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Archive for 21 marzo 2020

Covid-19: Dalla Cina arrivano anche notizie incoraggianti

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Studi in vitro condotti da un gruppo di ricercatori cinesi hanno rivelato che il virus SARS-CoV-2 sembra scomparire a contatto con elevate concentrazioni di enoxaparina sodica, un anticoagulante fra i più utilizzati per la prevenzione del tromboembolismo venoso. L’interessante scoperta ha indotto gli scienziati cinesi ad avviare studi clinici, somministrando un alto dosaggio del principio attivo a pazienti colpiti da Covid-19, e i risultati preliminari sembrano molto promettenti. Hepalink Group, leader mondiale nella produzione di eparine, ha infatti iniziato due trial clinici in Shenzhen No. 3 presso il People’s Hospital e presso il Concord Hospital legato al Tongji Medical School, all’interno del complesso universitario Middle China Science & Technology University, volti a confermare e ad approfondire i dati. A fronte di queste importanti evidenze scientifiche, l’azienda Techdow – controllata italiana di Hepalink – sta attualmente dialogando con l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) per far partire anche in Italia una sperimentazione clinica, con l’obiettivo di verificare l’efficacia di enoxaparina nell’eliminazione del virus SARS-CoV-2 e testare sul campo i risultati che ci arrivano dalla Cina. L’enoxaparina sodica è un’eparina a basso peso molecolare, dotata di una spiccata attività antitrombotica. Per la sua efficacia anticoagulante, è autorizzata e di norma impiegata nella profilassi della tromboembolia venosa (TEV), in particolare nei pazienti sottoposti a chirurgia o a rischio di sviluppare coaguli perché costretti a letto da una malattia. Negli ultimi anni, numerose prove scientifiche hanno confermato il ruolo dell’eparina anche in caso di infezione da Covid-19, per ridurre la mortalità dovuta a fenomeni tromboembolici, tutt’altro che infrequenti nei pazienti colpiti dal virus: durante i processi infiammatori tipici delle infezioni virali è stato infatti rilevato lo sviluppo di una trombosi diffusa nei polmoni e, nei casi più gravi, anche in altri organi vitali, con seri rischi per la vita. Non a caso, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nelle sue recenti Raccomandazioni per migliorare la gestione clinica delle infezioni respiratorie acute severe (SARS), quando si sospetta siano causate dal nuovo coronavirus, esorta a prevenire una complicanza come il tromboembolismo venoso negli adulti e negli adolescenti ospedalizzati ricorrendo, in assenza di controindicazioni, alla somministrazione sottocute di eparina, preferibilmente a basso peso molecolare.
Ora l’utilità del noto anticoagulante sembra andare oltre, poiché dal lontano Oriente giungono dati che suggeriscono un suo ruolo sul meccanismo stesso di azione del virus: mettendo a contatto in vitro l’enoxaparina sodica in concentrazione elevata con il nuovo coronavirus, il principio attivo sembra determinare una significativa riduzione dell’agente patogeno, che si legherebbe all’eparina invece di attaccare le cellule dell’organismo: l’eparina è infatti caratterizzata da una struttura molecolare simile a quella del sito della parete cellulare a cui aderisce il SARS-CoV-2 prima di penetrare nella cellula. Dati così incoraggianti hanno spinto i ricercatori cinesi ad avviare alcune sperimentazioni cliniche direttamente su pazienti infettati, utilizzando il farmaco per contrastare il virus, a dosaggi superiori a quelli usati per la profilassi e sino alla riduzione dei marker infiammatori e alla negativizzazione dei test.

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Gruppo FS: Autocertificazione spostamenti

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Il Gruppo FS Italiane mette a disposizione di tutti i cittadini, e dei propri dipendenti, un’App gratuita per la compilazione del nuovo modello di autocertificazione in caso di spostamenti. Il modulo è necessario per il rispetto delle prescrizioni adottate dal governo per il contenimento del contagio epidemiologico da COVID-19, noto come Coronavirus. Dopo la compilazione dei dati da parte dell’interessato, l’App permette di generare un file PDF da stampare e mostrare agli operatori di polizia.Il download dell’App – Autocertificazione FS – è già disponibile attraverso lo store ufficiale Android e presto, per i dispositivi Apple, tramite lo store iOS. Le stesse funzionalità sono anche disponibili da browser all’indirizzo https://autocertificazione.fsitaliane.it e, per i dipendenti del Gruppo FS Italiane, tramite il portale Intranet aziendale. Il lancio dell’App è un’ulteriore azione, dopo quelle già avviate dal Gruppo FS Italiane, a tutela e a sostegno di viaggiatori e dipendenti.L’App recepisce il nuovo modello di autocertificazione del Ministero dell’Interno del 17 marzo 2020. Il file PDF, secondo quanto previsto dalle disposizioni del Ministero dell’Interno, deve essere stampato e mostrato durante i controlli di polizia per la controfirma da parte degli operatori, previa identificazione del dichiarante. I dati raccolti nel modulo non vengono conservati sui server aziendali. Una volta effettuato il download della dichiarazione vengono cancellati. Sarà cura dell’interessato conservare una copia dell’autodichiarazione.

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Emergenza coronavirus e mobilità. Conseguenze del mancato rispetto

