Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Archive for 28 marzo 2020

La continuità operativa ai tempi del Coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Il “rischio di discontinuità” di un’attività (o di un processo) è per definizione la combinazione della probabilità che l’attività si interrompa con l’effetto prodotto dall’interruzione.In letteratura si trovano molti esempi “classici” di cause di discontinuità: il black-out, l’evento meteo, l’incendio, il terremoto, il danno strutturale, l’interruzione della catena di fornitura, lo sciopero.La pandemia è sempre stata una minaccia considerata a livello puramente teorico, soprattutto fuori dal mondo anglosassone nel quale invece – ricordando i costi assicurativi patiti in epoca coloniale a causa degli effetti della scarsa igiene e dei frequenti contatti fra popoli diversi – ha goduto sempre di una certa considerazione nelle valutazioni di impatto sul business.
All’inizio del 2020, con l’entrata in scena del Coronavirus, il mondo è cambiato forse irreversibilmente, a partire dalla consapevolezza delle persone, siano essi cittadini, lavoratori, imprenditori, governanti.Tutti indistintamente ci siamo resi conto che per evitare danni maggiori rispetto a quelli subiti semplicemente per non aver diffuso immediatamente l’allarme del contagio, bisognava innanzitutto rimanere a casa (il cosiddetto “distanziamento sociale”), per i fortunati che se lo potevano permettere, e mandare al contempo al fronte un esercito eterogeneo, fatto di medici e infermieri in trincea, ma anche di poliziotti, vigili, farmacisti, autisti di mezzi pubblici e commessi di supermercati in seconda linea (paragoni e terminologia bellica adottati nel seguito suonano tragicamente appropriati). Il peggior incubo di un generale: non sapere quanti soldati e quali armi ha il nemico, neppure esattamente dov’è. E qui veniamo al concetto di “continuità operativa”, che nel mondo ISO (International Organization for Standardization) è formalmente definito come “capacità di un’organizzazione di mantenere la consegna di prodotti e servizi a livelli accettabili predefiniti a seguito di una interruzione”. Nell’ipotesi di pandemia un’organizzazione deve garantire:
La ridondanza delle risorse umane, in termini di quantità e di competenze, sia per non abbandonare la trincea (il processo primario), che per non far mancare l’appoggio dalle retrovie (i processi di supporto);
L’accesso ad infrastrutture produttive o di servizio alternative;
La disponibilità di fornitori alternativi, in caso di “default” dei principali;
Un adeguato dimensionamento delle scorte, per gestire i primi momenti di interruzione fino al ristabilimento della supply chain;
La definizione di canali e di modalità di comunicazione adeguate all’evento, perché l’informazione è uno strumento vitale per fronteggiare le crisi.
Senza essere esperti di piani di business continuity, abbiamo così sperimentato sulla nostra pelle di cittadini l’esigenza di avere in casa una linea Internet per “restare connessi” e fare smart working, una scorta di legumi, latte e farina, una bottiglia di Amuchina … tutto ciò che etichettavamo come “manie” di un nonno esageratamente previdente è diventato in alcuni casi il rimpianto di “non averci pensato prima”. Anche gli ospedali e le comunità: come hanno rimpianto di non avere scorte di mascherine o di bombole di ossigeno, presto diventate merce rara per l’indisponibilità sul mercato.E il Governo, e la Protezione Civile: solo la grande capacità italiana di dare il massimo nei momenti più bui ha consentito di radunare in un giorno una task force di 300 medici con 7.900 candidature, in un momento in cui montava la polemica per i troppi medici mandati in trincea con la sola mascherina.Anche le imprese – e fra esse TÜV Italia – sono dovute correre ai ripari non tanto per mantenere l’operatività, ma anche solo per non affondare. Abbiamo partecipato senza orario al lavoro corale di definizione ed applicazione di regole operative emergenziali che ci hanno permesso di continuare a “fare audit” e a dare risposte ai clienti.Quale lezione ci lascerà il Coronavirus sul tema della “continuità operativa”, ai singoli, alle comunità, alle imprese, ai governi? Sicuramente la consapevolezza di dover individuare anticipatamente gli scenari di interruzione che possono verificarsi nella nostra organizzazione, valutandone il peso e l’impatto. Di conseguenza, pianificare la risposta per non restare schiacciati dall’evento e riuscire a governare la continuità. Da ultimo, ma non meno importante, a riconoscere anticipatamente i prodromi dell’evento per attivare, rapidamente, la risposta. Ma su questo torneremo a “guerra” finita.

