Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Archive for 10 marzo 2020

Spallanzani: Bollettino medico numero 40

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Roma 10 marzo 2020 In questo momento sono ricoverati presso il nostro Istituto 81 pazienti. I pazienti COVID 19 positivi sono in totale 60, inclusi i 10 pazienti che necessitano di supporto respiratorio. In particolare per alcuni di loro Il quadro clinico è stabile o in
netto miglioramento. I pazienti in osservazione sono 19. In giornata sono previste ulteriori dimissioni di pazienti già negativi al primo test e comunque asintomatici. I pazienti dimessi, che hanno superato la fase clinica e che sono negativi per la ricerca dell’acido nucleico del nuovo coronavirus sono 283. I pazienti dimessi e trasferiti a domicilio o presso la struttura militare della
Cecchignola sono 14 a questa mattina. Si desidera segnalare che, a fronte di un potenziamento della ricettività potenziale dell’Istituto, i ricoveri ad oggi risultano in lieve flessione mentre aumenta la capacità di dimissione e gestione a domicilio grazie alla collaborazione delle strutture territoriali delle Asl ed alla Sanità Militare.

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Coronavirus: I deputati europei chiedono la solidarietà fra Paesi UE

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Kit per test, maschere e macchine per la respirazione devono essere prodotti nell’UE e messi a disposizione di tutti gli Stati membri
Più fondi per la ricerca congiunta
Sostegno agli operatori sanitari che combattono il Coronavirus
Il Parlamento ha discusso martedì l’epidemia di COVID-19 con la Commissione e la Presidenza croata, sottolineando la necessità di rallentarne la diffusione in tutta Europa.
Stella Kyriakides, Commissario UE per la salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato che il COVID-19 è un’emergenza sanitaria che cambia di ora in ora. Gli Stati membri devono concentrarsi sul contenimento del virus per rallentarne la diffusione, in modo che i sistemi sanitari possano far fronte all’emergenza e che l’impatto sull’economia e sulla vita sociale sia il più limitato possibile.Alcuni leader dei gruppi politici hanno espresso la loro vicinanza per le persone colpite dal virus e l’ammirazione per il personale sanitario al lavoro per curare le persone infette.Molti deputati hanno sottolineato come sia necessaria la solidarietà dei Paesi UE, insieme a maggiori fondi per la ricerca sul virus. Il materiale medico necessario, come i kit per i test, le maschere e le macchine per la respirazione, dovrebbe essere prodotto all’interno dell’UE ed essere messo a disposizione di tutti gli Stati membri.Alcuni deputati hanno affermato come sia necessario disporre di una valutazione comune europea del rischio, per garantire che le stesse misure vengano applicate nelle aree che presentano lo stesso livello di rischio. Altri deputati hanno inoltre richiesto regole comuni per l’ingresso nell’area Schengen.

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Migrants and refugees at the Greek-Turkish border: debate this afternoon

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

MEPs will assess the situation at the Greek border with Turkey on Tuesday from around 16.30, with Commissioner Johansson and the Croatian Presidency.Since the beginning of March, thousands of people have been attempting to cross the Greek-Turkish border by land and sea, after President Erdoğan announced his country would no longer stop them doing so, as it has been since 2016 in exchange for EU financial aid.MEPs will assess the impact of Ankara’s move on the relations between the EU and Turkey, the actions by the Greek police towards migrants and refugees as well as the Greek government’s decision not to accept any asylum applications for a month, among other issues. President Erdoğan visited Brussels on Monday, where he met with EC President Ursula von der Leyen and European Council President Charles Michel to discuss the latest developments at the border of his country with Greece.

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“Dobbiamo anche guardare alla situazione dei Comuni”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Se non presa in tempo, ci potremmo trovare Comuni che vanno in default per questioni di mancate entrate, stiamo lavorando anche per evitare questo. Un Comune in default vorrebbe dire servizi ai cittadini in meno. Ed ovviamente questa è una cosa che dobbiamo evitare”. Lo ha detto, a Radio Anch’Io, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Coronavirus: Nel Decreto entreranno “misure per tutta Italia”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Vanno dalla “Cassa integrazione e Cassa Integrazione in deroga”, alla garanzia di un sistema che permetta “liquidità alle imprese”, anche grazie al lavoro fatto con il mondo delle banche. Ci sarà poi un’importante pacchetto sulle famiglie, “a cominciare dal congedo, necessario visto anche il prolungamento della chiusura delle scuole”. Lo ha detto, intervenendo a Radio Anch’io su Radio 1 RAI, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.Ancora nel Decreto ci sarà una parte fiscale dedicata anche “alla sospensione del pagamento di ritenute e contributi”, che permetterà molta liquidità. “Abbiamo pensato anche a chi ha prestiti e aperture di credito”.“Nelle prossime ore – ha aggiunto Castelli – vedrete i dettagli, abbiamo fatto un lavoro di squadra importante. Eravamo preoccupati di questa cosa e per questo abbiamo spinto moltissimo il sistema bancario a dare il più possibile per la sospensione dei mutui.

