Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Archive for 25 marzo 2020

Coronavirus e appropriatezza organizzativa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

“È dal 25 febbraio, nelle prime fasi dell’epidemia di Covid-19, che la SIPPS chiede di fare chiarezza per proporre strategie operative funzionali. La raccomandazione è sempre la stessa: salvaguardare il sistema sanitario e proteggere il personale medico e paramedico esposto in prima linea. Per seguirla basta, soddisfare tre richieste”. A dirlo è Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che precisa quali sono: “E’ necessario evitare in tutti i modi l’assalto agli ospedali e soprattutto ai servizi di pronto soccorso che potrebbe renderli i luoghi più pericolosi; adottare corridoi preferenziali in cui poter canalizzare l’eventuale afflusso di migliaia di casi o supposti tali nei prossimi giorni o mesi; mettere a disposizione ospedali militari delle grandi città (attualmente quasi inutilizzati), in modo tale da trasformarli in breve tempo in centri di diagnosi, isolamento e smistamento per i casi necessitanti di terapia intensiva”.
L’adozione di corridoi preferenziali e/o dedicati è “una misura necessaria, anche se non sufficiente, per evitare il diffondersi del contagio. A distanza di un mese molto è stato fatto- continua Di Mauro- si sono identificati i centri Covid per la gestione dei casi documentati (confermati dalla positività del tampone) che necessitano di ricovero, si è definita l’assistenza domiciliare per i casi sospetti o accertati non gravi, si stanno sperimentando nuove terapie, si sono creati nuovi posti letto in rianimazione grazie alle generose donazioni di enti e privati cittadini. La popolazione rispetta le restrizioni decretate dal governo, sono previste sanzioni e pene per i trasgressori, si effettuano controlli. Nella gestione dell’epidemia persistono, però- puntualizza Di Mauro- alcuni punti deboli: la carenza del personale sanitario e dei presidi, in primis, e la gestione dei casi sospetti (quindi potenzialmente contagiosi) che necessitano di ricovero, ma che non hanno ancora ricevuto una diagnosi perché non hanno fatto il tampone o non hanno ancora ricevuto il risultato”.
In molti ospedali i pazienti in età pediatrica sono gestiti in spazi dedicati, fa sapere Maria Carmen Verga, segretario nazionale SIPPS, “spesso vicini alle aree di pronto soccorso, anch’esse dedicate ai casi sospetti, non circolano per l’ospedale, non accedono al reparto dove sono ricoverati pazienti con altre patologie e dove il personale non indossa i presidi di protezione. L’inosservanza di queste basilari misure- aggiunge- può infatti comportare un grave rischio per il personale e per tutti gli eventuali contatti”.
E’ ampiamente documentato, infatti, che tra “le principali cause di contagio ci sono proprio le procedure non corrette in ambiente ospedaliero- – precisa Ernesto Burgio, componente del comitato scientifico SIPPS sulla Newsletter Covid-19- e che in condizioni di estrema necessità si tende ad abbassare la soglia di sicurezza. Sono di questi giorni le proteste per il reclutamento di specializzandi e neolaureati e per l’utilizzo delle mascherine chirurgiche nell’assistenza dei pazienti positivi al Covid-19 al posto di quelle omologate FFP3. E’ pertanto necessario verificare urgentemente se ci sono e quali sono gli ospedali in cui non sono stati approntati spazi e percorsi dedicati ai casi sospetti, la cui gestione rimane perciò indefinita ed improvvisata”.
La SIPPS conclude ribadendo che “la sicurezza è una priorità assoluta e vuole portare all’attenzione un’altra criticità auspicando che tutti gli ospedali che non hanno ancora provveduto organizzino immediatamente i percorsi e le aree dedicate ai casi sospetti- termina Di Mauro- in corso di definizione diagnostica”.

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Coronavirus, cittadini, lavoratori, consumatori senza Parlamento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Il capo del Governo ci ha comunicato che ci sono ulteriori e necessarie restrizioni alla mobilità e alla definizione di servizi di primaria importanza. Lo sanno quasi tutti in Italia. Come, quando e dove, al momento, è tutto da sapere. Pensiamo a quelli che domani mattina lunedì dovranno sapere se recarsi al lavoro, in fabbriche e uffici. La giornata è ancora in corso. Le emergenze hanno questa caratteristica, altrimenti non sarebbero emergenze. Vediamo un po’ come si sviluppa la vicenda.
Ma a nostro avviso questo è uno dei problemi, non il più importante. Che invece resta quello di come le decisioni vengono prese e quali sono i filtri che le stesse passano dopo che sono diventate esecutive.
Si tratta di decreti, quindi il governo decide, i decreti sono subito esecutivi ed entro 60 gg il Parlamento deve convertirli in legge. Parlamento che nel frattempo dovrebbe funzionare a pieno ritmo anche per dare il suo contributo. Ma dov’è il Parlamento? Non ci sono le bombe che piovono dal cielo come nelle guerre tradizionali, per cui in questi casi sarebbe logico evitare le sedi tradizionali e, magari, istituire una sede clandestina dove le funzioni possano essere svolte. Il nemico è – come mediaticamente viene detto – invisibile, ma gli accorgimenti per evitare che entri nelle attuali sedi del Parlamento ci sono, e quindi le stesse possono funzionare più o meno a pieno ritmo. il problema è che dovrebbe essere convocato in una sorta di seduta permanente, chè tutti i parlamentari siano presenti a svolgere le proprie funzioni in modo efficace e tempestivo, correggendo le inevitabili storture che fisiologicamente possono essere contenute in un provvedimento urgente e perfezionando – forti del lavoro nelle commissioni e di un costruttivo dibattito in aula – le misure adottate per contrastare l’emergenza. I parlamentari sono stati eletti anche per questo motivo e, in questo momento, la loro presenza sul territorio è marginale mentre dovrebbe/potrebbe essere fondamentale nella sede istituzionale. Così, eventualmente, i problemi che potrebbero presentarsi per le decisioni prese in emergenza, potrebbero essere attenuati e non più tali. Crediamo che questo sia un dovere che i nostri eletti hanno nei confronti dei cittadini tutti: dei lavoratori, degli imprenditori e dei consumatori che sono i soggetti principali che devono sottostare all’emergenza ed organizzarsi di conseguenza. Altrimenti tutto diventa molto precario e confusionario. Le dichiarazioni dei vari politici hanno sicuramente i loro effetti, ma sono per l’appunto dichiarazioni. Si pensi a quando solo due giorni fa circolava insistentemente che sarebbero stati limitati gli accessi ai supermercati e le file gigantesche che si sono formate in tutte le città. E si pensi all’effetto contrario dopo l’annuncio del premier Conte, questa notte, che niente del genere era previsto, confortando le dichiarazione del capo della protezione civile che da alcuni giorni andava ripetendo che gli orari dei negozi più che ristretti (come chiedeva qualcuno, inclusi alcuni sindacati) andavano allargati. Ok: potere delle dichiarazioni e delle voci. Ma le certezze hanno bisogno di gambe. Tra queste sono essenziali nel gambe del Parlamento. Ci meritiamo e abbiamo bisogno di un Parlamento in seduta permanente. Grazie. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Scuola: possiamo bloccare i concorsi, non le assunzioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