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

La necessaria premessa a quanto stiamo per dire è che il modo corretto di affrontare l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo è attenersi alle prescrizioni date dall’autorità sanitaria e rispettare le misure di contenimento destinate a prevenire il contagio e la maggior diffusione dell’epidemia.Devono quindi evitarsi al massimo gli spostamenti non necessari e rispettare le quarantene programmate al fine di evitare che altre persone si ammalino, eseguendo le prescrizioni stabilite dai provvedimenti che si sono susseguiti negli ultimi giorni.A tale proposito, l’art. 3, co. 4, D.L. 6/2020, prevede che “salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale”.
L’art. 650 c.p., intitolato <> a sua volta prevede che “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.L’inosservanza delle misure di contenimento previste dai provvedimenti di questi giorni, insomma, configura un reato, e dunque l’attivazione, in caso di denunzia da parte delle forze di polizia preposte al controllo, di un procedimento penale contro il trasgressore.
Le conseguenze non devono essere sottovalutate, poiché la condanna per un reato, sebbene minore, viene successivamente registrata nel certificato penale della persona che, da quel momento, diviene effettivamente un <>. Queste conseguenze sono in realtà coerenti con la gravità dei tempi che viviamo e, tuttavia, sono stati segnalati casi di persone che si stavano legittimamente muovendo, per lavoro, per dare assistenza a familiari non autosufficienti, per andare a comprare generi alimentari di prima necessità (e addirittura per andare dall’Avvocato!) che per un motivo o per un altro non siano stati in grado di dimostrare la legittimità dei motivi per cui erano fuori casa, e siano stati di conseguenza denunziati dall’autorità.In questi casi, le forze dell’ordine redigono un documento che si chiama “verbale di identificazione, di nomina di difensore e di elezione di domicilio” con cui identificano il trasgressore, gli chiedono di designare un proprio Difensore e di indicare un domicilio, ossia il luogo in cui poi gli verranno eseguite le notificazioni.Qualora la persona non sia in grado di nominare un Difensore di fiducia, verrà di seguito nominato un Difensore d’ufficio, tratto dagli appositi elenchi.Le forze dell’ordine rilasceranno una copia del documento al trasgressore, che resterà a ogni effetto a piede libero, e ne trasmetteranno l’originale alla Procura della Repubblica competente, che poi eserciterà l’azione penale. Esiste tuttavia una soluzione per evitare il procedimento penale e le due conseguenze molto negative per la vita della persona, e più precisamente l’oblazione.L’articolo 650 c.p. appartiene, infatti, alla famiglia delle c.d. “contravvenzioni” ossia reati minori che possono essere estinti (quindi senza consegue penali e senza iscrizione nel certificato penale) mediante il pagamento di una somma. È bene da subito specificare che tale somma è diversa dall’ammenda di euro 206 che viene inflitta per il reato in sé che, anzi, non deve essere pagata perché il suo pagamento costituisce esecuzione della pena, che a quel punto diviene irrevocabile.L’oblazione è prevista dagli art. 162, 162 bis c.p. e 141 disp. att. c.p.c.La relativa domanda può essere presentata anche senza l’assistenza dell’Avvocato direttamente alla Procura o al Giudice delle Indagini Preliminari competente.
Se la richiesta è presentata alla Procura, il PM la trasmette, con tutti gli atti e il proprio parere, al GIP. Qualora, invece, la domanda sia presentata direttamente al GIP, costui ne chiederà gli atti al PM unitamente al suo parere.Poiché l’art. 650 c.p. è punito alternativamente con l’arresto e l’ammenda l’oblazione non è automatica, bensì facoltativa (introdotta dalla L. 689/1981) e il GIP, pervenuta la richiesta, può respingerla o accoglierla con ordinanza e, in questo secondo caso, stabilire la somma da versare e un termine per il pagamento non superiore a dieci giorni, dandone avviso al trasgressore e al Difensore, se nominato.Solo a questo punto il pagamento non costituisce esecuzione della pena ma estinzione del reato!
Sebbene sembri la stessa cosa, risolvendosi comunque in un pagamento, è bene non confondere le cose vista la gravità delle conseguenze.Se però il GIP respinge la richiesta o se il trasgressore non chiede l’oblazione, il PM eserciterà l’azione penale e al cittadino sarà notificato un Decreto Penale di Condanna, ossia una condanna a tutti gli effetti che intima al pagamento della somma stabilita dal GIP.Anche in questo caso, la somma non va pagata, poiché costituirebbe esecuzione della pena, che diverrebbe irrevocabile.Entro quindici giorni dalla notifica del Decreto, il destinatario può proporre opposizione allo stesso (questa volta con l’obbligatoria assistenza dell’Avvocato), contestualmente chiedendo l’oblazione, e dunque rientrerebbe nella procedura sopra descritta. Se l’opposizione non viene presentata entro quindici giorni, il Decreto Penale diviene irrevocabile, e la condanna viene iscritta al casellario giudiziale. Il pagamento dell’oblazione determina l’estinzione del reato che, quindi, non verrà iscritto nel certificato penale del cittadino. Tutto questo, tuttavia, a condizione che il trasgressore non fosse consapevole di essere ammalato e stesso comunque violando la quarantena. In tale caso, infatti, in ragione dell’inciso “salvo che il fatto non costituisca più grave reato” potrebbe essere sottoposto a procedimento penale per il gravissimo delitto di cui all’art. 452 c.p. (Epidemia colposa): per tutti dunque, resta valido il primo consiglio di rispettare scrupolosamente le disposizioni sanitarie e rimanere isolati il più possibile, limitando gli spostamenti a solo quanto strettamente necessario.Sebbene nel caso descritto l’oblazione possa essere richiesta anche direttamente dal trasgressore, il consiglio è comunque quello di nominare un Difensore di fiducia, attesta l’estrema gravità delle conseguenze in caso di errore nelle procedure. (Marco Biagioli Avvocato, membro del Network Legale di Aduc, membro della Consulta Giuridica di UGL. In collaborazione con Caterina Caregnato Avvocato, Difensore d’Ufficio)

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Acronis mette gratuitamente a disposizione Acronis Cyber Files Cloud

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Acronis, leader globale della cyber protection, ha annunciato che, in risposta all’attuale pandemia di Coronavirus, Acronis Cyber ​​Files Cloud, la soluzione di sincronizzazione e condivisione dei file sicura e di livello aziendale, sarà resa gratuita per tutti i fornitori di servizi fino al 31 luglio 2020, in modo che possano aiutare i loro clienti a passare rapidamente al lavoro da remoto mantenendo al sicuro tutti i dati.Mentre il business globale si adatta all’ambiente di lavoro da remoto richiesto dalla risposta al COVID-19, le aziende contano sui fornitori di servizi che possano aiutarli ad adattarsi a questo nuovo paradigma lavorativo.Acronis comprende le sfide che i fornitori di servizi devono affrontare per fornire un ambiente di collaborazione sicuro per i lavoratori da remoto al di fuori delle reti aziendali e offre una soluzione che può essere implementata a costo zero. I fornitori di servizi possono soddisfare le esigenze dei propri clienti senza affrontare ulteriori oneri finanziari o aumentare i loro costi operativi.Inoltre, Acronis offre video di formazione e documentazione per aiutare a formare i propri clienti e i loro utenti finali affinché possano iniziare da subito a sfruttare tutte le potenzialità delle soluzioni Acronis.“Il mondo è cambiato radicalmente nelle ultime settimane e tutti stiamo cercando di reagire alla pandemia di COVID-19. Mentre le aziende si adeguano alla nuova normalità, Acronis vuole rassicurare i propri partner sul fatto che siamo qui per supportarli ”, ha affermato Gaidar Magdanurov, Chief Cyber ​​Officer e COO di Acronis. “Come società di protezione informatica, crediamo fermamente nella protezione di tutti i dati, applicazioni e sistemi in ogni momento. Comprendiamo le sfide dei nostri partner e dei fornitori di servizi – fornendo un ambiente di collaborazione sicuro per i loro clienti – e siamo in grado di supportarli in questo momento consentendo loro di abilitare il lavoro remoto per i loro clienti senza costi aggiuntivi”.