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Il Presidente Sassoli ha aperto la sessione plenaria di marzo

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Bruxelles. A seguito della decisione di giovedì scorso del Presidente del PE, David Sassoli, di tenere eccezionalmente la sessione plenaria di marzo a Bruxelles invece che a Strasburgo, come misura precauzionale contro la diffusione del Coronavirus, i leader dei gruppi politici hanno concordato oggi che l’ordine del giorno sarà limitato a un solo giorno, concentrando le attività parlamentari sulla discussione delle questioni più urgenti, senza votazioni.In apertura, il Presidente Sassoli ha dichiarato: “Dobbiamo fare di tutto, fino a quando sarà possibile, per assicurare la continuità della funzione legislativa e di bilancio, le decisioni per lottare contro il COVID-19, per sostenere il lavoro e l´economia che sono duramente toccati in questo momento. Ma anche proseguire il nostro lavoro sul Green Deal, sull´immigrazione e sul Quadro Finanziario Pluriennale. Tutto questo ci impone di restare al nostro posto”.“La nostra vicinanza va, in questo momento, a tutti i colleghi che si trovano nelle zone rosse e che non possono muoversi. Per coloro che non sono nelle stesse condizioni il mio invito è di seguire le raccomandazioni delle autorità e al tempo stesso considerare la possibilità, in questo momento, di rimanere a Bruxelles per ridurre al minimo gli spostamenti”. Il Presidente ha concluso: “Dobbiamo onorare il mandato parlamentare e rendere omaggio a tutti coloro che in Europa e nel mondo svolgono il loro dovere quotidiano per contenere il diffondersi della malattia. Sono convinto che con responsabilità, ma anche orgoglio, saremo all’altezza di questa sfida”.

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Conte: spostamenti solo per lavoro, necessità, salute

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

“Il presidente del Consiglio Conte ha ripetuto ora in conferenza stampa che gli spostamenti in tutta Italia saranno possibili solo per comprovati motivi di lavoro, necessità o salute. Ma, nonostante una domanda dalla sala stampa, non ha chiarito cosa si intende per motivi necessari” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Che vuol dire situazioni di necessità? Ci si può muovere liberamente nella provincia per andare nel supermercato dove siamo abituati a fare acquisti o dovremo andare solo nel nostro comune di residenza? Va chiarito visto che la Direttiva n. 14606 dell’8 marzo 2020 del ministero degli Interni prevede che, persino per la salute, l’interessato può spostarsi, ma se deve sottoporsi a terapie o cure mediche non effettuabili nel comune di residenza o di domicilio” conclude Dona.

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Tutta l’Italia diventa zona protetta

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Esteso il provvedimento varato nella notte tra sabato e domenica a tutte le regioni. Gli spostamenti della popolazione verranno permessi solo per comprovati motivi di salute o lavoro. Ulteriore giro di vite provocato dalla grave accelerazione nel Paese del contagio. Esteso a tutte le regioni le misure varate nella notte tra sabato e domenica per Lombardia e altre 14 province. Il provvedimento prevede il divieto di spostamento se non «per comprovati motivi di lavoro» o «gravi esigenze familiari o sanitarie». Le cifre, d’altronde, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sono impietose: nelle ultime 24 ore in Italia sono morte per ben 97 persone e altre 1’797 sono rimaste contagiate. Tutto questo ha portato il computo totale degli infetti a 9’172, mentre le vittime totali del Covid-19 sono salite a 463. «I numeri – ha precisato Conte – ci dicono che stiamo avendo una crescita importante. Per questo motivo le nostre abitudini vanno cambiate ora. Per il bene del Paese».Il premier precisa poi che non c’è più tempo da perdere: «Lo dobbiamo fare subito. Questo sarà possibile solo se tutti collaboreremo». Le nuove misure forti e stringenti – continua Conte – possono essere riassunte con «Io resto a casa». «Non ci saranno più due zone. Tutta l’Italia sarà zona protetta».

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Personale scolastico in servizio all’estero, emergenza Covid 19: è tempo di agire

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Il Covid 19 ha già investito in maniera importante Francia e Germania e ha cominciato ad aggredire in modo significativo anche il Regno Unito e molti altri Paesi europei. Due scuole europee hanno già dichiarato che chiuderanno per alcuni giorni. Altre scuole chiedono ai docenti italiani di non recarsi al lavoro. La scuola di Atene è sotto attacco. La scuola europea di Varese è praticamente chiusa. Ad Asmara sono assenti 20 docenti su circa 50: come pensa il Maeci che quella scuola possa funzionare in queste condizioni? Quella scuola, al netto dei proclami propagandistici di un sindacato, è in realtà abbandonata a stessa. In molti Paesi, dove operano i nostri lettori, non c’è nessuna prevenzione e nessun controllo, lavorano senza nessuna protezione rispetto al rischio di contagio.Non si possono più sottovalutare tutte queste questioni e restare immobili. L’inerzia del Maeci è inaccettabile, va tutelata la salute del personale scolastico italiano (e dei loro familiari) obbligati ogni giorno ad avere contatti reiterati e intensi con un gran numero di allievi e persone sui mezzi che usano per recarsi al lavoro. Considerata la pericolosità e la facilità con cui si spande l’infezione, sono necessari provvedimenti di emergenza. Maeci non può attendere i provvedimenti degli Stati esteri e poi agire solo di ripiego. Serve un piano, servono provvedimenti ora e subito.Anief ha chiesto al Maeci di essere convocato per trovare le soluzioni opportune. In attesa che Maeci “decida” cosa fare, suggeriamo ai docenti di chiedere la convocazione dei collegi per ragionare insieme ai dirigenti scolatici sulle varie situazioni e approvare documenti d’indirizzo o di richieste.

