Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Un solo Dio per quattro chiese

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2020

Cristiani, arabi, ebrei e buddisti sono i portatori di quattro distinte Chiese monoteiste. Pur partendo da una comune radice etnica, si sono trovati, nel corso dei secoli che li hanno portati sino a noi, più impegnati a combattersi, e ad accrescere le rispettive rivalità religiose e politiche, che a trovare momenti di più attenta riflessione ed anche rispetto, per le scelte religiose che hanno, nel tempo, consolidato e si sono ritrovati a gestire. Hanno, alla fine, perso del tutto l’impareggiabile occasione di riprendere il dialogo sulle certezze.
Ricordiamo, tanto per la cronaca, che uno dei figli d’Abramo, che non fu capostipite del popolo ebraico come lo sarebbe stato Isacco, era nato da una schiava. Si chiamava Ismaele e si sa che apparteneva a una di quelle tribù beduine che diedero i natali, molti secoli dopo, a Maometto. Ismaele fu benedetto e salvato, secondo le sacre scritture, da Dio che accolse le preghiere della madre e si vuole che avesse detto ad Abramo, il padre naturale: “Io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole”. Dio, quindi, benedisse entrambi i figli di Abramo e diede a essi pari dignità nel regno degli uomini come nel suo.
Ciò ci fa capire, da una parte, quanta pace e serenità regni, per la comune appartenenza etnica e religiosa dei popoli antichi, e quanta crudeltà ed egoismo alberga nei loro eredi allorchè persino la fede si trasforma in un’occasione di scontri, d’ingiustizie, e di genocidi. Il grande, spesso ignorato ed anche sottovalutato, pericolo è un altro: è l’indifferenza, l’agnosticismo, la rinuncia alla lotta per i valori. Non si possono sottacere le sofferenze umane e ancor peggio limitarsi a denunciare le infamie a parole. È il dolore di chi vede la violenza pubblica e privata seminare le sue vittime colpevoli solo d’essere diverse nella fede, nell’etnia, nel colore della pelle, nel proprio status fisico di anziano, di handicappato, di bambino.
È il dolore di chi assiste, impotente, alla miseria degli emarginati che albergano, per ogni dove, nel mondo e muoiono di fame e di sete. È il dolore che ci sovrasta là dove si coltiva la Fede, ma si permette nel frattempo che da essa non venga un messaggio forte di solidarietà e di sostegno per i più deboli.È il dolore per l’indifferenza altrui. Sta proprio in questa “indifferenza” il segno più tangibile del pericolo che ci sovrasta. Non è possibile cogliere con distacco tale e tanta sofferenza. Non è possibile nascondere il capo sotto la cenere per non vedere ciò che ci circonda. Non è possibile assistere indifferenti a tante asprezze della vita per un nostro comportamento egoistico. Se tutti noi, nessuno escluso, facessimo a meno del nostro superfluo e lo donassimo a chi non dispone nemmeno del necessario per vivere, la vita avrebbe di certo un senso più dignitoso e meno traumatico di quanto non lo sia oggi. O voi che credete! Date in elemosina una parte dei beni che vi abbiamo elargito, prima che venga il giorno in cui non ci saranno più traffici né amicizie, né raccomandazioni. (Riccardo Alfonso)

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