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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Archive for 8 aprile 2020

Covid-19: la classifica degli esperti scientifici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

La fotografia della squadra dei 13 esperti e scienziati ritenuti più conosciuti e credibili dagli italiani, è uno degli aspetti positivi del racconto mediatico che in queste settimane sta mettendo a dura prova il nostro Paese. Il tema è l’argomento più dibattuto ed è oramai entrato a far parte di quasi tutti i palinsesti radio televisivi, è in primo piano su tutti i principali quotidiani ed è trend topic sui social media e sulla rete.I dati del Monitor Expert Track TM, elaborati dalle società Noto Sondaggi e MY PR, agenzia di comunicazione, evidenziano come il livello di conoscenza degli esperti scientifici, da parte degli italiani, sia all’interno di una forchetta che va dal 94% di Angelo Borrelli, Capo della Protezione civile e Commissario per l’emergenza fino al 58% di Giovanni Di Perri, Responsabile Malattie infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino. Percentuali da far invidia a molti politici che, nonostante le apparizioni in TV, non godono di livelli di conoscenza così alti. Sul fronte della credibilità, invece, il podio vede quattro scienziati raggiungere un rating elevato: al primo posto con il 78% troviamo Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Ospedale Spallanzani di Roma; segue, con il 75%, Ilaria Capua, Virologa, Direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida; in terza posizione ex aequo tra Roberto Burioni, Virologo dell’Università Vita e Salute dell’Ospedale San Raffaele di Milano e Walter Ricciardi, Membro dell’esecutivo dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), entrambi su un livello del 74%. I dati sono da considerare come ottime performance sul fronte dei livelli di credibilità e reputazione raggiunte, tenendo in considerazione fattori come il tempo di esposizione, i livelli di attenzione e la difficoltà delle tematiche affrontate, il contesto fortemente negativo del racconto mediatico, dettato da immagini che segnano sentimenti di paura e sconforto, come quelle di eroici medici e infermieri segnati dall’intensità del lavoro svolto, pazienti intubati e sofferenti.“In questo momento – commenta Antonio Noto, Sociologo e studioso dei comportamenti – una delle dinamiche sociali più importanti che abbiamo rilevato è la domanda di conoscenza e soprattutto di competenza, per cui l’inserimento degli esperti nel palinsesto mediatico degli italiani copre un’esigenza precisa che cresce con l’espansione anche in altri Paesi dell’emergenza dell’epidemia da coronavirus e andrà avanti anche dopo la fase strettamente emergenziale. I dati di conoscenza e di credibilità di questi esperti sono molto alti e questa tendenza, oltre ad essere un indicatore della fiducia conquistata, è anche un aspetto che sottolinea l’importanza del loro ruolo. Stiamo analizzando i dati dei comportamenti, le attese e i bisogni degli italiani con più strumenti di rilevazione e abbiamo livelli di preoccupazione crescenti dal 27 febbraio su vari aspetti: dalla salute al lavoro, alla situazione economica fino a dinamiche a forte impatto sociale come la mancanza degli affetti e la vicinanza.” (by fabio.micali)

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Riflettendo brevemente sui criteri dei triages clinici al tempo dell’epidemia da COVID-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