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Coronavirus: Udir chiede lavoro agile pure per i dirigenti scolastici

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

La situazione non migliora e la sospensione delle attività didattiche non sembra la soluzione più idonea ad arrestare il panico né tantomeno a fermare il circolo vizioso dei contagi. E la stampa nazionale, sul pezzo e pronta a interpellare esperti del settore, parla di picco ancora in arrivo. Marcello Pacifico (Udir): “Prevediamo misure davvero adatte, pensiamo al lavoro agile anche per i dirigenti scolastici. Sono necessarie precauzioni ad hoc per evitare timori e ulteriori contagi” Lavoro agile anche per i dirigenti scolastici: questa la richiesta di Udir, giovane sindacato che tutela la categoria. In seguito a molti messaggi di sconforto giunti presso la segreteria del sindacato, in cui tanti dd.ss. chiedono di vedersi riconoscere il diritto al lavoro agile, il sindacato avanza la richiesta di attivare la procedura. Inoltre, come si legge in una delle e-mail, di fatto in queste ore, senza sosta, molti presidi stanno lavorando dalle loro abitazioni: dunque, “Perché non avviare questa procedura?” si chiede Marcello Pacifico, presidente di Udir.Marcello Pacifico, infatti, afferma che “non è il periodo storico per chiudersi a possibilità in grado di frenare paure e contagi. Ricordiamoci che secondo alcuni virologi le prossime settimane saranno cruciali e da non sottovalutare: la sola sospensione delle lezioni non preserva dal pericolo del contagio a catena. Le scuole vanno chiuse: così come i docenti possono giustamente fare didattica da casa, deve accadere pure per dirigenti scolastici e il personale Ata. È il momento di affidarci al parere medico e scientifico, cercando di contenere il contagio da Covid-19. Dimostriamo di poter trovare soluzioni adatte in caso di pericolo: non c’è migliore occasione per provarlo”.

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Fitoterapia: quale contributo in emergenza?

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Modesto contributo? Probabile. Il virus è nuovo, aggressivo, e la collettività mondiale è sconvolta. Una difficile sfida accettata con misure anche drastiche, talvolta anche in assenza di prove di efficacia specifiche, appunto perché questo virus prima non c’era. L’emergenza ha obbligato tutti a ricorrere comunque a quello che di più razionale può e deve esser fatto. Peraltro misure anche disattese da alcuni, per ignoranza, leggerezza o spavalderia, oppure per incoscienza, come quella di chi evoca la disobbedienza civile. Misure da rispettare e con rigore, nella speranza siano sufficienti, basate su esperienze ed evidenze anche pregresse, adottate per altre epidemie o comunque basate su ricerche che ne giustificano il razionale. E proprio da esperienze ed evidenze anche pregresse, come pure da ricerche in fieri, nasce pure l’attenzione al mondo della fitoterapia, dal quale emergono alcune risorse, sia ai fini della prevenzione sia della cura di alcuni sintomi da infezioni di virus respiratori. Non possiamo non ricordare che in molti casi l’infezione è clinicamente silente, mentre al contrario la morte è l’evento clinico finale in una piccola ma significativa percentuale e particolare tra gli anziani con altre patologie.E se tutto quello che è ragionevole fare può e deve essere adottato, anche se di modesto, allora anche la fitoterapia potrebbe fare la sua parte, in termini di ricerca ma anche di contributi, protettivi e sintomatici. In particolare riteniamo questo utile per il personale sanitario esposto al rischio di contagio, cui conseguirebbe anche assenza dal lavoro ed ulteriore aggravio sulla collettività tutta. Volutamente non indichiamo alcuna pianta, seppur registrata come medicinale, seppur potenzialmente utile per il sistema immunitario, così come non indichiamo alcuna pianta seppur con interessanti attività biologiche nei confronti di virus influenzali. Per non richiamare l’attenzione di possibili avvoltoi, per non alimentare la corsa al primo integratore di turno, né tantomeno creare improvvide illusioni in una popolazione già molto provata.Ma la fitoterapia c’è, con il suo più o meno modesto contributo, razionale come sempre. (by Fabio Firenzuoli – fonte Fitoterapia33)

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Parlare di “Pace” tra il dire e il praticare