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Fornitura di 75mila dispositivi sanitari di sicurezza per la terapia intensiva

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Sono stati richiesti dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Sono tutti strumenti preziosissimi per permettere ai sanitari di lavorare in sicurezza. L’acquisto dei dispositivi (mascherine, cuffie, occhiali, guanti e camici) è stata possibile grazie alla raccolta fondi promossa da Cesvi, organizzazione umanitaria attiva da 35 anni in Italia e nel mondo, che è stata fortemente sostenuta dall’ambasciatrice e madrina di Cesvi, Cristina Parodi. L’iniziativa è stata sostenuta da numerosissimi generosi cittadini, aziende, imprenditori, dal mister Gian Piero Gasperini e dai calciatori dell’Atalanta oltre che numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, tra cui Paola Turani, Alessio Boni, Michelle Hunziker e Tomaso Trussardi, Sofia Goggia, Mario Biondi, Casa Surace, il Trio Medusa, i Pinguini Tattici Nucleari, Arisa, Le Iene e molti altri.

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OIM e UNHCR annunciano la sospensione temporanea dei trasferimenti di rifugiati beneficiari di reinsediamento

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

L’organizzazione dei trasferimenti per il reinsediamento dei rifugiati attualmente risente di gravi disagi a causa delle decisioni di numerosi Paesi di limitare drasticamente gli ingressi sul proprio territorio in seguito alla crisi sanitaria globale legata al COVID-19, e delle conseguenti restrizioni ai viaggi aerei internazionali. Alcuni Stati, inoltre, hanno sospeso gli arrivi nell’ambito dei programmi di reinsediamento, dato che la situazione in materia di salute pubblica sul proprio territorio ne condiziona le capacità di accogliere i nuovi beneficiari.Le famiglie di rifugiati sono colpite in modo diretto da tali normative in rapida evoluzione nel corso dei loro viaggi, con alcuni beneficiari che hanno dovuto far fronte a prolungati ritardi, ed altri che sono rimasti bloccati o sono stati separati dai propri familiari.
Inoltre, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono preoccupati che i viaggi internazionali possano aumentare l’esposizione dei rifugiati al virus.Di conseguenza, le due agenzie stanno prendendo provvedimenti per sospendere le partenze di rifugiati nell’ambito dei programmi di reinsediamento. Si tratta di una misura temporanea che resterà in vigore solo finché necessaria. Dato che per molti rifugiati il reinsediamento costituisce uno strumento salvavita, l’UNHCR e l’OIM rivolgono un appello agli Stati, e lavorano in stretto coordinamento con essi, affinché, ove possibile, tali movimenti continuino a essere garantiti per i casi di estrema urgenza. La sospensione entrerà in vigore nei prossimi giorni: nel frattempo, le due agenzie cercheranno di portare i rifugiati che hanno già espletato le dovute formalità nelle destinazioni designate. Il reinsediamento rappresenta un’àncora di salvezza essenziale per i rifugiati particolarmente vulnerabili, e per questo l’OIM e l’UNHCR continueranno a lavorare nei Paesi di accoglienza, in collaborazione con tutti i partner rilevanti, per assicurare che l’esame dei casi da ammettere continui. L’OIM e l’UNHCR, inoltre, resteranno in stretto contatto coi rifugiati stessi e con tutte le agenzie che operano per promuovere l’utilizzo del reinsediamento quale strumento fondamentale di protezione.Entrambe le agenzie auspicano di poter riprendere a implementare integralmente gli itinerari di viaggio previsti dai programmi di reinsediamento non appena la prudenza e le condizioni logistiche lo consentiranno.

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Skuola.net: con le scuole chiuse è boom di ripetizioni online

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

In questi giorni di isolamento forzato la didattica ha trovato una nuova dimensione spostandosi online, e i canali che solitamente venivano sfruttati dai ragazzi per un sostegno supplementare, ora diventano una risorsa chiave per studenti e famiglie. Secondo un’analisi elaborata da Skuola.net Ripetizioni, una delle principali piattaforme web specializzate nelle lezioni private, con oltre 30.000 tutor iscritti, subito dopo lo stop alla scuola ‘in presenza’ si è assistito a un picco di prenotazioni di ripetizioni via Internet. Ad inizio marzo, quando ancora si poteva circolare liberamente in gran parte del Paese, la fetta di ripetizioni svolte online si era già attestata attorno al 30% del totale, quasi 1 lezione su 3, il doppio rispetto ai primi mesi del 2020. Anche il portale ‘Appunti’, un archivio di oltre 200mila contenuti, nelle prime due settimane di chiusura ‘nazionale’ di scuole e atenei ha registrato un incremento di traffico del +70%. In questo difficile frangente, Skuola.net Ripetizioni ha deciso di aderire al progetto “Solidarietà Digitale”, l’iniziativa messa in piedi dal ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione per ridurre l’impatto sociale ed economico del coronavirus, grazie al coinvolgimento dei privati, mettendo a disposizione di 100mila studenti un bonus di 10 euro per prenotare lezioni private.

