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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Archive for 17 aprile 2020

Necessario un concreto sostegno al terzo settore

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Il Terzo settore, pilastro portante della comunità, necessita di forme concrete e urgenti di sostegno per consentire ai volontari e agli operatori, in questa fase emergenziale e dopo, di operare in sicurezza e garantire la sopravvivenza di quel privato sociale che tutto il mondo ammira.
AIL, l’Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, Presidente Sergio Amadori, incontra in videoconferenza il Sottosegretario al Ministero del lavoro e delle Politiche sociali Sen. Stanislao Di Piazza e fa fronte comune insieme ad ACTIONAID, Delegato Segretario Generale Luca De Fraia, AIRC, Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, Direttore Generale Niccolò Contucci, AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, Presidente Francesco Vacca, EMERGENCY, Vicepresidente Alessandro Bertani, FIAGOP, Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica, Presidente Angelo Ricci, TELETHON, Responsabile Istituzionale Carlo Fornario e UNIAMO, Federazione Italiana Malattie Rare, Presidente Annalisa Scopinaro, presentando al Governo un documento di interventi urgenti per dare respiro economico agli enti, alle associazioni e alle organizzazioni del Terzo settore attraverso una gestione intelligente delle risorse, e garantire quindi la sopravvivenza del privato sociale che rappresenta una componente fondamentale del tessuto sociale ed economico dell’Italia. Ha partecipato all’incontro anche FNOPI, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, Portavoce Tonino Aceti.
“A nome di tutte le Associazioni che insieme hanno deciso di interpellare il Governo sulle istanze prioritarie riguardanti il Terzo settore – dichiara Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL – ringrazio sentitamente il Sen. Stanislao Di Piazza, per la sensibilità e disponibilità dimostrate nell’ascoltare e condividere le nostre richieste. Auspichiamo attraverso il suo supporto di ottenere al più presto gli aiuti necessari”.Il Terzo settore è importante non soltanto per la coesione e l’inclusione ma anche sul piano economico; depauperare questo capitale sociale sarebbe davvero un danno irrimediabile.Cinque le proposte avanzate dalle Associazioni:
1. Misure di sostegno finanziario attraverso l’istituzione di fondi per la copertura delle perdite economiche dovute alla drammatica contingenza. Necessario lo sblocco dei fondi rotativi di sistema e la creazione di un finanziamento a fondo perduto che assista le organizzazioni non profit.
2. Sblocco immediato del DPCM, pronto da mesi, che rivede la disciplina del 5 per mille. Urgente entro il mese di giugno erogare il 5 per mille 2018 e 2019, quasi un miliardo di euro già in bilancio.
3. Attuare provvedimenti volti a dare continuità alle attività di volontariato, mutuando ciò che già avviene con il Servizio Civile Nazionale, come la previsione di un assegno temporaneo di 440 euro con esenzione Irpef e previdenziale, copertura assicurativa e formazione.
4. Potenziamento del Servizio Civile universale attraverso lo stanziamento di risorse per mobilitare 80.000 giovani che nell’ultimo bando non hanno trovato posto per fare servizio di volontario. Serve reperire quindi 400 milioni di risorse aggiuntive ed emanare un bando con procedure straordinarie.
5. Potenziare il fondo di non autosufficienza al fine di fronteggiare le situazioni di maggiore isolamento e rischio e aiutare con interventi concreti le persone con disabilità.
A questi interventi vanno aggiunte le necessarie previsioni per le imprese con agevolazioni IVA per macchinari, reagenti, fondi agli ETS, approvvigionamenti di dispositivi protettivi e la prosecuzione assolutamente centrale del processo di riforma del Terzo settore.

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UE divisa pure sulla conclusione dell’anno scolastico