In questo difficilissimo momento – in piena pandemia da COVID-19 – la restrizione delle risorse mediche, la cui disponibilità negli ultimi anni è stata progressivamente erosa in termini di strumentazione e personale, fa sentire il suo peso. E in alcune località si arriva a discutere anche di come e con quali criteri si dovrà scegliere un domani, qualora ciò divenisse inevitabile, se fornire terapia intensiva, con la necessità di mezzi e personale relativi, quando i malati saranno tanti e le risorse poche.
A questo ci spronano, ad esempio, le recenti linee guida statunitensi. Negli Stati Uniti, dove si sta affrontando la prima ondata della terribile e drammatica epidemia legata alla diffusione di Covid-19, si è già deciso chi avrà accesso alle cure intensive e chi no. Nel paese in cui coloro che non hanno un’assicurazione privata sono lasciati al loro destino, si è ora deciso chi scegliere di salvare dalle complicazioni del nuovo coronavirus. La prima potenza globale offre al mondo questa immagine di sé agghiacciante, passando in pochi giorni dalla negazione dell’emergenza globale, alla selezione della specie. Come racconta Elena Molinari su Avvenire, più di 10 Stati, infatti, hanno fornito ai medici criteri-guida per prendere la decisione più difficile, ovvero chi attaccare al respiratore e chi no, a chi dare un’aspettativa di vita e a chi negarla. Elenchi che si basano, nella maggior parte dei casi, su inquietanti discriminazioni. I criteri includono considerazioni intellettuali o discriminatorie nei confronti delle persone con disabilità. L’Alabama, senza alcuna esitazione o vergogna, dichiara che “le persone con disabilità mentali sono candidati improbabili per il supporto respiratorio”, mentre il Maryland o la Pennsylvania sostengono che coloro che soffrono di “gravi disturbi neurologici” hanno diritto solo dopo gli altri ad accedere al trattamento salvavita. In Tennessee le persone con SMA (Atrofia Muscolare Spinale) devono essere “escluse” dalla terapia intensiva. Ma l’elenco è lungo e spaventoso perché, in realtà, esclude le persone con disabilità dall’accesso al trattamento, considerandole meno importante delle altre. Vite minori. Vite sacrificabili in caso di emergenza e risorse scarse.Ma criteri analoghi sono applicati anche in Stati in cui l’assistenza sanitaria è erogata secondo altri modelli. Ad esempio in Inghilterra vengono inclusi nell’elenco delle persone da rianimare solo in seconda battuta, cioè preferendo ad essi altri pazienti, i soggetti con disabilità cognitiva e i pazienti con autismo. Mentre il Comitato Nazionale di Etica francese solleva il problema, senza però dare indicazioni per la scelta della rianimazione in casi di penose scelte dovute a carenza di mezzi rianimatori. Il Comitato di Bioetica spagnolo invece è più garantista: “Si bien en un contexto de recursos escasos se puede justificar la adopción de un criterio de asignación basado en la capacidad de recuperación del paciente, en todo caso se debe prevenir la extensión de una mentalidad utilitarista o, peor aún, de prejuicios contrarios hacia las personas mayores o con discapacidad. El término “utilidad social” que aparece en alguna de las recomendaciones publicadas recientemente nos parece extremadamente ambiguo y éticamente discutible, porque todo ser humano por el mero hecho de serlo es socialmente útil, en atención al propio valor ontológico de la dignidad humana”. In Olanda, invece, i medici di famiglia chiedono ai loro pazienti anziani di firmare preventivamente un documento che illustri cosa vorrebbero in caso fossero colpiti da coronavirus: una lunga intubazione o l’astensione dalle cure.Da noi, in Italia, la SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva) ha pubblicato un documento intitolato “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili” in cui si spiega che “come estensione del principio di proporzionalità delle cure, l’allocazione in un contesto di grave carenza (shortage) delle risorse sanitarie deve puntare a garantire i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico: si tratta dunque di privilegiare la “maggior speranza di vita”. Il bisogno di cure intensive deve pertanto essere integrato con altri elementi di “idoneità clinica” alle cure intensive, comprendendo quindi: il tipo e la gravità della malattia, la presenza di comorbidità, la compromissione di altri organi e apparati e la loro reversibilità. Questo comporta di non dover necessariamente seguire un criterio di accesso alle cure intensive di tipo “first come, first served””. Tuttavia, aggiunge: “È implicito che l’applicazione di criteri di razionamento è giustificabile soltanto dopo che da parte di tutti i soggetti coinvolti (in particolare le “Unità di Crisi” e gli organi direttivi dei presidi ospedalieri) sono stati compiuti tutti gli sforzi possibili per aumentare la disponibilità di risorse erogabili (nella fattispecie, letti di terapia intensiva) e dopo che è stata valutata ogni possibilità di trasferimento dei pazienti verso centri con maggiore disponibilità di risorse”.Proprio da questo ultimo punto vogliamo partire per fare alcune osservazioni. Non siamo ingenui e sappiamo bene che ci sono momenti tragici della vita, come carestie, guerre, epidemie e attentati, in cui non si può pensare di salvare tutti, e questo è un cruccio generale. Tuttavia ci sono alcuni aspetti che riteniamo debbano essere tenuti saldi.Non si può far vivere o morire o dare differente trattamento intensivo sulla base della presenza di disabilità mentale o disabilità fisica. Certamente, in caso di emergenza – ad es. nel caso estremo di avere un solo ventilatore per due pazienti -, il medico sarà tenuto a operare una scelta. Ritornando all’esempio citato, la prima responsabilità del medico e dello staff dirigente sarà di verificare alcune cose: se è possibile reperire un altro ventilatore in tempi ragionevoli, se è possibile trasferire in sicurezza il paziente ad altro ospedale e se è possibile fornire uno dei due di un presidio ventilatorio diverso anche se meno efficace dal ventilatore standard. Questo primo approccio è fondamentale, perché sarebbe controproducente affidarsi ad un protocollo rigido oppure prendere decisioni senza aver cercato tutte le alternative. Nel caso di dover obbligatoriamente operare una scelta – cosa peraltro assai rara -, si dovrà agire preferendo fornire l’unico ventilatore disponibile a chi non ne risente svantaggio, o a chi è più ragionevole che ne riporterà un vantaggio in termini di sopravvivenza. In tutti gli altri casi, non si può valutare a priori che una vita umana sia più degna di essere vissuta di un’altra. Si potrà dire che è istintivamente più facile preferire un giovane ad un vecchio o un sano ad un malato cronico, ma l’istinto in questi casi è fuorviante. Dovrà essere il medico e lo staff dirigenziale a prendere la decisione ultima sulla base del colloquio col paziente o con i suoi tutori e del suo reale stato clinico. Anche in questo caso l’alleanza terapeutica sarà la strategia vincente. Ma la base della scelta che si può e si deve protocollare è unicamente quella che si riferisce a due punti inevitabili: evitare svantaggi al paziente (ovvero prolungare sofferenze non evitabili) e dare vantaggi (preferire chi è più verosimile che possa sopravvivere). Per essere chiari, con il primo punto (evitare sofferenze non evitabili) si intende che, se per qualche motivo l’intubazione e il sostegno ventilatorio dovessero aggravare lo stato di sofferenza del paziente, essi sarebbero da proscrivere. La cosa massimamente contraria all’esercizio della medicina è affidare tutta la gestione di un paziente o di un ospedale a dei protocolli rigidi; è vero che uno può sentirsi più garantito, ma è anche vero che si rischia di perdere di vista la peculiarità del singolo paziente, e – infine – di rendere “pigro” il curante che, di fronte a scelte già confezionate, può trovare semplice saltare il primo passaggio, quello fondamentale, cioè cercare le alternative per salvare la vita del paziente, di ciascun paziente.La scelta dunque dovrà passare non per freddi e rigidi protocolli scelti aprioristicamente, ma essere elaborata al letto di ciascun malato, ognuno diverso e unico, dove si dovranno realizzare scelte condivise. La drammaticità della situazione non può giustificare soluzioni semplificatorie, che possano far pensare, o aprire la strada, a comportamenti di selezione a priori tra categorie di malati. La vicenda del coronavirus non deve davvero essere utilizzata per dare una parvenza di eticità, anche per il futuro, a prospettive di questo genere. Del resto, i medici in prima linea hanno continuato a ripetere, in questi giorni, che le valutazioni di futilità o comunque di proporzionalità circa l’utilizzo delle risorse sanitarie disponibili sono riferite, caso per caso, all’insieme delle condizioni di salute di una data persona, e non ad un solo fattore (per esempio l’età) discriminante.Scienza & Vita, condividendo queste brevi riflessioni, intende ancora una volta contribuire ad un più approfondito dibattito pubblico su un tema così delicato e complesso, nell’auspicio che si possano sviluppare ampie convergenze etiche ed operative, incentrate sul riconoscimento e la tutela della dignità di ciascuna persona umana.

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Covid-19: più che smart è home working

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Bassa digitalizzazione di imprese e lavoratori, pesanti limiti legati alle infrastrutture del Paese e diffidenza da parte di imprenditori all’adozione di questa modalità di lavoro: queste le principali criticità che stanno caratterizzando la sperimentazione, in corso su tutto il territorio nazionale, dello smart working per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Si tratta del “test” più grande che sia stato condotto sul lavoro agile nel nostro Paese e che coinvolge 2 milioni 205 mila dipendenti, il 17,2% della forza lavoro in organico delle imprese italiane. È quanto emerge dal focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Non chiamatelo smart working. Il lavoro agile ai tempi del Coronavirus secondo i Consulenti del Lavoro”, secondo estratto dell’indagine condotta tra il 23 e il 25 marzo 2020 su 4.463 iscritti all’Ordine.

