Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Le meraviglie del mondo vivente dalla lettura del DNA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

L’aspetto è anche più esteso di quanto non si possa immaginare. Il sequenzia-mento del DNA industriale dei batteri produttori di metano e d’archeobatteri, realizzatori d’idrogeno, potrebbe portarci al raggiungimento d’importanti risorse per l’industria. Per gli animali pluricellulari si tratta di capire il delicato meccanismo che permette le interazioni del genoma con il complesso sistema della cellula. Si parte dallo zigote (una cellula indifferenziata e totipotente) e si procede alla formazione di migliaia di cellule organizzate in tessuti diversi tra di loro: sistema nervoso, apparato riproduttivo, intestinale ecc.
Questo processo, sia pure in forme e modalità diverse, è presente sia negli organismi, così detti inferiori, sia superiori. Pensiamo, ad esempio, al caenorhabditis elegans, un verme lungo appena un millimetro e che ha avuto il primato d’essere sequenziato per primo. Si compone di sole 959 cellule e il suo ciclo vitale si compie in appena tre settimane. Ci avviciniamo, quindi, a una conoscenza molto “intima” della nostra struttura genetica e che origina la vita. Si tratta di quel meccanismo che, moltiplicando le sue dotazioni primarie, ci porta alla formazione di un essere vivente e sino alla composizione del genere umano.
Ma la vita è già nella cellula, è già nel suo DNA, nei suoi geni. Essa proviene da dove? È palpabile? È possibile identificarla e renderla visibile in qualche modo sia pure attraverso un occhio elettronico? Questo è il punto che ci separa dalla piena conoscenza. Questa è la sfida che ci resta e non è cosa da poco. Eccoci, quindi, giunti nel cuore del problema. Dobbiamo partire dall’idea di aver messo insieme due entità diverse. Una d’ordine fisico e l’altra no. L’ordine fisico ci permette di attivare la sequenza di onde radio che trasportano il mio messaggio, ma questo, a sua volta, resta vincolato da un altro ordine che possiamo chiamare “logico”. La risposta è data dallo stesso grado evolutivo che ci permette di crescere culturalmente e con tutte le sue derivate d’ordine scientifico e tecnologico. Potremmo identificarci con quell’astronauta che è partito dalla terra, è penetrato nell’atmosfera, nella ionosfera, nella stratosfera, per poi emergere nell’esosfera, in altre parole nello spazio infinito, e ritrovarci a sgranare gli occhi al cospetto delle nuove meraviglie che ci circondano, ma ciò non significa che abbiamo fatto un passo in più nella conoscenza del meccanismo che ha prodotto tutto ciò che di nuovo stiamo osservando. La terza scala, quella delineata dall’informatica, dalla cibernetica, dalla logica ci ha portati per successivi passaggi in un orizzonte che non è più fisico ma metafisico. Così come per l’astronauta l’orizzonte non è più terrestre, non è più aereo ma è fotonico: l’orizzonte stesso della luce. Fin qui l’epistemologia duale, fedele alla corretta coniugazione dei due termini. Quei due termini che già comparvero nella metafisica antica yiè, morphè, materia e forma. Quei due termini che oggi si riaffacciano sotto diversa configurazione, pur tuttavia sempre nell’ordine di due principi distinti e congiunti: l’uno attivo e l’altro passivo, l’uno formante e l’altro formato. Così a tutti i livelli: materia e energia, lunghezza d’onda e frequenza; medium e messaggio; corpo e anima; spazio e iperspazio; fisica e metafisica. A questo punto il tentativo di discendere, ridurre l’anima al corpo, il pensiero al cervello, lo spirito alla materia è un po’ come ridurci al sempliciotto della strada che chiede agli astronauti: “Che aria tira lassù? Lassù ci piove? Avete l’ombrello? (Riccardo Alfonso)

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