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

In caso di rientro a scuola dopo il 18 maggio o di non rientro per l’anno scolastico in corso, opzione più che mai probabile, si prevede sin d’ora che per ragioni sanitarie gli esami non possano svolgersi in presenza: il decreto stabilisce, quindi, l’eliminazione delle prove scritte di esame e la sostituzione con un unico colloquio, stabilendone contenuti, modalità e punteggio e specifiche previsioni per i candidati esterni. Anche per la formazione delle Commissioni d’esame, si conferma che la commissione sarà composta solo da docenti interni con il presidente esterno. Le ore minime di alternanza scuola-lavoro, oggi Pcto, e le prove Invalsi, non costituiranno requisito per accedere all’esame, anche se verranno considerate nel corso del colloquio le esperienze maturate nei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Non verrà tenuto conto, in ogni caso, del monte ore di presenza, dei debiti formativi e delle sanzioni disciplinari.
Nel caso non sia possibile svolgere gli esami in presenza, ci sarà la valutazione del consiglio di classe, probabilmente con la produzione di un elaborato da parte degli alunni.Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): “Sulla valutazione degli alunni è bene che l’ultima parola spetti sempre agli organi collegiali, quindi Collegio dei docenti, Consiglio d’Istituto, Dipartimenti e Consigli di Classe, che in questo periodo possono essere programmati in modalità telematica. In tal modo, affidandosi alle singole istituzioni scolastiche, si valorizzerebbero al massimo anche le esperienze didattiche messe in campo nelle ultime e nelle prossime settimane.Per quanto riguarda l’istruzione degli adulti, dopo l’ultima Nota del 20 marzo non si è saputo più nulla in merito. La nota sugli esami riporta “si svolge l’ultimo giorno utile del mese successivo all’adozione del provvedimento con cui viene disposta la ripresa delle attività didattiche ovvero secondo tempi e modalità che verranno tempestivamente comunicati”. Andrea Messina (segretario generale ANIEF): “Siamo in attesa di indicazioni per gli esami di stato nei CPIA. Per l’utenza dei centri di istruzione per gli adulti, la produzione di una tesina potrebbe essere piuttosto complicato. Si tratta di adulti che hanno ripreso gli studi dopo tanti anni di inattività o di migranti in attesa dei documenti per il permesso di soggiorno o la cittadinanza. In questo momento delicato, molti di loro si trovano in difficoltà con il lavoro e molti di essi non rientrano tra le categorie che sono state protette con le misure anti-Covid del Governo.

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Focus tematici: esperti e famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

I professionisti dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) si schierano a sostegno della genitorialità in tempo di pandemia, e arricchiscono il già nutrito programma dello sportello ‘IdO con Voi’ con il nuovo appuntamento: ‘Esperti e famiglie’. “Abbiamo enucleato 6 temi che ci vengono sottoposti a maggioranza da tutti coloro che ci contattano. Abbiamo pensato poi di creare dei piccoli gruppi tra genitori e docenti, formati dalle 5 alle 8 persone, per poter affrontare in maniera più approfondita e condividere con gli altri un argomento”, una macroarea, agevolati dall’aiuto di alcuni esperti dell’equipe multidisciplinare dell’IdO. A parlarne è Federico Bianchi Di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’IdO, che presenta il nuovo progetto ‘Esperti e famiglie’.
Sei argomenti, due specialisti a colloquio con genitori e docenti, per due incontri alla settimana: uno la mattina e uno il pomeriggio in giornate differenti. Un obiettivo molto ampio: “Non solo sottolineare e comprendere le difficoltà e le negatività delle differenti situazioni, ma anche – dove possibile – evidenziarne le positività e trovare una soluzione” alle difficoltà del momento, continua Castelbianco.
Tra le macroaree c’è quella della ‘difficile esperienza genitoriale in tempo di pandemia’. In questo focus si affronteranno tutte le complicazioni legate “allo stare a casa per due mesi, vivere in comune, dividersi gli spazi, come anche avere difficoltà nella gestione dei tempi. Gestire ragazzi e bambini a casa- ricorda lo psicoterapeuta- è infatti molto complesso e occorre ricordare che gli adulti non sono automi, bensì persone con una propria sensibilità, delle difficoltà e dei nervosismi”.
Altro ciclo di appuntamenti è sulla gestione della rabbia e dell’aggressività. “Tema che purtroppo- commenta il direttore dell’IdO- stiamo riscontrando da prima della pandemia. La ritroviamo in bambini e ragazzi in modo esacerbato ed esagerato, e questo non aiuta di certo la gestione casalinga”. C’è anche il focus sulle famiglie adottive, “alle quali va dato un riconoscimento del loro incredibile valore, per le quali- puntalizza l’esperto- ci possono essere dubbi e perplessità differenti che vanno affrontate e capite”. C’è poi l’appuntamento con ‘le emozioni dei bambini 0-6 anni’, fascia che solitamente “è abituata a uscire, giocare, fare capricci, e che si trova adesso in una condizione dove tutto è cambiato”, aggiunge Castelbianco.
Inoltre c’è anche uno spazio dedicato a situazioni più specifiche e settoriali: il focus sulle ‘difficoltà di apprendimento’ che, ricorda lo psicoterapeuta, “stanno quasi contagiando l’Italia” e “i disturbi dello spettro autistico”, tematica “da sempre molto cara all’IdO”. Proprio sullo spettro autistico Castelbianco lancia, infatti, un monito: “In una cittadina calabrese si sta discutendo se far uscire o meno nei parchi i bambini autistici per una passeggiata. Io sono totalmente favorevole- dichiara- bisogna assolutamente cercare di tenere a distanza il virus, ma i bambini autistici vanno sostenuti e aiutati. Anche una passeggiata con i genitori per loro ha un’estrema importanza, perché li aiuta a vivere meglio. Certo- conclude- cercheremo di immaginare delle soluzioni adeguate a questa fase, ma loro hanno diritto a uscire un po’”.
Dopo il grande successo del corso su ‘La gestione dell’ansia e dello stress in situazioni di emergenza’, parte quindi nell’ambito di ‘IdO con Voi’ e della task force di supporto del Miur anche ‘Esperti e famiglie’.

