Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Archive for 27 marzo 2020

Consiglio Europeo: Sassoli: Mi aspettavo più assunzione di responsabilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La somma dei governi nazionali non è l’Europa. “Ci saremmo aspettati una più forte assunzione di responsabilità dai leader. Ora abbiamo due settimane di tempo per lavorare, sperando che si sciolgano le riserve e vengano date risposte”Questo è il primo commento del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli alle conclusioni del Consiglio di ieri, rilasciato durante la partecipazione alla rubrica “Los Desayunos” del canale UNO di RTVE, in collegamento da Bruxelles.“Ci sono le istituzioni europee che stanno combattendo per difendere i nostri cittadini, le nostre vite e la nostra democrazia – ha continuato Sassoli – nessuno può uscire da solo da questa emergenza. Per questo la miopia e l’egoismo di alcuni governi va contrastata. Voglio essere molto chiaro: I governi nazionali non sono l’Europa”“Abbiamo bisogno che i nostri paesi spendano tutto quello che debbono spendere. Per fare questo serve uno strumento comune per garantire il debito. Deve crescere rapidamente tra i nostri governi la coscienza che l’Europa non uscirà da questa crisi come è entrata. C’è ancora una consapevolezza troppo bassa di questo. Le Istituzioni europee lo hanno capito. E’ ora che lo capiscano anche i governi” ha concluso il Presidente dell’europarlamento.

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Intesa per la ricerca sul vaccino contro Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“Il Protocollo d’Intesa firmato tra Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale per le malattie infettive ‘Lazzaro Spallanzani’, Regione Lazio, Ministero dell’università e della ricerca e Ministero della salute conferma la sinergia tra istituzioni governative e strutture di ricerca e cura come l’asse vincente per affrontare l’emergenza sanitaria in corso e come un modello con cui l’Italia sta mostrando al mondo la sua determinazione e coesione nella battaglia contro il Covid-19. Cnr e Spallanzani, in quanto soggetti attuatori del Protocollo, si impegnano ad avviare sempre più intense e innovative attività volte ad affrontare la crisi epidemiologica, al fine di individuare in tempi il più possibile brevi un vaccino efficace contro il virus. La ricerca è il perno su cui bisogna costruire il futuro, non solo quello immediato che ha quale obiettivo l’uscita dalla crisi sanitaria”, afferma il presidente del Cnr Massimo Inguscio. “È necessario abituarci a considerare la strategia attuale come il paradigma di un nuovo approccio culturale, sociale, politico, fondato sulla collaborazione delle competenze multidisciplinari e quella tra stakeholder e cittadinanza, Il Covid-19 ci sta insegnando che occorre dotare la nazione di una strategia e che la libertà della ricerca dev’essere sempre garantita ma non deve tradursi in una frammentazione di risorse e iniziative. Progetti di interesse nazionale indirizzati dalla politica esprimono la volontà comune di costruire, insieme alla scienza, una comunità capace di proteggersi e di progredire. Tante volte abbiamo parlato dell’esigenza italiana di fare sistema: ora non c’è più tempo per discuterne, dobbiamo realizzarlo”.

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Nuovo libro “Tiroide e metabolismo. Le ricette”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

E’ stato scritto dalla dottoressa Serena Missori, specialista in Endocrinologia e Diabetologia, Nutrizione funzionale biotipizzata
Dopo i best seller La dieta dei Biotipi®, La dieta della tiroide e La dieta della pancia, l’autrice presenta una novità: più di 130 ricette salutari, veloci e golose, preparate nella cucina del suo casale, rivolte non solo a chi soffre di problemi di tiroide e di metabolismo, ma a tutta la famiglia. Ogni ricetta presenta note su ingredienti alternativi, quelli da utilizzare e da evitare, metodi di cottura e di conservazione dei cibi, una legenda con i nutrienti principali: ecco tutti i consigli per sperimentare le ricette in questi giorni di permanenza in casa.
Imparare a mangiar sano, senza privarsi del gusto, è la condizione necessaria per trasformare azioni quotidiane in benessere. È questo uno dei cardini su cui si basa il Metodo Missori-Gelli® biotipizzato, studiato dalla dottoressa Serena Missori insieme ad Alessandro Gelli, ideatore e coordinatore scientifico dei corsi in Metodologie Anti-Aging e Anti-Stress: applicato in cucina, il metodo insegna a cucinare con semplicità e velocemente, a riscoprire le tradizioni culinarie italiane grazie a più di 130 appetitose ricette utili per tutta la famiglia nonché per gestire problemi di tiroide come la tiroidite, l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo, sovrappeso e stanchezza, presentate in modo semplice ed efficace per conservare il piacere di mangiare senza sensi di colpa e per migliorare il metabolismo e la funzione della tiroide.“Ho scritto questo libro non solo per dare idee e ricette sfiziose e portare in tavola il metodo Metodo Missori-Gelli® per la tiroide, per la pancia e per il metabolismo – spiega la dottoressa Missori -. L’ho scritto per dimostrare quanto sia facile mangiare bene per ritrovare la salute anche con l’alimentazione in maniera consapevole senza rinunciare al gusto. Questo permetterà a tutti di trovare pietanze sempre diverse da condividere con la famiglia, soprattutto in queste giornate in cui dobbiamo stare in casa”.
Sono circa 6 milioni gli italiani affetti da patologie legate alla tiroide che si presentano con noduli o ipotiroidismo, tiroidite e ipertiroidismo; 23 milioni sul totale della popolazione, invece, hanno superato la soglia del sovrappeso per entrare nella condizione medica di obesità con ricadute sulla riduzione dell’aspettativa di vita. Questo fenomeno coinvolge anche un milione e mezzo di under 18 classificati come obesi con evidenti problemi metabolici. È necessario quindi pensare alla propria salute anche dal punto di vista alimentare, per stare meglio e per aiutare il nostro metabolismo ma anche il nostro sistema immunitario.
Il libro è già disponibile in libreria e acquistabile su Amazon: da sfogliare in questi giorni in cui abbiamo più tempo anche per provare le nuove ricette.

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Vademecum Covid-19 e allergie respiratorie

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

Secondo le linee guida internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’infezione da Coronavirus si manifesta principalmente con 3 sintomi: Febbre, Tosse, Mancanza di respiro (Dispnea).
La malattia allergica respiratoria non è caratterizzata da febbre.  La malattia allergica respiratoria presenta nella quasi totalità dei casi: raffreddore (prurito alle mucose nasali, naso che cola, starnutazione, ostruzione nasale) e congiuntivite (prurito agli occhi, occhi rossi, lacrimazione).
Questi sintomi sono, a quanto noto, praticamente assenti nell’infezione da Coronavirus.
Il paziente con asma bronchiale allergico e non-allergico può presentare tosse e dispnea (quasi sempre associati a sintomi nasali e oculari), ma questi si risolvono rapidamente con la terapia antiasmatica broncodilatatrice e anti-infiammatoria.
Non vi è alcuna evidenza che lo stato allergico (rinite e/o asma) rappresenti un fattore di rischio per una evoluzione più severa di una eventuale concomitante infezione da Coronavirus. La raccomandazione per tutti i pazienti allergici è quella di continuare ad assumere la terapia per la rinite e/o l’asma, senza interromperla.In questo particolare periodo, tenere sotto controllo la propria allergia può contribuire a limitare il contagio sia per gli altri, riducendo la starnutazione e la tosse, sia per sé stessi, diminuendo il rischio che il prurito induca a toccarsi gli occhi ed il naso.Testo redatto a cura di:Dr Riccardo Asero, Presidente AAIITO, Dr Lorenzo Cecchi, Presidente Eletto AAIITO. Dr Antonino Musarra, Past President AAIITO