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Guardare oltre il coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

A cura di Pauline Grange, Gestore, azioni globali di Columbia Threadneedle Investments. Nei settori dell’elettronica e dei semiconduttori, una delle conseguenze del coronavirus è stata la dimostrazione che facciamo troppo affidamento sulle catene di produzione cinesi. L’interruzione delle forniture si sta facendo sempre più evidente: basti pensare che mi è stato impossibile procurarmi un Nintendo Switch per il compleanno di mio figlio questo fine settimana. Questa dipendenza dai produttori cinesi ha portato alla luce un punto debole cruciale delle catene di produzione nel settore dell’elettronica e le società stanno ora cercando di migliorare la diversificazione a livello geografico dal punto di vista dell’approvvigionamento e dell’assemblaggio dei loro componenti.
Un’area determinante che a nostro avviso potrebbe essere interessata da cambiamenti strutturali è quella degli standard sanitari e igienici mondiali. La Cina stava già incrementando la regolamentazione in tema di produzione alimentare, salute e igiene, ma tale processo potrebbe subire un’accelerazione sulla scia dell’epidemia di coronavirus? Una società ben posizionata per beneficiare di questi sviluppi nel lungo termine è Ecolab, le cui tecnologie e servizi sono utilizzati nei mercati della ristorazione, della trasformazione dei prodotti alimentari, oltre che in quello alberghiero, sanitario, industriale ed energetico Questa settimana ho visto per la prima volta uno spray Ecolab nella mia palestra e lo stesso prodotto si trova sempre più di frequente in negozi quali John Lewis. In seguito all’emergenza SARS, i disinfettanti antibatterici per le mani sono diventati la norma in molti edifici, come le lobby di immobili commerciali. È possibile che più istituzioni si affideranno a Ecolab in risposta all’epidemia di coronavirus? La società fornisce prodotti e servizi nell’ambito di contratti a lungo termine che, dato l’elevato valore aggiunto delle sue soluzioni per i clienti, comportano notevoli costi di sostituzione; di conseguenza, gode di rendimenti stabili ed elevati e oltre il 90% delle vendite ha natura ricorrente.
La Cina rappresenta già una fonte di crescita consistente per Ecolab, in ragione dell’aumento della regolamentazione sul fronte degli standard sanitari e igienici. Il paese è interessato da cambiamenti anche nel settore della produzione alimentare, che impongono standard più stringenti nel campo della sicurezza alimentare, poiché alla produzione su larga scala è associato un rischio di contagio di un maggior numero di persone contemporaneamente. Il coronavirus potrebbe rendere ancora più impellente la necessità di migliorare gli standard in materia di sicurezza alimentare del paese? Ecolab, considerata in Cina una società esperta di sicurezza alimentare e di antimicrobici, ha già esperienza nel coordinamento con il governo locale e, come tale, è chiaro che trarrà beneficio da queste tendenze.Un’altra delle nostre partecipate, Reckitt Benckiser, ha osservato che la domanda di due dei suoi marchi principali, Dettol e Lysol, potrebbe evidenziare un picco nel corso del prossimo trimestre, a seguito dei maggiori acquisti di disinfettanti da parte dei consumatori. In effetti ciò appare probabile, a giudicare dall’assenza di prodotti Dettol da questo scaffale del nostro Sainsbury’s locale.Tuttavia, le maggiori informazioni fornite dagli enti sanitari nazionali in merito alle modalità di propagazione dei virus potrebbero fare in modo che sia il comportamento dei consumatori a cambiare? È possibile che un aumento della presenza di questi prodotti diventi una caratteristica permanente nelle case e nelle istituzioni come ad esempio le scuole, in particolare durante la stagione influenzale o quella del raffreddore?L’Agenzia per la protezione dell’ambiente statunitense ha recentemente pubblicato la Emerging Pathogen policy, che indica Lysol ed Ecolab tra i marchi chiave che possono essere utilizzati contro il coronavirus, offrendo così grande appoggio a tali prodotti.Per concludere, queste due società svolgono un ruolo chiave nel garantire la buona salute di molte nazioni e l’importanza di questo obiettivo appare ora più che mai evidente.

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Smartworking ed emergenze sanitarie

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

In merito a Smart Working e diffusione del virus Covid-19, Vittorio De Luca dello Studio De Luca & Partners commenta: “Siamo in piena emergenza e molte aziende sono state improvvisamente costrette a cercare e ad adottare prontamente alternative al normale svolgimento dell’attività lavorativa. In altre parole, le aziende da un giorno all’altro hanno dovuto ripensare e riorganizzare il lavoro e rivalutare il cosiddetto Smart Working. Ma cosa succede a tutte quelle aziende che non hanno voluto o potuto adottare questo nuovo approccio al lavoro? In primo luogo, diciamo che sino a quando non sarà cessata l’emergenza Covid-19, il datore di lavoro non è totalmente libero di decidere se ricorrere o meno al lavoro agile. In effetti, il DPCM dell’ 11 marzo, prevede che sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza. Occorre poi considerare che sul datore di lavoro incombe un preciso obbligo di protezione della salute psico-fisica del lavoratore che trova la propria fonte nell’art. 2087 cod. civ. L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Il datore di lavoro deve, cioè, adottare tutte le misure tassativamente imposte dalla legge in relazione allo specifico tipo di attività esercitata, le misure generiche dettate dalla comune prudenza e tutte le altre misure che, in concreto, si rendano necessarie per la tutela del lavoratore secondo la particolarità del lavoro, dell’esperienza e della tecnica. La violazione di questo obbligo comporta il rischio che sia imputata al datore di lavoro la responsabilità, in questo caso, di un eventuale contagio e della diffusione dello stesso. Il datore di lavoro potrebbe essere pertanto chiamato a risarcire il lavoratore per l’eventuale danno patito e a rispondere dei reati che danno origine alla responsabilità amministrativa della società”.