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Scuola: Didattica a distanza, il 90% degli studenti è soddisfatto di come lavorano i docenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Nell’emergenza da Coronavirus, gli insegnanti italiani hanno retto l’urto alla grande. Lo dicono anche gli studenti, visto che il 90% promuove l’operato dei loro insegnanti. A scriverlo è la rivista Tuttoscuola, nell’esaminare un sondaggio realizzato da Skuola.net, che ha intervistato 15mila alunni di scuole medie e superiori, di cui si è parlato anche nello speciale di “Verso il futuro e oltre”, andato in onda lunedì 13 aprile su Radio24. Dalla trasmissione è emerso, in modo inequivocabile, che le pratiche didattiche che hanno adottato i docenti in queste ultime settimane hanno permesso ad un alto numero di studenti di potere continuare ad usufruire dell’offerta formativa, seppure con i limiti inevitabili connaturati nella tecnologia e nella mancanza di contatto umano. C’è però un 10% scarso di docenti che non riesce a svolgere didattica a distanza: secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “sono in alta percentuale supplenti. Solo che la loro non è una scelta, ma la conseguenza di chi si trova a realizzare qualcosa di impegnativo in difficoltà oggettive derivanti dalla mancanza di strumentazioni e tecnologie. Ecco perché bisogna allargare anche ai docenti precari il bonus annuale dell’aggiornamento professionale”.
L’impegno dei docenti nello svolgimento della didattica online sta producendo risultati sino a ieri impensabili: è l’elemento chiave che ha permesso alle classi di andare avanti. E lo sforzo è stato riconosciuto dagli studenti, tanto che molti di loro “ci tengono a ringraziare pubblicamente i docenti per quanto fatto di fronte all’emergenza”. Complessivamente, più di 9 studenti su 10, seppur con varie sfumature, promuovono l’operato dei propri prof e il supporto che sono riusciti a dar loro in queste difficili settimane. E circa 1 su 3 ha rivalutato in positivo l’idea che aveva di loro. Il 14% degli intervistati assegna ai propri insegnanti una valutazione molto positiva, addirittura ‘ottimo’ (dato che alle scuole medie sale al 22%), dicendo che non avrebbe potuto chiedere di meglio. Il 58% gli dà un ‘buono’ ammettendo che, nonostante i problemi emersi in corso d’opera, i professori hanno fatto il massimo per limitarli. Il 21%, invece, si ferma alla sufficienza rispolverando il vecchio adagio “potrebbe fare di più”, sentito dire tante volte sul proprio conto.Anche sulla preparazione tecnologica dei docenti, i risultati premiano il corpo insegnante: così poco avvezzi a fare lezione con il supporto di strumenti innovativi: per l’11% meritano ‘ottimo’ (col solito picco alle medie, 17%), per il 53% un ‘buono’, per il 30% ‘sufficiente’. Appena il 5% li boccia. Anche sulla gestione della didattica a distanza la promozione è pressoché totale: il 12% è pienamente soddisfatto (il 19% alle medie), il 51% è molto contento, andamento accettabile per il 30%, solo il 7% gli dà l’insufficienza. Più o meno quelli che non sono ancora riusciti ancora a partire con lo smart learning.