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Senza dubbio è lungo il cammino ancora da percorrere e grande è l’impegno necessario affinché la pace non si risolva nella semplice conservazione di un ordine formale, in una sorta di “status” immobile e vuoto, ma costituisca una permanente conquista comune di civiltà. Bisogna riempire la pace, la vera pace, di contenuti positivi:
• facendone innanzitutto la suprema garanzia dei diritti inviolabili della persona umana in tutti i Paesi del mondo, senza accezione alcuna.
• Assicurando solidamente ai paesi meno favoriti le condizioni del più completo sviluppo.
• Ripudiando definitivamente e senza rimpianti il vecchio mito della sovranità assoluta ed illimitata dei singoli stati, e sostituendolo con l’opposto principio d’una sistematica apertura a reciproche autolimitazioni, per fini di giustizia e di cooperazione tra i popoli.
• Instaurando concretamente, anche nei rapporti internazionali, la civiltà del diritto.
• Rafforzando, a tal fine, con opportune riforme strutturali, la vita e la funzionalità dei due massimi Organismi di pace costituenti anch’essi un “novum” storico assoluto.
• Creando nel loro ambito efficaci strumenti d’azione, scevri da egoismi nazionalistici (con particolare riguardo alle Corti di giustizia, alle Commissioni d’indagine e di conciliazione, alle Forze multinazionali di garanzia).
• Ponendo sotto stretto controllo il commercio mondiale delle armi e statuendo, quale prima norma di diritto e di etica internazionale, il divieto assoluto ed automatico di forniture militari a Paesi comunque coinvolti in conflitti bellici o in attività terroristiche. Come si sa, si tratta di un commercio senza frontiere. E nessuno ignora che in certi casi i capitali dati in prestito dal mondo dello sviluppo, sono serviti ad acquistare armamenti.
• Parificando e riducendo al più stretto livello difensivo (come avviamento ad un progressivo disarmo totale) gli armamenti d’ogni genere e tipo, di Stati o gruppi di Stati antagonisti.
• Internazionalizzando la ricerca scientifica, in un’aperta e diretta collaborazione tra gli scienziati e i tecnologi d’ogni paese.
• Creando senza altri indugi un organico programma internazionale di “educazione alla pace” che valga a smantellare le residue impalcature pseudo culturali il cui comune denominatore è l’apologia della guerra, della violenza e della morte, a evidenziare con razionalità e rigore scientifico gli errori storici del passato, e a dimostrare che esigenza assoluta di vita e di progresso dell’umanità è la solidarietà nella concordia.
Sono temi che appartengono già da qualche tempo nella cultura occidentale, ma è stato da sempre inascoltato il loro messaggio attraverso subdole e aberranti teorie alternative che hanno parlato di pace come un concetto astratto e privo di significati pratici. Come dire: nihil sub sole novi.
Tale discorso coincide nella sostanza con quanto menzionato nei suoi scritti da Emanuele Kant: “Una pace universale durevole, ottenuta mediante il cosiddetto “equilibrio delle potenze”, è pura chimera: come la casa di Swift, costruita da un architetto così perfettamente, secondo tutte le regole dell’equilibrio, che non appena un passeggero vi si posava essa subito crollava”. Bastano del resto le ipotesi di qualche pazzo fanatico al potere (di cui la storia anche recente ci ha fornito tipici esempi), oppure di un errore tecnico, tutt’altro che impossibile, per far crollare, esattamente come la casa di Swift, la dottrina di chi affida con tutta tranquillità la pace all’equilibrio del terrore.
In definitiva la vittoria perpetua e irreversibile della pace sulla guerra non potrà venire che da una coscientizzazione universale, da una vera metanoia dello spirito umano: paragonabile, per intensità e grandezza, solo a quella che portò a suo tempo alla definitiva scomparsa di una delle istituzioni giuridico-sociali che sembravano più radicate nella storia umana. Mi riferisco alla schiavitù. Un’istituzione che offendeva, non meno della guerra, la suprema dignità dell’uomo, proclamato quasi duemila anni fa non solo “immagine di Dio” ma figlio adottivo di Dio, fratello di ogni altro essere umano. (Riccardo Alfonso)

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Uno “straniero” nella patria comune

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Dalle pagine di “Cultura religiosa della Fidest”. Ci sembra, da parte nostra, di capire che dai tanti popoli che nascono e prolificano nel mondo tutto sembra dividerli e rinchiuderli nei loro ristretti ambiti tribali. A questo punto l’ebraismo e il cristianesimo sono, per i musulmani, le religioni dello “straniero” e, questi ultimi, devono subire analogo trattamento recandosi nei “regni” cristiani ed ebraici. Sulla stessa lunghezza d’onda si comportano i cristiani, tra loro, con la Chiesa di Roma e quella d’Inghilterra, di Russia, di Grecia ecc. È un genere di atteggiamento che potrebbe saperla lunga sulla storia delle conquiste territoriali che costellano gli eventi del nostro passato recente e remoto. La fede espressa in questo modo non è l’esaltazione di un primato ma diventa una semplice questione di natura politica e militare. La fede diventa il braccio secolare di un sistema. In qualche modo cerca di tenere uniti i fratelli separati che sono emigrati in terre lontane. E ogni religione interpreta il suo ruolo così come ogni lingua, o dialetto che sia, fa sentire la sua presenza e il suo carattere distintivo e vi tramanda tutta la propria cultura.
Il giorno in cui l’uomo avrà più consapevolezza dell’universalità del suo messaggio, anche la babele delle lingue cesserà. Lo stesso accadrà con le attuali numerose sperequazioni sociali ed economiche.
Trionferà quella morale interiore che, nel corso dei tempi, noi abbiamo cercato, più delle volte, invano. Alla fine, trionferà il suo insegnamento. Avverrà in onore di quel Dio che non è lontano da noi e che gli apparteniamo come una sola cosa.
Oggi intravediamo solo la sua autorità, domani la vedremo come giustizia condivisa e condivisibile. Sarà un domani, dove non sarà necessario dividerci per essere a Lui più vicini. Basta ritrovare la nostra unità. Unità nella fede, nella giustizia, nella ricerca di una verità. La sola e non le tante facce che potremmo riscontrarvi in buona o in cattiva sorte. (Riccardo Alfonso)

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Il modo di essere uomini e donne di fede

