Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Il populismo sanitario

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

Quasi una insurrezione invisibile? In una vita politica paralizzata dalla pandemia, con un Parlamento quasi abbandonato e un’opposizione in parte dedita a non aumentare le divisioni nel momento in cui il Governo e lo Stato conducono una lotta ardua e incerta contro il coronavirus, le proteste si rifugiano sui social network. Oltre a contributi intelligenti, critiche pertinenti, numerose richieste di solidarietà, una non marginale quantità di interventi aggressivi, offensivi e cospiratori si sta diffondendo alla velocità di un virus digitale.
Un modo di interloquire becero con ragionamenti tra la fantasia e le credenze mistiche procede sui social, estendendo in ambito sanitario la ruvida e demagogica retorica che infesta la vita politica. La sofferenza delle persone viene presentata come il risultato di una cinica e irresponsabile scelta dei leader della politica. Al dilagare del virus che preoccupa i più e impegna allo stremo medici, infermieri e tutte le professioni sanitarie, farà seguito il dilagare del populismo? Non lo sappiamo, ma l’ipotesi non è improbabile.
Il paradosso del populismo si manifesta vividamente su scala internazionale: sono proprio i leader portati al potere dalla stessa rabbia popolare a guidare le politiche più discutibili.
Negli Usa, Donald Trump ha negato con determinazione, per un mese, la gravità della crisi. Di fronte alle prove e alle preoccupazioni diffuse, con un ritardo di un mese che costerà molte vite, ha deciso di adottare le misure di buonsenso adottate nella maggior parte degli atri Paesi.
In Gran Bretagna, l’uomo finalmente realizzato della Brexit, Boris Johnson, ha anche minimizzato la crisi e ha sostenuto che il virus avrebbe dovuto diffondersi per immunizzare la popolazione.
In Brasile, Jair Bolsonaro continua a negare la gravità della pandemia e continua a stringere le mani nei suoi bagni di folla, sostenendo che non si deve paralizzare l’economia del suo Paese con misure precauzionali restrittive. Un miracolo salverà i brasiliani? Intanto intorno al presidente, tra gli esperti che lo consigliano, i dubbi sembra che guadagnino terreno.In sostanza, il populismo denuncia i governi che stanno provando a combattere quasi razionalmente la pandemia, ma laddove il populismo è al potere, dimostra il caos dove i suoi istinti irrazionali lo trascinano. Nulla di sorprendente.
In Italia, dove i populisti al potere sono un po’ mitigati dalla presenza in coalizione di partiti non ufficialmente populisti, quelli all’opposizione (coi leader Matteo Salvini e Georgia Meloni), sono schizofrenici perché si lamentano per il tardivo e insufficiente intervento di quella Unione Europea che in ogni momento denunciano come inutile, ingombrante e da cui vorrebbero uscirne. Non solo, ma si arriva ad una paradosso come questo: il leader della Lega che, denunciando l’inutilità dell’apertura dei tabaccai come attività essenziali durante il confino, si lamenta del fatto che le chiese siano chiuse. A questo proposito ha scritto Bertrand Russell: “Nel Medioevo, allorché la pestilenza mieteva vittime, santi uomini riunivano la popolazione nelle chiese per pregare, cosicché l’infezione si diffondeva con straordinaria rapidità fra le masse dei supplicanti. Ecco un esempio di amore senza conoscenza”.
Ripetiamo: Nulla di sorprendente. Quando l’ideologia invade la scena pubblica, i fatti perdono la loro importanza, la logica svanisce e prevalgono i discorsi e le teorie più contraddittorie con l’intento di stigmatizzare il nemico immaginario, con ogni mezzo, e col supporto dell’applauso del popolo arrabbiato.

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