Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

“Stop classes, but don’t stop learning”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

È questo il messaggio che arriva dal MIUR nelle parole della Ministra Azzolina che ha presentato martedì il nuovo decreto sulla scuola per rispondere all’emergenza COVID-19 (La Repubblica). Stiamo vivendo la più grave emergenza educativa su scala globale del XXI secolo. Oggi sono 188 i Paesi in cui le scuole sono chiuse, e ammonta a 1.54 miliardi il numero di studenti impossibilitati ad andare a scuola a causa delle chiusure imposte dai governi dei rispettivi paesi (UNESCO). Siamo di fronte a un lockdown che riduce le possibilità di imparare per l’89% degli studenti del mondo, con il rischio che si produca un forte rallentamento nell’apprendimento, un drammatico aumento dell’abbandono scolastico e un complessivo acuirsi dei tassi di povertà educativa già elevati su scala globale (World Bank). In tutto il mondo si discute delle disuguaglianze educative che questa crisi sta generando, ma anche delle possibilità che consentono di contrastarle e di rimediare dove possibile. L’accelerazione digitale prodotta da questa situazione straordinaria può rappresentare un’occasione per innovare l’educazione, i suoi strumenti e i suoi linguaggi (World Economic Forum).In Italia come altrove la chiusura delle scuole impatta in modo diseguale le diverse fasce della popolazione. Le misure di distanziamento sociale obbligano i ragazzi a restare chiusi in casa, spesso con spazi insufficienti, scarsa connessione wifi, nessuno o pochi dispositivi digitali (New York Times). A incidere inoltre sui percorsi di apprendimento sono le competenze e il tempo libero dei rispettivi genitori. La condizione di restrizione nelle mura domestiche e l’homeschooling forzato, insomma, oltre a offrire minori occasioni di crescita se non addirittura nei casi peggiori sfociare persino in conflitti o violenze domestiche, polarizza e fa perdere contatto coi più fragili: come scrive il ricercatore sociale Stefano Laffi, rompe quel principio di fratellanza e sorellanza che è sempre stato una risorsa preziosa nei momenti di emergenza ed è ora paradossalmente vietato dal rischio di contagi (Gli Asini). Per molte famiglie un aiuto arriva dall’esterno, ossia dalla scuola che, in questo contesto, prova ad assicurare lezioni online per i propri studenti. Ma anche la didattica a distanza non è ugualmente accessibile di fronte a barriere tecnologiche che ne impediscono l’accesso. A mancare sono le connessioni internet e le dotazioni di device digitali per poter accedere alle lezioni che si svolgono su piattaforma web. Oltre 1/3 delle famiglie non possiede né un computer né un tablet (ISTAT). Per chi possiede solo un telefono, le possibilità di fruizione sono ridotte, proprio a causa della minor duttilità degli smartphone (cheFare). Le lezioni a distanza sembrano non bastare ma vanno accompagnate da una dimensione esperienziale e relazionale per dare seguito ai processi di apprendimento (Doppiozero). (fonte: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)

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