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Economia di guerra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Giorni fa il Financial Times ha pubblicato una lettera dell’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Il contenuto della lettera, considerato da molti commentatori esplosivo, ha lanciato un dibattito sulle conseguenze finanziarie ed economiche della corrente crisi sanitaria dovuta al covid-19 e alle politiche di lockdown messe in atto dalla maggioranza degli Stati nel mondo. Secondo Draghi, l’inevitabile recessione rischia di trasformarsi in una depressione economica aggravata da default degli Stati con livelli di debito già alti. Perché questo non succeda, occorre che le banche concedano prestiti alle imprese a costo zero, a condizione che queste mantengano i posti di lavoro. I governi dovranno farsi garanti dei prestiti, assumendo nuovo debito pubblico. Il dibattito che è seguito si è concentrato principalmente su quali strumenti di politica pubblica impiegare.
Gli economisti Baez e Zucman hanno proposto che lo Stato crei una nuova forma di assicurazione sociale per lavoratori ed imprese, coprendo i debiti ed i costi di queste ultime in modo che evitino la bancarotta; una soluzione che richiama quanto sta già facendo la Danimarca. L’economista Wolfgang Munchau ha però osservato che fornire credito anziché liquidità rischia di replicare il ciclo negativo iniziato durante la grande recessione: se un’impresa prende in prestito soldi mentre crollano i profitti, aumenta a sua volta il rischio che questa diventi insolvente; in questo senso, sarebbe meglio fornire “helicopter money”, mettendo soldi direttamente nelle tasche di cittadini ed imprese. Una terza soluzione è quella di creare interventi mirati volti a finanziare la spesa privata dei consumatori presso attività commerciali che accettino di non lasciare a casa lavoratori dipendenti durante i lockdown (Politico). Quello su cui però la maggior parte dei commentatori concordano è la valutazione del contesto: come ricorda Draghi, “siamo in guerra contro il coronavirus e dobbiamo mobilitarci di conseguenza”. La specificità dell’economia di guerra, secondo Luca Michelini, è quella di spingere alla creazione di “strumenti di azione collettiva i più adatti per raggiungere l’interesse generale e gli obiettivi strategici”.

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Coronavirus e scuola dell’obbligo. Una soluzione alla francese?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Il ministro francese dell’Educazione Nazionale, Jean-Michel Blanquer, ha reso note ieri 3 aprile le modalità per il rilascio dei diplomi di Baccalauréat e Brevet (Maturità, un anno prima di quella italiana; e esame di terza media -un anno dopo rispetto a quello italiano):
– Risultati della valutazione continua dell’anno: 1°-2°-3° trimestre (punteggi ottenuti al di fuori del
periodo di contenimento);
– Partecipazione degli alunni durante i periodi di confinamento.
Questi elementi saranno inseriti nella relazione scolastica degli alunni, che sarà esaminata dalle giurie
di delibera all’inizio di luglio, in vista del rilascio del diploma. Nel nostro Paese (e non solo) uno dei maggiori problemi riscontrati nelle lezioni a distanza (dove si fanno, ma questo è un altro problema) è stato e continua ad essere quello delle interrogazioni e dei “compiti in classe”. Chi garantisce che l’alunno stia rispondendo o scrivendo senza nessun altro supporto che non quelli consentiti abitualmente? Impossibile saperlo. Aggiungiamo che “copiare” o altri meccanismi di “supporto non consentito” sono secolarmente utilizzati da gran parte degli studenti, e fior fiore di letteratura ce lo ricorda, ci “conforta” e ci fa spesso sorridere (oggi in Rete, proprio in merito, girano ovunque battute, foto e video talvolta anche esilaranti). Ecco quindi la soluzione francese, che premia il profitto in tempi normali e la presenza/attenzione in questo periodo eccezionale. A noi sembra interessante, e non solo per Maturità ed esame di terza media, ma per tutti gli anni di didattica. Non è il massimo, certo. Ma, oltre a sentire i nostri ministri (anche specifici) dire che decideranno quando si saprà quando e come gli studenti torneranno in classe, o qualche bislacca proposta di scuole aperte quando, d’estate, dovrebbero stare chiuse (come se oggi, al confino, gli studenti non avessero dedicato il loro tempo alla scuola… e la scuola oltre che didattica è anche tempo, perché crediamo sia bene che gli studenti nella loro quotidianità non siano solo tali)… oltre questo, al momento non abbiamo sentito nulla. E quand’anche gli studenti dovessero tornare in classe, rimane il problema del periodo di confino, che valutarlo “solo” come presenza e attenzione (condotta, in gergo “tecnico”) ci sembra appropriato. Rimane il problema di cosa accadrà in seguito per l’istruzione di questi studenti, ché comunque sarà un po’ compromessa. Ma questo nessuno può dirlo oggi, francese o italiano o americano o cinese che sia. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Campidoglio, Servizio Giardini: igienizzate strade con farmacie, ospedali e commissariati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Oltre 1.290.000 litri di igienizzante irrorati nelle vie di Roma. Sono quasi tredicimila gli ettolitri di liquido impiegati fino ad oggi dalle 7 autobotti del Servizio Giardini di Roma Capitale che da martedì 24 marzo è al lavoro per sanificazione le strade della Capitale in collaborazione con AMA e Polizia di Stato.
Le operazioni si concentrano sui luoghi sensibili e più frequentati, 645 strade antistanti Farmacie e sedi Asl, oltre ai tratti nei pressi di ospedali e case di cura, sedi di municipi e commissariati.Nel dettaglio, ad oggi il Servizio Giardini ha effettuato un doppio passaggio nei pressi delle farmacie e sedi Asl dei Municipi I, II, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV e XV. Parallelamente ha lavato le strade attorno agli ospedali del centro come Policlinico Umberto I, Eastman, Mandelli, Spallanzani, San Camillo, San Raffaele, a quelli della zona Ovest come Policlinico Di Liegro, ospedale Israelitico e San Giovanni Battista e quelli nella zona Est tra cui Policlinico universitario Campus Bio-Medico, Ospedale Madre Giuseppina Vannini e Policlinico Tor Vergata.Igienizzate anche le aree antistanti tutte le fermate della Metro B e C e quelle della linea ferroviaria FM2: Cesano, Olgiata, Giustiniana, Ipogeo degli Ottavi, Ottavia, San Filippo Neri, Monte Mario, Gemelli.Effettuata, inoltre, la sanificazione delle vie consolari (Tiburtina, Nomentana, Salaria, Cassia), delle grandi arterie stradali come Bocce e Trionfale e delle principali vie di scorrimento di Roma Nord, da via Pineta Sacchetti a via di Portonaccio passando per via Due Ponti, viale Jonio, viale Regina Margherita, Viale Togliatti, solo per citarne alcune.Infine, lavate con igienizzante le strade dove si affacciano sedi istituzionali come municipi, gruppi di Polizia Locale di Roma Capitale, caserme dei Vigili del Fuoco, commissariati di Pubblica Sicurezza nei Municipi I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII e IX.
Il Servizio Giardini del Dipartimento Tutela Ambientale ha modificato le autobotti solitamente usate per irrigare al fine di ottenere una maggiore capacità di irrorazione. Ciascun mezzo è dotato di una cisterna contenente 10mila litri di liquido igienizzante, una soluzione a base di enzimi che non comporta rischi per la salute dei cittadini e dei loro animali anche durante o subito dopo il passaggio dei mezzi. Gli operatori del Servizio Giardini, provvisti di tute, guanti monouso, occhiali e mascherine, seguono itinerari stabiliti di giorno in giorno coordinandosi con AMA.