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Dalle pagine di “Cultura religiosa della Fidest”. Se partiamo dalla consapevolezza che anche nel mondo arabo vi sono popoli ed etnie che hanno una storia ed una cultura molto diverse non solo nei nostri confronti ma anche tra loro l’integralismo e il fondamentalismo che esprimono nel loro ambito potremmo meglio comprendere la loro tendenza a creare comunità separate e che si ritengono superiori agli altri fedeli islamici. D’altra parte, la fede musulmana è, di per sé, un universalismo che oltrepassa le frontiere e rimane sensibile ai grandi appelli al ritorno alle origini. È forse la percezione di quest’aspetto che sta creando nei popoli europei disagio e malessere. Non si può, a questo punto, concepire l’esistenza di uno stato dentro un altro.
I cristiani, a questo riguardo, sanno molto bene dove li ha portati l’integralismo religioso nel XVI e XVII secolo e i ricordi delle inquisizioni ancora ardono nelle loro coscienze. Allora vi era la pretesa di un primato religioso che rasentava l’arroganza e l’ignoranza. Oggi per la Chiesa cattolica c’è voluto il Concilio Vaticano II per affermare che “disegno di salvezza abbraccia anche chi riconosce il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani che professando di tenere la fede d’Abramo, adorano anch’essi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giudizio finale”.
Nel decreto “Nostra aetate” la Chiesa cattolica “considera con sincero rispetto quei modi d’agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che non raramente riflet-tono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini.” Da qui emerge chiara la ricerca di valori religiosi comuni che opportunamente tralasciano altri aspetti quali lo specifico riferimento a Maometto, il Corano, né l’Islam, inteso quale essenziale nesso comunitario tra i credenti, né il pellegrinaggio alla Mecca, né la shari’ah.
D’altra parte i musulmani riconoscono Gesù come il figlio di Maria vergine, ma non come un profeta. Si venera la madre ma non si riconosce la divinità del figlio e neppure si crede del tutto che possa essere morto sulla croce. Resta l’interrogativo di fondo sul fatto che Dio, il comune Dio, permettesse che l’Islam, unica tra le grandi religioni storiche, sorgesse sei secoli dopo l’evento cristiano, tanto che alcuni tra i primi testimoni lo ritennero un’eresia cristiana, un ramo staccato dell’unico identico albero.” Che senso può avere, – si Chiede il cardinale Martini, – nel piano divino il sorgere di una religione in certo modo così vicina al cri-stianesimo, come mai nessun’altra religione storica, e, insieme, così combattiva, così capace di conquista, tanto che alcuni temono che essa possa, con la forza della sua testimonianza, fare molti proseliti in un’Europa infiacchita e senza valori?”
E’ un interrogativo che rimane aperto, sempre secondo l’illustre prelato della Chiesa di Roma. “A questa domanda, così complessa, – egli dice – non è facile dare una risposta semplice che tuttavia è in parte anticipata dalla svolta impressa da Vaticano II. Si tratta di una fede che, avendo grandi valori religiosi e morali, ha certamente aiutato centinaia di milioni d’uomini a rendere a Dio un culto onesto e sincero e insieme a praticare la giustizia. Quello della giustizia è, infatti, uno dei valori più fortemente affermati dall’Islam. O voi che credete, praticate la giustizia, dice il Corano nella Sura IV, 235: praticatela con costanza, in testimonianza di fedeltà a Dio, anche a scapito vostro, o di vostro padre, o di vostra madre, o dei vostri parenti, sia se si tratta di un ricco o di un povero perché Dio ha priorità su ambedue.” E Martini soggiunge: è la testimonianza del primato di Dio su ogni cosa e della sua esigenza di giustizia. Ci fa comprendere i valori storici che l’Islam ha portato con sé e che ancora può testimoniare nella nostra società”. (Riccardo Alfonso)

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Essere Morgan: la casa gialla

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Introduzione di Vittorio Sgarbi, pp. 312, 20 euro, illustrato In libreria dal 26 marzo. Un libro-confessione in cui Morgan racconta la propria esistenza attraverso gli oggetti di una casa che è stato costretto ad abbandonare. Un invito al dibattito, ma anche un lungo viaggio nella storia di un artista e della sua arte, illustrato con tavole e fotografie e curate dall’autore che ci guida in un tour emozionante nella sua casa, nella sua vita.
L’opera di ogni artista, il frutto del suo talento e della sua ricerca, è un patrimonio universale: emoziona, fa riflettere, sfida il sentire comune proponendo nuove strade, incide sul pensiero di un’epoca e ispira le generazioni che verranno. Per questo un artista è un bene raro e prezioso, da riconoscere, sostenere e, quando necessario, proteggere. A partire dalla sua esperienza personale, Marco Castoldi, in arte Morgan, ci conduce nel suo atelier d’artista in un racconto autobiografico che è anche una riflessione intelligente e provocatoria. Morgan ripercorre il travagliato percorso che l’ha portato a perdere la sua casa-laboratorio di Monza, in cui custodiva strumenti musicali, abiti di scena, canzoni inedite, manoscritti e ricordi di una vita intera dedicata alla musica. Una casa sempre vissuta come un museo aperto e dedicato al bello, luogo di creazione e ispirazione non solo musicale. Nel nostro ordinamento esistono già leggi e provvedimenti che tutelano in certe forme personalità illustri, ma nessuna comprende quella naturale estensione della fantasia dell’artista che è la sua casa.
MARCO “MORGAN” CASTOLDI (1972) cantautore, polistrumentista, compositore e scrittore. Fondatore e leader dei Bluvertigo ha poi intrapreso una carriera solista di successo che l’ha reso una dei cantautori e popstar più conosciuti. È autore di Altrove, la migliore canzone del millennio secondo la rivista Rolling Stone. Con i suoi lavori solisti, ha vinto per ben due volte la targa Tenco.