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Coronavirus: economia

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

“Sto ricevendo molti messaggi da autonomi e commercianti che in queste ore hanno assegni in scadenza. Abbiamo pensato all’esigenza di coprire scadenze immediate, eventuali cambiali, carte di credito, assegni. Grazie al lavoro di Alessio Villarosa, nel Decreto abbiamo inserito una forma di garanzia, semplificata e senza valutazioni, per l’erogazione immediata di finanziamenti a 18 mesi di importo fino a 3 mila euro per persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni assoggettati la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza COVID-19. Andate presso le vostre banche e chiedete di usare questo strumento. {RIF. lettera K) art. 48 del Decreto CuraItalia}”. Lo scrive su Facebook il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Sport in tempo di coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Così come le competizioni sportive nazionali e internazionali si fermano una dopo l’altra, nel tentativo di arginare il rischio di contagio da Covid-19, allo stesso modo si accorciano le lavagne dei bookmakers sugli eventi da quotare in tutto il mondo. La risposta degli appassionati non si è fatta attendere e, sebbene ognuno dalla propria abitazione, come previsto dai provvedimenti del Governo contenuti nel DPCM dei giorni scorsi, gli utenti italiani hanno espresso le loro preferenze attraverso il web. Il risultato è un trend ben definito, contenuto nell’analisi di Planetwin365 del flusso degli ultimi 14 giorni, periodo in cui sono stati annullati o rinviati numerosissimi appuntamenti di ogni ordine e disciplina.A primeggiare è sempre il calcio, che nella settimana 2-8 marzo totalizzava l’89,6% delle preferenze degli scommettitori italiani (di gran lunga avanti all’8,5% del basket e all’1,7% del tennis) ma nella settimana 9-15 marzo è arrivato addirittura a far segnare il 96,4%, mentre il basket scende, andando a colmare il restante 3,5%.Analizzando il segmento calcio della settimana appena trascorsa, a farla da padrone sono chiaramente gli ultimi atti delle coppe europee prima dello stop ufficiale, con la Champions League al 22,7% (le più giocate sono state Liverpool-Atletico Madrid, PSG-Borussia Dortmund e Valencia-Atalanta) e l’Europa League al 14% (in questo caso il podio è per Rangers – Bayer Leverkusen, Wolfsburg – Shakhtar Donetsk e Olympiacos – Wolverhampton). Ma il dato più particolare riguarda l’impennata di due campionati in particolare: la Türkiye 1. Süper Futbol Ligi – Serie A turca – che è passata dall’1% della settimana 2-8 marzo a 5,7% nella settimana 9-15, complici probabilmente anche il derby storico tra Galatasaray e Beşiktaş e lo scontro al vertice tra Trabzonspor e İstanbul Başakşehir; e poi la Prem’er-Liga, massima divisione in Russia, che fa il suo ingresso a sorpresa nella top five delle scommesse italiane con il 4%. Entrambi avanti a campionati più noti come quello argentino o brasiliano (da poco sospeso anche quest’ultimo) che si fermano entrambi a 0,8%, superati pure dal campionato australiano, su cui ha scommesso l’1,3% degli italiani.

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COVID-19 e persone con Sclerosi Multipla

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

L’emergenza portata dal coronavirus (COVID-19), dichiarata pandemia, riguarda ormai tutto il mondo. Per questo la MSIF (Multiple Sclerosis International Federation), la Federazione Internazionale delle Associazioni di sclerosi multipla, ha elaborato un documento con le nuove raccomandazioni per le persone con sclerosi multipla (SM), affinché adottino le misure adeguate per prevenire il rischio di contagio dal virus, e prendano le decisioni corrette riguardo alla gestione delle terapie e dei trattamenti per la sclerosi multipla.
Questo documento è stato prodotto da un team di neurologi esperti a livello internazionale e rappresentanti delle organizzazioni che compongono la Federazione Internazionale SM. Si tratta di un gruppo di lavoro composto da AISM e SIN – Società Italiana di Neurologia – lo ha poi declinato per lo specifico contesto italiano.Oltre ai consigli in generale per le persone con SM, le linee guida includono le raccomandazioni della dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i consigli per chi fa trattamenti modificanti la malattia, per chi è sottoposto a terapia aHSCT cioè a trattamento chemioterapico intensivo e per chi è in trattamento riabilitativo.
Per quanto riguarda le donne con SM in gravidanza al momento non esistono indicazioni specifiche.“Questo documento offre raccomandazioni specifiche, mirate alle persone con sclerosi multipla, molte di loro sono trattate con immunosoppressori, che affrontano questa situazione in una condizione di particolare fragilità”, dichiara il Prof Mario Alberto Battaglia, Presidente FISM, Fondazione italiana Sclerosi Multipla. “Si consiglia a tutte le persone con SM di prestare particolare attenzione alle linee guida per ridurre il rischio di infezione da COVID-19. Queste raccomandazioni sono rivolte anche ai caregiver, i familiari che vivono con una persona con SM o che la visitano regolarmente, per ridurre la possibilità di portare l’infezione da COVID-19 a casa e mettere a rischio contagio la persona con SM”“E’ importante in questo momento – ha affermato il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia e Direttore Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, AOU Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli – che i pazienti con sclerosi multipla e i loro caregiver rispettino le raccomandazioni suggerite e che, contestualmente, facciano sempre riferimento al neurologo che li segue così come all’AISM per qualunque dubbio sulle terapie e sul proprio stato di salute, piuttosto che sulle procedure da seguire per diminuire il rischio di contagio da coronavirus. La Società Italiana di Neurologia, di concerto con l’AISM, si impegna a tenere aggiornate le raccomandazioni, monitorando l’evolversi della situazione e raccogliendo ulteriori informazioni scientifiche anche a livello internazionale”.

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“Non abbandoniamo i cronici e gli anziani”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