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Emergenza coronavirus e adolescenti resilienti

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

In 12 giorni oltre 3000 risposte, da parte di teenagers e giovani adulti all’indagine online di Laboratorio Adolescenza su come i giovani stanno vivendo l’emergenza coronavirus. Rispetto ai dati già diffusi la scorsa settimana (quando le risposte erano circa 1500) cresce nettamente non solo l’adesione concettuale alla norme di sicurezza indicate dal Governo e dal Ministero della Sanità, ma anche il rispetto individuale delle norme. Timori e prudenza crescono in relazione all’aumentare dell’età.La paura, dopo un’impennata iniziale, resta stabile, mentre la socialità in rete per le ragazze risulta un ottimo surrogato per mantenere le relazioni con il gruppo amicale, un po’ meno per i maschi che iniziano a soffrire maggiormente la solitudine.“Covid-19” rimane l’argomento principe di conversazione con i genitori, mentre perde terreno nelle chiacchiere con gli amici nelle quali prevale – evidentemente – il desiderio di evasione.Poche le differenze comportamentali in base alla geografia, appaiono comunque più prudenti e preoccupati ragazze e ragazzi del centro sud.“Passano i giorni, cresce la consapevolezza e la prudenza, ma senza panico e soprattutto – afferma Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza – i giovani stanno dimostrando di “reggere” l’isolamento forzato molto meglio di quanto ci saremmo potuti immaginare. L’impegno da parte delle scuole nel garantire in qualche modo la prosecuzione dell’attività didattica attraverso le piattaforme online, ma anche una maturità complessiva nell’affrontare l’emergenza ci stanno restituendo l’immagine di un’adolescenza più che confortante. La generazione “nata nell’ovatta” che, come quella dei loro genitori, non aveva mai dovuto affrontare emergenze vere, alla prova dei fatti sta dando un’ottima prova di sé. Questo, ad emergenza finita, dovrà indurre tutti noi a rivedere improvvisati cliché”.

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Possibili scenari economico-finanziari legati alla pandemia di Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

A cura di Luc Filip, Head of Private Banking Investments. Grazie al nostro approccio di allocazione più difensiva, i portafogli dei nostri clienti hanno sovraperformato in media del +6% rispetto a portafogli omologhi. Vediamo tre scenari possibili:
Ottimistico: le misure dispiegano rapidamente i loro effetti, risollevando il contesto dal lockdown prima di quanto ci si aspetti;
Scenario base: anche qualora le misure di governi e banche centrali inizino ad avere effetto, i titoli potrebbero essere ancora dominati dalle cattive notizie circa i tassi di mortalità, disoccupazione e aumento del rischio di fallimenti;
Pessimistico: più duraturi e profondi effetti del virus con conseguenze pesanti sulla fiducia dei consumatori e spese di capitale vicine allo zero. Un impatto sui giovani adulti maggiore di quanto inizialmente previsto.
Ad oggi vediamo difficile il verificarsi dello scenario ottimistico, in considerazione anche del fatto che i governi occidentali hanno impiegato molto tempo per rispondere all’emergenza e hanno imposto contromisure meno stringenti di quanto avvenuto in Asia (Cina, Corea del Sud, Hong Kong, Singapore). Anche lo scenario pessimistico non ci sembra il più probabile, viste le notizie che giungono da Cina e Corea del Sud: la diffusione del virus può essere contenuta con l’adozione di misure restrittive della circolazione e la collaborazione da parte della popolazione.Conseguentemente, riteniamo che lo scenario base sia quello maggiormente probabile. In questo scenario non ci affretteremmo ad approfittare delle valutazioni interessanti di alcuni asset, perché l’incertezza resta alta. Ad ogni modo, non ridurremo drasticamente l’allocazione attuale.La nostra posizione può essere sintetizzata come segue: “protezione degli asset con prospettive di lungo termine”.
Grazie al solido processo di investimento che seguiamo ormai da molti anni, abbiamo ridotto l’esposizione sull’equity e sul credito dallo scorso febbraio, continuando a ridurre progressivamente l’esposizione dei clienti al rischio da allora. La nostra allocazione azionaria è vicina al limite minimo consentito dalle nostre linee guida. La nostra priorità, al momento, è concentrarci sulla conservazione del capitale e mantenere i rischi bassi. (fonte: SYZ Private Banking)
Founded in 1996 in Geneva, SYZ is a Swiss banking group experiencing strong growth, focusing exclusively on asset management via two complementary business lines: high-level private banking and asset management. SYZ offers private and institutional investors an investment style based on active management and risk management aimed at absolute performance. The Group has substantial equity and enjoys its status as an independent company due to its family shareholding structure.
http://www.syzgroup.com.

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Esce “Il vetraio che vendeva i cocci senza averli rotti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

E’ l’ultima opera letteraria della scrittrice vercellese Barbara Appiano. “Il vetraio narrato nel libro è la storia di mio zio Pinotto, in arte ’86 cilindri’, classe 1933, scomparso l’anno scorso ad 86 anni, che nato con la pelle scura ha rischiato di essere buttato nel Canale Cavour all’altezza del Ponte di Crova, in provincia di Vercelli, dalle comari che credevano che nascere con la pelle scura portasse disgrazie” racconta l’autrice Barbara Appiano. Si legge dalla prefazione della Prof.ssa Francisetti Brolin Sonia: “Con toni alla Hemingway, il libro si apre con la storia di una fotografia, poi scelta come copertina. Si tratta di un ritratto infantile del defunto, la cui accidentale caduta ha indotto Barbara Appiano a iniziare un percorso di scrittura, funzionale sia a ricordare la grandezza dello zio, chiamato affettuosamente “86 cilindri”, sia soprattutto a guarire le ferite del cuore, provate da ciascuno di noi di fronte a una perdita, e, più genericamente, di fronte alle grandi sofferenze della vita”.Tutto nasce da un chiodo che, stufo di fare il braccio di ferro, fa precipitare una fotografia “vintage” di oltre 70 anni, in bianco e nero, con relativa cornice e vetro, sul pavimento di una stanza. Da quel momento accade di tutto e il contrario di tutto, mentre l’autrice, mancata fotografa per colpa di uno scatto di confusione e malinconia, si ritrova ad essere una guida turistica dei ricordi altrui e inciampa nel mondo da ricordare.In copertina del libro l’opera “L’enfant poisson”(trad. Il bambino pesce), che ritrae il protagonista Zio Pinotto in arte “86” cilindri ritratto a Crova nel 1941 dal pittore Vanier, ospite per circa un anno, durante la guerra, del nonno dell’autrice. Vanier dipingeva per contraccambiare l’ospitalità che il medesimo nonno Ernesto mise a disposizione dell’artista e il nonno dell’autrice non si preoccupò mai di sapere chi fosse veramente l’artista: gli bastava che “86 cilindri” fosse felice con questo amico speciale arrivato da Marsiglia
Barbara Appiano è un instancabile fenomeno letterario con all’attivo 16 libri, e ne ha in pubblicazione ben altri 13.I suoi libri sono il frutto di una fervida creatività e una ricerca senza sosta della bellezza e della verità, spaziando nell’ambito sociale e contemporaneo, nella conservazione dei beni artistici e monumentali italiani, nella difesa della natura e delle specie a rischio di estinzione e in difesa dei disabili psichiatrici e della malattia mentale. Il libro sarà in vendita su Amazon alla pagina https://amzn.to/3acyxEd