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Emergenza e corretta comunicazione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

La Rete delle Associazioni dei Comunicatori e del Management scende in campo e mette a disposizione del Paese le competenze, l’esperienza e le capacità progettuali dei propri soci. E, a questo scopo, ha costituito un’unità operativa permanente di professionisti altamente qualificati e specializzati in tutte le aree coinvolte nel processo di gestione delle situazioni di crisi nazionale.
Un pool di professionisti, manager e agenzie a disposizione delle nostre Istituzioni e delle Parti Sociali a livello nazionale, regionale e locale, in grado di garantire un confronto costruttivo, utile a disegnare insieme i prossimi passi a sostegno delle aziende italiane e a difesa della reputazione del nostro Paese in questo momento critico.Ecco le prime proposte operative della Rete delle Associazioni della Comunicazione:
Comunicare l’Italia che non si ferma: un programma di azioni che sia in grado di trasformare l’attuale “comunicazione di crisi” in “comunicazione positiva”. Un piano di comportamenti e azioni di comunicazione di gestione della crisi, di business continuity e di rilancio reputazionale, elaborato dagli esperti delle nostre Associazioni che sarà presentato alle Parti Sociali e alle Istituzioni.
Testimoniare il lavoro ai tempi del “Coronavirus”: il racconto – attraverso la voce di lavoratori e imprenditori – su come è cambiata l’organizzazione e la comunicazione nei posti di lavoro e le ricadute sulle famiglie. Una radiografia del fenomeno per far luce sui rischi occupazionali e sulle crisi aziendali.
L’Italia dei giovani post COVID-19: una campagna di sensibilizzazione che veda i giovani protagonisti della “ricostruzione” del nostro Paese.Made in Italy e Sistema Italia: un “white paper”, un documento in grado di essere la base per avviare il percorso di rilancio dell’immagine del nostro Paese nel mondo attraverso le articolazioni internazionali delle Associazioni della Rete. Ogni Associazione della Rete vanta competenze specifiche di alto valore professionale in tutti i campi della Comunicazione e della gestione aziendale. Un patrimonio di cultura e professionalità di cui l’Italia ha bisogno, e di cui Forze Sociali e Istituzioni possono avvalersi per rilanciare la reputazione e l’economia del nostro Paese.

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Scuola: Concorso straordinario secondaria

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Si va verso la riduzione a 60 quesiti della prova scritta, ma tutto potrebbe saltare. Scelta inutile per Anief che sta valutando la possibilità di denunciare il Ministero dell’Istruzione, pure, per attività anti-sindacale per la mancata concertazione. Ad ogni modo, il giovane sindacato conferma la volontà di ricorrere contro il bando di concorso per tutti gli esclusi e chiede la stabilizzazione di tutti i precari attuali. Aperte le pre-adesioni. Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): “Bisogna fermare tutto per il coronavirus e assumere i docenti su graduatorie di istituto e Ata 24 mesi con un piano straordinario, come per la sanità, per evitare di mettere a rischio il prossimo anno scolastico.”
La decisione del ministero dell’Istruzione di ridurre il numero dei quesiti della prova scritta del concorso straordinario per la scuola secondaria, da 80 a 60 (di cui 40 sulla disciplina e 20 sulle metodologie didattiche), con conseguente variazione della quota minima per il superamento della prova a 42/60, non cambia il giudizio negativo di Anief.
Rimangono in piedi i problemi più importanti sollevati da questa procedura: esclusione dei docenti con solo servizio su sostegno, rifiuto di fornire il data-base da cui saranno scelti i quesiti della prova scritta, esclusione dalla procedura per l’immissione in ruolo dei docenti con servizio in scuole paritarie e corsi IeFP, esclusione dei docenti di religione, dell’infanzia e della primaria come degli educatori. Ma, soprattutto, il concorso straordinario della scuola secondaria, così come è stato ideato, rischia di trasformarsi in una pericolosissima trappola per i docenti precari non abilitati che vi prenderanno parte.Continua a non convincere l’organizzazione del concorso straordinario per la scuola secondaria, la procedura che oltre all’immissione in ruolo su uno dei 24 mila posti messi a bando, consentirà di accedere al percorso per conseguire l’abilitazione, anche se però solo a coloro che raggiungeranno il punteggio minimo previsto di 42/60. Quella che è stata organizzata ha tutta l’impressione di rivelarsi una trappola, che rischia di scattare sulla decisione di subordinare il conseguimento dell’abilitazione a una doppia selezione – in ingresso con il concorso e in uscita con la prova finale abilitante -, la quale impedirà a chi non supererà la prova scritta di potervi accedere.

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L’urgenza di una politica industriale vera