A dirlo, in due interviste, rilasciate nelle ultime ore agli organi di stampa, è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Per il sindacalista autonomo, in questo difficile “momento nella scuola abbiamo già un problema importante che è sotto gli occhi di tutti: la supplentite. Abbiamo migliaia di persone che da anni insegnano nelle nostre scuole, sono docenti con più di 24 mesi di servizio e che nel privato la normativa addirittura ne imporrebbe la stabilizzazione”. Il sindacalista torna quindi a chiedere “un piano di assunzioni straordinario su tutti i posti vacanti e l’assunzione dalle graduatorie d’istituto oltre gli attuali canali dalla call veloce, dalle graduatorie di merito, dalle GaE”. L’attenzione è rivolta poi al personale amministrativo, tecnico e ausiliario, anch’esso impegnato in questi giorni di pericolo contagio nel mantenere attivo il servizio scolastico: “Anche per il personale Ata – continua Pacifico – è necessario assumere dalle graduatorie 24 mesi, dopo aver stabilizzato il personale delle cooperative”.All’emergenza sociale non si può aggiungere l’emergenza della scuola e di tanti suoi lavoratori. Ne è convinto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Il prossimo anno scolastico – ha detto il sindacalista autonomo a Orizzonte Scuola – dovrà iniziare bene, non può cominciare con 250mila precari tra docenti e ATA. Abbiamo poi un motivo di ringraziamento verso uno su sei di questi precari che in questo momento sta lavorando da casa per garantire un servizio pubblico. Questa è la più grande dimostrazione della serietà di queste persone. C’è poi da dire che non bisogna aspettare sempre le emergenze per risolvere un problema grosso, come sta avvenendo nella sanità”.
Secondo Pacifico, se “facciamo una ricognizione di quanti sono i posti vacanti e disponibili, scopriremo che questi sono più della metà, quasi 150mila posti, e quindi programmiamo l’assunzione svuotando le GaE, le graduatorie di merito, Gmre e assumendo dalle graduatorie di istituto per i docenti e delle graduatorie 24 mesi ATA. Senza dimenticare tutte quelle maestre che ogni giorno si collegano per svolgere la didattica a distanza, ma che ogni giorno continuano a essere licenziate. Tutto questo non ha senso”.
Il leader dell’Anief ricorda che anche nelle settimane di lezioni condotte da casa, attraverso il pc e il web, “continuano a essere licenziati gli ITP, cioè proprio coloro che hanno delle competenze in informatica che servono per la didattica a distanza. Se qualcuno ha superato l’anno di prova e c’è un contenzioso in corso, ricordiamoci che questo personale ci serve: oggi ha risposto sì all’appello dello Stato, non possiamo domani dire che non è degno di essere assunto in ruolo”.

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Il lavoro come scelta di vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Sovente mi capita di leggere i vari discorsi che ruotano intorno all’età lavorativa e al tempo per andare in pensione. E poi mi guardo intorno. Vedo il pensionato seduto sulla panchina dei giardinetti sotto casa o in animate concioni con un gruppetto di suoi simili per strada o al bar, in chiesa a biascicare qualche preghiera o a fare la spesa a portare a spasso i nipoti e a sfaccendare a casa. Ma anche ad affollare gli ambulatori medici, a sentirsi ammalato e bisognoso di farmaci di ogni tipo. Alla fine, mi chiedo: Ho conosciuto più di un collega attivissimo in ufficio sino al giorno del pensionamento e a vantarsi di essere stato sempre in salute e rivederlo qualche anno dopo l’ombra di sé stesso, abulico e malfermo sulle gambe. Altri, invece, li ho trovati “rigenerati” e ho scoperto che si sono ritagliati un nuovo lavoro anche se a volte a titolo gratuito. E ho “scoperto” anche un altro aspetto interessante. Essi, per lo più, hanno fatto parte di quella generazione che era alla ricerca di un lavoro, uno qualsiasi per vivere e costruirsi una famiglia e avere dei figli. Non hanno scelto, quindi, un lavoro congeniale alle proprie aspettative ma il primo che il mercato offriva loro, ma non l’hanno amato, ma subito. La pensione a questo punto è diventata l’occasione per fare quella scelta che era mancata in gioventù. Alla fine, mi sono chiesto se l’attuale logica lavorativa e ancor prima l’apprendimento scolastico non siano state delle circostanze devianti sul sentiero delle proprie inclinazioni intellettuali. Penso, ad esempio, al calciatore professionista che a 40 anni deve necessariamente appendere al chiodo i suoi scarpini per sentirsi “un pensionato” ma che potrebbe essere persino “giovane” per altri impieghi. Quanti lavori possono essere la stessa cosa magari a 50 o 55 anni?
Su questa falsariga abbiamo mai considerato un diverso approccio lavorativo con la possibilità di adattare il lavoro all’età e alle proprie inclinazioni? Se lo avessimo fatto non saremmo qui a perderci in lunghe discussioni sull’età pensionabile e quel che ne segue. (Riccardo Alfonso)

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La vecchiaia è una condizione da sconfiggere solo con la morte?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Mentre pensiamo a quale potrà essere la nostra esistenza tra cento o mille anni, mi chiedo quale risposta noi diamo al presente e come ci poniamo, per essere credibili, con la nostra struttura fisica e rapporto con la natura oggi. Allan Larson direttore generale della Commissione Europea afferma che “l’invecchiamento attivo è la chiave per risolvere questo problema, attraverso un contributo dei cittadini alla società in termini di capacità, piuttosto che di cronologia. Essi dovranno adattarsi lavorando più a lungo, andando in pensione più tardi, in modo più graduale e mantenendosi attivi dopo il pensionamento, impegnandosi in attività che servono a favorire il mantenimento di buone condizioni di salute”.
Tutti questi aspetti costituiscono una sfida ai concetti classici in base ai quali si prendono in considerazione i problemi degli anziani, anche nel mercato del lavoro. La tendenza normale è quella di identificare questa categoria di persone come un problema, con caratteristiche omogenee, per il quale si creano programmi speciali. Il fatto di categorizzare ci porta a pensare che vi sia un problema, per cui sia le persone che le politiche, poste in atto, hanno un carattere di marginalizzazione e di separazione.
L’orientamento non è sostenibile in termini economici, poiché la percentuale di dipendenza è molto variabile. Inoltre, la partecipazione è un aspetto centrale della vita delle persone e dell’impegno dei cittadini, per i quali una posizione diversa, dal proposto, non è sostenibile nemmeno in termini sociali.” Ma cosa vuol significare, in punti pratici, l’invecchiamento attivo? I segni più importanti e le risposte più qualificanti potrebbero essere i seguenti:
Migliorare le competenze, la motivazione e la mobilità dei lavoratori più anziani.
Porre in atto le prassi migliori per garantire un sostegno all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e alla diffusione delle conoscenze. Adattare il posto di lavoro ad una forza lavoro in via d’invecchiamento, attraverso cambiamenti delle regole e delle prassi occupazionali. Migliorare l’ambiente di lavoro in modo da ridurre al minimo l’erosione dell’occupabilità e da consentire una più lunga vita lavorativa. Porre in atto politiche occupazionali mirate a facilitare l’accesso dei lavoratori in corso d’invecchiamento a forme più adatte e più flessibili di attività professionale. Adottare atteggiamenti e prassi che impediscano di porre fuori del mercato del lavoro i più anziani. Ciò consentirà alla società di trarre vantaggio dal potenziale degli anziani in misura superiore a quanto avviene oggi. L’obiettivo, al quale tutte le parti in causa si devono sentire impegnate, governo, imprese, lavoratori, è quello di consentire ai lavoratori di tutte le età di mantenersi più a lungo in attività. È un discorso che è conseguente alla realtà che viviamo. D’altra parte, che senso può avere andare in pensione oggi 5-10 anni prima dei nostri nonni, quando siamo in condizioni di salute notevolmente migliori? In generale abbiamo condizioni di lavoro più comode ed è probabile che viviamo 6-8 anni di più. Questa scelta non sarebbe forse diversa se i lavoratori più anziani avessero vere e proprie opportunità di rimanere attivi più a lungo, qualora fossero fatti gli investimenti adeguati per garantirne l’occupabilità e si attuassero i cambiamenti opportuni del posto di lavoro e nel mercato del lavoro, oltre a mettere a punto i progetti pensionistici? È una riflessione duplice insita nel mio ragionamen-to. La prima è che s’invecchia in migliori condizioni di salute e la seconda è che i datori di lavoro, i sindacati e i lavoratori si stanno concentrando troppo sui programmi pensionistici invece di farlo sui necessari cambiamenti nella gestione stessa dell’età.
D’altra parte, nelle stesse grandi aziende, sia pubbliche sia private, vi sono lavori che possono essere agevolmente svolti da giovani e altri da demandare agli anziani perché più sedentari e più ripetitivi e richiedenti minore partecipazione intellettuale e rapidità di esecuzione. È un discorso che vale a tutti i livelli d’impegno. Può andare bene dai lavori generici a quelli specialistici. Significa anche che lavorare, aiuta l’organismo a stare bene e a tenersi in esercizio non solo fisico ma anche mentale. E’, se vogliamo, la prima terapia che suggeriamo agli anziani per tenersi in forma. (Riccardo Alfonso)