“La chiusura tout court dei poliambulatori pubblici, con limitazione d’accesso per le sole prestazioni urgenti, da effettuarsi entro 72 ore e quelle che devono essere effettuate entro 10 giorni, non tiene conto dei 24 milioni di pazienti cronici che gravano sul territorio e che necessitano di assistenza. E così la decisione assunta da molte regioni di chiudere le strutture, di fatto, rischia di abbandonare i cronici e i fragili per tutto il periodo dell’emergenza che nessuno sa quanto può durare”. A lanciare l’allarme è Antonio Magi, segretario generale del SUMAI Assoprof, il sindacato maggiormente rappresentativo degli specialisti ambulatoriali.
Quello che Magi suggerisce, ferma restando la limitazione degli accessi nei poliambulatori per evitare il contagio, è “una nuova regolamentazione d’accesso nelle strutture territoriali, e a domicilio dei pazienti, dove opera la specialistica ambulatoriale senza la chiusura”. In sostanza agli assessori alla salute e a tutti i Direttori generali e sanitari di Asl il SUMAI Assoprof e Senior Italia FederAnziani chiedono un cambio di procedura suggerendo che siano gli specialisti, consultando le agende delle prenotazioni, a chiamare i pazienti ascoltando le loro necessità. Per i casi urgenti ambulatorio aperto, viceversa tutti i casi differibili sono rinviati.
“Sarà lo specialista – spiega Magi – a chiamare ogni singolo paziente, che ha fissato un appuntamento, e offrire la consulenza. I poliambulatori resteranno aperti con l’accesso riservato ai soli casi urgenti e non differibili. Allo stesso momento gli specialisti garantiranno, mediante contatti telefonici o di telemedicina, la consulenza ai medici di medicina generale al fine di poter consentire le continuità di assistenza ai cittadini, essendo proprio i medici di famiglia a chiederci spesso dove inviare i propri pazienti, durante questa emergenza, nel caso avessero bisogno di una visita specialistica o di un esame diagnostico.”.
“I nostri anziani sanno dell’impegno dei medici, degli infermieri, degli specialisti e di tutti i professionisti sanitari in questa durissima fase di lotta contro la diffusione del contagio – dichiara il Presidente di Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina – Ma mentre combattiamo per salvare i malati di COVID 19 non possiamo dimenticare l’assistenza ai portatori di cardiopatie, ictus, tumori, diabete, malattie respiratorie, epatopatie, malattie neurologiche e neurodegenerative come la SLA o la sclerosi multipla, disturbi muscolo-scheletrici, difetti di vista e udito e alcune malattie genetiche. Questi pazienti, in questa fase di emergenza, possono essere assistiti anche telefonicamente e se necessario, dopo triage telefonico, avendo garanzie di accesso in sicurezza nei poliambulatori o essere visitati in casa, se non autosufficienti, ovviamente da specialisti con i sistemi di protezione individuale per tutelare il medico dall’infezione e di conseguenza anche gli altri cittadini non contagiati”. (Eleonora Selvi Responsabile Comunicazione Senior Italia FederAnziani)

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Riaprire ospedali militari chiusi dalla Regione

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

I dati ufficiali sulla diffusione del coronavirus sono più preoccupanti di quanto realmente percepito dall’opinione pubblica.L’indice di stress, ossia il punto di non ritorno, cui è sottoposto il sistema sanitario nelle Marche è il più alto tra le regioni italiane, secondo solo alla Lombardia. La provincia di Pesaro risulta essere, in relazione al numero di abitanti, al quinto posto tra le province più endemiche d’Italia e risulta purtroppo essere, in relazione alla popolazione regionale, la prima per diffusione del contagio, con la città di Pesaro gravemente colpita. È quanto dichiara il Responabile Nazionale delle Autonomie Locali di FdI che è anche Vicepresidente Nazionale dell’Anci, Francesco Baldelli. Il punto di tenuta del sistema sanitario marchigiano è a un passo dal collasso, per questo non posso essere rimandate scelte essenziali. Se saltasse il sistema, sarebbe in pericolo l’assistenza sanitaria dell’intera regione. Il problema non è dunque solo più medico, visto che gli operatori sanitari si stanno prodigando senza sosta, ma è divenuto politico.Di fronte a tale situazione sono necessarie scelte risolute per evitare il collasso del sistema sanitario e ospedaliero marchigiano. Le poche indicazioni di riorganizzazione del sistema e la limitata previsione di posti letto aggiuntivi decisi da Ceriscioli sono solo un pannicello caldo insufficiente ad affrontare la pesantissima situazione che stanno vivendo i marchigiani, in particolare, i pesaresi.Situazione che non può essere più gestita da chi non ha saputo adottare le necessarie precauzioni per combattere la diffusione del Covid19 e che non è stato in grado di arginare le irresponsabili iniziative di quei sindaci che, nel pieno dell’emergenza sanitaria, invitavano i cittadini, come accaduto a Pesaro, a scendere in piazza “per riaccendere la città”.Atti di irresponsabilità, i cui effetti hanno avuto una pesantissima ricaduta prima su Pesaro, poi sull’intera provincia. A ciò si è aggiunto, in questi giorni, il completo immobilismo di altri sindaci che nulla fanno per contenere il rischio di contagio all’interno delle proprie comunità.In questi casi, il Ministero degli Interni dovrebbe nominare commissari ad acta per la gestione dell’emergenza – continua Baldelli -, a Pesaro come in quei comuni dove si è sottovalutata e si continua a sottovalutare la situazione. Soprattutto in territori dove i sanitari attendono ancora il picco dell’epidemia.
Stessa misura va adottata nei confronti del governatore Ceriscioli, che va affiancato da un commissario. Lui, che è assessore alla sanità, si è visto sfuggire di mano la situazione. Prima la scelta di trasferire pazienti da un ospedale all’altro, aumentando il rischio di diffusione del virus nelle diverse strutture e in pazienti non affetti, poi la retromarcia con l’individuazione di ospedali no-Covid. Una soluzione che ora non riesce ad attuare come si apprende dalla stampa che racconta di malati di coronavirus che dormono ammassati negli ospedali no-covid tra i pazienti e come sottolineano gli stessi operatori sanitari che denunciano: “mancano disposizioni imperative e posti letto”. È quindi necessario correggere il piano sanitario e prevedere immediatamente il potenziamento degli ospedali depotenziati e la riapertura di quelli chiusi, non in via temporanea ma stabile, anche per patologie non legate al covid19, dalle terapie oncologiche alla dialisi, richiedendo, in questo momento, l’impiego del servizio sanitario militare.