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. E’ storicamente accertato che i grandi eventi di dimensione planetaria comportano sempre fibrillazioni più o meno profonde nei sistemi sociali, economici e finanziari e negli stessi equilibri geopolitici. Qualche settimana fa lo avevamo paventato sulle pagine di questo giornale, anche se il coronavirus ancora non aveva avuto l’attuale diffusione. Siamo di fronte a una potenziale pandemia che purtroppo ha la forza devastante di provocare una generalizzata recessione economica e una nuova crisi finanziaria globale, tanto che una parte della stampa internazionale parla di una crisi peggiore di quella del 2008. Allora la crisi sistemica fu provocata dalle speculazioni finanziarie fuori controllo che portarono il sistema bancario americano al collasso, determinando una reazione a catena a livello mondiale. La crisi finanziaria riverberò i suoi effetti nei settori dell’economia reale provocando un crollo nei commerci internazionali, nelle produzioni industriali e nei livelli di vita di molti paesi.Questa volta la crisi sembra partire proprio dalla riduzione dei commerci e delle produzioni che l’epidemia sta inevitabilmente provocando. Di conseguenza si avrebbero anche riduzioni delle entrare e, quindi, la mancanza della necessaria liquidità per mantenere in vita le bolle finanziarie, in primis, quelle del debito pubblico e di quello corporate a livello globale.
In questa situazione la capacità d’intervento delle banche centrali si è molto indebolita. Nei passati dieci anni, esse hanno usato quasi tutti i mezzi a loro disposizione, dalla riduzione del tasso d’interesse ai vari quantative easing, per mantenere in piedi un sistema finanziario malato. Solo la Federal Reserve ha un piccolo margine che ha consentito di ridurre dello 0,5% il tasso di sconto. Comunque, interverranno ancora con flussi di nuova liquidità, ma dovranno stare attente a non eccedere per non provocare poi un’eventuale inflazione difficilmente controllabile. Sarebbe un vero disastro.Non è nostra intenzione portare acqua al mulino di chi vorrebbe usare il corona virus per giustificare la crisi finanziaria e coprire le enormi responsabilità di una finanza spregiudicata. Ma quello esposto potrebbe essere il meccanismo di una possibile nuova crisi. Auspichiamo, invece, che l’attuale emergenza possa portare a una revisione profonda dei processi economici e del modo in cui la finanza è gestita. Si sarebbe dovuto fare già dopo il 2008, ma l’occasione è stata persa e si è tornati alle vecchie pratiche e ai vecchi errati comportamenti, assumendo alti rischi e rifiutando di applicare le necessarie regole.
Qualche riflessione importante, comunque, sta emergendo. Infatti, all’inizio di febbraio la rivista americana Foreign Policy ha pubblicato un interessantissimo studio intitolato “Gli Usa hanno bisogno di una nuova filosofia economica”. La rivista, oggi di proprietà del Washington Post, è tra le più influenti nel campo delle politiche strategiche e geopolitiche americane. Detto per inciso, essa fu creata nel 1970 dal Prof. Samuel Huntington, noto per le sue tenebrose teorie riguardanti l’inevitabile “scontro di civiltà”.
Gli autori dello studio hanno ricoperto importanti ruoli nelle amministrazioni Usa. Ora sollevano con forza e in modo documentato tre questioni dirompenti.
1) Prima di tutto l’ineludibile necessità di forti investimenti nelle infrastrutture, nelle nuove tecnologie, nell’innovazione e nell’istruzione per superare quello che chiamano “una stagnazione secolare”. Sembra quasi scritto per l’Italia. Essa sarebbe una minaccia alla sicurezza nazionale superiore addirittura a quella del debito pubblico. Perciò lo studio distingue tra debito buono e debito cattivo: il primo crea crescita di lungo periodo e il secondo copre soltanto le spese correnti. Anche un generico abbattimento della pressione fiscale, motivato da ragioni ideologiche, andrebbe a beneficio delle fasce più ricche e a discapito della classe media e farebbe aumentare il debito cattivo.
2) In secondo luogo, occorrerebbe riscoprire e riformulare la politica industriale. Al riguardo, lo studio ripercorre la storia economica degli Stati Uniti guidata da una precisa filosofia di sviluppo. Inizialmente ispirata dalle idee di Alexander Hamilton, il primo segretario del Tesoro nel periodo 1789-95, sul ruolo delle manifatture, è continuata sotto la guida del cosiddetto “Sistema americano” di sviluppo industriale, infrastrutturale e creditizio, formulato da Henry Clay, tra l’altro anche segretario di Stato tra il 1825 e il 1829, fino alla Great Society di Lyndon Johnson negli anni sessanta. Sono politiche che, purtroppo, hanno poi perso di popolarità.
Lo studio propone di individuare missioni su grande scala, come l’esplorazione dello spazio e la costruzione di un’economia a emissione zero di CO2, per mobilitare l’intero sistema produttivo sul lungo periodo. Per fare ciò occorrerebbe che lo Stato, come avviene in Cina, metta a disposizione il credito necessario per la ricerca. Non basta la ricerca fatta dai privati che, com’è noto, è spesso motivata dalla logica del profitto a breve.
3) Infine, occorre invertire la tendenza dell’outsourcing, che ha portato molte imprese americane (ma vale anche per l’Italia e per l’Europa) a spostare le proprie attività produttive all’estero, con una delocalizzazione selvaggia nei paesi con bassi salari e un fisco “più complice”. Si propone, perciò, anche una decisa lotta contro i paradisi fiscali. Lo studio, invece, sostiene la necessità di investire nel lavoro e nell’aumento dei salari.
Si tratta di un programma razionale, importante, valido per tutti i paesi, per portare l’economia nel suo solco naturale, quello di sviluppare le competenze e le occasioni di lavoro e di benessere e, contemporaneamente, salvaguardare l’ambiente.
Sarebbe uno scossone alle pigre elucubrazioni che ancora pervadono il dibattito politico e economico.

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Presidenziali USA: Sanders frena, Biden nuovo capolista