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Scienza & Vita: attenzione ai bisogni reali delle persone più fragili durante la pandemia in corso

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

L’associazione Scienza e vita esprime la sua preoccupazione per le necessità delle persone con patologie croniche o disabilità confinate in quarantena in questo periodo di pandemia.Ci giungono varie segnalazioni da più parti di Italia su difficoltà inerenti le restrizioni della pandemia per alcune particolari categorie e nostro obbligo è segnalarle e vigilare che non restino inevase. Nella necessità di aderire alle indicazioni della Protezione Civile e del Governo per contenere i contagi, non possiamo non segnalare l’urgenza di chi non è autosufficiente e che vede ulteriori difficoltà assistenziali a domicilio per le restrizioni del loro proprio movimento o del movimento di chi dovrebbe assisterli. E’ fondamentale che il bene comune venga tarato sul bene delle persone più fragili. Dunque, chiediamo che per i cittadini con disabilità vengano immediatamente adottate delle misure assistenziali in grado di sopperire le carenze del momento. Vogliamo sperare che questa riflessione porti rapidi ausili, ma non solo: che sia lo spunto per ripensare le emergenze e il diritto alla salute sempre sul metro e sui diritti dei più deboli anche quando questa crisi sarà terminata.

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Telefono solidale per le persone più fragili

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

La Comunità di Sant’Egidio ha attivato una nuova linea telefonica per le persone più fragili, in questo tempo, nella città di Roma: lo 06 8992299 Tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19 anche la domenica. Oltre a dare informazioni e fornire aiuto di tipo sociale sui servizi disponibili (come ad esempio la consegna a domicilio), viene offerta anche la possibilità di un teleconsulto multispecialistico per tutti coloro che, a causa dell’emergenza Covid_19, faticano a rivolgersi ai normali canali del sistema sanitario.
Il servizio è rivolto in particolare ad anziani, malati, persone sole, che hanno necessità di aiuto per problemi sociali o patologie diverse dal coronavirus, che in questo periodo incontrano serie difficoltà ad essere ascoltate e aiutate.
Il telefono si avvale dell’esperienza del programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio (attivo in 11 Paesi africani) e dei servizi della Global Health Telemedicine che da anni offrono consulenza a centri sanitari in diversi luoghi del mondo.Si precisa che il servizio, pur essendo di grande utilità per consigli riguardanti diverse situazioni mediche, non si prende carico di urgenze o di patologie afferenti a sospetta o conclamata infezione da Covid_19 per le quali già esistono reti e percorsi regionali dedicati.

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Coronavirus: che fa l’Europa?

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

C’è stata una forte risonanza mediatica all’arrivo degli aiuti di Cina, Russia e Cuba. Non possiamo che ringraziare chi, in un momento di difficoltà, mette a disposizione medici e attrezzature sanitarie. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha ringraziato questi Paesi, aggiungendo i ringraziamenti per l’aiuto anche a Stati Uniti, Germania e Francia.
Bene gli aiuti, ma che cosa fa l’Unione europea in questa emergenza sanitaria? Vediamo.La Banca centrale europea (BCE) ha varato il Programma di acquisto per l’emergenza pandemica. Si tratta di 750 miliardi per l’acquisto di titoli pubblici e privati, per mantenere bassi i tassi di interesse, favorire il credito a imprese e famiglie e stimolare la crescita economica. L’Eurogruppo ha sospeso il Patto di Stabilità, il che consente di aumentare le spese sanitarie e gli aiuti a imprese e lavoratori. La Commissione europea ha varato un piano per la creazione di una riserva strategica di attrezzature sanitarie e di medicinali, da utilizzare per affrontare la pandemia. E’ stato definito, inoltre, un piano di acquisti che coprirà le richieste dei Paesi membri. Stanziati 80 milioni destinati alla ricerca di un vaccino anticoronavirus, 164 milioni per le imprese tecnologiche, 47 milioni per la ricerca europea sul coronavirus e 90 milioni per l’innovazione medica Questi progetti non hanno avuto il clamore mediatico di altre iniziative, ma ci sono.Rimane il problema di fondo, rispetto ai ritardi e, soprattutto, rispetto alle politiche sanitarie europee. Finché ci saranno 28 politiche sanitarie, quanti gli Stati della Ue, e all’interno di ogni Stato altrettante politiche sanitarie (vedi l’Italia), non saremo in grado di affrontare le future emergenze sanitarie.L’esperienza attuale dovrebbe convincere che occorre un ministro della Salute Europea e, di conseguenza, si dovrà trasferire in sede europea parte della sovranità sanitaria dei singoli Paesi. E’ l’unico modo per tutelare la salute dei cittadini europei, compresi gli italiani, ovviamente. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Produzione intensiva di salvavita in ogni azienda