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La diversa dimensione umana nell’età del declino psico-fisico

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

È un aspetto del mutato rapporto esistente tra l’uomo contemporaneo, della società evoluta, con l’ambiente e il lavoro. In tale ambito molte attività sono tipicamente sedentarie e tendono a ridurre la possibilità dell’organismo di condurre una vita più dinamica. È una circostanza che incide maggiormente sugli anziani.
Ciò spiega, probabilmente, il perché taluni tendono a partecipare intensamente alle attività della comunità locale oltre a continuare a prestare il proprio contributo dopo il pensionamento e a farlo, per lo più, nell’ambito delle organizzazioni non governative. Alla fine, dovremmo augurarci che diventi una regola. Se si riuscirà a coinvolgere una percentuale più ampia degli anziani, in buone condizioni di salute, nel volontariato e negli altri settori dell’economia sociale, si verrà ad avere uno strumento fondamentale d’attivazione delle strategie d’invecchiamento. Prepararsi a una vita più lunga, più operosa e di qualità e andare in pensione in modo più graduale per afferrare l’opportunità di contribuire in modo attivo alla vita sociale, sono altrettanti fattori che garantiscono un’ottimizzazione della fiducia per se stessi e per l’autodeterminazione, lungo tutto il tratto della terza età. Ciò potrebbe compensare il progressivo e inevitabile calo delle facoltà intellettive dell’anziano. Concorrerebbe a diminuire il grado di dipendenza nei rapporti familiari e nella società in senso lato. D’altra parte, oggi vi sono non pochi motivi che dovrebbero indurre gli addetti ai lavori a una seria riflessione sui temi che riguardano l’invecchiamento e al modo da renderlo meno dipendente dall’assistenza sanitaria, favorendo la prevenzione e, sull’altro fronte, riducendo sensibilmente il carico previdenziale. È un aspetto che oggi è maggiormente attuabile con lavori in part-time o domiciliabili attraverso l’homeworking, teleworking e lo smartworking. Il recupero d’efficienza, del resto, ha una sua indubbia componente psicologica. Pensiamo, ad esempio, al trauma che l’anziano affronta per una semplice caduta. La stessa persona si può trasformare da anziano, attivo e pieno di fiducia, in un individuo molto dipendente e con una salute in rapido declino.
L’accesso, a questo punto, a buoni servizi di riabilitazione può impedire che la situazione diventi drammatica per sé e per i familiari, che l’hanno in carico, e per le stesse strutture che sono proposte all’assistenza ordinaria, sia in termini economici sia in attrezzature e quanto altro. In ogni caso le capacità degli anziani non si possono solo definire virtuali. Essi costituiscono un notevole serbatoio di risorse, anche se fino ad ora il tutto è stato riconosciuto e mobilitato in misura poco efficiente. D’altra parte, non ci allontana dalla realtà affermare che tutte le generazioni possono trarre vantaggio dai cambiamenti di politiche che consentono agli anziani di realizzarsi e rimanere più efficienti, motivandoli in tal senso. La prima risposta può essere quella di diminuire fortemente il loro grado di dipendenza e di disabilità. In questo modo si potrà collaborare alla riconciliazione, tra la chiara aspirazione degli anziani di vivere più a lungo, in buone condizioni di salute, e le legittime preoccupazioni della società riguardo alla necessità di minimizzare i costi dovuti all’invecchiamento demografico. Se, a questo punto, mi concentro maggiormente sull’aspetto dell’invecchiamento fisiologico, posso affermare subito che esso non deve essere considerato malattia a dispetto di una certa letteratura. Si tratta, semmai, di un continuum d’adattamenti omeostatici compensatori legati in buona parte anche all’alimentazione. Uno squilibrio quantitativo o qualitativo della stessa e ancor più un errore nutrizionale delle cellule (permeabilità di “membranae” post recettoriale, deficit di ATP, ecc.) può provocare uno stato di malattia che potrei definire cronico.
Il primo dubbio deriva dall’incertezza sui tempi che presiedono al cambiamento del fabbisogno proteico nell’invecchiamento. Sta di fatto che Watkin nel 1978 ha dimostrato che il turnover delle proteine nell’anziano si riduce in rapporto al calo della massa proteica muscolare, ma è del tutto simile a quello del giovane adulto se espresso per unità di massa magra. Ciò l’ha portato alla conclusione che il fabbisogno proteico giornaliero ottimale per l’anziano è di gr. 0,80/kg di peso corporeo ideale. Nello stesso tempo il bilancio azotato diviene negativo se la quota proteica scende sotto i gr. 0,55/kg/die nell’uomo e di 0,42/kg/die della donna. È una condizione che, purtroppo, non trova riscontro pratico dato che la media, per quanto mi è dato di sapere, delle persone anziane non raggiunge la quota di assunzione proteica minimale e riscontrabile con livelli dell’albumina, della prealbumina e della transferrina in difetto.
Altre ricerche fanno dipendere il deficit proteico dal basso reddito finanziario dei soggetti anziani. Vi è, inoltre, chi sostiene che lo stato nutrizionale non è dipendente dall’età per se stessa, ma dalle condizioni psichiche soggettive, ambientali e socio-economiche. In linea di massi-ma, si può ritenere che gli introiti proteici animali minimi di sicurezza siano di 0,55 gr/kg/die nell’uomo e di 0,42 gr/kg/die nella donna in equilibrio metabolico. Questi valori diminuiscono dopo gli 80 anni del 16% nei soggetti auto-sufficienti e del 28% nei non-autosufficienti. Qui non si tratta solo di prendere in considerazione alcuni aspetti nutrizionali, penalizzando gli altri ma di vederla nel loro insieme. Se noi, ad esempio, sotto il profilo dell’azione ipocolesterolemizzante e ipotrigliceridemizzante, trattassimo solo l’apporto delle proteine di soia ci troveremmo spiazzati nei confronti degli aminoacidi vegetali che, per altro, hanno lo stesso valore energetico e calorico di quelli animali ed entrano nella sintesi delle proteine dell’uomo, anche se la carne ha un più elevato valore biologico che acquista significante importanza in particolari circostanze in varie epoche dello sviluppo e nel mantenimento delle funzioni vitali dell’essere umano. Da questo nasce l’opportunità d’introdurre nell’alimentazione umana anche elementi d’origine animale con funzione di “alimenti protettivi”. Sappiamo, d’altra parte, che l’eccesso di proteine vegetali va a scapito, tanto nella prima infanzia quanto nella vecchiaia, della nutrizione cerebrale e quindi nell’attività del sistema nervoso centrale (triptofano, serotonina, tirosina, DOPA, noradrenalina, istidina, oppiacei, releasing-factors: GnRH, RH, ecc., ormoni diencefalici (adiuretina) ed ipofasari ecc., del sistema scheletrico (sintesi della matrice proteica sotto controllo insulinico e del GH, calcificazione dello stesso: calcitonina, vit. D3, della costellazione endocrina tirosina e tetrajodotiroxina) ecc. Va ad aggiungersi la circostanza che non è ancora del tutto chiarito il rapporto tra la nutrizione “globale” e le necessità dei singoli organi ed apparati. Traguardo ultimo sarà, nel bambino il raggiungimento di un armonico sviluppo cerebrale, nell’adulto il mantenimento di una fisiologica attività cellulare, nell’anziano l’equilibrio omeostatico che garantisce il benessere psico-fisico e l’autosufficienza totale fino all’esaurirsi della “carica vitale” geneticamente determinata. Altri fattori che influenzano lo stato nutrizionale dell’anziano sono l’abbandono della vita attiva, la difficoltà di procurarsi il cibo (dieta monotona, cibi conservati ecc.), la ridotta attività motoria (osteoporosi, obesità relativa ecc.) l’eventuale assunzione di farmaci anoressizzanti a cause di male assorbimento intestinale, di perdita di elettroliti e di oligoelementi, di acqua, la diminuzione dell’olfatto e del gusto e dell’anoressia. Quest’ultima è strettamente collegata con la disponibilità d’aminoacidi, che intervengono nella neuro-modulazione dell’appetito. Se si tiene presente che gli anziani, oltre ai fattori esogeni di carenza, possono essere portatori di malattie croniche pauci o asintomatiche – dalla stipsi alla diarrea, alle bronchiti croniche, ecc – causa di ipermetabolismo o di carenza di assorbimento, è opportuno portare la quota proteica giornaliera anche al 12-15% dell’introito totale, salvo particolari controindicazioni (nefropatie, gotta, ecc.). La patologia di mancanza proteica cronica nell’anziano da cause ambientali o organiche, secondo l’espressione del Lanzola, può essere correlata a uno o più momenti patogenetici. (redazionale)