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Manutenzione ed infrastrutturazione idraulica del territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

“Siamo preoccupati per l’approccio ragionieristico della Commissione Ambiente dell’Unione Europea, le cui politiche non considerano adeguatamente i valori ecosistemici dell’irrigazione, che restituisce all’ambiente, in una logica di circolarità, una risorsa spesso qualitativamente migliore di come viene prelevata. E’ questa la dimostrazione di come, sul tema acqua, vada fatto uno sforzo comune per affrontarlo in maniera complessiva, sulla base della conoscenza ed il primo, importante obbiettivo raggiunto dal Libro Bianco “Valore Acqua per l’Italia” è proprio di avere fatto sintesi fra culture ed interessi diversi.”A dirlo è Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuto all’odierno webinar, che, causa emergenza coronavirus, ha sostituito la presentazione ufficiale dello studio, prevista a Roma ed organizzato da “The European House Ambrosetti”.“I cambiamenti climatici – prosegue il DG di ANBI – hanno ormai trasformato in irrigua tutta l’agricoltura italiana, impegnata da anni, attraverso la ricerca applicata, condotta dai Consorzi di bonifica ed irrigazione, ad ottimizzare l’uso colturale dell’acqua. In questo, è ora determinante il ruolo protagonista, che deve assumere lo Stato attraverso adeguati investimenti nel settore idrico perché, se è vero che l’acqua va risparmiata, ciò non deve mettere in crisi il comparto primario. Oggi, infatti, il cibo è irriguo anche in termini economici; basti pensare che l’agricoltura specializzata produce, pro capite, 250 giornate di lavoro contro le 4 giornate necessarie per le colture invernali.Non solo: l’acqua – aggiunge Gargano – è elemento fondamentale per la creazione di oltre 287 miliardi di valore aggiunto, vale a dire il 17,4% del Prodotto Interno Lordo, percentuale che pone l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Germania. È necessario, quindi, investire nel Piano Nazionale Invasi per aumentare l’attuale percentuale, pari all’11%, nella raccolta di acqua piovana; l’alternativa è il ripetersi della logica degli stati di calamità che, come abbiamo più volte evidenziato, riescono a risarcire solo il 10% di quei 10 miliardi di danni, che annualmente l’estremizzazione degli eventi atmosferici causa alla nostra agricoltura. Entro l’estate – annuncia infine il Direttore Generale di ANBI – presenteremo un Piano Nazionale Strategico di manutenzione ed infrastrutturazione idraulica del territorio, fatto da progetti esecutivi, elaborati dai Consorzi di bonifica ed irrigazione in una logica di fruizione multifunzionale della risorsa acqua; contestualmente torneremo a chiedere di concludere le tante opere incompiute, spesso ferme nelle pieghe della burocrazia e già costate troppo in termini di risorse pubbliche.”

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‘Spionaggio’ a tappeto dei contagiati e diritti del cittadini

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Il tracciamento dei cellulari e riconoscimenti facciali, sul modello adottato dalla Corea del Sud per evitare la diffusione del Coronavirus, “non calpesterebbe necessariamente i diritti dei cittadini, perche’ anche in Europa quello della protezione dei dati personali non e’ un diritto assoluto, bensi’ va bilanciato con gli altri diritti fondamentali e in questo caso con quello alla salute, non solo individuale, ma collettiva”. Lo dice l’avvocato Andrea Lisi, esperto di diritto digitale e presidente di Anorc Professioni, durante un’intervista alla Dire, commentando le misure di contenimento del virus messe in campo da Seul, che in Europa hanno fatto discutere. Secondo quanto spiega Lisi l’attuale regolamento europeo, il 2016/679 Gdpr, “prevede la difesa del diritto fondamentale dell’individuo alla protezione dei dati personali, un diritto che possiamo ritenere oggi indirettamente garantito anche dalla Costituzione, che pero’ stabilisce non solo la protezione, ma anche l’adeguata circolazione dei nostri dati personali. Se c’e’ un’emergenza eccezionale come quella che si vive oggi- continua l’esperto- si entra nella sfera del diritto alla salute che e’ altrettanto fondamentale. Quindi in ipotesi eccezionali piu’ Stati europei potrebbero in qualche modo ridimensionare il diritto alla protezione dei dati favorendo la circolazione di alcuni dati con delle forme di controllo e garanzia, bilanciandolo cosi’ con queste esigenze eccezionali di tutela della salute pubblica”. “Per fare una cosa del genere – spiega ancora l’esperto di diritto digitale e presidente di Anorc Professioni – sarebbe opportuno lavorare su una normativa europea specifica e di emergenza che operi quel bilanciamento tra i due diritti, cioe’ il diritto alla cosiddetta privacy e il diritto fondamentale alla salute, che potrebbe avere un enorme giovamento nel caso odierno grazie alla verifica degli spostamenti, dei contatti tra persone infette. È chiaro che bisognerebbe stabilire i tempi precisi di questo tracciamento, le modalita’, le procedure di sicurezza per garantire che soltanto alcuni specifici autorizzati possano accedere a quei dati e fino a che punto quei dati possono essere esposti senza essere previamente pseudoanonimizzati o anonimizzati. Quindi non possiamo pensare in Europa ad arrivare un controllo generalizzato e pervasivo dei cittadini, pur giustificato dall’emergenza, ma ad un equo bilandiamento tra i diversi diritti in gioco, determinando tempi e modi certi di questa forma di tracciamento e confermandone l’eccezionalita’ e le dovute garanzie”. “Anche i padri del diritto alla protezione dei dati come Stefano Rodota’ e Giovanni Buttarelli – conclude Lisi – non hanno mai pensato al diritto alla privacy come a un diritto assoluto, ricordiamocelo. Oggi stiamo combattendo una guerra e quindi alcune garanzie individuali possono essere compresse, come e’ stato del resto con la liberta’ di muoversi”. (fonte: newsletter.dire.it)

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Su oltre 2.300 professionisti positivi a COVID-19 oltre l’80% (quasi 1.900) sono medici e infermieri

