Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Archive for 23 marzo 2020

Coronavirus: mantenere sana la pelle

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

“L’igiene delle mani è fondamentale per la prevenzione di molte infezioni, – sottolinea Aldo Morrone, Direttore Scientifico dell’Istituto Dermatologico San Gallicano- perché rimuove microrganismi che possono essersi depositati sulla pelle attraverso micro-gocce presenti nell’aria o attraverso il contatto con oggetti o superfici contaminate. È importante che le pratiche di igiene non alterino il film idrolipidico della cute per evitare che il suo ruolo di barriera non venga compromesso. Per questo lavarsi le mani nel corso della pandemia da coronavirus è fondamentale, ma non deve diventare un’operazione “maniacale”, con il rischio di infezioni o la comparsa di dermatiti irritative o allergiche.” Qui di seguito alcuni consigli dei dermatologi dell’Istituto San Gallicano di Roma (IRCCS).La pelle è un organo barriera che svolge un ruolo fondamentale nella difesa dell’organismo dall’ambiente esterno. Oltre che essere un organo di senso e di relazione, ha una funzione primaria di difesa dagli agenti fisici, chimici e biologici, rappresentando la prima linea di difesa contro patogeni invasivi. Questa funzione viene svolta sia grazie alla protezione fornita dallo strato corneo, che attraverso la sintesi di mediatori dell’infiammazione, come prostaglandine, leucotrieni, citochine, ecc.
La cute integra rappresenta una barriera nei confronti della penetrazione di numerosi batteri e virus, ma la sua integrità è fondamentale per preservare l’organismo da malattie infettive.Il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), causa dell’attuale pandemia, si trasmette principalmente attraverso la saliva e contatti diretti personali, per esempio con le mani “contaminate”.
Questo virus non è in grado di attraversare la cute. Le micro-gocce di saliva (droplet) eliminate dai malati, sospese in aria possono depositarsi sugli oggetti e sulle mani, che in questo modo potrebbero veicolare il virus, se portate alla bocca, o attraverso contatti diretti personali come una stretta di mano.Il lavaggio delle mani con acqua e sapone ha lo scopo di garantire un’adeguata pulizia e igiene delle mani attraverso un’azione meccanica ed è raccomandato come principale e più efficace misura di prevenzione nei confronti del nuovo coronavirus. Evitare l’acqua troppo calda, perché potrebbe danneggiare il film idrolipidico della pelle
Per l’igiene delle mani è sufficiente il comune sapone. Solo in assenza di acqua si può ricorrere ai cosiddetti igienizzanti per le mani (gel idroalcolici) contenenti almeno il 60% di alcol. Una corretta igiene delle mani richiede che ci si lavi per almeno 40-60 secondi.
I gel idroalcolici vanno usati quando le mani sono asciutte, altrimenti non sono efficaci. Tuttavia, è necessario fare attenzione a non abusarne, dal momento che, se usati frequentemente, potrebbero provocare secchezza della cute, alterando la sua funzione protettiva e inoltre favorire nei batteri lo sviluppo di resistenze, aumentando di conseguenza il rischio di infezioni.
Avere cura delle unghie, mantenendole corte, evitando di “mordicchiare” le “pellicine” (cuticole), perché potrebbero crearsi micro-ferite che possono costituire la porta di accesso a virus e batteri.Utilizzare creme idratanti che aiutino la pelle a ritrovare il suo naturale equilibrio, soprattutto se si avverte particolare secchezza delle mani.Prestare particolare attenzione a queste precauzioni se si è affetti da patologie dermatologiche, come, la dermatite atopica, che espongono già a maggior rischio di contrarre infezioni.

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GFT Group (GFT) ha annunciato di aver superato gli obiettivi di business nel 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

I dati preliminari per l’esercizio 2019 mostrano un aumento del fatturato del Gruppo del 4%, con 428,98 milioni di euro (previsione 420 milioni di euro) grazie all’implementazione di una strategia di diversificazione di clienti e settori.Il fatturato è cresciuto del 24% senza i 2 principali clienti; la quota di fatturato dell’attività assicurativa è quasi raddoppiata, raggiungendo l’11%. Anche la quota di fatturato generato dalle tecnologie esponenziali è aumentata dal 25 al 30%. Queste tecnologie offrono un potenziale di crescita annuale previsto di oltre il 20% e consentono a GFT di raggiungere performance superiori alla media. L’EBITDA rettificato è aumentato del 21%, raggiungendo i 47,91 milioni di euro, mentre l’EBT è stato pari a 18,73 milioni di euro, superando così del 4% le previsioni.L’Italia ha contribuito ai risultati per il 15,04% del fatturato totale e ha mantenuto pressoché invariati i ricavi vendita rispetto all’esercizio precedente, con 64,53 milioni di euro.

