Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Un volume dal titolo “I Virus. Salute, epidemie, prevenzione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

(I Virus. Quaderni della Fondazione Umberto Veronesi segnalato dal Salvatore Curiale Science communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.S.S.) Sono passati sette anni dalla prima edizione di questo volume, e l’argomento virus non è mai stato così attuale. La pandemia di COVID-19 è solo l’ultima e più importante di una serie di emergenze che hanno punteggiato la storia di questi anni: dalle epidemie di Ebola (Africa Occidentale nel 2014, Congo nel 2018-19) a quella di Zika in Sudamerica nel 2016, senza dimenticare la massiccia diffusione del virus Dengue in tutta la fascia equatoriale, più i tanti focolai locali che spesso non fanno notizia, specialmente in Africa ma non solo. Un paio di esempi di casa nostra: l’epidemia di Chikungunya sulla costa laziale nel 2017 e la presenza ormai endemica del West Nile Virus in ampie aree d’Italia.Si è detto e scritto molto sul motivo per il quale, in un mondo in cui la tecnologia, la ricerca e le scienze mediche hanno fatto progressi enormi, raddoppiando di fatto l’aspettativa di vita media degli uomini nell’ultimo secolo, continuino a ripresentarsi epidemie che richiamano sensazioni di ansia e di angoscia che pensavamo ormai affidate alla letteratura, da Tucidide a Lucrezio, da Boccaccio a Manzoni, da Camus a Mann. Varie ipotesi sono state formulate, tutte interessanti e che sicuramente contengono elementi di verità: la globalizzazione che ha reso facili gli spostamenti delle persone (e dei patogeni) da un continente all’altro, la tendenza della popolazione a concentrarsi in grandi agglomerati urbani, o ancora i cambiamenti climatici, che favoriscono il radicamento di specie animali e vegetali alloctone, con i relativi agenti patogeni per i quali le specie autoctone non hanno immunità. E non dimentichiamo la guerra, la vera grande nemica della salute mondiale, al tempo stesso causa ed effetto delle emergenze sanitarie. ACLED, organizzazione non-profit che mappa le aree di crisi in tutto il mondo, ha censito nell’anno 2019 quasi 120.000 eventi di violenza, dalle rivolte urbane agli attentati terroristici, dagli attacchi missilistici ai veri e propri conflitti bellici, che hanno causato circa 150.000 morti in tutto il mondo. Recenti ricerche realizzate durante l’ultima epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo hanno dimostrato che sia la rapidità nell’isolamento dei casi di contagio che l’efficacia della vaccinazione variano notevolmente in relazione alla presenza o meno di eventi di conflitto.Le maggiori criticità sono rappresentate oggi dal presentarsi di nuovi patogeni sconosciuti come il SARS-CoV2, ma anche dalla riemersione di patogeni che pensavamo di aver eradicato. Un caso esemplare è quello del vaiolo delle scimmie, malattia causata da un virus (monkeypox) simile a quello del vaiolo, e la cui diffusione interumana sembra sia facilitata dal fatto che, a seguito dell’eradicazione del vaiolo all’inizio degli anni Ottanta, le persone nate a partire dalla seconda metà degli anni Settanta non sono più state vaccinate e sono quindi prive di difese immunitarie. Naturalmente ci sono anche le notizie positive che vengono soprattutto dal mondo della ricerca. Anzitutto fa piacere constatare come il livello di collaborazione tra gli scienziati di tutto il mondo abbia raggiunto oggi livelli mai toccati in passato: a pochi giorni dall’emergere dell’epidemia di coronavirus in Cina, il virus era già stato isolato, sequenziato e messo a disposizione della comunità scientifica internazionale, e la corsa verso le cure e il vaccino è molto più simile ad una staffetta che ad una gara individuale. Grazie allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie oggi abbiamo molti più strumenti a nostra disposizione, e malattie virali che solo pochi anni fa – pensiamo all’AIDS – erano sinonimi di morte e di stigma sociale, oggi sono, se non ancora eradicate, certamente controllabili. La tecnologia degli anticorpi monoclonali ci dà molte più armi per combattere i virus e i danni che essi provocano, e i tempi di sviluppo, test e produzione dei vaccini si sono enormemente accorciati rispetto ad un passato neanche troppo lontano. Si cominciano a intravedere le prime applicazioni della network medicine anche nel campo delle malattie infettive: è un approccio totalmente nuovo, che ribalta il tradizionale assunto in base al quale i pazienti con sintomi simili hanno la stessa malattia e devono ricevere la stessa cura. Grazie infatti alla possibilità di analizzare in breve tempo ed a costi sostenibili enormi moli di dati a livello molecolare, sarà presto possibile individuare profili altamente individualizzati dei singoli pazienti, e disporre così di cure sempre più mirate, e nello stesso tempo costruire “mappe di malattia” nelle quali verranno ricostruite le interazioni e gli scambi a livello molecolare tra l’ospite, il patogeno e – perché no – l’ambiente nel quale entrambi operano: non più entità separate ma, appunto, nodi di una rete.Rimangono validi ancora oggi, ancora più di ieri, alcuni aspetti assolutamente cruciali non soltanto all’interno del mondo scientifico, ma per tutta l’opinione pubblica: il problema delle malattie infettive è globale e interessa l’intero pianeta, e può avere enormi implicazioni sia per i singoli che per le comunità e le nazioni, dal punto di vista sanitario, sociale, economico; i comportamenti individuali e collettivi possono incidere in maniera importante sulla comparsa e diffusione delle malattie infettive; occorre investire in sistemi di salute pubblica efficienti: l’identificazione precoce, la pronta attuazione di idonee misure di isolamento, una diagnostica adeguata, sono essenziali sia per la gestione di casi che per la sorveglianza ed il controllo delle malattie infettive; i vaccini, laddove disponibili, rappresentano lo strumento più efficace ed efficiente per prevenire le malattie;
l’investimento in ricerca, soprattutto nei momenti di “pace”, quando non vi sono emergenze, è la migliore polizza assicurativa di cui disponiamo per fronteggiare il rischio dell’emersione di nuove epidemie su larga scala.
“Una farfalla batte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia invece del sole”: mai come oggi è attuale la battuta con la quale, nel film Jurassik Park, il matematico Ian Malcolm spiega alla botanica Ellie Sattler la teoria del caos e l’impossibilità per l’uomo, con tutta la sua scienza presuntuosa, di controllare la natura ed il corso degli eventi. È l’eterno mito di Icaro che volle volare verso il sole con ali di cera.
E, tornando alla pandemia di COVID-19, viene quasi da sorridere a pensare che i sistemi sanitari e la tenuta sociale ed economica di intere nazioni siano stati messi in crisi da un organismo così piccolo che bisogna metterne in fila diecimila per arrivare ad un millimetro: ma questo è, esattamente, ciò che è successo. I virus esistono da miliardi di anni, esistono da prima dell’arrivo degli uomini sulla terra ed esisteranno dopo che la specie umana si sarà estinta. “One health”, non è più possibile separare la salute degli uomini da quella degli animali e dell’ambiente: l’esperienza di questi anni, con l’emergere di continue zoonosi, ci ricorda che siamo ospiti e non padroni di questo pianeta, e ci impone di cercare il giusto equilibrio tra le esigenze della specie umana e delle altre specie animali e vegetali che viaggiano insieme a noi in questa arca di Noè chiamata Terra. (by Giuseppe Ippolito Direttore Scientifico Istituto Nazionale Malattie Infettive (INMI) Lazzaro Spallanzani, Roma)

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