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

«Nonostante l’appello rivolto dalla Commissione UE a tutti i Paesi dell’Unione a oggi non c’è ancora un sistema univoco europeo per la gestione dei trasporti in particolare dei prodotti farmaceutici e sanitari in genere: le azioni totalmente diverse dei singoli stati membri e anche dei Paesi extra UE stanno causando numerosi problemi e le auspicate “green lanes” per il trasporto farmaceutico stanno funzionando a singhiozzi, creando non pochi problemi alle aziende».A fare il punto sulle criticità della supply chain del settore è Enrique Häusermann, presidente Assogenerici: «Le nostre aziende – spiega – stanno svolgendo un ruolo cruciale per la salute dei pazienti affetti da Covid-19, riuscendo a produrre e fornire in modo incessante in tutta Italia farmaci salvavita a costi accessibili ai medici delle Regioni impegnate nell’emergenza. E l’Unità di Crisi AIFA – che coopera costantemente con le associazioni industriali di settore – sta garantendo procedure snelle, rapide ed efficaci, come ad esempio l’importazione rapida di prodotti dall’estero, garantendo al contempo tutti i requisiti di qualità dei prodotti. L’importazione di 1,5 milioni di compresse di idrossiclorochina dagli USA, garantito da una delle nostre associate, è solo uno dei tanti esempi». A preoccupare non solo le aziende italiane, bensì tutto il comparto europeo, sono le barriere che ancora ostacolano la circolazione di beni essenziali come quelli afferenti alla filiera della salute.Per quanto riguarda il trasporto su strada, molte delle aziende di trasporto hanno creato un team italiano dedicato di autisti / trasportatori che assume il controllo dei rimorchi internazionali appena oltre i confini nazionali.Parzialmente risolta – ma comunque soggetta a grandi rallentamenti per i controlli di polizia sanitaria – la percorribilità al Brennero, restano numerose criticità legate alle scelte dei singoli Paesi in tema di gestione delle frontiere.Paesi come Croazia, Romania, Turchia rifiutano le spedizioni provenienti dall’Italia: in questo e in altri casi le procedure vengono elaborate tramite il Cross-Dock di Genk, in Belgio, con ovvi rallentamenti soprattutto per i camion non a pieno carico.In altri casi vengono imposte regole o procedure particolarmente restrittive ai conducenti dei mezzi: in Bielorussia i trasportatori stranieri possono utilizzare solo di aree selezionate per sosta, pasti e rifornimento; in Bulgaria l’operazione di transito e carico/scarico merci deve essere effettuata nelle 24 ore; il confine ungherese-sloveno resta chiuso e le spedizioni vengono reistradate tramite Belgio e Germania. Le autorità polacche hanno istituito un punto di unto di attraversamento per il passaggio rapido di camion con medicinali, ma per utilizzare è necessario inviare in anticipo i documenti del camion e dell’autista. La Lituania ridotto i valichi d’accesso sono accettate solo merci di importazione con destinazione Lituania.

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Governo aiuti i marittimi italiani bloccati sulle navi

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

“In questa fase di generale emergenza dettata dal diffondersi del Covid-19 ce ne è un’altra su cui sollecito il governo ad intervenire prontamente e cioè le condizioni precarie in cui si trovano i nostri marittimi. Mi riferisco a quei tantissimi italiani a bordo delle navi da crociera, in molti casi contagiati dal Coronavirus, a cui è impedito lo sbarco nei nostri porti. Vivono in condizioni di estrema precarietà, spesso senza assistenza medica adeguata, a cui viene negata la possibilità di rientrare. Il governo non può voltarsi dall’altro lato, ha il dovere di intervenire per salvare i tanti nostri connazionali bloccati sulle navi e per dare risposte alle famiglie che chiedono per i loro cari assistenza. Peraltro, sarebbe assurdo che un governo che ha dimostrato grande disponibilità nell’accogliere i clandestini, adesso negasse assistenza a tanti italiani in difficoltà”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone.