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Chi riconosce i sintomi di un ictus non deve aspettare per chiamare il 112

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Stiamo vivendo una delle più gravi emergenze sanitarie non solo del nostro Paese ma del mondo intero e l’attenzione di tutti è – giustamente – focalizzata sul Covid-19. A.L.I.Ce. Italia ODV (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) è consapevole che le persone colpite da ictus debbano in ogni caso continuare ad avere percorsi diagnostici e terapeutici efficienti ed efficaci.E’ importante che, in questi giorni, non si verifichi alcun calo degli accessi al Pronto Soccorso in chi manifesta sintomi che possono essere “campanelli d’allarme” di questa patologia, dato che si teme che le persone, pur riconoscendo i sintomi, tardino a rivolgersi al 112 per paura di essere infettate in ospedale dal Coronavirus.A.L.I.Ce. Italia ODV continua la sua battaglia contro l’ictus cerebrale ricordando, ancora una volta, quali sono i sintomi che vanno riconosciuti tempestivamente:
o non riuscire a muovere o muovere con minor forza un braccio o una gamba o entrambi gli arti dello stesso lato del corpo
o avere la bocca storta
o non riuscire a vedere bene metà o una parte degli oggetti
o non essere in grado di coordinare i movimenti o di stare in equilibrio
o non comprendere o non articolare bene le parole
o essere colpito da un violento e molto localizzato mal di testa, diverso dal solito
Se compare anche uno solo di questi sintomi, è necessario chiamare subito il 112 in quelle regioni dove è attivo il numero unico di emergenza (o il 118) perché è fondamentale portare la persona nei centri organizzati per il trattamento, cioè le Unità Neurovascolari (Centri Ictus – Stroke Unit).L’ictus cerebrale, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 150.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili.

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Io mangio e compro italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

È questa, secondo l’associazione Codici, la strada che i consumatori devono seguire per dare il proprio contributo nella lotta contro il Coronavirus. Un’emergenza che sta mettendo a dura prova il sistema sanitario italiano e che rischia di dare un colpo durissimo alla già fragile economia nazionale.“Mentre il personale sanitario – afferma l’avvocato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – lotta nella prima linea degli ospedali, mentre le forze dell’ordine sono impegnate sul campo per garantire la sicurezza e sventare truffe come quella dei rincari folli delle mascherine, i consumatori sono chiamati a fare la loro parte per combattere il Coronavirus. È il momento di sostenere tutti insieme l’economia del nostro Paese. In che modo? Scegliendo prodotti italiani quando ad esempio facciamo la spesa. Mangiamo italiano, compriamo italiano: questo deve essere il modello di comportamento per aiutare le imprese, aggredite dal Coronavirus e da una crisi che rischia di avere conseguenze devastanti per l’Italia”.

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La Germania ha messo sotto osservazione l’ala più radicale del partito di estrema destra

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Si tratta di Alternative für Deutschland. L’ha annunciato Thomas Haldenwang, capo dell’Ufficio federale della Protezione della costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz), ovvero i servizi segreti interni della Germania:“Sappiamo dalla storia della Germania che l’estremismo di destra non distrugge solo le vite umane, distrugge la democrazia. L’estremismo di destra e il terrorismo di estrema destra sono al momento il più grande pericolo per la democrazia in Germania”.A finire nel mirino degli 007 tedeschi è la fazione del partito chiamata Der Flügel (L’Ala), che secondo le stime di Haldenwang arriverebbe a settemila unità, circa il 20% dell’interno partito, alla cui guida c’è Björn Höcke, leader del partito in Turingia, stato della Germania Centro-orientale.In una riunione dell’Ala, Björn Höcke aveva criticato i “moderati” del suo partito, giocando con il termine “trasudati” che in tedesco si dice Ausgeschwitz, termine molto simile al campo di sterminio nazista dove morirono più di un milione di persone:“Quelli che non sono all’altezza di vivere il compito che ci siamo dati, cioè l’unità, dovranno essere tutti trasudati via”. Un’ex deputata di AFD, uscita per la deriva a destra del partito, ha raccontato che Höcke studia con una certa frequenza i discorsi di Göbbels, il capo della propaganda della Germania nazista, per interiorizzarne i concetti e attualizzarli nei suoi discorsi politici.Sull’osservazione da parte dei servizi dell’ala più radicale di Alternative für Deutschland, Spiegel ha incaricato l’istituto Civey di condurre un sondaggio.Secondo una grande maggioranza di tedeschi, la decisione annunciata da Thomas Haldenwang è corretta: circa il 67% degli intervistati trova la decisione “chiaramente corretta”, circa il 9% la considera “piuttosto corretto”.Come detto da Thomas Haldenwang l’estremismo di destra nel corso della storia ha distrutto la democrazia e ha ucciso milioni di vite umane ed è attualmente il più grande pericolo per la democrazia in Germania e di conseguenza per l’Europa.