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Bozza Decreto Legge su scrutini, esami e fine annose non si rientra dopo il 18 maggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Ok del sindacato per l’accesso degli alunni alla classe successiva, con recupero dei debiti dal settembre prossimo e con lo stesso personale in questo momento impegnato, ma NO al recupero del tempo scuola trascorso. Anief chiede di delegare gli organi collegiali per la valutazione di quanto fatto in ogni classe, istituto. Sulla maturità, esame orale in video-conferenza o rinvio in autunno, basta decidere presto.L’ultima bozza del documento contiene importanti novità per l’anno scolastico in corso e l’inizio del prossimo, riguardo valutazioni, scrutini ed Esami di Stato.Per quanto riguarda l’ammissione alla classe successiva, ai docenti viene detto, stando all’attuale testo del Decreto Legge, che “possono prevedere la definizione dell’eventuale recupero degli apprendimenti per gli alunni delle classi intermedie in tutti i cicli di istruzione relativi all’anno scolastico 2019/2020, nel corso dell’anno scolastico successivo a decorrere dal 1° di settembre 2020, quale attività didattica ordinaria”. In pratica, se dovesse passare questa parte del testo, si dà indistintamente il via libera agli alunni per l’accesso alla classe successiva, dando loro la possibilità di recuperare poi a partire dal mese di settembre 2020.Implicitamente, quindi, le valutazioni di queste settimane, realizzate in “remoto” attraverso la teledidattica, spesso anche con mezzi di fortuna, e con disparità notevoli in fase di fruizione per via del digital divide, vengono saggiamente ridimensionate: pur avendo bene chiaro la connotazione docimologica delle formazione, a prescindere dal mezzo e dalle modalità adottate, su quali basi, anche giuridiche, poggerebbe un’interrogazione o un compito realizzato senza avere certezze sulla regolare esecuzione da parte del discente? Ma soprattutto, con quali criteri razionali si potrebbe valutare in modo negativo uno studente volenteroso e meritevole, però penalizzato da oggettivi problemi di accesso e di gestione delle tecnologie informatiche?Appare condivisibile, partendo da questo assunto, l’ammissione indistinta alla classe successiva. Come appare inevitabile la decisione di adottare una deroga alle norme sugli esami conclusivi di Stato, quindi al decreto attuativo della Buona Scuola n. 62 dell’aprile 2017, sia per gli esami conclusivi della scuola media sia per quelli della maturità.Per l’esame di scuola media, in particolare, tutti i passi normativi che riguardano i criteri di ammissione all’esame “vengono derogati. In pratica non ci saranno non ammessi”, scrive la stampa specializzata. Di fatto, “sulla base dell’evolversi dell’emergenza sanitaria, il Ministero potrà derogare gli articoli 8 e 10 del Decreto legislativo del 13 aprile n 62”, arrivando anche a “procedere all’eliminazione di una o più prove, rimodulando anche le modalità di attribuzione del voto finale” e a “sostituire l’esame di Stato con una valutazione finale da parte del consiglio di classe”. Inoltre, le modifiche all’esame saranno prese sulla base delle future decisioni circa il rientro o meno a scuola in seguito all’emergenza Coronavirus.Sulla maturità, solo per l’anno scolastico in corso, si andrebbe a derogare il comma 2 dell’articolo 13 del Decreto legislativo del 13 di aprile 2017 sull’ammissione dei candidati agli esami di Stato, rispetto alla frequenza di tre quarti del monte ore annuale, alla partecipazione alle prove Invalsi, allo svolgimento delle attività di alternanza, alla votazione non inferiore ai sei decimi. Poi, in caso di rientro a scuola prima del 18 maggio, si procederà ad una maturità “light” con seconda prova a carattere nazionale sostituita da una prova predisposta dalla singola commissione di esame, affinché detta prova sia aderente alle attività didattiche in concreto svolte nel corso dell’anno scolastico. Se invece si dovesse tornare a partire dal 18 maggio prossimo, in questo caso si deduce che per ragioni sanitarie gli esami non potranno svolgersi in presenza, con l’eliminazione delle prove scritte di esame e la sostituzione con un unico colloquio, da attuare per vie telematiche, stabilendone contenuti, modalità e punteggio e specifiche previsioni per i candidati esterni.