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Le meraviglie del mondo vivente dalla lettura del DNA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

L’aspetto è anche più esteso di quanto non si possa immaginare. Il sequenzia-mento del DNA industriale dei batteri produttori di metano e d’archeobatteri, realizzatori d’idrogeno, potrebbe portarci al raggiungimento d’importanti risorse per l’industria. Per gli animali pluricellulari si tratta di capire il delicato meccanismo che permette le interazioni del genoma con il complesso sistema della cellula. Si parte dallo zigote (una cellula indifferenziata e totipotente) e si procede alla formazione di migliaia di cellule organizzate in tessuti diversi tra di loro: sistema nervoso, apparato riproduttivo, intestinale ecc.
Questo processo, sia pure in forme e modalità diverse, è presente sia negli organismi, così detti inferiori, sia superiori. Pensiamo, ad esempio, al caenorhabditis elegans, un verme lungo appena un millimetro e che ha avuto il primato d’essere sequenziato per primo. Si compone di sole 959 cellule e il suo ciclo vitale si compie in appena tre settimane. Ci avviciniamo, quindi, a una conoscenza molto “intima” della nostra struttura genetica e che origina la vita. Si tratta di quel meccanismo che, moltiplicando le sue dotazioni primarie, ci porta alla formazione di un essere vivente e sino alla composizione del genere umano.
Ma la vita è già nella cellula, è già nel suo DNA, nei suoi geni. Essa proviene da dove? È palpabile? È possibile identificarla e renderla visibile in qualche modo sia pure attraverso un occhio elettronico? Questo è il punto che ci separa dalla piena conoscenza. Questa è la sfida che ci resta e non è cosa da poco. Eccoci, quindi, giunti nel cuore del problema. Dobbiamo partire dall’idea di aver messo insieme due entità diverse. Una d’ordine fisico e l’altra no. L’ordine fisico ci permette di attivare la sequenza di onde radio che trasportano il mio messaggio, ma questo, a sua volta, resta vincolato da un altro ordine che possiamo chiamare “logico”. La risposta è data dallo stesso grado evolutivo che ci permette di crescere culturalmente e con tutte le sue derivate d’ordine scientifico e tecnologico. Potremmo identificarci con quell’astronauta che è partito dalla terra, è penetrato nell’atmosfera, nella ionosfera, nella stratosfera, per poi emergere nell’esosfera, in altre parole nello spazio infinito, e ritrovarci a sgranare gli occhi al cospetto delle nuove meraviglie che ci circondano, ma ciò non significa che abbiamo fatto un passo in più nella conoscenza del meccanismo che ha prodotto tutto ciò che di nuovo stiamo osservando. La terza scala, quella delineata dall’informatica, dalla cibernetica, dalla logica ci ha portati per successivi passaggi in un orizzonte che non è più fisico ma metafisico. Così come per l’astronauta l’orizzonte non è più terrestre, non è più aereo ma è fotonico: l’orizzonte stesso della luce. Fin qui l’epistemologia duale, fedele alla corretta coniugazione dei due termini. Quei due termini che già comparvero nella metafisica antica yiè, morphè, materia e forma. Quei due termini che oggi si riaffacciano sotto diversa configurazione, pur tuttavia sempre nell’ordine di due principi distinti e congiunti: l’uno attivo e l’altro passivo, l’uno formante e l’altro formato. Così a tutti i livelli: materia e energia, lunghezza d’onda e frequenza; medium e messaggio; corpo e anima; spazio e iperspazio; fisica e metafisica. A questo punto il tentativo di discendere, ridurre l’anima al corpo, il pensiero al cervello, lo spirito alla materia è un po’ come ridurci al sempliciotto della strada che chiede agli astronauti: “Che aria tira lassù? Lassù ci piove? Avete l’ombrello? (Riccardo Alfonso)

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Viviamo tra presenze soprannaturali?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Non a caso tali presenze soprannaturali si rispecchiano in un’epoca, come quella vissuta da Shakespeare, dove il dissidio tra il bene e il male è tanto forte e sentito che pesa su tutte le coscienze indipendentemente dalla loro appartenenza a una fede o no. È il tempo in cui appare, siamo nel 1586, un trattato su “Livres des spectres ou ap-paritions et visions d’esprits, anges et daemons” di Pierre Le Loyer. La pubblicazione ebbe la luce circa quindici anni prima dell’apparizione sulle scene di Amleto ed ebbe, probabilmente, tutto il tempo di riverberarne il dubbio amletico tra il fatto di trovarsi di fronte al fantasma del padre oppure ad una mistificazione del diavolo. Qui tocchiamo uno dei nodi più controversi della demonologia di fine Cinquecento avvalorando un dibattito in corso ai tempi di Shakespeare ad opera anche del problematico studio di Ludwig Lavater “Sugli spettri e spiriti che passeggiano di notte”. L’opera fu tradotta in Inghilterra nel 1572 e fu seguita da quella di Reginald Scot sulla “scoperta della stregoneria”, scritta nel 1584.
Quanto l’influenza dell’Inquisizione possa aver determinato tale approfondimento sul mondo dell’occulto e dei suoi poteri diabolici, non c’è dato di sapere. Possiamo solo soggiungere che l’inquisizione, a nostro avviso, abbia rappresentato la personificazione suprema della violazione della libertà individuale mentre la morale quotidiana dell’osservanza dei precetti, della partecipazione ai sacramenti e ai riti, agisce come una complicata macchina di controllo sociale.
Resta, in definitiva, l’impressione che sono stati agitati fantasmi irrazionali. Si sono mescolati con le comuni e straordinarie credenze che cavalcano gli ordinari timori dell’uomo che pecca e non si pente o che pecca o non appaga la sua coscienza con il pentimento e che questo peccare è anche quello di chi scopre i poteri di una nuova cultura scientifica che fa paura a quella tradizionale. Dai citati testi e da quello altrettanto noto del 1597 sulla Demonologia si tratta ampiamente di maghi e magie, di negromanzia e d’arti illecite, di sortilegi e di spettri e catalogati in umbrae mortuorum, fantasmi, licantropi, incubi e succubi. L’influenza di una siffatta letteratura è tanto forte che non pochi studiosi e letterati riprendono tali temi e li sviluppano. Li fanno interagire nelle loro opere. Prendo ad esempio Christopher Marlowe, nel suo Dottor Faust, e ancora Shakespeare sia nel già citato Amleto sia in Macbeth e in Giacomo Stuart, figlio della sfortunata Maria di Scozia, che si avvale dell’articolata discussione tra due amici Epistemon e Filomates, per presentare al lettore tutte le problematiche legate alla stregoneria e il suo modo di interagire con l’esistenza umana. Possiamo quasi trarne l’idea, forse inconscia, nel postulare la convinzione del come esiste, da una parte, una morale interiore così come da qualche altra parte, sia pure riposta, del nostro inconscio vi deve essere il suo opposto affinché il bene, come la vita e la morte, abbia un suo naturale alter ego. E se il bene è ben noto e la sua strada appare segnata senza esitazioni di sorta, il male con la morfologia delle streghe e le loro pratiche e abitudini, è tutta una storia da descrivere e d’approfondire perché sta proprio nel male la sconfitta dell’essere umano, la sua depravazione ed anche i suoi limiti.
Non è certo un caso se nella famosa scena del sabba con cui si apre la tragedia del rimorso così densa di vaticini (sono usate attraverso le rifrazioni in uno specchio prospettico, le tecniche dell’idromanzia e della catottromanzia), l’ultimo fantasma di re scozzese compare reggendo tre scettri (di Scozia, Irlanda e Inghilterra). In questo scenario Giacomo I, il monarca letterato, si rivela un grande studioso di negromanzia. (Riccardo Alfonso)