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Il coronavirus e l’urgenza di una riforma della finanza

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

di Mario Lettieri già sottosegretario alle Finanze e Paolo Raimondi economista. In un momento in cui la pandemia da coronavirus impone delle riorganizzazioni e dei limiti di comportamento al singolo cittadino e alle istituzioni politiche, sociali ed economiche dei vari Paesi, è grave e inaccettabile che la finanza si comporti in modo irresponsabile. Proprio come ha sempre fatto sia prima che dopo la grande crisi del 2008. E’ fuorviante dare la responsabilità per gli sconquassi finanziari in corso solo al coronavirus. La pandemia è l’equivalente di un disastroso evento geopolitico che può scatenare una nuova e pericolosa crisi in una situazione già precaria. Negli ultimi 10 anni l’intero sistema economico-finanziario ha peggiorato la sua situazione, in tutti i settori. In rapporto al Pil mondiale e regionale i debiti pubblici e quelli corporate, delle imprese private, sono, purtroppo, aumentati di molto. Varie bolle finanziarie, soprattutto negli Usa, ma anche altrove, Cina compresa, sono cresciute. Si tratta dei derivati otc e delle bolle dei mutui immobiliari, per l’acquisto di auto e in generale dei debiti per i consumi, persino quelli per i prestiti agli studenti. Anche la borsa di Wall Street, e in misura minore le altre, è cresciuta a dismisura, in modo ingiustificato e per niente proporzionale al reale andamento delle imprese quotate. Per esempio, nel giro di poche ore il prezzo del petrolio è sceso del 30% portando il costo del barile intorno ai 30 dollari. E’ stato chiaramente provocato da una mossa geopolitica dell’Arabia Saudita contro la Russia, l’Iran e la Cina. Ovviamente con l’appoggio americano. Sarebbe sciocco pensare che sia dovuto soltanto alle contrazioni produttive in Cina o agli annunci relativi alla domanda e l’offerta del mercato. L’operazione, invece, è stata condotta attraverso “preparate” operazioni finanziarie speculative, futures e altri derivati, mirate al ribasso. Una mossa che, nell’intenzione di chi l’ha pensata, avrebbe dovuto piegare in brevissimo tempo le resistenze russe. Così non è stato e non è, in quanto la Russia, ci sembra, da tempo si è preparata a simili evenienze. La conseguenza sembra colpisca, invece, il mondo delle obbligazioni americane. Infatti, titoli per oltre 140 miliardi di dollari emessi da imprese energetiche americane minori, potrebbero in breve tempo finire tra i junk bond ad alto rischio, cioè diventare “obbligazioni spazzatura”. Perderebbero lo status di “investment grade”, per cui i possessori istituzionali, come le assicurazioni e i fondi pensione, dovrebbero disfarsene. Se l’attuale andamento del mercato petrolifero dovesse prolungarsi, altre obbligazioni, già con il penalizzante rating della tripla B, per 320 miliardi di dollari, potrebbero cadere nel famoso bidone della spazzatura. Si consideri che nel settore dell’energia degli Usa vi sono altre obbligazioni a rischio ammontanti a circa 2.000 miliardi di dollari, che potrebbero fare la stessa fine. Se ciò avvenisse, si potrebbero “infettare” altri 3.000 miliardi di dollari di obbligazioni del settore corporate che già galleggiano malamente nella palude della tripla B.Abbiamo visto in questi giorni l’inevitabile e preannunciato “contagio” delle borse mondiali, tutte in caduta libera. E’ sconcertante vedere la mancanza di interventi da parte delle autorità preposte. Lasciare la finanza e la speculazione scorazzare incontrollate è un vero suicidio. Purtroppo la finanza, soprattutto quella speculativa delle grandi banche e dei grandi fondi, è capace di una narrazione e di un’imposizione che sembrano invincibili. In questi giorni abbiamo dovuto sentire sui media vari sedicenti banchieri e ottusi economisti spiegare che, “se ci sono operazioni finanziarie al ribasso ci sono altri che giocano al rialzo”. Secondo loro si tratta di un “gioco”, che non deve avere regole, che aiuterebbe il sistema economico a sviluppasi, che, alla fine, ci porterebbe a nuovi equilibri più virtuosi. Secondo noi, e lo ribadiamo senza iattanza, questi “giochi” hanno un effetto distruttivo maggiore della peggiore pandemia perché possono far saltare l’intero sistema economico. Nel frattempo le banche centrali sarebbero chiamate a far fronte ai vari salvataggi per centinaia di miliardi di dollari o di euro. I grandi operatori della finanza, in verità, sanno che non basterà. Adesso chiedono il cosiddetto “helicopter money”, l’inondazione di liquidità per tutti, come se si dovessero gettare banconote da un elicottero. Si tratta di un’idea proposta inizialmente dal monetarista Milton Friedman e poi rilanciata nel 2002 dal governatore della Fed Ben Bernanke per prevenire i rischi di una deflazione. L’uso dell’“elicottero” proverebbe che le banche centrali, dopo il 2008, invece di riformare il sistema finanziario, hanno usato tutti i mezzi monetari convenzionali e non convenzionali a loro disposizione. Adesso sarebbero disarmati di fronte ad una crisi di gravità e dimensioni maggiori.In Italia ben venga la decisione della Consob di proibire le operazioni allo scoperto in borsa. Dovrebbe essere una norma di divieto duraturo da adottare a livello globale. Di fronte ai crolli e alle incontrollabili evoluzioni finanziarie, le autorità centrali devono intervenire. Se lo Stato è chiamato a rispondere in tutti i settori, come quelli sanitari, occupazionali,economici e ambientali, non può essere consentito che i mercati finanziari restino fuori da ogni controllo e influiscano negativamente sugli andamenti dell’economia e degli assetti sociali. In un mondo dove tutte le ideologie sembrano siano state superate, di fatto, resta ancora dominante il neoliberismo, che sparge il virus della “magia del mercato perfetto” della domanda e dell’offerta, senza regole e senza un ruolo dello Stato.
Emblematico è il coronavirus: muoversi in ordine sparso, non coordinato e centralizzato non risolve il problema. Vale ancor di più per la finanza e la speculazione. Non è più procrastinabile una riforma del sistema. Serve una nuova e moderna Bretton Woods. Se Wall Street e la City continuano a resistere, allora l’Unione Europea, magari insieme ai Paesi Brics, dovrebbe farsene carico e non in tempi biblici.