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La Germania vuole imporci il MES

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

“La Merkel ha appena fatto sapere che non è disposta a concedere l’accesso al Fondo “ammazza Stati” senza condizionalità, svelando – qualora ce ne fosse bisogno – qual è il vero piano della Germania: approfittare dell’emergenza coronavirus per commissariare l’Italia, imporre il rigore tedesco alla nostra economia ed espropriare le sue aziende e i suoi asset strategici. L’emergenza Covid-19 sta mostrando a tutto il mondo il vero volto della UE a trazione tedesca. Spero che sia chiaro il messaggio a tutti gli europeisti di casa nostra: è ora che prendano definitivamente atto anche loro della situazione. A questo punto non rimane che andare all’Eurogruppo e pretendere immediatamente la restituzione dei soldi che l’Italia ha versato al MES. Abbiamo un’emergenza sanitaria e una crisi economica da affrontare: il Governo italiano alzi la testa e risponda oggi stesso alla cancelliera tedesca».È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Fondi per gli accordi di filiera sul grano duro

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Altri 30 milioni di euro per gli anni 2020, 2021 e 2022 oltre ai residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2019 e pari a ulteriori 10 milioni di euro che si aggiungono ai fondi già previsti per il triennio precedente. È il contributo che il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali destina ai coltivatori di frumento duro che stipulano contratti di filiera con gli operatori della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti cerealicoli e lattiero-caseari attraverso un decreto che sarà approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nella riunione in videoconferenza di giovedì 26 marzo.“Incentivare questi contratti ci permette di rafforzare tutta la filiera – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – Se da un lato diamo una certezza economica ai produttori, che con questo decreto incentiviamo ulteriormente alla stipula, dall’altro miglioriamo la qualità del frumento duro italiano, anche attraverso l’utilizzo di sementi certificate, dando un valore aggiunto all’imprese agroalimentari di trasformazione – prosegue L’Abbate – Stiamo lavorando per accelerare i pagamenti degli scorsi anni sia attraverso procedure di Agea, l’ente incaricato per espletarli, sia attraverso modifiche normative per semplificare l’iter. Lo strumento dei contratti di filiera è il futuro del comparto agroalimentare italiano – conclude il Sottosegretario alle Politiche Agricole – e, pertanto, non dobbiamo far sì che i malumori nell’incasso dell’incentivo possano minarne la concreta realizzazione”.L’importo massimo del contribuito è fissato a 100 euro l’ettaro per una superficie coltivata a grano duro nel limite di 50 ettari a beneficiario ed è concesso nel regime degli aiuti “de minimis” del settore agricolo, ovvero entro un valore massimo di 20.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari.

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Usciremo diversi da questa crisi e come?

