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Coronavirus e risposta ospedaliera nella Capitale e in ambito regionale

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

Roma “Il modello di risposta ospedaliera della citta’ metropolitana e dei capoluoghi di provincia finora ha retto in modo egregio, i dati ci danno ragione. Non c’e’ stato alcun rifiuto e alcuna incapacita’ di gestire situazione di criticita’. Ora, pero’, e’ importante non smantellarlo perche’ sono certo che questa epidemia ci accompagnera’ per tutto l’autunno e l’inverno prossimo, fino a che non ci sara’ un vaccino in grado di debellare il virus”. Lo ha detto il direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma, in un colloquio Skype con l’agenzia Dire. La struttura del quadrante a Nord della Capitale e’ un Hub della terza fase di gestione dell’emergenza Covid-19 messa in campo dalla Regione Lazio. Dispone di 50 posti letto covid e 32 posti di terapia intensiva. “E’ una delle dotazioni piu’ cospicue di tutta la rete romana”, ha sottolineato Marcolongo, ricordando che “fin dall’inizio il Sant’Andrea e’ stato interessato come ospedale Covid di riferimento. All’inizio abbiamo attivato un pre-triage con 8 tende esterne e abbiamo cercato di svuotare il Pronto soccorso, che e’ stato poi destinato ai pazienti covid. E’ stata un’operazione non facile, che ha richiesto una grande attenzione e disponibilita’ professionale”.
Inoltre “sono stati differenziati i percorsi per i pazienti chirugici – ha continuato Marcolongo – e abbiamo dedicato 22 posti letto all’area pneumologica, per i pazienti che hanno bisogno di riabilitazione o dopo lo svezzamento della terapia intensiva. Infine, abbiamo attivato subito un laboratorio per i test e nell’ultima settimana e’ stata ampliata la capacita’ dell’offerta, rendendo piu’ efficiente individuare i portatori sani, che si trovano anche tra gli operatori e non solo tra i cittadini”. Il direttore generale si dice “certo” che l’emergenza proseguira’ per tutto l’anno, almeno finche’ non sara’ pronto un vaccino. Per questo “e’ fondamentale far convivere nelle nostre organizzazioni ospedaliere i percorsi Covid e non Covid, perche’ i pazienti ci saranno ancora. Se la copertura e’ circa del 10 per cento della popolazione, non e’ che il virus sparisce all’improvviso. Non bisogna quindi smantellare le strutture costruite, ma magari ridimensionarle. Anche lo sviluppo delle app, con la possibilita’ per i medici di seguire i pazienti a domicilio, e’ fondamentale per ridurre l’impatto sulla rete ospedaliera”.
Marcolongo e’ infine scettico sull’opportunita’ di estendere il test a tutti i residenti del Lazio. “Quale test? La procedura del tampone e’ piuttosto laboriosa, richiede circa 6 ore, e anche i metodi rapidi non hanno portato successo. Piuttosto credo che i test seriologici, nonostante i dubbi, siano uno strumento efficace. E’ importante identificare chi e’ gia’ guarito, chi non lo e’, e chi e’ in dubbio. Non a caso anche altre Regioni lo hanno gia preso. Posso dire che anche noi l’abbiamo gia’ preso. Abbiamo fatto il tampone a tutto il personale e lo monitoriamo con la sierologia. A dimostrazione che lo abbiamo gia’ acquisito come metodo di monitoraggio permanente”. (Fonte agenzia Dire)

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