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Un viaggio nei nostri pensieri e alla ricerca dei suoi processi evolutivi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Non deve apparirci strano se ci siamo ritrovati con il desiderio di scoprire cosa si celasse al nostro interno e di capire le sottili trame che legano il pensiero all’azione, alla sua capacità di formulare idee, di ben argomentarle, di opporsi con ragionamenti logici a quelle altrui e di ordinare i moti “razionali” che guidano i pensieri attraverso i nostri “organi”.
Che cosa potremmo fare se, con il cervello, non ci fosse una pompa chiamata cuore o un laboratorio chimico chiamato fegato o i reni per pulire il sangue dalle tante impurità e i polmoni per respirare e fornire ossigeno alle cellule del nostro corpo?
Vi è anche uno stomaco per macerare le varie sostanze che ingurgitiamo, per sostenerci, e un intestino per digerire ed evacuare gli scarti e alla fine delle gambe per muoverci e le mani per svolgere diverse altre funzioni.
Stiamo, sulla stessa lunghezza d’onda, da quando ci siamo avviati alla comprensione totale del funzionamento del genoma dell’uomo. L’impresa è eccezionale. Il suo DNA conta tre milioni di nucleotidi.
I ricercatori incominciavano, già nel 1985, a sequenziare i microrganismi con il batterio Escherichia coli e il lievito e pensavano di mappare anche quello dell’uomo. Fu dato il via al progetto l’anno successivo. Ci pensò, a segnalarlo, con un articolo, Dulbecco sulla rivista Science. L’impresa appariva, ai più, disperata. Noi sappiamo che il Dna è un filamento che contiene il codice genetico di un organismo umano. Si suddivide in 23 paia di cromosomi. 22 coppie sono uguali e la ventitreesima è rappresentata dai cromosomi sessuali (XX per la femmina, XY per il maschio).
In tutto il Dna dell’uomo non meno di 100 mila sono geni, (il 3/5% del Dna) di cui 90mila sono stati, a tutt’oggi, identificati. Tale accelerazione della ricerca è stata determinata in seguito all’iniziativa di Craig Venter di creare un secondo progetto genoma.
Il primo fu promosso fin dal 1986 dai National Institute of Health americani, e poi guidati da Francis Collins. L’anno successivo vi partecipò anche l’Italia, grazie ai finanziamenti del CNR.
Abbiamo, in questo modo, due progetti di cui uno pubblico del Nhi e l’altro privato, alimentato dalle industrie farmaceutiche, che puntano a sfruttare le conoscenze sul DNA per preparare farmaci.
Oggi sequenziare il DNA non è più un problema perché è possibile avere macchine per il sequenziamento automatico. È necessario, semmai, disporre più macchine per farlo.
In questo campo la sfida è aperta e la posta in gioco è molto alta. Si tratta di comprendere attraverso quali meccanismi agiscono gli organismi patogeni.
Tale conoscenza ci permetterebbe di preparare strategie di difesa più efficaci e, soprattutto, determinanti. Non dimentichiamo che sono proprio questi organismi patogeni che generano malattie che provocano, in molti casi, la morte e soprattutto nei paesi in via di sviluppo: lebbra, malaria, tubercolosi, febbre tifoide, meningite, peste e aids, tanto per citare le più tristemente note. Non solo. Oggi dobbiamo verificare sulla nostra pelle le capacità aggressive dei virus e il modo come sono in grado di sconvolgere la nostra vita. Ma ciò che ci sconcerta di più è che, di là del contingente, abbiamo la tendenza ad ignorare tali pericoli tanto da renderli pandemici, nel momento in cui si mostrano, salvo poi stupirci se non siamo riusciti a prevederli e a debellarli. In pratica ci manca la cultura della prevenzione e la saggezza nel dare giusto rilievo e soprattutto risorse alla ricerca scientifica e, essenzialmente, in maniera continuativa nell’arco delle nostre esistenze presenti e future. (Riccardo Alfonso)

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Sta nel DNA il meccanismo d’invecchiamento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

La vecchiaia è stato il tormentone che attraversato si può dire da sempre la ragione ultima dell’esistenza umana. Esso resta, per lo più, sconosciuto, anche se sul piano teoretico possiamo azzardare più di qualche ipotesi. Probabilmente, per comprenderlo, è necessario richiamarsi a temi di carattere più generale dove sono coinvolte stelle e astri che nascono e muoiono anch’essi e le loro “ceneri” disperse nello spazio o risucchiate dai buchi neri. Da un esperimento condotto dal biologo Leonard Hayflick, è stato notato che le cellule d’embrioni umani, inseriti in bottiglie contenenti i necessari composti chimici nutritivi, si sono riprodotti bene e sono andati incontro a una cinquantina di generazioni cellulari prima di “stancarsi”.
Il caso è diverso se il prelevamento proviene da individui adulti. La riproduzione scende nettamente. Si ha, quindi, l’impressione che il potenziale di moltiplicazione è fisso ed è caratteristico di ciascuna specie.
Le tartarughe, Infatti, delle isole Galapagos, che vivono più a lungo dell’uomo, danno luogo a cento duplicazioni della popolazione cellulare in vitro. Le galline arrivano a 50 e i topi a 30.
Vi è ora da chiedersi, dopo aver ammirato questa crescita evolutiva del cervello e assistito al suo “collasso”, da dove può venire e dove si disperde tutta questa materia cerebrale?
Non vi è dubbio che filosofi e sociologi hanno dato svariate risposte nel corso degli ultimi millenni per indicarci i possibili sbocchi a questo dilemma, ma nonostante ciò la risposta conclusiva è di là da venire.
Siamo solo giunti a capire i processi che attendono la crescita e l’evoluzione della mente. Il suo circuito coevo-evolutivo riposa nel DNA.
Da lì è trasmessa l’informazione per la formazione delle proteine e gli altri composti chimici essenziali. Vi è poi un livello successivo nel quale le cellule si formano utilizzando quelle proteine e una serie sempre più ampia di prodotti chimici.
Poi, così come si riproducono e si collegano, si dissolvono ritornando particelle elementari e disperdendosi nello spazio salvo essere ricatturati per riprendere il ciclo della vita. In questo frangente in cui palpita la vita ogni specie, si procura i mezzi idonei per difendersi dagli attacchi esterni. La gazzella fugge, il leone ha gli artigli, l’elefante usa la proboscide e via dicendo.
L’uomo, a sua volta, usa le capacità intellettive del cervello; più lo affina e meglio riesce nell’impresa. Nello stesso tempo s’ingegna ad adattare il suo corpo alle condizioni climatiche e ambientali del territorio che lo circonda. Sono dunque due i ruoli “vitali” dell’uomo. Il primo è dettato dallo “homo abilis” e, l’altro, da quello “faber”. Nel primo caso vi è stato il tentativo razionale di impostare un modello di vita attraverso il ragionamento, l’osservazione, la riflessione e la concatenazione degli eventi e, nel secondo, l’impegno è stato concentrato alla ricerca applicativa della propria struttura fisica attraverso sia l’esercizio della forza sia dell’abilità.
Ed è proprio con l’accorto dosaggio di queste due “proprietà” che siamo partiti prima alla scoperta di quanto già esistevano in natura, nuove specie animali o piante come il grano e le patate o le energie naturali, acqua, fuoco, vento o a conoscere le singole proprietà dei metalli o le tecniche per la lavorazione dell’argilla e la fabbricazione del vasellame, e poi siamo passati alle invenzioni per produrre sostanze nuove, oggetti che non esistevano ecc.
Alla fine, siamo arrivati alla conclusione che, se è possibile prevedere un limite naturale al numero delle scoperte, non si può dire altrettanto per le invenzioni giacché esse, per ogni generazione, pongono problemi e spingono a nuovi risultati.
Sappiamo, tuttavia per certo che il tutto ha avuto inizio dal nostro corpo, organi e pensieri nel loro insieme, almeno nella versione che è sottoposta alla nostra osservazione. (Riccardo Alfonso)

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Le anomalie del DNA nei diabetici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