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

E, per tutti, le prospettive sono quelle di un rischio altissimo senza gli adeguati dispositivi di protezione personale e di un livello di stress per la carenza di organici che lascerà il segno anche dopo l’emergenza COVID-19.“Nessuno si tirerà mai indietro, è chiaro – affermano Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri e Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche – e la miglior testimonianza di questo la danno i cittadini con la loro gratitudine e gli stessi professionisti con l’impegno profuso nel salvare vite”.Medici e infermieri del Servizio sanitario nazionale, oltre 900mila professionisti in prima linea nella guerra a COVID-19, si uniscono per affrontare gli stessi problemi che entrambe le categorie professionali hanno in questo momento: dispositivi di protezione individuale non adeguati ai rischi e ai compiti – se non spesso del tutto assenti – e carenza di personale che costringe a turni ben oltre quelli fisicamente sopportabili. Senza ovviamente nemmeno che si possano rispettare le regole su riposi o alternanza: il personale non c’è.“Si devono ridefinire le priorità nella lotta al nuovo Coronavirus – dichiara Filippo Anelli – mettendo subito in sicurezza medici e infermieri, come strategia primaria di sanità pubblica. Sentiamo tutta la responsabilità di rappresentare categorie professionali alle quali non è stato garantito il diritto alla sicurezza. Una situazione inverosimile, indegna di una società civile, che mette in pericolo la salute pubblica. Chiediamo che si individuino i responsabili e che la fornitura dei DPI diventi una priorità del Governo, un tema di sicurezza nazionale, perché la salute dei nostri cittadini merita questo”.“È fondamentale– afferma Barbara Mangiacavalli – la fornitura di DPI consoni alla situazione, che permettano da un lato la protezione degli operatori per evitare le centinaia se non migliaia di situazioni di contagio tra loro, anche grave in alcuni casi fino al decesso, ma, dall’altro, soprattutto per garantire la sicurezza ai pazienti che altrimenti troverebbero proprio in chi li cura e li assiste una fonte probabile di contagio. Questo ovunque e, in particolare proprio nelle strutture che accolgono i più fragili, coloro i quali tengono alta la percentuale di mortalità, come RSA e Hospice, dove i fenomeni negativi si sommano e muoiono, specie nelle aree a maggior rischio, decine di persone anziane ogni giorno”.L’assenza di DPI forniti soprattutto agli ospedali e la carenza di personale lasciano scoperta o rendono pericolosa l’assistenza nelle strutture e sul territorio: “Si intervenga subito, oggi, non domani perché ogni ora persa è una battaglia persa contro COVID-19”, affermano i presidenti delle due Federazioni. Che annunciano: “Una mancata risposta da parte del Governo comporterà azioni forti di protesta”.

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Coronavirus, ricerca: il particolato atmosferico accelera la diffusione dell’infezione

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Una solida letteratura scientifica descrive il ruolo del particolato atmosferico quale efficace “carrier”, ovvero vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. Il particolato atmosferico, inoltre, costituisce un substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni.Un gruppo di ricercatori ha esaminato i dati pubblicati sui siti delle ARPA – le Agenzie regionali per la protezione ambientale – relativi a tutte le centraline di rilevamento attive sul territorio nazionale, registrando il numero di episodi di superamento dei limiti di legge (50 microg/m3 di concentrazione media giornaliera) nelle province italiane. Parallelamente, sono stati analizzati i casi di contagio da COVID-19 riportati sul sito della Protezione Civile. Dall’analisi si è evidenziata una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo tra il 10 e il 29 febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 marzo (considerando un ritardo temporale intermedio relativo al periodo 10-29 febbraio di 14 giorni, approssimativamente pari al tempo di incubazione del virus fino alla identificazione della infezione contratta).In Pianura padana si sono osservate le curve di espansione dell’infezione che hanno mostrato accelerazioni anomale, in evidente coincidenza, a distanza di 2 settimane, con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico, che hanno esercitato un’azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell’epidemia, come sottolinea Leonardo Setti dell’Università di Bologna: “Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura padana hanno prodotto un’accelerazione alla diffusione del COVID-19. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai”.

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LXIV Premio Basilio Cascella 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Torna il Premio ‘Basilio Cascella’, dal 1955 uno dei Premi d’Arte, Fotografia e Pittura, tra i più prestigiosi d’Italia la cui volontà è valorizzare l’arte contemporanea e crearne uno snodo creativo e di riferimento, per esportarla in seguito nella rete internazionale artistica.Tema della LXIV edizione 2020: Green Economy.Green Economy e arte sono parte di una mappa complessa e in continua evoluzione. L’arte è da sempre una delle possibili vie per guardare lontano e rappresenta un punto di vista privilegiato per riflettere sui rapporti tra l’individuo, la società e la natura. E che cos’è la sostenibilità se non il dialogo costante tra questi tre elementi in bilico tra presente e futuro? Tre elementi primari sui quali muovere la libera creatività artistica e la ricerca estetica del design in nome di un percorso etico, condiviso e globale.Ad ogni singolo artista partecipante viene chiesto di analizzare tale concetto e di esprimerlo tramite pittura o fotografia, portando la propria personale interpretazione all’attenzione del pubblico.Scadenza: 30 giugno 2020, ore 24.00 Bando: http://www.premiocascella.it

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Tamponi per il Coronavirus: si muovono i privati

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

I privati della sanità sono pronti a fare squadra con il pubblico nella battaglia al Coronavirus. Cerba HealthCare Italia, azienda del gruppo internazionale Cerba Healthcare, con i propri laboratori di analisi presenti in Piemonte e Lombardia si sta muovendo in queste ore per eseguire i test per individuare i casi di COVID-19 su richiesta delle autorità sanitarie. «In un momento drammatico come questo aiutare il nostro sistema sanitario è la priorità e siamo pronti a fare la nostra parte – spiega il CEO di Cerba Healhcare Italia Stefano Massaro –. In Francia il nostro gruppo sta già collaborando con il governo nazionale, qui siamo stati contattati dall’ATS di Milano e abbiamo presentato un progetto per operare efficacemente e in sicurezza».Massaro stima che insieme ai maggiori player del settore, il comparto privato potrebbe mettere a disposizione 5.000 test al giorno, che si aggiungerebbero così ai 10.000 eseguiti dalla sanità pubblica. Il Ceo di Cerba HealthCare però sottolinea: «Non è pensabile, e basta considerare questi numeri per capirlo, fare uno screening di massa della popolazione in tempi utili. I test vanno fatti tempestivamente seguendo protocolli di priorità individuati dalle Autorità Sanitarie». Dietro ogni esame infatti c’è infatti il lavoro dei laboratori con unità apposite, macchinari e biologi molecolari specializzati: un sistema complesso che per di più, nell’emergenza attuale, vive anche enormi difficoltà di approvvigionamento di tamponi, kit di analisi e dispositivi di protezione individuali per gli operatori sanitari.
Cerba HealthCare Italia – Parte del gruppo internazionale dedicato alla diagnostica ambulatoriale e alle analisi cliniche presente in 16 nazioni, Cerba HealthCare Italia è specializzata nei settori dei laboratori analisi, medicina dello sport, medicina del lavoro, radiologia, poliambulatori e service lab. Nel nostro Paese serve 960mila pazienti/anno e conta 160 dipendenti, 32 centri medici e una piattaforma di laboratorio HUB. http://www.cerbahealthcare.it

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