Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Un viaggio nei nostri pensieri e alla ricerca dei suoi processi evolutivi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Non deve apparirci strano se ci siamo ritrovati con il desiderio di scoprire cosa si celasse al nostro interno e di capire le sottili trame che legano il pensiero all’azione, alla sua capacità di formulare idee, di ben argomentarle, di opporsi con ragionamenti logici a quelle altrui e di ordinare i moti “razionali” che guidano i pensieri attraverso i nostri “organi”.
Che cosa potremmo fare se, con il cervello, non ci fosse una pompa chiamata cuore o un laboratorio chimico chiamato fegato o i reni per pulire il sangue dalle tante impurità e i polmoni per respirare e fornire ossigeno alle cellule del nostro corpo?
Vi è anche uno stomaco per macerare le varie sostanze che ingurgitiamo, per sostenerci, e un intestino per digerire ed evacuare gli scarti e alla fine delle gambe per muoverci e le mani per svolgere diverse altre funzioni.
Stiamo, sulla stessa lunghezza d’onda, da quando ci siamo avviati alla comprensione totale del funzionamento del genoma dell’uomo. L’impresa è eccezionale. Il suo DNA conta tre milioni di nucleotidi.
I ricercatori incominciavano, già nel 1985, a sequenziare i microrganismi con il batterio Escherichia coli e il lievito e pensavano di mappare anche quello dell’uomo. Fu dato il via al progetto l’anno successivo. Ci pensò, a segnalarlo, con un articolo, Dulbecco sulla rivista Science. L’impresa appariva, ai più, disperata. Noi sappiamo che il Dna è un filamento che contiene il codice genetico di un organismo umano. Si suddivide in 23 paia di cromosomi. 22 coppie sono uguali e la ventitreesima è rappresentata dai cromosomi sessuali (XX per la femmina, XY per il maschio).
In tutto il Dna dell’uomo non meno di 100 mila sono geni, (il 3/5% del Dna) di cui 90mila sono stati, a tutt’oggi, identificati. Tale accelerazione della ricerca è stata determinata in seguito all’iniziativa di Craig Venter di creare un secondo progetto genoma.
Il primo fu promosso fin dal 1986 dai National Institute of Health americani, e poi guidati da Francis Collins. L’anno successivo vi partecipò anche l’Italia, grazie ai finanziamenti del CNR.
Abbiamo, in questo modo, due progetti di cui uno pubblico del Nhi e l’altro privato, alimentato dalle industrie farmaceutiche, che puntano a sfruttare le conoscenze sul DNA per preparare farmaci.
Oggi sequenziare il DNA non è più un problema perché è possibile avere macchine per il sequenziamento automatico. È necessario, semmai, disporre più macchine per farlo.
In questo campo la sfida è aperta e la posta in gioco è molto alta. Si tratta di comprendere attraverso quali meccanismi agiscono gli organismi patogeni.
Tale conoscenza ci permetterebbe di preparare strategie di difesa più efficaci e, soprattutto, determinanti. Non dimentichiamo che sono proprio questi organismi patogeni che generano malattie che provocano, in molti casi, la morte e soprattutto nei paesi in via di sviluppo: lebbra, malaria, tubercolosi, febbre tifoide, meningite, peste e aids, tanto per citare le più tristemente note. Non solo. Oggi dobbiamo verificare sulla nostra pelle le capacità aggressive dei virus e il modo come sono in grado di sconvolgere la nostra vita. Ma ciò che ci sconcerta di più è che, di là del contingente, abbiamo la tendenza ad ignorare tali pericoli tanto da renderli pandemici, nel momento in cui si mostrano, salvo poi stupirci se non siamo riusciti a prevederli e a debellarli. In pratica ci manca la cultura della prevenzione e la saggezza nel dare giusto rilievo e soprattutto risorse alla ricerca scientifica e, essenzialmente, in maniera continuativa nell’arco delle nostre esistenze presenti e future. (Riccardo Alfonso)

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