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Coronavirus e mercati azionari: è davvero la fine del mondo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

A cura di Giovanni Buffa, Portfolio Manager di AcomeA SGR It’s the end of the world as we know it…è un celebre brano dei Rem che ben si presta a descrivere il sentimento prevalente sui mercati azionari di questo periodo. Eppure, l’anno era cominciato sotto i migliori auspici: dopo il travagliato accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina raggiunto a fine 2019, i mercati proseguivano la loro inarrestabile ascesa segnando nuovi massimi storici appena un mese fa. Poi, come spesso succede, improvvisamente tutto è cambiato.Sono bastati soltanto 21 giorni per passare da un mercato ai massimi storici ad un “bear market”. Nell’arco di poche settimane, le borse mondiali sono letteralmente implose: l‘indice S&P500 ha perso in 1 mese il 28%, il Ftse Mib il 39%, l’indice Europeo il 32% con il mercato greco che si è letteralmente dimezzato. Non è andata meglio nel resto del mondo con il Giappone sotto del 23%, l’Australia del 33% e il Brasile del 40%. È bene sottolineare che queste variazioni sono avvenute in appena 30 giorni, e hanno coinvolto indifferentemente tutti i settori, nessuno escluso.Anche le materie prime sono state particolarmente sotto pressione con il palladio e il platino che hanno perso il 38%, il petrolio il 64%(!), il rame il 22% e lo zucchero il 18% solo per citarne alcune.Contestualmente si è assistito a violentissimi movimenti sul lato valutario, in special modo verso quelle valute più legate alle commodities come il peso messicano (-22.5%), il rublo russo (-21%), il real brasiliano (-15%) e il rand sudafricano (-13%).Anche le obbligazioni dei paesi periferici area euro, dei paesi emergenti e dei corporate non sono state risparmiate a causa di un massiccio allargamento degli spread e di seri problemi di liquidità nel mercato dei repos. Un “melt down” completo su tutte le asset class insomma dove anche i beni rifugio come l’oro sono stati liquidati senza troppi ripensamenti.Fino a metà febbraio il mercato non sembrava essere molto preoccupato dal virus. Molti investitori inizialmente ritenevano che questo fosse un problema circoscritto localmente alla Cina. Dopo il contenimento dei casi nella sola provincia di Hubei, grazie alle restrizioni introdotte dal governo cinese, i mercati avevano addirittura trovato la forza di raggiungere nuovi massimi storici. Lo stesso indice domestico cinese aveva completamente recuperato le perdite accumulate da inizio anno. Tutto sembrava tornato alla normalità come se niente fosse successo.Tuttavia, la diffusione del contagio al di fuori della Cina ha fatto emergere in tutta la sua brutalità la realtà della situazione. Il mercato si è reso conto che il virus Covid-19, una volta superati i confini cinesi, non era più controllabile.
Una crisi sanitaria si è trasformata in una crisi finanziaria con un contemporaneo shock della domanda e uno dell’offerta, ipotesi che forse fino a qualche mese fa era confinata ai libri di testo. Al momento ogni normale attività economiche è congelata, quasi ogni negozio è chiuso, non c’è domanda di prodotti discrezionali al di fuori dei beni di prima necessità, il turismo è inesistente, i trasporti sono fermi, gli eventi, anche quelli sportivi, sono stati cancellati o posticipati. I mercati prezzano ampiamente una recessione sincronizzata dell’economia mondiale. Ciò che preoccupa di più gli operatori, tuttavia, non è tanto la situazione attuale, che tutti sanno essere temporanea, ma la mancanza assoluta di visibilità sulla crisi. Nessuno riesce a sbilanciarsi su quanto possa durare il lockdown, se le misure restrittive saranno di breve o dureranno mesi e quali saranno i tempi di recupero una volta che l’epidemia avrà raggiunto il suo picco.La seconda ragione del crollo delle borse è più di natura tecnica. Lo scorso bull market (ormai ne possiamo tranquillamente decretare la fine) è stato il più lungo della storia ed è stato in parte agevolato dalle politiche monetarie molto accomodanti delle banche centrali.A completare il quadro del sell-off ha contribuito anche il sostanziale fallimento dell’Opec+ nel trovare un accordo sulle quote di greggio in un momento in cui la domanda di petrolio è particolarmente debole. Il mancato accordo ha dato il via ad una guerra di prezzi tra Russia e Arabia Saudita, tra i produttori con i più bassi costi di estrazione, per accaparrarsi quote di mercato. La conseguenza è che il petrolio è sceso del 60% sotto quota 30$, trainando al ribasso i titoli energetici dei listini. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli sforzi e gli annunci delle banche centrali e dei governi in tutto il mondo a sostegno delle economie e di riflesso dei mercati.La Fed ha tagliato i tassi quasi a zero annunciando contestualmente un nuovo QE e iniettando potenzialmente trilioni di dollari nel sistema. Nel mentre il governo degli Stati Uniti si appresta a lanciare un bazooka fiscale con rumors che vedono un budget di circa 2 trilioni di dollari. Per la prima volta si parla seriamente di Helicopter Money, e cioè di accreditare direttamente denaro nel conto corrente dei cittadini, per sostenerli temporaneamente durante la crisi, una teoria da molti osteggiata, ma che oggi viene vista come l’unico modo di aiutare direttamente l’economia reale.In Europa si discute di Eurobond e molti governi hanno già annunciato piani di stimolo dell’economia di centinaia di miliardi offrendo aiuto diretto alle imprese colpite dalla crisi con la Bce pronta a fare la sua parte con un pacchetto di acuisti di 750bn di euro estendibile.In buona sostanza il quadro generale che si va delineando è che le banche centrali finanzieranno la spesa pubblica dei governi in questi momenti di crisi, superando ostacoli che una volta si reputavano insormontabili. Riteniamo che questa crisi avrà indubbiamente ripercussioni di lungo periodo in termini di politica economica (ruolo delle banche centrali, MMT, monetizzazione del debito, budget deficit molto importanti, ecc.) e di un ulteriore spinta verso la de-globalizzazione dell’economia ma in definitiva rimarrà una crisi temporanea.Sul fondo Paesi Emergenti, il nostro focus principale è orientato verso il segmento delle Small Cap Value. Da inizio anno, l’indice MSCI Small Cap Value ha infatti registrato una performance al ribasso più ampia rispetto al mercato. Riteniamo dunque che possano emergere interessanti opportunità in questo mercato.
Nel libro “La guerra dei mondi” di H.G. Wells (1922) i marziani, invasori della terra, furono sconfitti non dagli eserciti delle nazioni ma dai batteri presenti nell’aria, gli stessi che gli uomini avevano sconfitto in millenni di evoluzione del proprio organismo.I mercati, pur con notevoli oscillazioni, hanno sempre resistito a qualunque evento nefasto di qualsivoglia natura: guerre mondiali, terremoti, tsunami, cambi di regime valutario, rischi di conflitti termonucleari, guerre fredde, fallimenti di hedge funds, fallimenti di Stati e di banche sistemiche e chi più ne ha più ne metta. La ragione è banale: in momenti di crisi come questo che viviamo, o come quello del 2008, le istituzioni che ci governano sono pronte a tutto pur di sostenere le loro economie e anche questa volta non sarà differente.It’s the end of the world as we know it… and I feel fine…

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