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

di Giuseppe Bianchi C’è una profezia in campo: da questa crisi usciremo diversi. Perché dovrebbe avvenire e come? Alle nostre spalle ci sono state crisi finanziarie devastanti, terremoti, cataclismi climatici senza che si sia modificato qualcosa, al di là di emozioni collettive del momento. La macchina finanziaria ha proseguito nella sua marcia trionfale e agli sconvolgimenti della natura abbiamo reagito con interventi locali di riparazione dei danni. Eventi traumatici che, toccando di volta in volta, territori e gruppi sociali diversi, non hanno scalfito lo scaramantico ottimismo di farla franca né modificato un’opinione pubblica preoccupata soprattutto di difendere un benessere calante, tanto faticosamente costruito.Ora che cosa è cambiato? Per la prima volta ci troviamo coinvolti in una pandemia che non risparmia nessuno. Tutti egualmente esposti al corona virus ed è cambiato bruscamente il nostro stile di vita ed il rapporto con il mondo esterno. Siamo relegati in una solitudine inquieta che tronca i nostri rapporti sociali nel sospetto dell’”untore” che può essere in noi. Accettiamo una mutilazione dei nostri diritti individuali, siamo governati per decreto, ci asteniamo dal lavoro compromettendo il nostro reddito presente e forse futuro, assistiamo alla chiusura delle frontiere che bloccano la mobilità delle persone e delle merci, la conquista più importante del per quanto incompiuto processo di integrazione europea. Si può allora argomentare che sussistono le condizioni per uscire diversi da questa crisi.Ma in che modo diversi? Si può presumere che usciremo diversamente diversi. La crisi è destinata ad accentuare le diseguaglianze tra i paesi e tra i gruppi sociali all’interno dei singoli paesi. Ciascun paese utilizzerà la potenza di fuoco diversamente disponibile a tutela della salute dei suoi cittadini, in funzione della sua forza economica e dell’accumulazione di risorse pubbliche. All’interno dei singoli paesi si divaricheranno le capacità di autotutela dei diversi gruppi sociali in funzione della diversa ricchezza familiare e delle divergenze di status che penalizzeranno, ancor più, quei lavoratori marginali, immigrati ed italiani precari, che sono parte del nostro benessere di massa.È naturale che nell’emergenza che si è creata tutti i portatori di interessi colpiti dalla crisi si rivolgano allo Stato quale assicuratore di ultima istanza. Una situazione difficile per il nostro Stato indebitato e fiaccato nella sua classe politica ed amministrativa pubblica. Lo attende un percorso avventuroso da compiere tra Scilla (colei che dilania) e Cariddi (colei che risucchia): deve aumentare la spesa pubblica per evitare il collasso del sistema ma, nello stesso tempo, evitare un indiscriminato assalto alla diligenza pubblica che allarmerebbe i mercati finanziari sulla solvibilità del nostro debito pubblico accrescendo i costi del suo rifinanziamento; deve recuperare la dimensione nazionale che è fatta non solo di interessi ma di identità culturali, di senso di appartenenza tenendo nello stesso tempo fermo il nostro ancoraggio all’Unione Europea, che si deve aprire anche a strumenti finanziari straordinari (Eurobond) per gestire i rischi che ne minano la sopravvivenza; deve prendere atto che la globalizzazione trainata dalla finanza e da un astratto umanesimo cosmopolita è entrata in un vicolo cieco ma, nello stesso tempo, vanno preservate le condizioni di un’economia di mercato aperta agli scambi multilaterali che consentono alle nostre imprese di esportare. Deve in sintesi farsi carico che il recuperato primato della politica non si esaurisca nello spettro ideologico dell’interventismo dello Stato che già intermedia nel nostro Paese grosso modo il 50% del PIL.La fuoriuscita dalla crisi richiede la mobilitazione concorde di tutti gli attori dello sviluppo, pubblici e privati, nella reciproca convinzione che il mercato, per quanto imperfetto, rimane il regolatore meglio in grado di produrre la ricchezza e distribuirla nel rispetto dell’autonoma organizzazione degli interessi collettivi coinvolti.In conclusione si può convenire che da questa crisi si uscirà diversi. Il come dipenderà dalle forze che metteremo in campo e dalla loro capacità di superare l’attuale crisi sanitaria preservando la vitalità del nostro sistema economico e democratico perché l’opera di ricostruzione che ci attende richiede l’impegno collettivo di tutte le istituzioni (scuola, imprese e ricerca) e dei singoli cittadini. (fonte: http://www.isril.it)

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Importanza di tutta la filiera della pulizia professionale

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

In una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, pubblicata sui principali quotidiani nazionali, Afidamp, associazione nazionale dei fabbricanti e rivenditori dei prodotti e delle tecnologie per la pulizia professionale (macchine, attrezzature, prodotti chimici e carta), ribadisce l’importanza della filiera della pulizia professionale, alcune categorie della quale sono state escluse dal
DPCM 22 Marzo. Infatti sia la produzione di macchine e attrezzature che la distribuzione di prodotti per la pulizia professionale sono state escluse dalle attività autorizzate a operare, la qual cosa crea enormi problemi al rifornimento di strumentazioni essenziali allo svolgimento di pulizia e sanificazione riconosciute, tra l’altro, come operazioni fondamentali dallo stesso governo nel DPCM dell’11 marzo 2020. Il Presidente di Afidamp, Giuseppe Riello, dichiara che “l’impossibilità di rifornire gli operatori della pulizia e sanificazione comporta il rischio di compromettere gli sforzi del sistema sanitario e i sacrifici di un intero paese” e chiede quindi di “procedere tempestivamente all’inserimento delle suddette attività tra quelle autorizzate ad operare, riconoscendone l’importanza ai fini della salvaguardia della salute pubblica”.