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Perché gli investitori devono cercare di non farsi prendere dal panico

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

A cura di Mark King Head of EMEA Investment Content di Columbia Threadneedle Investments. La continua diffusione del Covid-19 ha causato perdite per svariati miliardi in tutte le borse mondiali, indotto i governi ad approntare misure fiscali d’emergenza e spinto le banche centrali ad allentare le politiche monetarie per supportare le economie nazionali in questo evento di crisi. Le immagini degli schermi dei trader tinti di rosso in un contesto caratterizzato da statistiche allarmanti, che segnalano un aumento dei contagi da Coronavirus in tutto il mondo e nelle comunità locali, può mettere alla prova anche gli investitori dai nervi più saldi.
Come sostiene il rispettato guru dell’investimento Warren Buffett: “Nel ventesimo secolo, gli Stati Uniti hanno affrontato due guerre mondiali e altri conflitti militari traumatici e costosi, la Depressione, una dozzina di recessioni e crisi finanziarie, shock petroliferi, un’epidemia influenzale e le dimissioni di un presidente caduto in disgrazia. Eppure, il Dow è salito da 66 a 11.497.”1 (1. Buy American. I am, The New York Times, 16 ottobre 2008).
Non vi è dubbio che il Covid-19 causerà danni economici concreti e duraturi in termini di PIL mondiale. Si è verificata un’interruzione delle catene produttive globali, i consumi stanno calando perché sempre più persone rimangono nelle proprie case e le società faranno fatica ad accrescere gli utili. Tutti gli eventi che sono stati cancellati avranno un impatto su settori come viaggi, intrattenimento, ospitalità, alimentari e bevande. È indubbio che l’effetto destabilizzante verrà avvertito.Tuttavia, anche se non sappiamo in quale misura questi impatti danneggeranno l’economia, la comunità e la nostra salute, nel lungo termine l’economia globale dovrebbe verosimilmente tornare alla normalità.Ma anche quando la situazione si sarà normalizzata, non sarà possibile recuperare tutti i caffè, i pasti da asporto, i voli e i biglietti del cinema di cui ci siamo privati. Eppure, una volta superati questi effetti di breve termine i consumi torneranno a salire, perché le persone torneranno a condurre le vite che conducevano prima della diffusione del Covid-19.Per certi versi, potremmo persino notare dei miglioramenti. Il prezzo del petrolio è crollato e ciò potrebbe rendere più economica la benzina, mentre chi vive nei paesi in cui le banche centrali hanno tagliato i tassi d’interesse potrebbe ritrovarsi con una rata del mutuo inferiore. Inoltre, i governi stanno introducendo stimoli fiscali che possono avere un impatto sulla liquidità disponibile.
Anche le economie sono destinate a riprendersi. Resta da capire se Stati Uniti, Europa e Regno Unito fossero destinate alla recessione già prima del Covid-19 e se il coronavirus non sia stato semplicemente il catalizzatore di una recessione che era inevitabile dopo la più lunga espansione economica della storia. In ogni caso, i mercati finiranno col riprendersi come hanno sempre fatto nei decenni precedenti.Pertanto, sebbene sia del tutto comprensibile che gli investitori avvertano un certo grado di panico di fronte a una crisi, è anche vero che quella che può essere avvertita come una situazione di emergenza nel breve termine potrebbe non avere la stessa importanza dopo dieci anni. Investire in un’ottica di lungo periodo contribuisce di fatto a smussare le fluttuazioni del mercato azionario e può rivelarsi una strategia più efficace rispetto al tentativo di anticipare il mercato.Una strategia “buy and hold” vi consentirà di sfruttare l’interesse composto (quando si generano utili sugli utili precedenti) per amplificare i rendimenti, ma funziona solamente se il capitale resta investito e ha tempo per produrre risultati.

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Oggi più che mai il lavoro è diventato flessibile