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Scuola: Campidoglio, attivato sostegno a distanza per alunni disabili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Attivato il sostegno a distanza per gli alunni disabili degli istituti di Roma Capitale.Spetterà ai Municipi, in qualità di stazioni appaltanti, il compito di stipulare gli accordi con gli Operatori economici affidatari dei servizi.Gli stessi operatori economici lavoreranno, insieme agli Istituti Comprensivi, alla progettazione, stabilendo le modalità di funzionamento dei servizi forniti, le attività educative svolte, le misure organizzative adottate, nonché le specifiche attività di sostegno alla didattica in relazione ai singoli alunni.Saranno redatti progetti individuali per supportare gli alunni disabili in percorsi condivisi, nell’ambito del PEI (Piano Educativo Individuale), con il coinvolgimento degli OEPA in attività svolte “a distanza”, in supporto e in coordinamento con le attività dei docenti curriculari e di sostegno.Nelle Scuole dell’infanzia capitoline, la co-progettazione sarà attuata tra Operatore economico e il servizio scolastico, rappresentato dalla POSES responsabile di ambito.
“Prosegue l’impegno di Roma Capitale verso tutti i cittadini – dichiara la sindaca Virginia Raggi – e specialmente nei confronti dei soggetti più fragili. Con questo provvedimento rispondiamo ad esigenze concrete delle famiglie con bambini con disabilità e garantiamo i posti di lavoro degli operatori chiamati a svolgere questo importante compito.”“Sin dalla chiusura delle scuole abbiamo pensato ad adottare provvedimenti specifici per l’erogazione del servizio educativo di sostegno alla disabilità, valutando la possibilità di trasformare le ore di assistenza educativa scolastica in interventi domiciliari, ma l’aggravarsi della situazione nazionale, ha reso necessario sospendere questa disposizione per tutelare la salute degli alunni e degli stessi operatori” ha affermato l’assessore alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Veronica Mammì. “Restava però l’esigenza, e abbiamo continuato a lavorare su possibilità alternative, giungendo a questa possibilità concreta di intervento, che garantisce i diritti degli alunni con disabilità, tutelando la sicurezza sia dei ragazzi che dei lavoratori. In questo momento è determinante mantenere uno spirito di comunità, e offrire possibilità di sostegno concreto ai più fragili. Lavoriamo senza sosta perché nessuno si lasciato solo.”

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Assegni clonati o falsificati e risarcimenti: le banche possono prevenire entrambi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Vedersi addebitare 5.000 euro per un assegno mai emesso. Si tratta di una frode che miete numerose vittime inconsapevoli del fatto che per clonare un assegno ne sono sufficienti i dati. Accade magari che, rispondendo ad un annuncio su un sito web, il venditore richieda una foto dell’assegno compilato come “garanzia di effettivo interessamento”.
In casi del genere, i Collegi dell’Arbitro Bancario Finanziario considerano il cliente corresponsabile per aver inviato i dati dell’assegno ad una terza persona in assenza di necessarie verifiche e di ogni controllo. Di conseguenza, il risarcimento è dimezzato in via equitativa in virtù di un concorso di colpa che fa ricadere il caso nella fattispecie dell’art. 1227, comma 1 del Codice Civile.
Ma esistono pareri diversi. Il D. M. 3/10/2014, n. 205 (“Regolamento recante presentazione al pagamento in forma elettronica degli assegni bancari e circolari”, pubblicato in G.U. Il 6/3/2015) ed il Regolamento Banca d’Italia del 22/3/2016 (pubblicato in G.U. il successivo 30 aprile unitamente all’Allegato tecnico ed entrato in vigore il 15 maggio) hanno dato attuazione alla modifica del R. D. 21/12/1933, n. 1736 (“Legge Assegni”), nella parte che disciplina la presentazione al pagamento degli assegni bancari e circolari introdotta dal D.L. 13/5/2011 n. 70 (“Decreto Sviluppo”), convertito, con modificazioni, dalla L. 12/7/2011, n. 106.
La Legge Assegni ora prevede che:
– l’assegno bancario e l’assegno circolare possono essere presentati al pagamento sia in forma cartacea che elettronica (art. 31, comma 3 e art. 86, comma 1);
– il protesto o la constatazione equivalente possono essere effettuati in forma elettronica sull’assegno presentato al pagamento in forma elettronica (art. 61, comma 3);
– le copie informatiche di assegni cartacei sostituiscono ad ogni effetto di legge gli originali da cui sono tratte se la loro conformità all’originale è assicurata dalla banca negoziatrice mediante l’utilizzo della propria firma digitale (art. 66, comma 2).
L’art. 2, comma 2, del Decreto Mef sancisce: “si ha presentazione in forma elettronica quando il trattario [in caso di assegno bancario] o l’emittente [in caso di assegno circolare] ricevono dal negoziatore l’immagine dell’assegno unitamente alle informazioni previste dal regolamento della Banca d’Italia”.
L’importo di 5.000 euro non è casuale, ed è il limite cui si negoziano gli assegni bancari e postali in “check truncation”, ossia senza che il titolo venga subito materialmente presentato in diretta o in Stanza di compensazione bensì inviando alla banca trattaria messaggi elettronici contenenti le informazioni necessarie per la sua estinzione. Per gli assegni circolari non vi è invece limite di importo (art. 7 Regolamento Banca d’Italia). Una procedura che consente una notevole velocità del sistema di compensazione e un forte taglio dei costi. Si tratta però di un accordo interbancario che non intacca i doveri di professionalità e di diligenza che devono portare ad adottare ogni opportuna cautela volta a ridurre i rischi e la conseguente responsabilità patrimoniale degli istituti. Se ci fosse l’immediata materiale trasmissione del titolo, la banca si accorgerebbe della firma palesemente falsa, e i rischi derivanti dalla scelta di non verificare immediatamente gli
assegni non devono ricadere sul correntista.
Sulla questione si era pronunciato già l’ombudsman bancario (Decisione 3771/2006) sancendo anch’esso il principio secondo il quale la procedura interbancaria della check truncation non deve comportare conseguenze pregiudizievoli per la clientela, atteso che la banca trattaria esegue il pagamento di un assegno bancario su ordine e per conto del traente sulla base del rapporto di provvista e della convenzione di assegno.
Insomma, le banche possono far funzionare la Stanza di compensazione con la copia digitale del titolo e non solo coi dati, consentendo la verifica di ciascun assegno. Se non lo fanno, sono responsabili in toto per i danni provocati. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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La Sony assicura la prima generosa donazione del settore privato all’appello dell’UNHCR per rispondere al COVID-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con entusiasmo l’annuncio della Sony di istituire un fondo mondiale di soccorso per l’emergenza COVID-19 (“Sony Global Relief Fund for COVID-19”), mediante cui sarà effettuata una donazione di 3 milioni di dollari da destinare alla protezione dei rifugiati dalla minaccia della pandemia. Si tratta del primo contributo di rilievo elargito dal settore privato a favore dell’appello lanciato dall’UNHCR per rispondere all’emergenza COVID-19. La disponibilità di finanziamenti tempestivi e flessibili è fondamentale per consentire alle operazioni dell’UNHCR sul campo di prepararsi a rispondere alla pandemia da COVID-19 e prevenire la diffusione del virus tra i rifugiati e le comunità che li accolgono.
Mediante il fondo da 100 milioni di dollari “Sony Global Relief Fund for COVID-19”, la Sony garantirà il proprio aiuto in tre aree: assistenza a singole persone e organizzazioni impegnate in prima linea in ambito sanitario e di pronto intervento, quali l’UNHCR, sostegno a bambini ed educatori che attualmente sono costretti a lavorare da remoto, e sostegno agli artisti attivi nell’industria dello spettacolo, gravemente danneggiata dalla diffusione del virus.In occasione del lancio del fondo contro l’emergenza, Kenichiro Yoshida, Presidente e Amministratore Delegato Sony, ha dichiarato: “Per superare le sfide senza precedenti che la società sta affrontando su scala globale, in qualità di azienda di rilievo mondiale, faremo tutto quanto in nostro potere per assicurare sostegno a coloro che lottano in prima linea per contrastare il COVID-19, ai bambini che rappresentano il nostro futuro, e al mondo dello spettacolo colpito dalla crisi”.Il 26 marzo 2020, nell’ambito dell’appello delle Nazioni Unite contro la crisi, l’UNHCR ha lanciato la raccolta di 255 milioni di dollari da destinare in via prioritaria alle esigenze di quei Paesi che necessiteranno di interventi specifici in risposta alla pandemia da COVID-19. Sebbene il numero di casi di contagio da COVID-19 registrati e confermati tra i rifugiati resti basso, oltre l’80 per cento della popolazione rifugiata mondiale e quasi la totalità degli sfollati interni vivono in Paesi a reddito basso o medio, molti dei quali sono dotati di servizi medici, idrici ed igienico-sanitari inadeguati. L’UNHCR continua a intensificare gli interventi sul campo più urgenti. Tuttavia, per conseguire tale risultato, sono necessari quanto prima finanziamenti tempestivi e flessibili. Dal 2007, la Sony sostiene il lavoro dell’UNHCR a favore di coloro che sono costretti a fuggire da guerre e persecuzioni. In partenariato con Japan for UNHCR, la Sony ha offerto donazioni in natura di materiali audio-visivi in Africa e svolto attività di sensibilizzazione quali il patrocinio del Refugee Film Festival promosso dall’UNHCR, dal 2007 al 2019, nonché di coinvolgimento del personale in maratone di raccolta fondi.