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Il massacro delle Fosse Ardeatine

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Roma, Via Rasella, 23 marzo 1944: nelle prime ore del pomeriggio, un gruppo di appartenenti ai GAP (Gruppi di Azione Patriottica) attaccò in Via Rasella un reparto di soldati sudtirolesi del reggimento Bozen alle dipendenze delle SS. L’esplosione di una carica di tritolo al passaggio della formazione militare, seguita dal lancio di bombe e da una sparatoria, provocò la morte di 33 dei 156 militari. L’attentato, come verrà reso noto in seguito, fu un avvertimento della Resistenza italiana contro gli invasori tedeschi.
Come risposta all’azione, Hitler ordinò una terribile rappresaglia che venne così stabilita: per ogni tedesco ucciso, sarebbero stati fucilati dieci italiani. Durante la notte Herbert Kappler, comandante delle SS a Roma, assieme al capitano Erich Priebke, stilarono la lista dei condannati a morte, che il mattino successivo venne integrata con altri nominativi dal questore di Roma Pietro Caruso. In tutto vennero prelevati detenuti politici e comuni dalle carceri di Regina Coeli e di Via Tasso e altri uomini dalla strada: 335 uomini, 5 in più rispetto al numero stabilito. I cinque malcapitati in più nell’elenco furono trucidati con gli altri perché, se fossero tornati liberi, avrebbero potuto raccontare quello che era successo.Trasportate in una cava in disuso sulla via Ardeatina, nel pomeriggio del 24 marzo le vittime vennero fatte inginocchiare con le mani legate dietro la schiena e trucidate, una dopo l’altra con un colpo di pistola alla nuca. I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, infierendo sulle vittime, fecero esplodere numerose mine per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere, o meglio rendere più difficoltosa, la scoperta di tale massacro. Sarà proprio Kappler che, quattro anni più tardi, racconterà, nel corso del processo a suo carico, la dinamica dell’eccidio.Un trafiletto su Il Messaggero del giorno dopo notificò al mondo che il massacro si è compiuto.

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European response to address the health and socio-economic impact of COVID-19

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

In a joint statement the Spinelli Group and the Union of European Federalists (UEF) urge the European Council to take exceptional action in response to the coronavirus pandemic.
The Spinelli Group and the European Federalists call on EU Institutions and national governments to take the leap towards the creation of EU Recovery Bonds backed by the EU budget and Europe-wide taxes to finance a strong answer able to address the pandemic and its financial impact on the EU’s economy proactively. It urges for the creation of a European Health Union, that would give the necessary powers to the EU to ensure coordination of emergency measures to address health crises in the future.
ANDREW DUFF, President of the Spinelli Group, said: “Yesterday’s lacklustre Eurogroup passed the buck to the heads of government. The European Council tomorrow must shoulder its constitutional responsibility to secure the cohesion of the EU as a whole, and in particular take decisive action to consolidate the euro. Dealing with the pandemic triggers an enormous increase in public expenditure which will exacerbate the structural imbalance between richer and poorer member states. The EU has for years evaded the issuance of a mutualised safe asset in the form of eurobonds. So the eurozone has survived courtesy of the monetary policy of the European Central Bank but without the support of a common fiscal policy. The coronavirus crisis is time to rectify this flaw in economic and monetary union. The plague risks the lives of all EU citizens equally, and the social and economic impact will be much worse than the asymmetric shock of the financial crash in 2008. The European Council must give practical expression to the theoretical injunction for solidarity between its states and citizens. This is the time for European leaders to push forward the politics of the Union in the federal direction.” Duff added: “Bleating about ‘moral hazard’ was yesterday’s response to the last crisis. Today Europe expects a decisive demonstration of generosity and mutual concern from its leaders, without which the values and principles of our Union are fraudulent.” “We can’t yet measure the impact of COVID-19 on the European economy, but it will certainly be very important,” says SANDRO GOZI, Member of the European Parliament and President of the UEF. “We need to prepare now for the worst-case scenario and put in place without delay a strong and bold response to revive the economies of EU countries. Nothing will be the same after containment. We will be entering a new world, we will have to build a new Europe” concludes Mr. Gozi. The full text of the statement with the proposals of the Spinelli Group and the European Federalists on a European response to the COVID19 crisis can be found through the following link.

