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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Coronavirus: Unc, direttiva Viminale contrasta con l’Ocdpc n. 646

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

“La Direttiva n. 14606 dell’8 marzo 2020, pubblicata finalmente sul sito del ministero degli Interni, è in palese contrasto con l’Ocdpc n. 646 dell’8 marzo 2020 della Protezione civile ed interpreta in modo molto più restrittivo quanto prevede il DPCM 8 marzo 2020, persino sui motivi di salute” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Mentre nella Direttiva del ministro dell’Interno ai Prefetti per l’attuazione dei controlli nelle aree a contenimento rafforzato, si stabilisce che rileveranno, ai fini della verifica delle motivazioni dello spostamento dei lavoratori “elementi documentali comprovanti l’effettiva sussistenza di esigenze lavorative, anche non indifferibili”, mentre le situazioni di necessità sono quelle in cui “lo spostamento è preordinato allo svolgimento di un’attività indispensabile per tutelare un diritto primario non altrimenti efficacemente tutelabile”, nell’Ocdpc n. 646 dell’8 marzo 2020 della Protezione civile, per quanto non ancora pubblicata in Gazzetta, ma disponibile sul sito e resta nota da tutti gli organi di informazione, si stabilisce che, il DPCM 8 marzo 2020 “non vieta alle persone fisiche gli spostamenti su tutto il territorio nazionale per motivi di lavoro, di necessità o per motivi di salute”.
“Una bella differenza. La Direttiva, oltre a introdurre l’ipotesi di lavoro non indifferibile e di diritto primario non altrimenti tutelabile, pone vincoli molto più restrittivi persino per la salute. Non basta, infatti, che il cittadino debba fare un esame o una terapia medica, ma prevede che l’interessato per potersi spostare, deve “sottoporsi a terapie o cure mediche non effettuabili nel comune di residenza o di domicilio”. Insomma, non si è nemmeno liberi di scegliere l’ospedale dove fare la terapia, se posso farla dove risiedo!!!” prosegue Dona.”Siccome la Direttiva ribadisce che la veridicità dell’autodichiarazione potrà essere verificata ex post, e che quindi, non basta la compilazione del modulo fatta in buona fede per salvarsi, è inaccettabile che il Dpcm 8 marzo sia scritto in modo così generico e poco chiaro, da lasciare così ampia discrezionalità nella sua interpretazione, tanto che persino Protezione Civile e Viminale lo interpretano in modo così differente” prosegue Dona.”Ribadiamo, quindi, che, fino a che non si chiarirà quali devono essere le comprovate esigenze lavorative o le situazioni di necessità, a nessun cittadino che si sta recando al lavoro, salvo per chi viola la quarantena, potrà mai essere imputato il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, ossia l’art. 650 del Codice penale” conclude Dona.

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