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

Negli ultimi anni, si è parlato molto dei vantaggi dello smart working tra cui miglior produttività, maggior impegno e benessere dei collaboratori. Tuttavia, non tutti i manager si trovano d’accordo con questa visione, anzi alcuni ritengono il lavoro agile addirittura un “rischio” per il business. L’ex CEO di Yahoo, Marissa Mayer, ad esempio, una volta approdata in azienda dichiarò che lavorare da remoto può rappresentare sicuramente un vantaggio per il singolo, ma non sempre è altrettanto positivo per l’azienda. Le migliori intuizioni, infatti, derivano dall’incontro con altre persone, da meeting e brainstorming con il proprio team e ciò è possibile solo essendo tutti presenti in azienda. Il vero lavoro di team, hanno dichiarato alcuni rappresentanti del colosso della tecnologia IBM, si basa sulla collaborazione di persone che lavorano fianco a fianco quotidianamente e si scambiano idee dal vivo.Ciò significa, quindi, che è necessario fare un passo indietro rispetto alle ultime tendenze in materia di smart working? Il lavoro agile può rappresentare realmente uno svantaggio per le imprese? Come è possibile, infine, conciliare la crescente richiesta di maggiore flessibilità da parte dei dipendenti con le esigenze del management? A questi quesiti hanno cercato di dare risposta gli esperti di Hays, società leader nel recruitment specializzato.Per funzionare al meglio, lo smart working deve essere quanto più strutturato possibile, ma non in termini di controllo delle persone, bensì in termini di organizzazione. Spesso, infatti, il lavoro agile viene concesso solo ad alcune risorse con particolari esigenze di flessibilità o viene riservato a quadri e manager o, addirittura, è appannaggio unicamente dei consulenti freelance. Dovrebbe, invece, essere frutto di una politica aziendale vera e propria che incoraggia i dipendenti a usufruirne in modo consapevole. Più le risorse saranno libere di utilizzare lo smart working, più saranno in grado di organizzarsi con il proprio team per portare a termine il lavoro anche virtualmente. Secondo Josh Krichefski, CEO del colosso dell’advertising MediaCom, creare una cultura aziendale in cui le persone si sentono a loro agio nello svolgere il proprio lavoro, indipendentemente da dove si trovino, permette realmente di ottenere il meglio da loro. Mettere al primo posto le persone e non i processi è essenziale per instaurare un rapporto di fiducia reciproca tra il datore di lavoro e le risorse.Un buon escamotage può essere quello di fissare incontri settimanali vis-à-vis per ogni team, in modo che ci si possa confrontare sugli obiettivi da perseguire e sul lavoro da svolgere, offrendo nuovi input. Inoltre, può essere utile organizzare delle valutazioni periodiche, possibilmente mensili o trimestrali, sull’attività di ciascun collaboratore a cui devono partecipare anche coloro che lavorano la maggior parte del tempo da remoto. In questo modo tutti continueranno a sentirsi coinvolti pur non vivendo quotidianamente l’azienda. Con questi accorgimenti è possibile sfruttare al massimo le potenzialità dello smart working senza che il business ne soffra. Anzi, la flessibilità diventa uno strumento fondamentale per attirare e fidelizzare talenti che, in condizioni lavorative diverse, sarebbe impossibile attrarre in azienda.Inoltre, il tempo speso dai collaboratori nello stesso ufficio non dovrebbe essere valutato in termini quantitativi, ma qualitativi. Un team di lavoro dovrebbe incontrarsi perché ha realmente necessità di farlo e non perché è “obbligato” a condividere lo spazio di lavoro quotidianamente. Alcune attività meramente operative, ad esempio, non necessitano della presenza dei colleghi e dovrebbero poter essere svolte dove e quando il professionista desidera. In questo modo, il tempo dedicato alle riunioni di team e allo stare con i colleghi diventa tempo di “qualità” perché riservato alla parte più importante del lavoro, ovvero alla sfera creativa, all’innovazione e, soprattutto, alla strategia.Per fare ciò, chiaramente, è necessario uno sforzo maggiore da parte di manager e dirigenti che devono mettere in chiaro fin da subito gli obiettivi da raggiungere e condividere i valori aziendali con tutti i collaboratori. La cultura organizzativa è l’elemento chiave da cui partire se si vuole implementare con successo il lavoro agile. Un ambiente lavorativo rigido e fortemente gerarchico è sicuramente meno affine al concetto di autonomia e pertanto più esposto alle eventuali insidie dello smart working. Una cultura aziendale basata sulla reciproca fiducia, invece, è fondamentale per concedere a tutti la flessibilità di cui hanno bisogno, mantenendo alta la produttività e ottenendo ottimi risultati di business.

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Circa 1,2 miliardi di studenti sono stati colpiti dalla chiusura di scuole e università in 120 paesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

Questo numero è destinato a crescere man mano che aumenta la diffusione del Coronavirus. Nel frattempo a Cox Bazar in Bangladesh è stato confermato presso la comunità locale il primo caso di COVID-19, che desta fortissima preoccupazione per la presenza del più grande insediamento di rifugiati sulla terra. Migliaia di persone potrebbero morire. Un milione di Rohingya, la metà dei quali sono bambini, si sono rifugiati nei campi tentacolari di Cox Bazar dall’agosto 2017, quando sono stati costretti a fuggire dalle loro case di fronte all’esplodere della violenza in Myanmar. Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, invita i governi ad agire ora con urgenza per evitare che milioni di bambini vulnerabili perdano la propria istruzione e per garantire loro un’adeguata assistenza e un apprendimento remoto inclusivo, riconoscendo che la chiusura delle scuole colpirà maggiormente i bambini più emarginati e vulnerabili. È anche fondamentale che i governi supportino i docenti e li dotino delle competenze per fornire un insegnamento a distanza di qualità.L’impatto della chiusura delle scuole si estende oltre l’interruzione dell’istruzione, comporta anche altri rischi per i bambini emarginati e quelli provenienti da famiglie a basso reddito, perché molti fanno affidamento sui pasti scolastici per sostenere la loro alimentazione quotidiana.“Stiamo affrontando una situazione senza precedenti. Il numero di bambini che hanno dovuto abbandonare improvvisamente la scuola o l’università è equivalente all’intera popolazione dell’India. Centinaia di milioni di studenti non potranno tornare alle lezioni normali per mesi, forse più a lungo, con molti esami importanti rinviati o annullati del tutto. Sappiamo per esperienza che soprattutto in alcuni contesti più i bambini non frequentano la scuola, maggiori probabilità ci sono che non torneranno mai più, in particolare le ragazze e coloro che provengono da famiglie a basso reddito. Ecco perché i governi devono ora mettere a punto strumenti di apprendimento a distanza di facile utilizzo, garantendo che le tecnologie utilizzate non escludano i bambini poveri, disabili o emarginati. Dobbiamo essere creativi. Nelle comunità con scarso o nessun accesso a Internet, ad esempio, i programmi radiofonici potrebbero consentire ai bambini di continuare l’apprendimento” ha dichiarato Gabriella Waaijman, Direttrice Umanitaria Globale di Save the Children.
“Ora è il momento per il mondo di riunirsi per proteggere i minori più a rischio, che saranno i più colpiti da questa crisi globale. Questi includono bambini senza fissa dimora, in cura o che vivono soli senza genitori o figure di riferimento. I bambini disabili rischiano di essere ulteriormente isolati o trascurati se non possono andare a scuola mentre i rifugiati e i minori sfollati nei campi temporanei sono ancora più vulnerabili di quanto non fossero prima di questa crisi. Poiché le pressioni aumentano sulle famiglie a basso reddito, i minori potrebbero dover lavorare per sostenere i redditi familiari e le ragazze in particolare potrebbero anche affrontare l’onere sproporzionato di prendersi cura dei familiari che contraggono il virus o di badare ai bambini più piccoli. Se i piani non vengono attuati con urgenza, alcuni bambini corrono il rischio di non tornare mai più a scuola” ha concluso Gabriella Waaijman.
Intanto, il cessate il fuoco globale, chiesto ieri dal Segretario Generale dell’Onu, potrebbe aiutare a proteggere la vita di 415 milioni di bambini, che vivono in aree di conflitto e che stanno morendo per la violenza, perché reclutati e rapiti, detenuti e maltrattati.
“Questi bambini ora affrontano anche il rischio aggiuntivo di perdere i propri cari a causa del virus o di essere contagiati loro stessi. È impossibile combattere adeguatamente una simile pandemia quando cadono le bombe o andare in ospedale quando volano proiettili. Non si possono aumentare i servizi sanitari necessari quando i soldati combattono per le strade ” ha detto Filippo Ungaro, Direttore Comunicazione e Campagne di Save the Children.
Il Covid-19 attacca le famiglie ovunque indiscriminatamente ed è destinato a devastare le vite di milioni di bambini. Save the Children sostiene pienamente l’appello del Segretario Generale a un immediato cessate il fuoco globale, per aiutare a proteggere i bambini in conflitto da ulteriori pericoli.
“Dobbiamo ora sostenere i paesi che sono stati devastati dalla guerra per anni. Paesi in cui i sistemi sanitari sono già al limite. Hanno bisogno di tempo per prepararsi al meglio che possono, vista già la grave situazione, a ciò che potrebbe accadere. Fermare i combattimenti darà loro questa opportunità. Il mondo ha bisogno di unirsi insieme nell’umanità in questo momento e ciò non è possibile nei luoghi in cui la guerra infuria” ha concluso Filippo Ungaro.