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Scuola. Tre miliardi per ripartire? Anief: non bastano nemmeno per adeguare gli stipendi

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Dalla stampa nazionale trapela la volontà di riprendere l’attività scolastica a settembre con un piano straordinario utile a garantire il distanziamento minimo indicato dagli epidemiologi per non incorrere di nuovo nel contagio di massa del Covid-19. Per il sottosegretario all’Istruzione Giuseppe De Cristofaro servono tre miliardi per la scuola, che nelle ultime stagioni ha avuto scarsa attenzione. È una cifra che torna spesso: “sono quelli che ha investito nel 2015, attraverso la “Buona scuola”, il Governo Renzi. Con quelle risorse sono stati assunti 86 mila docenti, si sono dati premi agli insegnanti più impegnati e bonus cultura a tutti quelli in ruolo”. Ma sono pure quelli che chiedeva come soglia minima il penultimo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, poi dimessosi proprio perché mai arrivata.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, stiamo parlando di una cifra a dir poco inadeguata. “Se pochi mesi fa i tre miliardi di euro richiesti da Fioramonti erano la condicio sine qua non per avviare il rilancio della scuola e arrivare ad un primo aumento a tre cifre per il personale docente, come si fa a pensare che possano bastare adesso per assolvere a quei compiti, sempre irrisolti, e ad affrontare con efficacia un periodo drammatico come quello che stiamo vivendo? Il Governo non pensi di cavarsela con la fornitura di mascherine, di gel igienizzanti e di prodotti per la sanificazione degli istituti. Qui si tratta di rivedere a pieno le strutture scolastiche, oltre la metà delle quali costruite più di 45 anni fa e quindi prive di quelle condizioni minime di sicurezza introdotte nel 1976, anno di entrata in vigore delle norme antisismiche. Senza contare la stabilizzazione di tantissimi docenti e Ata, che anche nelle attuali condizioni difficili continuano a garantire la didattica e i servizi scolastici senza alcuna prospettiva di stabilizzazione pur in presenza di tantissimo posti vacanti”.
Secondo il sottosegretario all’Istruzione, “bisogna fare tutti gli sforzi possibili per riportare in classe docenti e discenti. La didattica a distanza ha colmato il vuoto, ma ogni giorno amplifica le disuguaglianze che già a scuola esistono. Il ministero deve insediare al più presto una task force e costruire un cronoprogramma per i prossimi quattro mesi e mezzo. È il momento di trovare tre miliardi per la scuola italiana, che nelle ultime stagioni ha avuto scarsa attenzione. Questa pandemia ha dimostrato che i pilastri dello Stato sono il sistema sanitario e il sistema dell’istruzione. Dobbiamo mettere in discussione quello che abbiamo fatto fin qui, tagli. E portare a casa i concorsi avviati con un percorso rapido che guardi a chi già insegna”.

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Market timing e finanza comportamentale: con i piani di accumulo l’investimento può rendere il doppio