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

“È triste che il sindaco Pete e Amy non abbiano aspettato 24 ore” per lasciare la corsa presidenziale. Così Michael Moore, il noto regista e produttore con forti tendenze a sinistra e grande sostenitore di Bernie Sanders, ha caratterizzato l’abbandono della campagna presidenziale di Pete Buttigieg, ex sindaco di South Bend, Indiana, e Amy Klobuchar, senatrice del Minnesota. Secondo Moore, i due hanno danneggiato Sanders gettando la spugna due giorni dopo la conclusione delle primarie in South Carolina, alla vigilia del Super Tuesday, nel quale 14 Stati americani hanno condotto le loro primarie democratiche. L’uscita di scena di questi due avversari di Biden, anche loro centristi, ha favorito l’ex vice presidente a ribaltare la situazione, riconquistandosi il ruolo di front-runner (capolista) che apparteneva a Sanders. Moore crede, con una certa misura di certezza, che se Buttigieg e Klobuchar si fossero ritirati dopo il Super Tuesday, Sanders avrebbe potuto fare molto meglio.I risultati però ci chiariscono che con la sua vittoria schiacciante in South Carolina e quelle in 10 dei 14 Stati del Super Tuesday, Biden ha fatto rinascere la sua corsa alla Casa Bianca. Ad aiutare le prospettive future di Biden va aggiunta anche l’uscita di scena del miliardario Michael Bloomberg, ance lui centrista e diretto concorrente dell’ex vicepresidente. Buttigieg, Klobuchar e Bloomberg hanno offerto a Biden il loro endorsement. Due giorni dopo il Super Tuesday anche la senatrice Elizabeth Warren, concorrente diretta di Sanders per l’ala progressista del partito, ha sospeso la sua campagna ma non si ancora chi fra Biden e Sanders riceverà il suo endorsement.La “rinascita” di Biden è dovuta in grande misura al notevole supporto degli elettori afro-americani in South Carolina i quali hanno riconosciuto il suo ruolo “fraterno” verso Barack Obama, vedendolo come l’erede naturale del primo presidente afro-americano. Sanders aveva ottenuto molto successo nelle iniziali 2 primarie tenutesi in Iowa e New Hampshire, dove l’elettorato includeva pochissimi afro-americani. Nella terza primaria in Nevada, il senatore democratico socialista del Vermont, aveva anche ottenuto una vittoria schiacciante, ricevendo il supporto del notevole gruppo di latinos. Si credeva che lo slancio di queste vittorie lo avessero lanciato a un simile successo in South Carolina come suggerivano alcuni sondaggi. Alla fine però il Palmetto State ha sorriso a Biden specialmente per la fedeltà degli afro-americani che hanno rappresentato il 57 percento dell’elettorato. Questa fedeltà era già stata suggerita in parte dell’endorsement ricevuto da Jim Clyburn, parlamentare del South Carolina, e leader democratico alla Camera. Gli analisti hanno rilevato che nonostante alcune macchie del record di Biden per quanto riguarda alcune leggi da lui supportate come senatore che hanno danneggiato gli afro-americani, gli elettori hanno fatto una scelta pratica. Sanders rappresenta un rischio mentre Biden è visto coma la scelta moderata con le migliori chance di sconfiggere Donald Trump a novembre.Ce lo conferma anche l’attuale inquilino della Casa Bianca che come si sa aveva cercato di ottenere informazioni negative su Biden dall’Ucraina, scatenando le indagini della Camera, a conclusione delle quali si è arrivati all’impeachment. Che Trump sembra essere preoccupato da Biden ce lo rivela anche il suo atteggiamento verso Sanders. Il 45esimo presidente ha inviato parecchi tweet in cui ci dice che l’establishment del Partito Democratico ha mostrato ovvie preferenze per Hillary Clinton nel 2016 e adesso anche per Biden. A Trump poco interessano le sorti di Sanders ma tutto ci fa capire che lo vede come un avversario più facile da sconfiggere.
La partita non è ancora finita ovviamente. Se Biden ha vinto in 10 degli Stati del Super Tuesday, Sanders è riuscito a spuntarla nel Colorado, Utah, Vermont, e anche in California, lo Stato più popoloso e anche più liberal. A conclusione di questi risultati Sanders avrebbe accumulato un totale di 550 delegati, 76 meno di Biden. Quindi il senatore del Vermont continua ad avere la strada aperta per raggiugnere il fatidico 2376. In caso che nessuno dei due dovesse raggiungere questa cifra dopo la prima votazione alla Convention, i 764 superdelegati, leader del Partito Democratico, potrebbero essere decisivi. Questi potrebbero favorire Biden, il candidato centrista, anche per il fatto che Sanders, democratico adesso, ma tipicamente indipendente, ha criticato aspramente le regole, presentandosi come nemico dell’establishment.Ciò che dovrebbe preoccupare di più Sanders però è il suo debolissimo supporto degli elettori afro-americani, specialmente negli Stati del Sud. Ma la vittoria di Biden nel Super Tuesday gli dovrebbe anche causare ulteriori grattacapi. Se Sanders ha vinto in California, Stato liberal, ha però perso nel Massachusetts, altro Stato liberal, che ha assegnato solo il terzo posto alla senatrice Elizabeth Warren, sconfitta che per lei avrà bruciato notevolmente. Biden ha anche vinto in Stati del Midwest dove il numero di afro-americani è basso, ottenendo dunque un successo trasversale.Il successo di Biden ci suggerirebbe che gli elettori abbiano optato per un candidato con le migliori chance di sconfiggere Trump, rimanendo lontani dai cambi drastici proposti da Sanders e la sua rivoluzione “socialista”. Sceglieranno alla fine gli elettori democratici un altro centrista come hanno fatto nel 2016? La strada è ancora lunga ma al momento tutto sembra suggerire che Biden offra più certezze per una riconquista democratica della Casa Bianca. Una prospettiva che ritornerebbe a un governo poco differente da quello di Obama anche se non bisogna sottovalutare l’influenza della svolta a sinistra del Partito Democratico e anche del Paese dovuta in grande misura a Sanders. Alla fine, però, la sfida per i democratici sarà di unificarsi per la vittoria finale. Un finale di campagna di dure primarie promesso da Sanders potrebbe ferire Biden e alla fine fare sorridere Trump.(Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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