In talune circostanze è stato possibile rilevare anomalie del DNA stesso sul braccio corto del cromosoma undici, dove è localizzato il gene dell’insulina. I portatori di queste anomalie sono predisposti a presentare, in età adulta, un diabete di tipo II. Secondo alcuni autori quest’alterazione rappresenta anche un marker indipendente dell’aterosclerosi, condizione che si associa frequentemente al diabete di tipo II.
Lo sviluppo, in altre parole, dell’aterosclerosi, in questi pazienti, riconoscerebbe una base genetica e non sarebbe determinata soltanto dalle alterazioni metaboliche legate allo squilibrio glicidico. È una situazione, che ci lascia intravedere un percorso che, in molti casi, si allunga, ma non si definisce nei suoi punti più caratterizzanti ed esaustivi.
Possiamo considerare che la nostra base di partenza percorre per intero la vita. Se vogliamo, in proposito, limitarci al caso del diabete, esso è germinato da uno stadio genetico che precede l’endouterino e ci accompagna sino alle soglie della morte.
È un passaggio stratificato le cui connessioni sono tutte d’approfondire e da interpretare. Da vivi, ad esempio, dobbiamo fare i conti con gli alimenti ricchi di cromo: lievito di birra, fegato di vitello, pane integrale, di segale e patate. La loro mancanza, o ridotta assunzione, ci fa incorrere in gravi malattie.
Il cromo, infatti, aumenta la sensibilità delle cellule all’insulina, favorisce anche la perdita di peso nei soggetti sottoposti a severe cure dimagranti. Ciò accade, in primo luogo, nelle persone che geneticamente presentano dei punti deboli mentre è più difficile che similari deficienze alimentari possano determinare da sole una malattia del genere. Se comprendiamo, quindi, le nostre debolezze genetiche esse ci permettono d’adottare un regime alimentare adeguato. I due punti, sia pure distanti tra loro, rivelano una sottile connessione. Essi potrebbero farci intendere anche un’altra cosa ed è che, a livello genetico, la mancata presenza di un “elemento” infinitesimale, nella più intima struttura del DNA, ci porta la necessità di operare delle adeguate correzioni, sia pure in tempi successivi, e che si traducono, negli organismi viventi, a struttura complessa come potrebbe essere il corpo umano, in un apporto di cibi capaci di surrogare le iniziali défaillance. È evidente che, in tale situazione, giocano la loro parte anche i farmaci e l’ambiente. (redazionale)

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Trump e il coronavirus: qualche luce, ma molte falsità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

By Domenico Maceri. “Si tratta di un nuovo tentativo di sottoporre il presidente a un altro impeachment”. Ecco come la conduttrice della Fox News Trish Regan ha caratterizzato le posizioni di alcuni leader democratici che avevano criticato la condotta del presidente Donald Trump nell’affrontare il coronavirus. La Regan ha esagerato talmente che la Fox News ha deciso di sospenderla. Il troppo è troppo anche per la rete di Rupert Murdoch che sostiene a spada tratta l’attuale inquilino della Casa Bianca.Da parte sua Trump ha anche lui sottovalutato la serietà del virus creando un clima di insicurezza con le sue asserzioni lontanissime dalla realtà. Ci si aspetta che quando il presidente del Paese più potente al mondo parla le parole riflettano una realtà condivisibile. Il 45esimo presidente però da candidato e nei suoi tre anni di mandato si è creato una reputazione le cui parole e la realtà obiettiva sono spesso lontanissimi parenti.Nel caso del coronavirus Trump aveva detto all’inizio che si trattava di una cosa poco grave, citando un unico caso di una vittima che veniva dalla Cina. Tutto andrà bene, aveva asserito Trump verso la fine del mese di gennaio. Solo pochi giorni dopo il 45esimo presidente aveva detto che l’America aveva bloccato il virus e che “la borsa andava molto bene”. Il problema sarebbe scomparso anche perché, asseriva il presidente americano, siamo vicinissimi a “un vaccino”. In ogni modo il virus sarebbe scomparso come “un miracolo”, esattamente in modo analogo a tutti gli altri virus, non appena il tempo sarebbe migliorato. Trump ha cercato di minimizzare il basso numero di casi positivi in America e che tutto stava andando a gonfie vele.Dagli inizi del mese di marzo Trump però ha cominciato a capire che si trattava di una situazione seria senza però deviare dalle sue false asserzioni. Il presidente ha detto che chiunque voleva il tampone lo poteva trovare facilmente. In una sua visita al CDC (Center for Disease Control) il presidente si è persino congratulato, asserendo, senza prove, che tutti i medici sono sorpresi della sua grande conoscenza sul tema del virus.La situazione si è però aggravata e Trump si è visto costretto a fare un discorso televisivo due settimane fa per dimostrare la sua serietà nell’affrontare la crisi che continuava ad allarmare molti, ma non tutti, gli americani. Nel suo breve discorso, leggendo dal teleprompter, Trump si è dimostrato scomodo, stentando a presentare le parole in modo coerente, asserendo parecchie falsità. Il presidente ha detto che i tamponi sono disponibili a tutti e che le compagnie di assicurazioni coprirebbero tutte le spese.
Poco dopo il discorso assistenti di Trump hanno chiarito che le compagnie di assicurazione coprirebbero il costo dei tamponi ma non delle cure necessarie. I tamponi non sono facili da ottenere. Se la Korea del Sud ha usato i tamponi a tappeto per identificare i contagiati e isolarli, gli Stati Uniti hanno stentato a produrre i tamponi necessari che sono tuttora insufficienti.Che Trump non sia riuscito a calmare le acque con i suoi comportamenti ci viene indicato anche dai sondaggi. Solo il 37 percento degli americani ha fiducia sulle informazioni che il 45esimo presidente fornisce sul coronavirus, secondo un sondaggio della NPR, PBS, Marist. Il 60 percento non ha fiducia. Gli americani sanno che Trump è poco credibile e la sua leadership in questa crisi lo dimostra.In mancanza di azione federale efficace gli Stati hanno agito e continuano a farlo. Esemplari gli Stati del Washington, la California e New York che stanno lavorando per controllare lo spargersi dei contagi. Il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo ha dichiarato che il picco dei contagi avverrà fra una quarantina di giorni. Cuomo ha anche affermato che i posti letto degli ospedali non sono sufficienti per prepararsi al peggio suggerendo l’importanza di usare l’esercito per costruire posti letto extra. Trump ha attaccato Cuomo con tweet velenosi ma sembra che non avrebbe rifiutato il suggerimento.Trump non sembra accettare responsabilità per la situazione oltre a non fornire leadership appropriata. Infatti le sue azioni di due anni fa hanno reso gli Stati Uniti più vulnerabili per affrontare una pandemia. Nel 2018 il 45esimo presidente ha smantellato l’ufficio sulle pandemie creato da Barack Obama come parte del Consiglio di Sicurezza. Rispondendo a una domanda di Yamiche Alcindor della Public Broadcasting Station (PBS), Trump ha negato di avere smantellato il gruppo della pandemia ma i fact checkers hanno trovato il video in cui lui lo annunciava, additando ai costi troppo eccessivi per giustificare la sua decisione. Trump ha rimproverato la Alcindor per avergli fatto una “cattiva” domanda, rifiutando di accettare alcuna responsabilità per l’accaduto.Negli ultimissimi giorni Trump ha dato l’impressione di avere preso le cose sul serio. La preoccupazione della crisi economica ha spinto la Camera e il Senato ad approvare uno stimolo di un miliardo di dollari che Trump approva e metterebbe denaro nelle tasche degli americani per stimolare l’economia. Inoltre Trump adesso accetta che la situazione attuale consiste di una pandemia ma ha asserito falsamente che l’aveva caratterizzata in tal modo sin dall’inizio.Trump ispira poca fiducia poiché è sempre bloccato,vedendo tutto con le sue lenti narcisiste. Non bisogna dimenticare che in una situazione ha detto ai suoi assistenti che vede “ogni giorno presidenziale come un episodio televisivo in cui egli sconfigge i suoi rivali”. Nel suo mondo, il rivale non è dunque la pandemia ma la strada che gli aprirà le porte alla rielezione. Lo ha persino detto ai suoi collaboratori solo una decina di giorni fa, asserendo che la cosa importante per lui è “vincere l’elezione”.
Nonostante la poco brillante performance di Trump l’America ce la farà perché gli Stati, anche quelli di leadership repubblicana, stanno agendo in modo responsabile. Nel frattempo Trump continua a etichettare il coronavirus come “virus cinese” nel suo tentativo di incolpare un nemico. Se avverrà una recessione, la colpa non sarà mai sua. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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“Non possiamo permettere che questo Virus metta in pericolo le fondamenta dell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Chiudere i confini non serve, quello che serve è solidarietà e soprattutto un approccio condiviso da tutti i paesi.”Queste le parole che Federica Vinci, Co-Presidente di Volt Italia, primo partito paneuropeo, lancia dalle sue pagine social.“Questo virus non sta mettendo a dura prova solo il nostro sistema sanitario nazionale ma la tenuta dell’Europa stessa” dice Federica Vinci “ma nello stesso tempo ci dà anche una grande opportunità: lavorare davvero tutti insieme per sconfiggere un nemico invisibile che non conosce confini”.Per Volt, che ha la parola Europa nel suo DNA, adottare misure coordinate significa da subito. Avviare test su larga scala come raccomandato dall’OMS; Rendere disponibili forniture mediche essenziali tra i paesi dell’Unione; Sensibilizzare in merito alla misura più efficace del distanziamento sociale e alla responsabilità individuale Seguire scrupolosamente le linee guida dell’OMS sul trattamento delle persone che sono venute in contatto con COVID-19; Garantire la piena trasparenza nel caso in cui vengano prese decisioni che limitano temporaneamente le libertà civili; Poter finalmente disporre di aiuti finanziari europei per l’emergenza sanitaria sono il primo passo per verso quelle azioni condivise ed auspicate da Volt per sconfiggere non solo questa pandemia ma anche per garantire la salute e la prosperità dell’Europa al di fuori dei periodi di crisi. L’Unione è la nostra forza e l’Europa è la nostra casa. E’ ora di difenderla, insieme, da europei.