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Governo: Allungare l’anno scolastico

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

“Riapriremo le scuole solo quando avremo la certezza di assoluta sicurezza”, dichiara la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina.
E’ molto probabile, quindi, che il 3 aprile le scuole non riapriranno; di conseguenza si pone il problema di quando terminerà l’anno scolastico. “Tutto dipende da come andrà la didattica a distanza, perché se funzionerà non serve”, prosegue la ministra Azzolina.La domanda sorge spontanea: la didattica a distanza funziona? O meglio, siamo preparati per la didattica a distanza?A parte situazioni specifiche, non ci risulta che il ministero dell’Istruzione sia pronto per lanciarsi nel digitale. Non abbiamo riscontro di una piattaforma digitale completa, pronta per essere attivata. L’attività didattica online spesso si riduce alla assegnazione di compiti.Si tratterà, allora, sempre che il virus lo consenta, di allungare l’anno scolastico nei mesi di giugno, luglio e agosto, e, da oggi, lavorare alla predisposizione di piattaforme digitali in grado di sopperire, almeno in parte, al tradizionale insegnamento.Altra soluzione è di non ritenere valido l’anno scolastico, rimandandolo al prossimo, o promuovere sulla base delle valutazioni, anche parziali, che possono essere ottenute online. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Atradius: impatto coronavirus su insolvenze aziendali

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Amsterdam/Roma. La pandemia di coronavirus colpisce l’economia mondiale in un momento delicato, fatto di stime di crescita al ribasso, soprattutto a causa del perdurare delle tensioni commerciali. Questo accelera la tendenza all’aumento dei livelli d’insolvenza nelle economie avanzate.La pandemia di coronavirus pone sfide pesanti al commercio globale, rivelandosi elemento perturbatore delle catene di fornitura a livello mondiale. Si rivedono al ribasso le stime di crescita del PIL globale e locale, e l’incertezza sui tempi dell’emergenza rende particolarmente complesse le previsioni sui reali impatti economici del coronavirus, con ciò che ne consegue sui livelli d’insolvenza.
È questo, in sintesi, lo scenario che delinea Atradius, tra le società leader nel mondo nel settore dell’assicurazione del credito, cauzioni e recupero crediti a livello internazionale, nel suo rapporto “Accelera la crescita delle insolvenze nel 2020” scaricabile gratuitamente dal sito http://www.atradius.it.Messo a dura prova il clima di fiducia di consumatori e imprese, l’Eurozona dovrà scontare in corso d’opera la già delicata fase attraversata dal settore manifatturiero e dalle catene di fornitura, ora inasprita dalle ricadute delle misure prese per contenere la pandemia.“In questo particolare contesto di fragilità dei mercati, in piena emergenza coronavirus e relative misure di contenimento – commenta Massimo Mancini, Country Manager di Atradius per l’Italia – il rischio di credito commerciale si intensifica e si inasprisce, verso il quale occorre sempre avere un approccio di gestione strategico, soprattutto ma non solo in momenti di crisi come quello che stiamo attraversando”.

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Istat: spesa fornitura acqua +9,4% dal 2015

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, per la fornitura di acqua nell’abitazione ogni famiglia ha speso in media 14,65 euro al mese, il 9,4% in più rispetto al 2015.”Il rialzo della spesa mensile familiare per la fornitura d’acqua, dal 2015 al 2018, è più di 4 volte quello dell’inflazione, ossia dell’indice generale. Infatti, mentre l’indice dei prezzi al consumo è salito dal 2015 al 2018 del 2,3%, per l’acqua il rialzo è del 9,4%, ossia il 309% in più” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche se dal 2017 al 2018 la spesa è rimasta praticamente stabile, il rialzo dal 2015 è spropositato. Il problema degli italiani è sempre lo stesso, ossia che le tariffe che dovevano diminuire di prezzo sono sempre aumentate più dell’inflazione e questo contribuisce a mandare in tilt i bilanci delle famiglie visto che si tratta di spese obbligate” conclude Dona.

