricorrere al Giudice del Lavoro, con procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c, per veder riconosciute le giornate che, pur contrattualmente escluse, si sarebbero dovute comunque imputare nello stato di servizio del supplente. La pronunzia giurisdizionale ha interpretato in maniera puntale il D.M. n.201/2000 (relativo alle modalità di conferimento delle supplenze al personale docente), in cui viene presa in considerazione l’ipotesi di più periodi di assenza del titolare senza intervallo o intervallati soltanto da giorno festivo o da giorno libero dall’insegnamento. L’accoglimento del cautelare consentirà al ricorrente di poter partecipare al concorso straordinario previsto dal d.l. n.129/2019 che, secondo il recente “decreto milleproroghe”, indica quale termine ultimo per la pubblicazione dei bandi il 30 aprile 2020. Inoltre, il docente precario potrà godere, in termini di punteggio, dell’intera annualità di servizio ai fini delle graduatorie scolastiche. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’ordinanza di accoglimento emessa dal Tribunale di Milano traccia il solco per una più favorevole interpretazione dei contratti in favore di migliaia di docenti precari, i quali potranno ricorrere alla magistratura nel caso in cui venga negato il ricongiungimento di alcuni periodi di servizio. Sarebbe, infatti, altamente lesivo privare i supplenti, dopo anni di precariato, della possibilità di partecipare al concorso straordinario per il mancato ricongiungimento di poche giornate, che gli istituti scolastici ed il MIUR dovrebbero già riconoscere, in presenza di circostanze da valutare caso per caso, in via amministrativa.

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