Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Essere carabinieri

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Quando i limiti che l’Ordinamento impone ai militari confliggono con il principio fondamentale di sviluppo della personalità, il diritto di famiglia o di affettività…. quando agiscono in modo da diminuire la sua sicurezza… credo che questi limiti vadano aggiornati, rivalutati… insieme a chi si occupa di tutela del personale.In tema di “ricongiungimento familiare” del personale delle Forze Armate e di Polizia, il Comando Generale ha recentemente sostenuto (Commissione Affari costituzionali e Difesa riunite) che il legittimo interesse al conseguimento; le legittime aspettative sono adeguatamente contemperate. L’ipotesi avanzata dal legislatore di fissare un “diritto” non sarebbe funzionale, delimiterebbe eccessivamente il potere discrezionale in materia di impiego e determinerebbe un esodo verso le regioni del sud.Io credo che la parola “famiglia”, nell’Arma, debba essere riempita di maggiori contenuti; credo che la scelta di fare il Carabiniere meriti maggiore considerazione. Non ci possono essere alibi a giustificare questa compressione dei diritti fondamentali che la Repubblica riconosce agli altri cittadini. Il diritto all’affettività, il diritto alla famiglia. Il diritto a poter sviluppare la propria personalità. Il diritto a poter conciliare tempi di vita e di lavoro.Credo che il paventato esodo verso le regioni del sud sia indice di una strategia sbagliata del Comando Generale e, in Commissione, si è messa in discussione la stessa “Unità d’Italia”. Ritengo necessario agire nel rispetto della Legge che impone di operare di concerto con la Rappresentanza Militare, su tutte le materie e ogni volta che sono ipotizzate modifiche o innovazioni rispetto le Circolari emanate sulle materie di competenza della Rappresentanza Militare ed ora anche dei sindacati dei Militari.Il Comando Generale dell’Arma tende ancora ad eludere il tema, a riconoscere spazi solo sulle materie ed ai temi originati dal COCER (e non sugli altri). Nelle decisioni del Comando Generale dell’Arma non vi è mai stato un “vero coinvolgimento” della Rappresentanza militare (tutta) sulle materie di competenza. L’auspicio è, ovviamente, che i sindacati dei militari riescano presto ad ottenere il ruolo attivo e di partecipazione che gli competono nelle decisioni che riguardano la “vita nell’Arma”. Nell’ottica di ricercare costantemente soluzioni che, pur rispondendo alle elevate aspettative che la società ripone nel ruolo istituzionale ricoperto da ciascun Carabiniere, possa migliorare le condizioni di vita mediante interventi mirati verso i rilevanti specifici fattori di rischio (episodi di suicidio) perché, è noto, il 50% dei casi è riconducibile anche alle relazioni interpersonali quando sono compromesse a causa di “motivi di salute” anche dei familiari che sono spesso distanti dalla Sede di servizio (tema dei trasferimenti)

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