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Autotrasporto, Serbassi (Fast-Confsal): “Pronti a tutto per tutelare la sicurezza dei lavoratori”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

“Con l’emergenza Coronavirus l’autotrasporto sta vivendo uno dei momenti più drammatici della sua storia: difficoltà a superare i confini, restrizioni sugli spostamenti interni, crollo dell’attività dovuto alla chiusura di moltissime attività, enormi ritardi dei pagamenti dei committenti. Siamo dunque favorevoli a qualsiasi tipo di sostegno economico a tutela del settore. Ma questo non significa consentire alle aziende di mettere a rischio la vita dei lavoratori e di comprimere ulteriormente i diritti, già ridotti all’osso, degli autotrasportatori”. Questo il commento di Pietro Serbassi alla richiesta fatta pervenire al governo dalle associazioni datoriali per ottenere altre deroghe sui tempi di guida e di riposo per il personale viaggiante”. “Le proposte contenute nella lettera inviata da 12 associazioni datoriali ai capi di gabinetto dei ministeri dei Trasporti, della Salute e dell’Interno – afferma Serbassi – sono totalmente inaccettabili. Quello dei trasporti è un settore in cui i tempi di guida e di disposizione sono già al limite durante i periodi normali, l’emergenza Covid-19 non può assolutamente comportare un’ulteriore stretta che avrebbe ripercussioni pesanti per la sicurezza dei lavoratori e la già problematica circolazione dei cittadini. Come se non bastassero la direttiva comunitaria ed il CCNL in vigore ad imporre ai trasportatori impegni settimanali di circa 60 ore, che rendendo sufficientemente mobili e difficoltose le fruizioni dei riposi, oggi arriva un’ulteriore domanda di peggioramento”. “La Fast Confsal – spiega il Segretario Generale – ritiene che, in una condizione di criticità come quella che stiamo vivendo, in cui i drivers stanno dando il massimo della professionalità e dell’impegno sociale, non è assolutamente utile né necessaria un’altra deroga. Occorre, invece, garantire il movimento delle sole merci con reali priorità (medicinali, approvvigionamenti sanitari ed ospedalieri, alimenti, carburanti) rispetto ad altri materiali non di primaria necessità. “Per questo – conclude Serbassi – invitiamo tutti i soggetti firmatari a mostrare un maggiore senso di responsabilità e a condividere lo slogan “io resto a guidare”, che equivale ad affermare la necessità di non bloccare le filiere economiche necessarie a difendere l’Italia dal Coronavirus. Siamo pronti ad affrontare ogni problema della movimentazione merci con istituzioni, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali, ma non siamo disposti a rinunciare alla sicurezza delle maestranze del settore, che va difesa anche a costo del conflitto collettivo”.

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Tempo di riflessione e di scelte…

