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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Rimborsi per estinzione anticipata di finanziamenti: la “Sentenza Lexitor”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

Lo scorso 11 settembre la Corte di Giustizia Ue ha depositato la Sentenza C-383/18 (c.d. Lexitor) con cui, pronunciandosi sull’art.16 della Direttiva Ue 48/2008, ha sancito il diritto del consumatore, in caso di richiesta di rimborso anticipato del credito, di vedersi rimborsare la quota-parte non goduta di tutti i costi. Tutti, e non solo quelli recurring connessi all’intera durata del rapporto di credito, bensì anche gli oneri up-front, quelli volti a remunerare attività destinate ad esaurirsi con la stipula del contratto e non dipendono dalla durata del finanziamento.Quali sono le caratteristiche delle due tipologie? Nell’ottenere un prestito, non si è soggetti al pagamento dei soli interessi ma anche ad una serie di oneri quali le spese di istruttoria, i costi della pratica e quelli relativi all’incasso della rata. Non solo: sono presenti, a seconda dei casi, incorporate nelle spese di istruttoria oppure appositamente indicate, le provvigioni dell’intermediario del credito. Ed è soprattutto quest’ultima voce ad elevare di molto il costo per il cliente: basti pensare che si può arrivare anche ad un terzo della somma richiesta. Nasce da ciò l’enorme differenza tra il Tan, tasso annuale nominale, ossia il tasso di interesse che viene applicato al finanziamento, ed il Taeg, tasso annuo effettivo globale, che racchiude le spese da sostenere quando si chiede un finanziamento, perché include anche quelle accessorie. Il grosso problema per il settore intero nasce proprio qui. Le spese iniziali appartengono alla categoria up-front, ed ora vanno in
proporzione restituite in caso di estinzione anticipata.A cosa è dovuta l’interpretazione della Corte di Giustizia Ue? Alcuni commentatori pongono in risalto la babele linguistica citata nella sentenza: “Un’analisi comparativa delle diverse versioni linguistiche dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48 non permette di stabilire la portata esatta della riduzione del costo totale del credito prevista da tale disposizione”. In sostanza, per non perdersi dietro decine di traduzioni ed interpretazioni, i Giudici avrebbero optato per la soluzione più agevole. Le cose non stanno così, come si legge appresso. I punti 31 e 32 esprimono concetti molto forti: “L’effettività del diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito risulterebbe sminuita qualora la riduzione del credito potesse limitarsi alla presa in considerazione dei soli costi presentati dal soggetto concedente il credito come dipendenti dalla durata del contratto, dato che (…) i costi e la loro ripartizione sono determinati unilateralmente dalla banca e che la fatturazione di costi può includere un certo margine di profitto”. Il pronunciamento ha immediatamente provocato enormi preoccupazioni nei vertici di banche e finanziarie come pure in tutti i soggetti intermediari, e nel contempo acceso speranze presso una vasta platea di loro clienti.
In Italia, la casistica è disciplinata dall’articolo 125-sexies del Testo Unico Bancario che riconosce ai consumatori in caso di rimborso anticipato del prestito il “diritto ad una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto”. Nel dettaglio, il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario, nella decisione 6167/2014, aveva deciso che, in caso di estinzione anticipata del prestito:
(a) sono, in principio, rimborsabili, per la parte non maturata, le commissioni bancarie, così come le commissioni di intermediazione e le spese di incasso quote;
(b) in assenza di una chiara ripartizione, nel contratto, tra oneri e costi up-front e recurring, l’intero importo di ciascuna delle suddette voci deve essere preso in considerazione,
 al fine della individuazione della quota parte da rimborsare;
(c) l’importo da rimborsare è stabilito secondo un criterio proporzionale, ratione temporis, tale per cui l’importo complessivo di ciascuna delle suddette voci viene suddiviso per il numero complessivo
 delle rate e poi moltiplicato per il numero delle rate residue;
(d) l’intermediario è tenuto al rimborso a favore del cliente di tutte le suddette voci, incluso il premio assicurativo.
Per il resto dei costi connessi ai finanziamenti, il quadro descritto è destinato a mutare sin da subito ed a favore dei clienti.
Già il 4 dicembre 2019 la Banca d’Italia ha inviato agli intermediari una Comunicazione in cui afferma che “in base all’articolo 6 del Tub, le autorità creditizie esercitano i poteri loro attribuiti in armonia con le disposizioni dell’Unione europea, applicano i regolamenti e le decisioni dell’Unione europea e provvedono in merito alle raccomandazioni in materia creditizia e finanziaria”. Pertanto gli intermediari devono per forza di cose adeguarsi al nuovo quadro delineato dalla sentenza, ottemperando alle linee orientative indicate nella medesima Circolare nell’offrire i contratti di credito ai consumatori.
Il punto focale è il passato. Per i finanziamenti già in essere -e, aggiungiamo noi, per quelli già estinti ma per i quali non è ancora intervenuta la prescrizione decennale- “gli intermediari sono chiamati a determinare la riduzione del costo totale del credito includendo tutti i costi a carico del consumatore, escluse le imposte. E non lo faranno di sicuro. Non solo per l’ammontare da restituire sui finanziamenti in essere, ma anche e soprattutto per quelli già estinti. La prescrizione del diritto al rimborso, infatti, interviene solo dopo che sono decorsi dieci anni a far data dall’estinzione. Si tratta di una potenziale voragine di bilancio, tale da poter comprometterne la stabilità.Sull’efficacia della sentenza riguardo contratti stipulati prima di essa non ci sono pareri concordi. L’attività dell’Abf, quindi, è destinata ad ingolfarsi come e peggio di quanto accaduto negli anni passati.Dopo la sentenza Lexitor sono apparsi due pronunciamenti, di segno opposto.Al contrario, il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario, con la decisione 26525 dell’11 dicembre scorso, si è espresso a favore dell’efficacia orizzontale, ritenendo che la Direttiva vada interpretata nel senso che tutti i costi del credito (iniziali e recurring) sono soggetti a riduzione in caso di estinzione anticipata- Riconosce che l’Abf, similmente ai giudici nazionali, è vincolato dalla decisione della Corte e, differentemente da quanto statuito dal Tribunale di Napoli, ribadendo il primato del diritto europeo, ritiene che la norma di attuazione nazionale (articolo 125 sexies Tub) debba essere letta in modo conforme alla sentenza della Corte, operando quindi nei rapporti orizzontali di prestito tra clienti e banche. In assenza di un criterio normativo, il Collegio ha deciso secondo equità riguardo le modalità di calcolo, individuandole nella riduzione progressiva.Riguardo la retroattività, il Collegio è favorevole alla tesi pro-consumatore e ritiene la sentenza applicabile a tutti i ricorsi, salvo la compiuta prescrizione decennale.In poche parole, il Collegio di Coordinamento dell’Abf ha spianato ai clienti la strada per ottenere i rimborsi.
Cosa succederà ora? La partita non è agevole. Le associazioni di settore, consapevoli del pericolo, hanno richiesto interventi normativi che possano eliminare, o ridurre, gli effetti sui contratti in essere e quelli passati. La Banca d’Italia, però, afferma di dover sottostare alle decisioni della Cge. Non è difficile ipotizzare che il campo di gioco si sposti in Parlamento, dove però il rischio di emanare una norma contraria ai principii dell’Unione Europea è molto elevato. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc – in sintesi)

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