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Scuole non pronte alla didattica a distanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

La scuola italiana è in prima linea nel raccogliere la sfida della didattica svolta dalle mura domestiche: lo dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un intervista rilasciata a Teleborsa, consapevole che i problemi di fruizione delle lezioni e dell’assegnazione dei compiti tramite registro elettronico, e-mail e piattaforme digitali sono reali, soprattutto da parte degli alunni. Il sindacalista ritiene anche che rimane alto il rischio del digital divide, visto che il 25% delle famiglie non accede al web, oltre la metà delle famiglie con minori non possiede un computer e un allievo su tre ha problemi ad accedere alle lezioni on line.“Nonostante le scuole italiane non siano ancora pronte a questa didattica – dice il leader dell’Anief -, siamo sicuri che tutto il corpo insegnante ha abbracciato la sfida attuale: certo, ci sono diversi problemi che riguardano gli utenti. Problemi che riguardano l’accesso, soprattutto degli studenti, dal momento che alcuni di loro non hanno la possibilità di seguire le lezioni. Sarà molto importante capire se e cosa hanno deciso i collegi dei docenti o cosa decideranno nei prossimi giorni, anche da remoto, riguardo ai criteri di valutazione dello svolgimento dell’attività didattica a distanza, al fine di poter validare l’anno scolastico”.Sono molti e probabilmente non sempre risolvibili i limiti dell’attività didattica condotta da casa. Però, una cosa è sicura: in queste settimane di emergenza, i docenti si stanno facendo in quattro. Anche nei casi, soprattutto tra i precari, di insegnanti che fanno didattica a distanza senza strumentazioni e connessioni adeguate. È questo il pensiero del presidente Anief, Marcello Pacifico, a proposito delle difficoltà che stanno caratterizzando le tante lezioni in remoto, svolte negli ultimi giorni caratterizzati dall’espandersi del Coronavirus.Il sindacalista autonomo ritiene che “è grande lo sforzo che la scuola, assieme alle famiglie, sta realizzando, assieme alle famiglie, per garantire comunque il diritto all’istruzione. Con il prolungamento della chiusura delle scuole, bisogna aprire un momento di riflessione e di monitoraggio sulla didattica a distanza che è stata attivata nei singoli istituti: occorre capire come si svolgerà l’attività a distanza nelle singole scuole”.

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Scuole chiuse forse fino a maggio, docenti e alunni hanno bisogno di certezze

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Tutte le indicazioni politiche fanno propendere per il ritorno sui banchi tra un mese e mezzo. Anche per questo motivo il ministero dell’Istruzione, con la nota inviata alle scuole il 16 marzo, ha inteso validare la didattica a distanza, cercando di trasformarla da esperimento di «vicinanza» agli studenti a delle “lezioni” quasi equiparabili alla didattica tradizionale in classe. A questo proposito, sembra sempre più necessario che gli organi collegiali degli insegnanti, a partire dai collegi dei docenti, vengano convocati a distanza dai dirigenti scolastici per predisporre i criteri di valutazione da adottare durante questa fase di didattica non in presenza, che si protrarrà per diverse settimane.
Le scuole resteranno chiuse ancora e probabilmente a lungo, quasi sicuramente fino ai primi di maggio, ma è ormai considerata possibile una ulteriore proroga fino alla fine dell’anno scolastico. Per saperlo bisognerà aspettare i dati sui contagi dei prossimi giorni, ma è chiaro ormai che la prospettiva non sia breve. A scriverlo è Il Corriere della Sera, sulla base degli ultimi dati nazionali sull’avanzare del contagio tra la popolazione italiana.Intanto, al ministero dell’Istruzione non si esclude alcuno scenario, come ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, per fare in modo che l’anno scolastico sia «valido non solo formalmente ma anche nella sostanza»: l’obiettivo è, continua il quotidiano milanese, fare in modo cioè che questi mesi di didattica a distanza servano non solo «a fare comunità, ma anche ai fini dell’apprendimento» anche se «chiaramente non potranno essere raggiunti tutti gli obiettivi del programma».“Per chiudere l’anno senza contestazioni – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è bene poi che da Viale Trastevere arrivino indicazioni chiare sulla gestione straordinaria dei prossimi Esami finali di Stato, anche prevedendo eventuali semplificazioni delle prove tradizionali, a partire dalla maturità che riguarda circa mezzo milione di studenti. Senza queste disposizioni, è chiaro che si terrebbero in piedi le tante voci, alcune delle quali impraticabili, sulla fine dell’anno scolastico e su come si svolgeranno le prove degli esami di fine ciclo”“Ma al ministero dell’Istruzione è bene che si proceda pure con un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato, anche alla luce del blocco dei concorsi per due mesi, assumendo prima di tutto vincitori e idonei delle precedenti procedure, oltre che tutti i precari inseriti nelle graduatorie, anche d’istituto, e utilizzando la ‘call veloce’, provvedendo a coprire pure tutti i posti vacanti in organico di diritto, anche per il sostegno, il personale Ata e il dirigenti scolastici. L’ombra delle 200 mila supplenze annuali si fa sempre più lunga”, conclude il presidente nazionale Anief.