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

In questo tempo tragico di pandemia, vengono alla mente e al cuore le parole straordinarie e profetiche di San Giovanni Paolo II. Era l’Anno della Redenzione, Domenica 25 marzo 1984 nel Giubileo delle Famiglie quando egli pronunciò questa preghiera e questo accorato appello nell’Atto di Affidamento e di Consacrazione del Mondo Al Cuore Immacolato di Maria per la salvezza dell’umanità. Con lo sforzo, l’impegno da parte di ciascuno e non pochi sacrifici, riusciremo a combattere anche questo terribile male. Ma ci chiediamo quale sia il senso di quanto sta accadendo. Possiamo avere una risposta nelle parole del Cardinale Angelo Comastri con cui iniziava il Rosario il 31 marzo scorso su TV2000: “La Madonna ci ottenga il dono della luce per capire la lezione che ci viene da questa epidemia. Prima di tutto è un invito a fare un bagno di umiltà, per capire che siamo piccoli e fragili, e tutti abbiamo bisogno di aggrapparci ad una roccia, e La Roccia è soltanto Dio! Non dimentichiamolo! Poi, è un invito ad uno stile di vita più sobrio, più rispettoso nei confronti della creazione, che ha delle leggi ben precise, che vanno rispettate, altrimenti ci facciamo del male con le nostre stesse mani. Se mettiamo la mano sul fuoco, il fuoco non è cattivo; stolti siamo noi che mettiamo la mano sul fuoco! Ed infine, è un invito a riscoprire il vero senso, il vero significato della vita. La vita non è un gioco ma è un impegno per preparare il biglietto per entrare nella vera Festa che è al di là di questa vita! E nella festa si entra soltanto con il biglietto della bontà, il biglietto della Carità, che va preparato quaggiù, con una vita buona, subito, ora. Se vivessimo così la vita, saremmo felici fin da quaggiù”. È tempo di ritrovare la strada per Dio che i più hanno perso, ciò che è essenziale e il bene vero. Proviamo a metterci “dalla parte di Dio”: cosa ne abbiamo fatto dei Suoi Comandamenti? E delle vite che dovevano nascere e non essere abortite? Cosa ne abbiamo fatto del Matrimonio e i Suoi doni straordinari come il Battesimo, l’Eucarestia e la vita Eterna? Il Signore vuole salvarci e cerca il nostro cuore! Ma tocca a noi. Chiediamo perdono, preghiamo per tutti e aiutiamoci gli uni gli altri. Dio ci aiuterà a trovare un valido rimedio. (by Don Stefano Tardani)

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L’Europa che stiamo perdendo: Il caso dell’Ungheria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Riprendiamo sia pure in “formato ridotto” l’articolo, che ci ha inviato il giornalista Agostino Spataro, in merito ai recenti accadimenti europei e una sua riflessione sull’argomento partendo dall’Ungheria. Per chi vorrà conoscerlo meglio e seguirlo potrà collegarsi a https://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_Spataro. “La decisione del Parlamento ungherese di conferire al premier Orban poteri eccezionali per affrontare l’emergenza Covid 19 é gravissima e inaccettabile. Per capire e informare su ciò che- da tempo- accade in Ungheria non basta scrivere frettolosi articoli pre-confezionati come fanno alcuni inviati dall’Italia, ma fermarsi e cercare di capire le ragioni più profonde del successo elettorale di Orban e della sconfitta della sinistra cui per ben 4 volte (dopo l’89) gli elettori ungheresi affidarono la responsabilità di guidare il governo.Orban mira a collocarsi nel mezzo, a candidarsi come mediatore fra le due entità. Anche per recuperare appieno la fiducia del PP. La forza dei numeri e l’investitura di Donald Trump (ricevuta il 13 maggio scorso a Washington) potrebbero fare di Victor Orban l’ago della bilancia del centro- destra europeo e, sicuramente, il leader dell’area populista. Ruolo cui aspirano in tanti: dalla Le Pen a Matteo Salvini. L’assenza dei rappresentanti di Fidesz a Milano conferma l’esistenza all’interno dell’area populista di questa sorda contesa. Ma i sostenitori di Orban non hanno dubbi: a lui spetta la leadership. Secondo il quotidiano magiaro (https://magyarnemzet.hu/…/diplomaciai-nagyuzem-az-unios-va…/ ), filo governativo, l’Ungheria è oggi una “grande fabbrica” della diplomazia europea e internazionale. E qualche ragione l’hanno. Certo, in ciò c’è l’enfasi della compiacenza mediatica verso il potente di turno (cosa che accade dovunque nel mondo), tuttavia la pretesa non è da sottovalutare. Negli ultimi tempi, Orban si è reso protagonista di una vera offensiva diplomatica. Un turbinio d‘incontri al massimo livello con i principali leader internazionali: da Putin a Ching-Ping, dal premier israeliano Netanyau, costruttore di muri e tenace persecutore delle popolazioni palestinesi, al reazionario presidente brasiliano Bolsonaro, al recentissimo ricevimento di Trump, a Washington, di cui si è detto. Con queste solide relazioni internazionali e con il PIL in crescita del 4,9 %, un saldo positivo della bilancia commerciale di circa 6 miliardi di euro e una disoccupazione (dichiarata) al 3%, (fonte: dati 2018, da Infomercati- Min. Esteri/Italia, 2019), Orban naviga piuttosto tranquillo (come qui molti prevedono) verso la riconferma del 50% nel voto di domenica prossima. Bloccarlo è difficile, tanto più se si continua a combatterlo soltanto con gli insulti, con i luoghi comuni. Senza sforzarsi d’indagare le ragioni del suo successo, le motivazioni di questa massa di elettori che, puntualmente, votano Fidesz.
Perché il successo di Orban, creatura politica di Soros, oggi suo acerrimo nemico? Anche qui: che cosa hanno visto l’uno dell’altro che noi non sappiamo? L’equivoco sul “sovranismo”: la sovranità è un valore non una colpa da emendare. Ma torniamo al populismo che consiglio di non chiamare “sovranismo” perché si fa un altro favore ai populisti. Sovranismo? Che cosa vuol dire?
Si tratta, infatti, di una specie di “parola d’ordine” ripetuta ossessivamente sulla stampa. Impartita da chi? Il risultato potrebbe essere controproducente. Infatti, non basta un “ismo” per dileggiare la sovranità popolare ossia una delle più grandi conquiste della Storia, a base della nostra vigente Costituzione. La sovranità nazionale è un valore fondante e condiviso e non una colpa da emendare, da espiare. In realtà, non si vuole la corresponsabilità, la condivisione dei progetti, ma solo fiaccare, indebolire la sovranità nazionale dei popoli europei destinati ad accodarsi ai disegni egemonici delle superpotenze economiche e militari.
A mio parere, i populismi sono anche conseguenza del grande vuoto, sociale e politico, lasciato dalla sinistra riformista e/o socialdemocratica, inopinatamente, passate dal campo del mondo del lavoro a quello del capitalismo neoliberista e globalista. Mai come oggi il conflitto capitale/lavoro è stato così acuto e asimmetrico, a favore del primo.In questo spazio, animato da masse di cittadini senza un lavoro certo, con meno diritti, abbandonati al loro destino, si sono inseriti, con discorsi ingannevoli, i movimenti, i partiti populisti, i gruppi della destra neofascista, mietendo insperate adesioni e disperati consensi elettorali. E ora siamo qui, in attesa del voto, sperando che l’elettorato non rafforzi loro e indebolisca l’Europa.
Aggiungo, da giornalista”senza giornale”, che non è vero che, dopo l’89, il popolo ungherese ha compiuto una sorta di opzione nazionalista, sciovinista perfino.In sostanza, quegli stessi ungheresi che oggi votano Orban (48,9%), taluni anche il Jobbik (un partito reazionario, al 19,6%) non ebbero pregiudizio verso la sinistra, anzi la preferirono.Il ripensamento nacque quando irruppe sulla scena Victor Orban il quale abbracciò, in modo spregiudicato, le bandiera del populismo, del vittimismo e dell’anticomunismo.
Al centro del suo discorso pose le paure di perdere l’identità nazionale, dopo avere perso gran parte del territorio nazionale (Trianon). Il Fidesz, sospinto dal partito ultradestra Jobbik, divenne il campione della riscossa magiara contro i “torti” storici, contro le ingiustizie provocate dalla vecchia Europa del primo dopoguerra e da quella attuale, unitaria, con capitale Bruxelles.Per contro abbiamo una “sinistra” ungherese debole e divisa e carica di errori.Tuttavia, la sua fortuna politica fu agevolata dagli errori della sinistra nella gestione governativa e, soprattutto, dall’attuazione del programma di privatizzazioni dei settori portanti dell’economia ( dalle industrie alle catene commerciali, dall’immobiliare alle strutture alberghiere, ecc,) a favore di capitali provenienti dalle multinazionali europee e d’oltreoceano, ma anche da Russia e Cina. E da altre fonti. Come dire, se ai propri meriti si aggiungono i demeriti altrui il trionfo è assicurato.
In questi giorni, a piazza degli Eroi, il luogo più patriottico e visitato di Budapest, è possibile ammirare 72 bandierine di altrettante città (perdute o sottratte) che vanno dalla Transilvania (oggi rumena) alla Slovacchia, dalla Croazia alla Serbia. A questi ungheresi irredenti Orban ha concesso la doppia cittadinanza, una serie di agevolazioni commerciali e il diritto di voto per le consultazioni magiare. Oltre mezzo milione di elettori che fanno la differenza. Anche questo è un aspetto serio del problema. E inutile dire che su tali “ingiustizie” continuano a soffiare i demagoghi di tutte le risme, gli irredentisti nostalgici, la destra di Jobbik e ancor di più il Fidesz di Orban il quale, per non farsi scavalcare, alza la posta, con il consenso dei vertici della chiesa cattolica.Nonostante le gravi difficoltà attuali, questo percorso può essere ripreso e concluso con successo. L’Europa può ridiventare una bandiera, una speranza per le nuove generazioni, per tutti i popoli europei per un futuro di pace e di solidarietà.
Se si vogliono battere il populismo e isolare le destre fascisteggianti, la sinistra (quella autentica), insieme a tante altre forze sinceramente europeiste devono rioccupare gli spazi perduti e intraprendere, dopo il voto, uno sforzo congiunto per un serio processo di riforma delle politiche e delle istituzioni europee. E’ assurdo che voteremo per un Parlamento che non ha poteri legislativi ampi e vincolanti; così com’è incomprensibile che i vertici, il governo della U.E., siano nominati e non eletti. Così come sono, dette istituzioni non servono granché, tranne che agli addetti ai lavori. La regola aurea della democrazia recita: senza controllo democratico ogni potere può trasformarsi in abuso.
E’ inutile girarci intorno. L’Europa è assediata non tanto dai migranti (che vanno accolti nella solidarietà e nella legalità), quanto da mire e disegni d’influenza di potenze e superpotenze vecchie e nuove. Così come è stata progettata, costruita e diretta, l’U. E. non ha un futuro certo. Continuerà a oscillare, a districarsi fra una decadenza che sembra ineluttabile e una sorta di servitù volontaria dei suoi ceti dirigenti, subalterni ai disegni delle oligarchie finanziarie e delle super potenze. Resterà impigliata fra tentazioni nazionalistiche autoritarie (la nuova destra eterodiretta) e malcelate dipendenze di forze europeiste importanti che sembrano aver rinunciato a battersi per un ruolo autonomo della nuova Europa. Talune fonti ci dicono che la fatale caduta avvenne perché quella mattina apparve sotto le possenti mura un supercannone che riuscì a sfondare i contrafforti e ad aprire diverse brecce che consentirono alle armate ottomane di dilagare dentro la città.Si dice anche che l’inventore di questo supercannone fu un ungherese di nome Orban.Ovviamente, ogni riferimento a fatti e a persone realmente esistenti è puramente casuale.” by Agostino Spataro