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Trattenute contributive a carico dei lavoratori dipendenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Il D.L. n. 18/2020, cosiddetto “Cura Italia”, del 17 marzo 2020 prevede la rimessione in termini dei versamenti (la scadenza del 16 marzo 2020 viene prorogata al 20 marzo 2020) e la sospensione dei termini per il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria ma, nel definire il nuovo calendario delle scadenze dei versamenti contributivi operati dai datori di lavoro, nulla specifica in riferimento alla quota di contributi a carico del lavoratore trattenuta in busta paga. Per evitare possibili fraintendimenti, anche in ordine alla più recente prassi Inps sui medesimi temi, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con l’approfondimento del 20 marzo 2020 propone una disamina dell’intero quadro normativo e delle pronunce giurisprudenziali in materia.

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I rifugiati e la crisi del COVID-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

“In un momento in cui la comunità internazionale si sta mobilitando per contrastare la diffusione del COVID-19, numerosi Paesi stanno opportunamente adottando misure eccezionali, limitando i viaggi aerei e i movimenti transfrontalieri.La vita quotidiana di molti di noi, in tutto il mondo, si è fermata oppure si sta trasformando in un modo che non avremmo mai potuto immaginare.
Tuttavia, guerre e persecuzioni non sono cessate, e oggi, nel mondo, vi sono persone che continuano a fuggire dalle proprie case alla ricerca di un luogo sicuro. Sono sempre più preoccupato dalle misure adottate da alcuni Paesi, che potrebbero sospendere del tutto il diritto di chiedere asilo.Nell’ambito di una crisi così straordinaria, ogni Stato deve gestire le proprie frontiere come ritiene più opportuno. Tuttavia, tali misure non devono portare alla chiusura dei canali esistenti per richiedere asilo, né costringere le persone a fare ritorno in aree in cui vigono situazioni di pericolo.Esistono soluzioni. L’individuazione dei rischi sanitari consente di implementare procedure di screening, nonché svolgere esami clinici, mettere in quarantena e adottare altre misure. Queste consentiranno alle autorità di gestire l’arrivo di richiedenti asilo e rifugiati in condizioni sicure, rispettando, allo stesso tempo, le norme internazionali di protezione dei rifugiati volte a salvare vite umane.In questi tempi difficili, non dimentichiamoci di coloro che fuggono da guerre e persecuzioni. Oggi, come mai prima, hanno bisogno – come tutti noi – di solidarietà e compassione”. (by Filippo Grandi, Alto Commissario ONU per i Rifugiati)

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Lavorare da remoto: 3 problemi e 3 approcci per affrontarli