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Utilizzo del registro elettronico ai tempi della DaD da parte del personale docente

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“Strumento essenziale per lo svolgimento della didattica a distanza, ma inutile se richiesto dal dirigente scolastico per registrare le ore di lavoro domiciliare degli insegnanti o la presenza degli alunni alle video conferenze durante la sospensione delle lezioni” per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Preme ritornare ancora una volta sull’uso e utilizzo del registro elettronico. Sorprende, infatti, che ancora oggi ci siano situazioni, per fortuna poche, in cui il DS chieda ai docenti di “firmare” ogni giorno il registro elettronico principalmente per attestare la “presenza” a lavoro secondo l’orario tradizionale o, peggio, restare davanti al computer a operare per la didattica a distanza nelle ore e nelle classi secondo l’orario lavorativo in presenza.Ricordiamo che il Contratto collettivo nazionale vigente obbliga il solo personale Ata alla rilevazione della presenza a scuola mediante procedure elettroniche e informatiche. Per i docenti la rilevazione della presenza è indicata con l’apposizione della firma sul registro di classe, in cui sono rilevate anche le assenze e presenze degli alunni. Nella situazione attuale, però, tale adempimento, sia per alunni sia per i docenti, non è amministrativamente attuabile in quanto non vi è la presenza oggettiva nella scuola di alcun soggetto.La nota n. 388 del 17 marzo del Ministero dell’Istruzione, che dà indicazioni sulla didattica a distanza, richiama l’uso del registro elettronico non come strumento di controllo dell’operato dei docenti e di attestazione di “presenza” a lavoro secondo il proprio orario in presenza, bensì come strumento didattico per la “trasmissione ragionata di materiali didattici” e “di supporto alla didattica, con successiva rielaborazione e discussione operata direttamente o indirettamente con il docente”. Inoltre, continua la nota, “occorre evitare sovrapposizioni e curare che il numero dei compiti assegnati sia concordato tra i docenti, in modo da scongiurare un eccessivo carico cognitivo. Per questo motivo il ruolo del registro elettronico è prezioso.”.
Nella stessa direzione la nota n. 278 del 6 marzo scorso. In essa viene ribadito che “le istituzioni scolastiche della scuola primaria e secondaria, nell’ambito della propria autonomia, attivano o potenziano modalità di apprendimento a distanza, ottimizzando le risorse didattiche del registro elettronico e utilizzando classi virtuali e altri strumenti e canali digitali per favorire la produzione e la condivisione di contenuti”.“È bene puntualizzare – afferma il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico – alcuni aspetti, a nostro avviso fondamentali sull’uso del registro elettronico e sui doveri e obblighi di qualsiasi natura, contrattuale e di legge, da parte dei docenti sul suo utilizzo. Come è noto le scuole italiane non sono state chiuse ma si è realizzata la sola sospensione dell’attività didattica e i docenti sono impegnati, con professionalità e abnegazione, a continuare nel loro ruolo di educatori e formatori con nuove modalità, a distanza, indirizzati dal Ministero dell’Istruzione. Ad oggi però nessun decreto, circolare, nota ministeriale o Faq ministeriale impone ai docenti l’obbligo della firma sul registro elettronico rispettando l’orario di lezione che si aveva in presenza. Né indica tale firma come attestazione amministrativa di ‘presenza’ del lavoro giornaliero di ogni docente. Ogni richiesta diversa è mortificante per i docenti e completamente inutile didatticamente”.

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Apertura tavolo negoziale per i lavoratori delle scuole non statali

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La chiusura delle scuole ha costretto numerosi lavoratori e lavoratrici dei settori della conoscenza, della scuola privata e della Formazione Professionale del Lazio, a rimanere a casa. La CGIL E LA FLC CGIL di Roma e del Lazio, a seguito della pubblicazione in G.U. il 17.03.2020 del decreto “Cura Italia” e dell’emanazione del DPCM del Governo in data 22 marzo 2020, sollecitano alla Regione Lazio, al Comune di Roma e alle Associazioni datoriali un impegno coordinato su ampia scala e per questo chiediamo di:
1) aprire tavoli negoziali per via telematica, con tutte le parti datoriali per sottoscrivere accordi sindacali con le varie aziende per limitare al massimo l’impatto sulle retribuzioni dei lavoratori che rischiano di rimanere senza stipendio;
2) avviare un confronto al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro, operando sanificazioni dei locali, applicando l’indicazione presenti nei DPCM, perché senza sicurezza non c’è salute e senza salute non c’è lavoro;
La CGIL e la FLC CGIL di Roma e del Lazio, nel ribadire la propria ferma disponibilità, a trovare soluzioni idonee, mediante accordi e intese, volte a salvaguardare i diritti dei lavoratori, il lavoro e le imprese, sono consci che la situazione nei comparti privati e della F.P. della conoscenza, nel quadro delle difficoltà generali, è veramente difficile. Ci troviamo di fronte ad attività fragili e lavoratori e lavoratrici che hanno bisogno di rafforzare tutele e diritti e per questo è necessario intervenire immediatamente.

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ONU: Sant’Egidio sostiene con convinzione l’appello per il cessate il fuoco globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La Comunità di Sant’Egidio accoglie con grande favore e sostiene l’appello lanciato ieri dal Segretario Generale delle Nazioni Unite per un “Cessate il Fuoco” globale. “Poni fine alla malattia della guerra e combatti la malattia che sta devastando il nostro mondo”, ha affermato Antonio Guterres. Nel momento in cui il mondo affronta il nemico comune della pandemia è necessario riscoprire l’appartenenza di ciascuno ad un’unica famiglia umana. In tanti anni di lavoro per la pace in diversi scenari Sant’Egidio ha sperimentato come la guerra sia madre di tutte le povertà e renda vani gli sforzi dei sistemi sanitari aggravando la condizioni dei più vulnerabili.Sant’Egidio s’impegna da subito a sostenere e a diffondere l’appello in tutti quei Paesi in cui, nonostante le difficoltà del momento, continua l’impegno per la risoluzione dei conflitti e la ricerca di una pace durevole.

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Sbloccare pagamenti PA per dare risorse a imprese e professionisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“In questo momento di estrema difficoltà, non soltanto sanitaria ma anche economica dovuta alle restrizioni per il contenimento del contagio, occorre mettere in campo ogni azione possibile per sostenere il sistema produttivo, che ha bisogno soprattutto di liquidità. Per questo riteniamo opportuno uno sblocco immediato di tutti i pagamenti dell’Amministrazione Pubblica verso aziende e professionisti. Sono risorse già disponibili e messe a bilancio e non c’è bisogno di fare nuovi debiti. Penso alle tante aziende che devono ancora ricevere il saldo delle loro fatture e che spesso sopportano pagamenti lunghi. Ma anche ai vari professionisti o agli avvocati penalisti che in molti casi devono ricevere ancora i compensi per il patrocinio gratuito fatto da tre/quattro anni. Così come devono essere sbloccati anche i pagamenti da parte degli enti pagatori nei confronti del comparto agricolo. Queste non sono risorse che devono essere trovate, sono già disponibili nei bilanci dello Stato e degli Enti locali, semplicemente vanno sbloccate rendendo più veloce il pagamento per dare liquidità alle aziende e ai professionisti. Fratelli d’Italia sta dando piena collaborazione presentando proposte concrete sul piano economico, ma occorre sbloccare subito quello che già è disponibile mettendo a disposizione di imprese e professionisti importanti risorse per far ripartire l’economia”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra.