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Scelte di Classe: Leggere in Circolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Romanzi, fumetti, albi illustrati: tutto il meglio della letteratura per bambini e ragazzi nel Catalogo Scelte di Classe-Leggere in Circolo 2020 disponibile online da oggi. Con questo nuovo volume il catalogo Scelte di Classe fa il giro di boa, ed esce per l’undicesima volta, direttamente in Rete. Un’opportunità mai così preziosa come in questo momento segnato dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19, in seguito alla quale è stato disposto l’annullamento della Bologna Children’s Book Fair, nel cui ambito era prevista anche la presentazione del Catalogo.L’iniziativa rientra come anteprima nel programma del Maggio dei Libri, la campagna del Centro per il libro e la lettura che quest’anno ha il claim “Se leggo, scopro” e ha lanciato l’hastag #IoLeggoACasa”. “Promuovere questo catalogo – dichiara Paolo Fallai, Presidente delle Biblioteche di Roma – ci rende orgogliosi: è una guida fondamentale distribuita gratuitamente a bibliotecari, insegnanti, librai, editori, A tutti coloro che si occupano di promozione della lettura in un mondo dove la moltiplicazione dei titoli e delle pubblicazioni non corrisponde alla moltiplicazione dei lettori, ma spesso aumenta il disorientamento.Segnaliamo libri dai tre ai cinque anni perché la lettura si coltiva in età prescolare e finiamo con la fascia dai 14 ai 16 perché la lettura si abbandona a quell’età. E noi siamo gente che non si arrende facilmente. Neanche in questi giorni. Soprattutto in questi giorni.”Il catalogo, curato dall’Associazione Hamelin e pubblicato da AIB in collaborazione con il Cepell, appena possibile sarà distribuito gratuitamente (fino ad esaurimento copie) a tutti gli insegnanti, editori, biblioteche e associazioni che ne faranno richiesta anche nella versione cartacea. Una raccolta ragionata che comprende 25 titoli divisi in 5 fasce di età (dai 3 ai 16 anni), selezionati da un comitato di qualità formato quest’anno da: Nicola Galli Laforest – Hamelin Associazione Culturale, Martino Negri – Docente letteratura per l’infanzia Universita Bicocca Milano, Nicoletta Gramantieri – Responsabile della biblioteca Sala Borsa Bologna, Tuttestorie – Libreria Cagliari, Laura De Santis – Biblioteche di Roma. Il volume è frutto di un progetto di educazione alla lettura promosso da Roma Capitale-Assessorato alla Crescita culturale e organizzato da Biblioteche di Roma, dal Centro per il libro e la lettura (MIBACT) e dall’Associazione Culturale Playtown con il sostegno di AIB (Associazione Nazionale Biblioteche) e della SIAE. L’edizione 2020 del Catalogo contiene, come di consueto, schede, voci della critica, percorsi tematici e commenti ed è ulteriormente arricchita da un’appendice allegata al testo dedicata a Gianni Rodari, tra i più grandi autori di letteratura per l’infanzia, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. La scelta dei libri è stata curata dal Premio Scelte di Classe-Leggere in circolo, formato da Biblioteche di Roma e Centro per il libro e la lettura, rappresentativo dell’intera filiera editoriale. Le cinquine dei titoli finalisti in corsa per il Premio, presentate lo scorso dicembre a Più Libri Più Liberi, Fiera della piccola e media editoria, sono analizzate e valutate dagli alunni degli istituti di Roma, attraverso attività di laboratorio a scuola e in biblioteca che quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria, slitteranno tra settembre e ottobre. Il percorso dell’intero progetto si conclude con la decretazione dei vincitori del Premio Scelte di Classe-Leggere in circolo 2020. La proclamazione, che vede la partecipazione, oltre che dei circa 120 circoli di classe, degli editori, insegnanti e autori coinvolti nell’iniziativa, è prevista a ottobre all’Auditorium Parco della Musica.
Il volume è sfogliabile sul portale https://issuu.com/gianlucagiannelli/docs/scelte_di_classe_2019_web e raggiungibile tramite link dai siti Bibliotu (www.bibliotechediroma.it) Cepell, Aib, Scelte di Classe e Cinema e scuola.

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Le strutture diocesane per la Protezione Civile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

“Non sprecate questi giorni difficili”. È l’appello del Santo Padre a ritrovare – in questo periodo in cui l’attenzione agli altri è messa a dura prova – la concretezza dei gesti quotidiani e delle relazioni. La Presidenza della CEI, pur nella consapevolezza delle difficoltà economiche in cui anche tante Diocesi versano, incoraggia ad abbracciare con convinzione scelte solidali, che possano contribuire a rispondere all’emergenza Covid-19.
Di fatto, molte Diocesi italiane – a partire dalle più provate dall’emergenza – già hanno aperto le porte: Bergamo ha messo a disposizione di medici e infermieri 50 camere singole del Seminario, altre 10 le ha offerte Lodi e così Roma e Taranto; Cremona ha reso disponibili 25 posti per operatori sanitari che dopo il lavoro non possono rientrare in famiglia per non mettere a rischio i familiari; Crema ospiterà 35 medici cinesi che verranno a supporto dell’ospedale cittadino e di quello da campo che verrà costruito nei prossimi giorni in uno spazio della diocesi. Altre diocesi – Brescia, Roma, Tricarico, San Marco Argentano-Scalea, Reggio Calabria, Cassano allo Jonio, Siracusa… – hanno offerto le proprie strutture per l’accoglienza di persone in quarantena o si accollano il pagamento alberghiero di pazienti che possono uscire dall’ospedale (Bergamo), liberando posti.Altre – Milano, Rimini, Lanusei… – hanno messo a disposizione strutture per la Protezione Civile. Altre stanno dando ospitalità a persone senza fissa dimora: Pavia, Lodi, Gorizia, Belluno-Feltre, Piacenza, Parma, San Marco Argentano-Scalea, Bari-Bitonto, Nardò-Gallipoli, Cerignola-Ascoli… Un’attenzione particolare alcune Diocesi la stanno rivolgendo al mondo del carcere e alle condizioni di quanti escono a fine pena e si trovano senza alternative…Si tratta di una mappa della carità ampia e in continuo aggiornamento, per sostenere la quale Caritas Italiana lancia una campagna di raccolta fondi, della durata di un mese. “È il tempo della responsabilità e insieme possiamo dare un segno concreto di speranza e conforto; le Chiese locali, in questo modo, potranno continuare a non far mancare il dinamismo forte della carità”, afferma don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, che lancia la campagna “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”.

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“Il Coronavirus non terrebbe conto delle variazioni climatiche”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

“Lo studio è condotto da un gruppo multidisciplinare accademico e tecnico (di cui fa parte il professore Massimiliano Fazzini). Tra le differenti numerosissime variabili indipendenti che possono spiegare l’evoluzione della variabilità spazio – temporale del SARS-CoV-2 non possono non essere analizzate quelle meteoclimatologiche ed ambientale. In particolare, da più parti si sono fatte svariate allusioni sull’incidenza della variabile temperatura – ha proseguito Fazzini – evidenziando che il virus possa perdere di virulenza all’aumentare o al sensibile diminuire di tale parametro; alcuni divulgatori hanno curiosamente evidenziato che il virus morirebbe oltre i 27°C di temperatura. Ovviamente è quello che speriamo tutti. Da alcuni studi sembrerebbe che il virus possa avere una maggiore virulenza nel range termico esterno compreso tra 64 e 12°C e che “le temperature registrate in febbraio in WUHAN siano idonee alla proliferazione del virus.”
Nell’area di WUHAN, l’intero mese di Febbraio – ha proseguito Fazzini – ed in particolare la prima decade, nella quale si sono verificati i picchi epidemiologici, hanno evidenziato temperature costantemente oltre le medie climatiche (9,2°C la media mensile del mese contro i 5,8°C della media climatica riferita al trentennio 1971-2000) mentre le precipitazioni sono state complessivamente inferiori alle medie climatiche (36 mm Vs 52 mm). Evidentemente, non si tratterebbe di anomalie medie tali da poter in qualche modo amplificare il segnale epidemiologico occorso. Se poi si va ad analizzare l’andamento epidemiologico giornaliero con quello termico, ne deriva un coefficiente di correlazione pari a circa 0,11, dunque statisticamente insignificante. Quindi il quadro climatologico non ha influito in alcun modo sull’evoluzione del contagio. Ora, giunti al probabile termine del picco epidemiologico, non si osservano nuovamente anomalie termiche significative, tal ida poter eventualmente giustificare un rapido calo della virulenza dovuto al segnale termico”.
“Si è analizzata l’evoluzione termica di Irkutsk, città di oltre 620.000 abitanti e capitale della Jacuzia – ha continuato Fazzini – notoriamente l’area estesamente abitata più fredda dell’emisfero boreale. Per lo stesso periodo di osservazione, si sono osservate temperature medie notevolmente più elevate della media climatica (a febbraio una media di -14°C contro una media climatica di -21°C) e nella prima decade di Marzo la media risulta essere di -7°C a fronte di una media di -13°C.Nelle restanti aree subartiche o artiche (Es Svalbard, Alaska, Canada Artico, Groenlandia), risulta evidente come l’assenza di centri abitati di riguardo o comunque l’estrema bassa densità della popolazione non abbiano potuto potenzialmente favorire la diffusione del virus”.
“Focalizzando infine l’attenzione sul dominio lombardo – veneto, sono stati considerati, a partire dal 20 febbraio e sino al 18 marzo, i dati termo-pluviometrici ed anemometrici di 10 stazioni rappresentative – ha concluso Fazzini – sia dei tre focolai principiali di diffusione del virus (aree di Codogno, Nembro e Vo ‘euganeo) sia delle altre province maggiormente interessate della regione lombarda (Bergamo, Brescia, Cremona, Pavia). Anche in questo caso, i coefficienti di correlazione tra la diffusione giornaliera del virus a livello provinciale ed i parametri meteoclimatici non hanno affatto evidenziato alcun rapporto statistico edunque sembrerebbero di conseguenza smentire i risultati pubblicati ufficialmente da più fonti. A quanto pare nessun rapporto ci sarebbe tra le variazioni climatiche, dunque le temperature e l’evoluzione epidemiologica del Coronavirus. Contemporaneamente, stiamo esaminando l’andamento dei principali parametri di inquinamento ambientale (Biossido di azoto e di zolfo e particolato sospeso) per tentare di ricavare eventuali relazioni statistiche multiregressive con i prima menzionati parametri meteo climatologici sempre in relazione alla comprensione dell’espansione del COVID 19”.