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

A cura di Vladimir Cavalcanti – Channel Manager EMEA di Atlassian. Quella che stiamo affrontando in questi giorni è una situazione del tutto eccezionale. Numerose aziende, soprattutto quelle di servizi, stanno favorendo il lavoro da remoto dei loro dipendenti per far fronte all’emergenza. Molti identificano questa pratica con lo smart working, non sapendo però che alla base del cosiddetto “lavoro intelligente” deve esserci una scelta volontaria e ragionata. Dunque la condizione attuale, determinata dalla contingenza, è più ascrivibile al lavoro da remoto piuttosto che allo smart working vero e proprio. Tuttavia, pur con questa precisazione, restano valide alcune problematiche che accomunano entrambe le forme di lavoro.
Lavorare da remoto non è tutto rose e fiori. Il primo scoglio da superare è senza ombra di dubbio quello della logistica. I problemi legati a questo aspetto del lavoro fuori dall’ufficio (soprattutto se svolto a casa) sono innumerevoli. La questione pranzo, e più in generale quella dei generi di conforto come il caffè, è totalmente a carico nostro. Lavorando da casa, andare a pranzo fuori risulta complesso soprattutto per chi vive in una zona residenziale. Dunque mettiamo in conto di integrare i tempi per la logistica dei pasti all’interno della nostra giornata, altrimenti il rischio di mangiare solo junk food diventa molto concreto. E se a questo uniamo la minore attività fisica dovuta allo stare in casa, è facile capire perché è così importante organizzare bene i pasti.Altro grande tema del lavoro da remoto riguarda le possibili incursioni di figli e animali domestici. Tutti noi vogliamo mostrare il nostro lato più professionale alle persone con cui lavoriamo, ma questo obiettivo va vissuto con serenità. Nei giorni trascorsi a casa ci sarà il momento in cui suona il campanello o quello in cui il gatto camminerà sul computer portatile, proprio di fronte alla videocamera, ovviamente mentre stiamo facendo una call. E i bambini urleranno proprio mentre disattiveremo il mute per intervenire durante un meeting. Ma tutto ciò non ci farà sembrare meno professionali, ma permetterà a coloro che lavorano con noi di dare un’occhiata al nostro mondo, che probabilmente non è molto diverso dal loro.
Per molti la routine è uno dei grandi svantaggi del lavorare da casa. Lo stare tutto il giorno chiusi fra quattro mura è percepito come un boccone difficile da tirar giù. Questo è comprensibile, soprattutto se si considera il perdurare della situazione e la difficoltà di trovare diversivi. Tuttavia, la routine può venirci incontro, aiutandoci a superare questo momento di stallo. Avere una tabella di marcia da rispettare rappresenta una delle soluzioni migliori per far fronte agli effetti più dannosi di un periodo di transizione.
Alzarsi la mattina alla stessa ora, fare colazione normalmente e un po’ di esercizio sono comportamenti che ci aiutano a tenere la barra dritta. Anche se stiamo lavorando da casa, vestirsi come se stessimo andando a lavoro (o quasi) ci consente di mantenere un certo grado di professionalità, necessario per affrontare le tante conference call che ci aspettano in questo periodo. Non importa presentarsi in giacca e cravatta o in tailleur, ciò che conta è essere sempre in ordine e pronti a un meeting organizzato all’ultimo minuto, proprio come se fossimo in ufficio. Seguendo questi piccoli consigli, ecco che la routine da spauracchio si trasforma in strumento indispensabile per affrontare al meglio una giornata di lavoro a casa.
Altro tema fondamentale è il senso di isolamento che si prova lavorando da remoto non per scelta propria. Ci si sente isolati dal resto del team e dai colleghi. Questo è un sentimento comune e non bisogna aver paura di provarlo. Quello che si può fare è sviluppare alcune strategie per rimanere in contatto con il resto del gruppo di lavoro, mantenendo con i colleghi una finestra di dialogo sempre aperta, per scambiarsi opinioni, idee e perché no, battute. Del resto anche in ufficio c’è spazio per farsi due risate.
La buona notizia è che oggi abbiamo tantissimi strumenti per rimanere in contatto con i nostri colleghi evitando di intasare la loro posta con milioni di mail inutili e che probabilmente non leggeranno. I tool a supporto del lavoro agile (tema che vede Atlassian in prima linea) e quelli dedicati a chat e conference call sono gli alleati migliori per sostenere la produttività, l’efficienza e per mantenere alto l’umore.Oggi però grazie alla tecnologia e grazie soprattutto a un approccio al lavoro più moderno, agile e smart possiamo superare con maggiore facilità questa prova, sapendo che non siamo soli a doverla affrontare. http://www.competencecommunication.com

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La rarefazione della libertà