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Coronavirus: Unc, sospendere bioraria ed oneri di sistema per luce

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“Abbiamo chiesto che nel decreto Cura Italia, per le bollette della luce, sia prevista la sospensione della tariffa bioraria nel Servizio di Maggior Tutela e sia applicata, anche nelle ore di punta, quella della fascia più bassa (F3), visto che gli italiani sono costretti a restare a casa e, quindi, saliranno i consumi diurni” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Abbiamo chiesto anche l’estensione immediata dei bonus sociali di luce e gas a chiunque perde il posto di lavoro, il posticipo delle date di scadenza di tutti i conguagli, l’azzeramento degli interessi in caso di richiesta di rateizzazione, la riduzione dell’Iva sul gas al 10% sull’intero consumo e non solo sui primi 480 Smc annuali, oltre che la sospensione, promessa ma poi non mantenuta, degli oneri generali di sistema sulle bollette di luce e gas” conclude Vignola.

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“Blocchi ai confini sono micidiali per economia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“Il Governo faccia proprie e attui le ‘corsie verdi’ per le merci sulle frontiere, coordinandosi innanzitutto con gli Stati vicini prossimi. I blocchi e i colli di bottiglia che abbiamo visto recentemente sono un pericolo micidiale per l’economia europea e italiana in particolare. L’indicazione della presidente von del Laden è quanto mai opportuna e risponde a una giusta richiesta di presenza dell’Europa. Ma ricordiamo che, in ultima istanza, le politiche Ue vanno attuate dai Governi”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, commentando l’annuncio della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, a proposito della pubblicazione delle linee guida per l’istituzione di “green lane” o corsie preferenziali per la circolazione delle merci ai confini interni della Ue.

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Tlc: esposto Unc ad Agcom e Agcm su modem libero

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“L’utente non è obbligato ad avere il modem dalla sua compagnia telefonica, ma questa possibilità non appare in modo così evidente e chiara sui siti di Tim, Vodafone e Windtre. Da qui l’esposto in cui chiediamo alle Authority se siano rispettati il Codice del Consumo e la delibera dell’Agcom n. 348/18/cons che dal 2 agosto 2018 fissa il sacrosanto principio della libertà di scelta delle apparecchiature terminali” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le compagnie inventano trucchetti vari per nascondere il diritto del consumatore di attivare i servizi senza bisogno di acquistare ed utilizzare il loro modem: dal fatto che questa eventualità non è nella pagina iniziale ma è nascosta, magari nel dettaglio costi o nelle domande frequenti, alle classiche scritte con caratteri minuscoli, fino al fatto che l’utente, se non opta per il loro modem, deve essere richiamato dall’operatore ed il contratto non può essere subito attivato online” aggiunge Dona.”La libertà di modem deve essere effettiva e va comunicata al consumatore in modo chiaro, così da sottoscrivere i contratti consapevolmente. Purtroppo non sempre gli operatori mantengono questa trasparenza: oltre quindi a continuare la nostra azione di denuncia alle Autorità, ricordiamo ai consumatori che ne avessero bisogno che i nostri sportelli di assistenza sono sempre attivi sul sito http://www.consumatori.it”, conclude Dona.

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Lo Sceicco Thani Bin Abdullah offre all’UNHCR la donazione individuale più generosa di sempre

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e il Fondo umanitario Thani Bin Abdullah Bin Thani Al-Thani hanno annunciato oggi a Doha che l’UNHCR è in procinto di ricevere il contributo più generoso mai elargito in suo favore dallo Sceicco Thani Bin Abdullah. Una donazione di oltre 43 milioni di dollari, erogata mediante quattro accordi separati, finanzierà le operazioni dell’UNHCR a sostegno di rifugiati e sfollati presenti in Yemen, Libano, Bangladesh e Ciad.Per il secondo anno consecutivo, il contributo di uno dei principali filantropi qatariani permetterà di assicurare assistenza a milioni di persone costrette alla fuga grazie al sostegno accordato dall’UNHCR per proteggerle e per garantire loro riparo. La donazione di quest’anno rappresenta iI contributo individuale più generoso di sempre elargito a favore dell’UNHCR.“Quella di S. E. Sceicco Thani Bin Abdullah è una donazione d’importo considerevole giunta in un momento cruciale. Aiuterà l’UNHCR a rispondere alle più urgenti esigenze di quanti sono dovuti fuggire dalle proprie case e di coloro che li accolgono nell’ambito di quattro delle nostre operazioni principali. L’esemplare contributo dello Sceicco Thani costituisce una reale testimonianza della consolidata tradizione filantropica del mondo islamico e sarà utilizzato per alleviare le dure condizioni di vita dei rifugiati in Asia, Medio Oriente e Africa”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “La necessità di collaborare uniti per porre fine alle sofferenze di milioni di persone in tutto il mondo non è mai stata tanto urgente quanto oggi. Credo che per la comunità internazionale sia arrivato il momento di sfruttare le immense risorse e capacità a propria disposizione per rispondere alle crisi umanitarie in corso su scala globale e che, sempre a tal fine, il mondo islamico debba utilizzare il potente strumento della Zakat”, ha aggiunto lo Sceicco Thani Bin Abdullah.
La donazione sarà ripartita in quattro quote. La prima sarà destinata allo Yemen per garantire assistenza a oltre 600.000 sfollati interni, persone che hanno fatto ritorno e membri delle comunità di accoglienza estremamente vulnerabili, mediante donazioni in denaro contante. Queste consentiranno loro di soddisfare esigenze di base quali affitto, cibo, istruzione e assistenza sanitaria.
La seconda quota garantirà la vitale erogazione mensile di assistenza in denaro contante a beneficio di 143.000 rifugiati siriani vulnerabili che attualmente vivono al di sotto della soglia di povertà in Libano. Al momento, il Paese accoglie il numero più elevato di rifugiati siriani per abitante.La terza quota sarà destinata alle operazioni da implementare negli insediamenti di rifugiati di Cox Bazar, in Bangladesh. L’obiettivo è quello di creare condizioni di vita sostenibili e dignitose a beneficio di circa 84.000 rifugiati rohingya e membri delle comunità di accoglienza. I fondi destinati a queste tre operazioni saranno erogati tramite il Fondo Zakat dell’UNHCR per i rifugiati (Refugee Zakat Fund), un struttura fiduciaria globale gestita dall’UNHCR. Il Fondo consente parimenti a privati cittadini e istituzioni di soddisfare in modo efficiente gli obblighi previsti dalla Zakat destinando il 100 per cento dei contributi direttamente ai rifugiati più vulnerabili e alle famiglie di sfollati interni.L’ultima quota consentirà di assicurare alloggi, istruzione e assistenza sanitaria per 330.000 rifugiati sudanesi in Ciad, tra i quali circa 10.000 fuggiti da poco dalle violenze in Darfur a partire da gennaio 2020. Questi fondi saranno erogati grazie all’iniziativa Sadaqah promossa dall’UNHCR.,

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