Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Soprassedere all’aumento del compenso per copia privata

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

“Riteniamo che la proposta di decreto sul compenso per copia privata, posta a consultazione dal Mibact, sia frutto di una visione del tutto anacronistica rispetto alle reali abitudini dei consumatori. La rapida evoluzione dei device, la crescente offerta di contenuti on-line da piattaforme specializzate e l’accesso a costi decrescenti alle reti a banda larga fisse e mobili, hanno radicalmente cambiato le abitudini di consumo legale di contenuti e oggi lo streaming è la modalità largamente prevalente di fruizione dei contenuti digitali. La copia privata è del tutto residuale e mantenere in vita il compenso, addirittura prevedendone l’aumento, assume sempre più il significato di un balzello sull’innovazione tecnologica, oltretutto in contrasto con le esigenze di modernizzazione del Paese, emerse con forza nella drammatica emergenza che stiamo vivendo. Per questo invitiamo il Ministro Franceschini anzitutto a soprassedere all’aumento del compenso per copia privata, che è totalmente ingiustificato, e di ripensare anche all’intero istituto della copia privata riformando la norma che lo ha istituito.” Così Cesare Avenia presidente di Confindustria Digitale, sintetizza la posizione della Federazione e delle sue associate Anitec-Assinform e Asstel, invitate dal Mibact a commentare la bozza di decreto sull’aggiornamento dei compensi per copia privata presentata dal Ministero.Desta sconcerto che nel predisporre il decreto il Ministero non abbia tenuto in alcun conto le indagini sulle abitudini dei consumatori italiani realizzate in questi anni da terze parti che confermano la netta prevalenza di fruizione dei contenuti tutelati utilizzando le piattaforme di streaming e/o download su licenza.La più recente, la ricerca Nielsen sui consumi presentata nel febbraio scorso, indica che solo per quanto riguarda gli smartphone, il numero di consumatori che hanno ascoltato musica tramite servizi di streaming on-demand è pari all’84% del totale. La proposta di decreto presentata dal Ministero ignora persino le evidenze dello studio Istat, commissionato dal Ministero stesso e citato nella premessa del decreto, che fotografava già nel 2017 una situazione in cui solo il 15% dei consumatori di contenuti musicali e il 10% dei consumatori di contenuti video ricorreva ancora all’abitudine di produrre la cosiddetta “copia privata”. Oggi a due anni di distanza la percentuale di consumatori che ricorre ancora alla copia privata è tendente a zero. A fronte di queste evidenze la bozza di decreto predisposta dal Mibact prevede, incredibilmente, un aumento delle tariffe sui telefoni (7% per gli smartphones dai 32 ai 64 Gb e 21% per quelli dai 64 ai 128 Gb) e sui pc ( 32,7%), e vengono per la prima volta assoggettati al compenso per copia privata anche i cosiddetti wearables, i device indossabili quali gli smartwatch e i fit-traker, che in realtà sono da considerare come accessori di un dispositivo principale (smartphone) che è già soggetto al pagamento del compenso.

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