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Coronavirus, Labomar si riconverte per produrre gel igienizzante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Istrana (TV) Indispensabili, ma introvabili. E così i gel disinfettanti per le mani, presidio irrinunciabile per evitare la diffusione del contagio da Covid-19, sono ora prodotti anche da Labomar, che in tempi record ha adattato i macchinari della nuova linea di cosmetici e ha avviato la produzione della soluzione a base alcolica in due settimane.«Una produzione che non era nei nostri piani» ha commentato Walter Bertin, fondatore e AD di Labomar, l’azienda del trevigiano che produce integratori alimentari, dispositivi medici e, dallo scorso anno, cosmetici. «Ma riteniamo che chiunque abbia la possibilità di farlo sia tenuto a mettere la propria struttura produttiva al servizio del bene comune, anche se questo vuol dire modificare la propria strategia. Apparteniamo alla filiera farmaceutica, e siamo tra le aziende che continuano a lavorare a pieno regime. Per garantire la sicurezza dei nostri collaboratori abbiamo innalzato ulteriormente i nostri livelli di sicurezza e vista la carenza di gel disinfettante, un prodotto semplice ma purtroppo quasi introvabile, abbiamo deciso di realizzarlo noi. Ce lo chiedevano in tanti e lo abbiamo sentito come un dovere, per preservare la salute di tutti.»I flaconcini da 50 ml (a cui presto si aggiungeranno anche quelli da 80 ml e 300 ml) saranno donati alle istituzioni locali e distribuiti attraverso la farmacia “di famiglia”, la farmacia Bertin di Istrana. Gli ordini su larga scala, sopra i 2.000 pezzi, saranno gestiti direttamente da Labomar con distribuzione in tutta Italia. La linea, che sarà operativa fino a quando continuerà l’emergenza Coronavirus, può produrre fino a 80 mila pezzi a settimana.

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