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Metropolitan Museum Launches CongressSaveCulture Campaign

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

New York. The Metropolitan Museum of Art announced CongressSaveCulture, a campaign to support broader efforts advocating for financial relief for non-profit arts organizations to be included in the nearly $2 trillion stimulus package currently being debated in Congress. Specifically, The Met is calling on the federal government to include at least $4 billion in government support for financially at-risk non-profit arts organizations and the implementation of a universal charitable tax deduction to incentivize giving to these institutions. The current relief package is expected to include funding for many industries impacted by COVID-19, including casinos, airlines, and more.Daniel H. Weiss, President and CEO of the Museum, commented, “As we prioritize the health and safety of people around the globe first and foremost, we must also plan for the world we will re-enter once this crisis finally subsides. With that in mind, we must ensure that arts organizations, large and small, will be able to withstand the economic devastation so many are facing. Cultural organizations are important not just because of the value that the arts bring to our lives but because these institutions also drive tourism and create jobs. Despite the abundance and excellence of the programs and resources that our country’s arts groups deliver, and the legions of audiences they serve, many already operate on the edge, with very limited reserves. All are facing unprecedented financial damage as a result of the immediate and long-term effects of the coronavirus on the economy. The need for government relief for arts institutions and their employees cannot be underestimated.”
The Met is activating all parts of its community—staff, volunteers, members, and more—to support this cause by encouraging all to go to the American Alliance of Museums (AAM) website and send a letter to representatives in Congress; share the hashtag #CongressSaveCulture on social media platforms; and sign The Met’s petition to support arts organizations at Change.org.
The Met and other cultural organizations have been engaging with city, state, and federal leaders as the crisis has developed, from the first challenges of protecting staff and visitors to the decision to close and, most recently, to articulating our ask for support. The Museum is mobilizing all available resources and working closely with peers at other Cultural Institution Groups (CIGs) and similar institutions as well as the American Alliance of Museums (AAM) and Association of Art Museum Directors (AAMD).
Already, COVID-19 has had a profound impact on the arts and culture sector. Museums across the nation collectively are projected to lose at least $33 million a day because of closures. The AAM estimates that 30 percent of museums—mostly in small and rural communities—will not be able to reopen without swift financial support from the government.Museums provide important educational, cultural, and economic value to communities around the United States. American Alliance of Museums and Oxford Economics estimate that museums contribute $50 billion to the U.S. economy and $12 billion in tax revenue each year. Beyond that, museums support more than 725,000 jobs across the country, providing local employment to Americans in every state.

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Drinking Water for the Maasai in the steppe of Tanzania

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Together with nine other European project partners, Phaesun is developing innovative desalination systems based on electrodialysis technology as part of the EU development and innovation project REvivED Water.
In February 2020, a pilot plant was installed at a saline well in the Tanzanian Maasai village of Ndedo and supplies the population with 2000 litres of drinking water per day.The plants are complete systems in which the water is cleaned of dirt particles, bacteria and viruses in a preliminary stage and treated with self-generated chlorine in a post-treatment stage for sterile storage in a water tank. The core of the system is based on the membrane process of electrodialysis. In contrast to conventional desalination technologies (thermal or reverse osmosis), electrodialysis is particularly low-maintenance and is well suited for solar power supply due to its low energy consumption. Thus, a completely self-sufficient system could be developed, which does not require any additional infrastructure or power supply.
Florian Martini, project engineer at Phaesun, carried out the installations in Tanzania. “It was wonderful to see how modern technology fits into the traditional way of life of the Maasai,” says Martini. “A great advantage is that, unlike other desalination technologies, no waste products are produced and no diesel is needed to operate the systems. The clean water is highly appreciated!” The contact to the Maasai village came about through the MissionEineWelt of the Evangelical Lutheran Church in Bavaria. Eberhard Westhauser from MissionEine Welt has maintained close contacts with the Maasai people in the steppes of Tanzania since many years and supports water supply projects in this region. He reports: “When it rains enough, large catchment basins ensure a sufficient water supply for the Maasai and their herds of cattle until the dry season. However, the groundwater is salty and due to prolonged dry periods in recent years, the Maasai have had to resort more and more often to salty groundwater.”
The plant in Ndedo is the seventh system installed within the REvivED Water project. The previous pilot plants supply schools, temples and private households in East Africa and India with drinking water. With the plant in Ndedo, a water kiosk model is implemented for the first time. The village inhabitants pay for the water a small fee, so that a local watchman can be paid to operate the plant. Through this model, the plant is maintained on site in an exemplary manner and operation is ensured in the long term. Phaesun tracks the performance of the plant by modem via a remote monitoring and control system and can change settings on the system, for example if the salinity of the groundwater fluctuates.The REvivED Water project runs until May 2020, then Phaesun will offer the desalination system in its product portfolio.

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