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

La dimensione “sacrale” del carcere – e, più profondamente, l’archetipo criminologico che lo teorizza come necessariamente diviso e separato dal consortium di riferimento – suscita, potremmo dire a fortiori, dubbi e sensazioni di disagio nei periodi etichettati come “emergenziali”.La pena carceraria, nata dalle ceneri di una carità costrittiva ed anteposta – in epoca illuministica – allo “splendore dei supplizi” pare, infatti, ri(con)dursi – ad oggi – ad un silenzioso (ma non per questo meno doloroso) supplizio.
Se attenta Dottrina aveva, circa una decina di anni fa, acutamente notato che “ se il disconoscimento della dignità umana, la limitazione e l’oppressione ingiustificate dalla libertà fisica e morale, il sacrificio ingiustificato delle necessità ed esigenze fisiche e spirituali della persona, sono i caratteri dell’offesa sottesa alla fattispecie di maltrattamenti, appare difficile sostenere l’irriducibilità delle situazioni di sovraffollamento carcerario al paradigma offensivo delineato dall’art. 572 c.p.1 ” che potremmo dire, nelle more del periodo storico attuale, di un’istituzione totale, e in primis di una formazione sociale, che non sembra tutelare (o, quantomeno, non pare farlo abbastanza) il diritto alla salute dei suoi cittadini posto che – come direbbe, forse, Monsieur De La Palice – i detenuti non possono, quasi tautologicamente, provvedere “in proprio” alla tutela dei propri diritti? Non sembra, dunque, del tutto paradossale ed azzardato non escludere aprioristicamente l’integrazione del delitto di cui all’art. 572 c.p. da parte delle istituzioni carcerarie che non garantiscano le misure idonee a tutelare il diritto alla salute dei detenuti: argomentazione, questa, che sembra valore a fortiori – con espressione ampiamente (ab)usata – “ai tempi del coronavirus”, temperie nella quale la scienza medica suggerisce a più riprese le cautele ed i presidi da adottare per il contenimento dell’epidemia. L’ablazione della tutela dei diritti dei detenuti, purtuttavia, non sembra vestirsi del manto novellistico: Brissot de Warville, nel lontano(?) 1871 definiva il carcere una “ cloaque d’infection2 ” e, cionnonostate, assuefarsi alla rarefazione dei diritti non sembra essere “cosa grata”. La rarefazione dei diritti, infatti, pare tendere favorevolmente all’evanescenza e può, quasi paradossalmente, far ascendere sé stessa alla ieraticità ed alla solennità proprie della metafisica. By Avv. Daniel Monni

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Cobas, Poste Italiane Spa e Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Moltissimi sono i lavoratori di Poste Italiane, portalettere, sportellisti, addetti alla ripartizione, che in questi giorni continuano ad astenersi dalle attività lavorative a causa della negligenza aziendale che prevede, ma all’atto pratico non provvede a fornire, i sistemi minimi di protezione per gli operatori.In molti uffici, difatti, non sono state fatte la sanificazione degli ambienti, delle apparecchiature e dei mezzi e non sono pervenuti guanti, gel disinfettante e mascherine in quantitativo adeguato da poter garantire la sicurezza dei dipendenti lasciati esposti al rischio di contagio e a quello di veicolarlo tra i cittadini.Il Cobas Poste denuncia da settimane agli organi competenti la negligenza aziendale che a fronte del momento di emergenza nazionale seguita ad operare nell’interesse del proprio profitto ma non di quello della sicurezza dei lavoratori, dei loro familiari e di chi ne viene a contatto. Due sono i colleghi deceduti e in costante aumento i contagiati positivi e quelli in quarantena precauzionale, così come riportato dalle tabelle di sintesi dell’azienda.Pertanto è nostro auspicio che questi continuino nelle forme di astensionismo individuale e collettivo adoperate finora a tutela esclusiva della propria ed altrui incolumità e continuiamo ad insistere sulla necessità di chiusura totale, per almeno tre settimane, di tutte le attività di Poste Italiane. By Cobas Lavoro Privato – Settore Poste
Moltissimi sono i lavoratori di Poste Italiane, portalettere, sportellisti, addetti alla ripartizione, che in questi giorni continuano ad astenersi dalle attività lavorative a causa della negligenza aziendale che prevede, ma all’atto pratico non provvede a fornire, i sistemi minimi di protezione per gli operatori.In molti uffici, difatti, non sono state fatte la sanificazione degli ambienti, delle apparecchiature e dei mezzi e non sono pervenuti guanti, gel disinfettante e mascherine in quantitativo adeguato da poter garantire la sicurezza dei dipendenti lasciati esposti al rischio di contagio e a quello di veicolarlo tra i cittadini.Il Cobas Poste denuncia da settimane agli organi competenti la negligenza aziendale che a fronte del momento di emergenza nazionale seguita ad operare nell’interesse del proprio profitto ma non di quello della sicurezza dei lavoratori, dei loro familiari e di chi ne viene a contatto. Due sono i colleghi deceduti e in costante aumento i contagiati positivi e quelli in quarantena precauzionale, così come riportato dalle tabelle di sintesi dell’azienda.Pertanto è nostro auspicio che questi continuino nelle forme di astensionismo individuale e collettivo adoperate finora a tutela esclusiva della propria ed altrui incolumità e continuiamo ad insistere sulla necessità di chiusura totale, per almeno tre settimane, di tutte le attività di Poste Italiane. By Cobas Lavoro Privato – Settore Poste

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