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22° Premio Alto Rendimento nella categoria “Miglior fondo SRI – Azionari Ambiente”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Pictet Asset Management nuovamente protagonista nell’ambito degli investimenti socialmente responsabili con il Pictet – Global Environmental Opportunities (GEO). Il fondo, lanciato nel 2011, ben prima dell’esplosione degli investimenti ESG, è stato insignito del 22° Premio Alto Rendimento nella categoria “Miglior fondo SRI – Azionari Ambiente” che viene assegnato al fondo con il miglior rendimento a un anno e che ha evidenziato uno score ESG sopra la media della categoria, grazie a una performance di +36,76% registrata nel 2019 (+8,41% rispetto alla categoria Morningstar e +10,16% rispetto all’indice MSCI World USD). Un prestigioso riconoscimento che ribadisce il ruolo pionieristico della società di gestione nell’ambito della sostenibilità e dell’approccio tematico.
Il fondo azionario globale, gestito da Luciano Diana, investe in azioni di società che operano nella catena di valore ambientale dell’energia pulita e dell’acqua, dell’agricoltura, del legno e che contribuiscono alla salvaguardia delle risorse naturali mondiali. Il tutto si traduce in un portafoglio globale concentrato, diversificato a livello settoriale e con un forte orientamento alla crescita, costruito con un approccio bottom-up nella selezione dei titoli. L’efficacia della strategia di investimento nasce da una combinazione di un approccio rigoroso dalle solide basi scientifiche e della decennale esperienza di Pictet Asset Management nell’ambito degli investimenti responsabili.

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Christopher Lasch: La cultura del narcisismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Alla fine degli anni Settanta, dopo aver pubblicato una serie di libri dedicati alla crisi del liberalismo, Christopher Lasch dà alle stampe La cultura del narcisismo, l’opera che annuncia il tramonto dell’uomo economico e l’avvento di un nuovo tipo di uomo: il narcisista.A distanza di più di quarant’anni dalla sua pubblicazione, il libro non soltanto non cessa di parlarci, ma svela forse soltanto ora la sua piena attualità. Mescolando analisi psicologica, sociologica, letteraria e filosofica, Lasch ritrae l’uomo che appartiene alla nostra epoca, l’epoca della fine dell’etica del lavoro e della fiducia nel progresso sociale. Il narcisista, che ne emerge, non è un mero egoista in preda a uno stato mentale per cui il mondo non è altro che lo specchio dell’Io, ma un essere perseguitato dall’ansia, tutt’altro che pago di sé. Esige una gratificazione immediata e vive, perciò, in uno stato di inquietudine e di insoddisfazione perenne. Superficialmente tollerante, è in realtà privo di ogni solidarietà e vede in ciascuno un rivale con cui competere. Si ritiene affrancato dai tabù, e non ha tuttavia alcuna serenità sessuale. Loda il rispetto delle norme e dei regolamenti, ma nella segreta convinzione che non si applichino nei suoi confronti. Non ha interesse per il futuro, e nemmeno per il passato, che gli appare come un insieme di modelli superati, con mode e atteggiamenti antiquati. Vive, così, in un mondo dell’eterno presente che rispecchia pienamente la miseria della sua vita interiore, un mondo che fa della nostalgia «un prodotto commerciale del mercato culturale» e che «rifiuta immediatamente l’idea che in passato la vita fosse, per certi aspetti rilevanti, migliore di quella d’oggi». L’uomo economico dell’etica del lavoro è stato, insomma, sostituito da un tipo d’uomo che presenta tutti i tratti di un narcisismo patologico, un narcisismo che permea a tal punto la società contemporanea che l’unica speranza sembrerebbe quella di riuscire a sopravvivere al suo crollo. Per Lasch, tuttavia, la volontà di costruire un mondo migliore non è affatto estinta. Continua a sussistere insieme a sopravvivenze di tradizioni locali e iniziative collettive che hanno solo bisogno della prospettiva di «una nuova società, una società decente, per riconquistare nuovo vigore».Collana: I Colibri Pagine: 304 Tradotto da: Marina Bocconcelli Prezzo ebook: €9,99
Prezzo cartaceo: €18,00
Christopher Lasch (1932-1994) è stato uno dei maggiori storici delle idee del Novecento. Tra le sue numerose opere ricordiamo: La cultura del narcisismo (Bompiani, 1981), Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica (Neri Pozza, 2016), La rivolta delle élite (Neri Pozza, 2017) e L’io minimo (Neri Pozza, 2018).

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Piera Ventre: Sette opere di misericordia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Napoli, giugno 1981. La casa è nel cimitero della città. Una città che è a stento in piedi, piena di puntelli, intelaiata di tubi Innocenti aggrappati al tufo, di palazzi vacillanti e inabitati dove l’oscurità e l’umido la fanno da padroni. Cristoforo Imparato fa il custode del cimitero. Il vetro al posto dell’occhio che una scheggia di granata si è portato via, non è stato sempre un camposantiere. Impiegato in una tipografia, era riuscito ad avere persino un paio di stanzucce a Materdei, un quartiere al centro della città. Ma poi, fallita la tipografia, l’esistenza sua, e di Luisa, Rita e Nicola, la moglie e i figli, si è arrevutata, come dice lui. Cosí, Cristoforo ha scavato un fosso nel dispiacere tumulandoci qualsiasi sconforto subíto e inflitto. A casa Imparato trovano un giorno asilo Rosaria, una ragazza amica di Rita che, rimasta incinta, non sa se ammantare di menzogna il suo sbaglio, e Nino, il giovane dal nome corto, il figlio del compare di nozze di Cristoforo e Luisa, ospite a Napoli prima di trasferirsi in Germania. Nino fa amicizia con Nicola, il bambino di casa, gli chiede le cose sulla luna, vuole guardare col suo telescopio, poi un giorno scompare, lasciando un cardillo e una caiòla per donna Luisa, «per le sue cortesie, e per il disturbo».Che misericordia e castigo siano cosí intrecciati da confondersi è la cruda verità che travolge casa Imparato in quell’estate del 1981, l’estate in cui Alfredino Rampi cade nel pozzo a Vermicino e la salvezza del bambino è invano attesa «come la nascita di un Cristo Redentore».Splendida conferma del talento di Piera Ventre, Sette opere di misericordia è uno dei romanzi piú importanti mai apparsi su un periodo cruciale della nostra storia recente, quello in cui una città – la Napoli post-terremoto – e il paese intero si misurarono con la perdita dell’innocenza.Collana: Bloom Pagine: 416 Prezzo ebook: €9,99 Prezzo cartaceo: €19,00
Piera Ventre è nata a Napoli nel 1967. Laureata in Logopedia presso l’Università degli studi di Pisa, è specializzata come Assistente alla comunicazione. Socia ordinaria e Consigliera dell’Associazione di promozione sociale Comunico, collabora con le scuole di Livorno, città in cui vive dal 1987. Ha pubblicato testi brevi in raccolte antologiche e siti letterari. Nel 2011 la raccolta di racconti Alisei (Edizioni Erasmo) ha avuto una segnalazione della giuria al Premio Renato Fucini.

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