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Il Covid-19 genera panico anche sui mercati

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

A cura di Paolo Paschetta, Country Head Italia di Pictet Asset Management. La crisi che abbiamo iniziato ad attraversare è senza precedenti nell’era contemporanea. A differenza della maggior parte delle altre crisi degli ultimi 20 anni, non deriva da una crepa nel sistema economico o finanziario, ma è scaturita da un fattore totalmente esogeno, una gravissima emergenza sanitaria globale. Al momento i mercati stanno scontando un impatto del -3,5% sul PIL globale per il 2020, coerente con lo scenario intermedio stimato dalla World Bank (in uno studio del 2006 sulle Pandemie) e simile alle ultime stime degli economisti di Pictet AM. Le attese sono inoltre di un calo degli utili aziendali prossimo al 30%. In un contesto come quello descritto il panic selling è purtroppo la norma. È fuga dagli attivi percepiti come rischiosi perché gli investitori stanno rispondendo al più comune tra i bias cognitivi della finanza comportamentale, ovvero l’avversione alla perdita: la motivazione a evitare una perdita è due volte più potente della motivazione a realizzare un guadagno secondo la teoria dei premi Nobel Daniel Kahneman e Amos Tversky. Questo bias cognitivo impedisce, da un lato, di vedere gli attuali ribassi come opportunità di ingresso e, dall’altro, fa scappare quelli che sono già investiti, di fatto, escludendoli dai potenziali rialzi successivi (molto probabili) e, dunque, da occasioni di guadagno anche importanti.L’ultimo decennio d’altronde, quello del ciclo più lungo della storia, è stato caratterizzato da performance eccezionali di tutte le asset class: l’equity ha segnato tra il 100 e il 200% e l’obbligazionario tra il 50 e il 100%. Ma è stato anche il meno amato di sempre: prova ne sia il 2019, anno in cui un portafoglio bilanciato avrebbe reso di più che in qualsiasi altro anno dal 1980 e in cui, mentre i mercati azionari hanno restituito un rendimento tra il 25 e il 30%, i fondi azionari in Italia hanno segnato una raccolta negativa per oltre 2,4 miliardi (https://bit.ly/343TYF7). Globalmente, i deflussi dai fondi azionari nel 2019 ammontavano a circa 200 miliardi di dollari. La ragione di questa prudenza è da rintracciare nell’andamento dei mercati finanziari nell’ultima parte del 2018 che ha visto quasi tutte le asset class chiudere con il segno negativo e, di conseguenza, tutti gli investitori con qualsiasi profilo di rischio perdere.
Un’analisi della rivista Advisors Perspective calcola, per esempio, che oltre il 70% delle perdite accumulate dagli investitori dell’S&P 500 negli ultimi 35 anni dipendano da dieci periodi di crolli molto brevi (limitati a un mese) recuperati nell’85% dei casi in tre mesi e nel 93% entro un anno. Che sia stato il panico a generare le perdite lo dimostra il tasso di deflussi che nei periodi di crisi passa dal 2,7% mensile al 5,16% sul principale listino americano (https://bit.ly/342vlsB). I dati storici confermano che gli investitori che non sono usciti dal listino nel corso dell’anno successivo, ne hanno beneficiato (in nove casi su dieci, l’eccezione è il crollo delle Twin Towers nel settembre 2001 in cui il mercato ha necessitato di più tempo per ritornare ai valori pre-crisi).
Soprattutto in un contesto di elevata volatilità come quello attuale, la tempistica con cui si effettua un investimento può avere un impatto significativo sui risultati conseguiti, come ci insegna il passato. Spalmare il proprio investimento nel tempo riduce il rischio di incappare in un punto di ingresso sfavorevole. A tal proposito, i benefici di un PAC rispetto a un investimento in un’unica soluzione (PIC) sono maggiori per i piani partiti durante fasi di correzione dei mercati. Ipotizzando, per esempio, un PAC partito il primo gennaio del 2008, alla vigilia del fallimento di Lehman Brothers, questo avrebbe permesso di limitare le perdite dovute al calo subito dai mercati nel corso dell’anno, senza rinunciare a beneficiare del successivo rimbalzo delle Borse (la simulazione è stata effettuata prendendo come oggetto dell’investimento l’indice MSCI World). (in abstract. fonte: Pictet Asset Management)

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