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

A cura di Paolo Paschetta, Country Head Italia di Pictet Asset Management. Il Covid-19 genera panico anche sui mercati. Il crollo violento e concentrato di tutti i listini azionari nelle ultime due settimane è la testimonianza più evidente di questo sentimento e del conseguente panic selling. Un errore tipico che può essere superato se si adotta la strategia di investimento propria dei piani di accumulo, ovvero una modalità di accesso al mercato graduale, che si basa su sottoscrizioni periodiche di importi modulati sul profilo di rischio del cliente. Un approccio che aiuta a mettere da parte le emozioni e abbatte la volatilità limitando le perdite nelle fasi Orso, ma riuscendo a intercettare praticamente per intero i rialzi (di cui, invece, nel lungo periodo, l’investitore medio perde una metà).La crisi che abbiamo iniziato ad attraversare è senza precedenti nell’era contemporanea. A differenza della maggior parte delle altre crisi degli ultimi 20 anni, non deriva da una crepa nel sistema economico o finanziario, ma è scaturita da un fattore totalmente esogeno, una gravissima emergenza sanitaria globale. L’ultimo decennio d’altronde, quello del ciclo più lungo della storia, è stato caratterizzato da performance eccezionali di tutte le asset class: l’equity ha segnato tra il 100 e il 200% e l’obbligazionario tra il 50 e il 100%. Ma è stato anche il meno amato di sempre: prova ne sia il 2019, anno in cui un portafoglio bilanciato avrebbe reso di più che in qualsiasi altro anno dal 1980 e in cui, mentre i mercati azionari hanno restituito un rendimento tra il 25 e il 30%, i fondi azionari in Italia hanno segnato una raccolta negativa per oltre 2,4 miliardi (https://bit.ly/343TYF7).
Un’analisi della rivista Advisors Perspective calcola, per esempio, che oltre il 70% delle perdite accumulate dagli investitori dell’S&P 500 negli ultimi 35 anni dipendano da dieci periodi di crolli molto brevi (limitati a un mese) recuperati nell’85% dei casi in tre mesi e nel 93% entro un anno. Che sia stato il panico a generare le perdite lo dimostra il tasso di deflussi che nei periodi di crisi passa dal 2,7% mensile al 5,16% sul principale listino americano (https://bit.ly/342vlsB). I dati storici confermano che gli investitori che non sono usciti dal listino nel corso dell’anno successivo, ne hanno beneficiato (in nove casi su dieci, l’eccezione è il crollo delle Twin Towers nel settembre 2001 in cui il mercato ha necessitato di più tempo per ritornare ai valori pre-crisi).
Una ricerca di marzo 2020 realizzata della società di ricerca indipendente Dalbar dal titolo “Quantitative Analysis of Investor Behavior” rileva che un investitore azionario medio Usa abbia perso, negli ultimi trent’anni, circa la metà del guadagno potenziale (https://bit.ly/2UA4VuX). Soprattutto in un contesto di elevata volatilità come quello attuale, la tempistica con cui si effettua un investimento può avere un impatto significativo sui risultati conseguiti, come ci insegna il passato. Spalmare il proprio investimento nel tempo riduce il rischio di incappare in un punto di ingresso sfavorevole. Simulando, invece, che ogni giorno sin dal lancio del fondo (ottobre 2008) sia partito un Pac da 1000€ di versamento inziale e 36 rate mensili da 100€ sul Pictet-Global Megatrend Selection (che racchiude al suo interno 10 strategie tematiche di Pictet equipesate, con ribilanciamento mensile), il risultato sarebbe che nessun investimento avrebbe registrato un rendimento negativo nell’arco dei 3 anni del Pac, ossia ipotizzando un disinvestimento totale al termine del piano. La performance media registrata è del +21%. Al di là del contesto di crisi illustrato negli esempi precedenti, il principale beneficio dell’investimento tramite Pac rispetto all’investimento in un’unica soluzione è quello di ridurre la volatilità. Mediare i punti di ingresso, infatti, fa sì che in media i Pac presentino una volatilità dimezzata rispetto ai Pic (investimenti in un’unica soluzione).I Pac consentono quindi di rendere più rigoroso l’approccio agli investimenti perché si basano su versamenti periodici, con un orizzonte temporale determinato. A intervalli regolari, l’investitore incrementa la cifra affidata in gestione, rimuovendo in tal modo il timing che, come abbiamo visto, è uno degli elementi più rischiosi e difficili da gestire.Ultimo, ma non meno importante, si tratta di strumenti estremamente flessibili e adattabili alle diverse esigenze di chi investe. Nati per i piccoli patrimoni, si adattano anche a investitori Hnwi (High net worth individual). Inoltre, da una parte sono ideali per aiutare i più giovani a costruire un patrimonio nel tempo, mettendo da parte anche piccoli importi mensili per un periodo di tempo prolungato (fino a 15 anni e oltre). E all’estremo opposto, oggi ancor più di prima, sono indicati anche per chi possiede ingente liquidità da investire, ma non si fida dell’andamento volatile dei mercati e predispone quindi piani magari di durata più corta (anche pochi mesi), ma per versamenti periodici più sostanziosi. (Abstract- fonte: Pictet Asset Management)

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In Italia i contagi sono a macchia di leopardo

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Le misure restrittive stanno facendo sentire i loro effetti e in alcune regioni l’andamento dei contagi infonde speranza – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Mentre si pensa alla delicata fase due per una riapertura graduale delle attività, è bene valutare l’opportunità di corsie più rapide nelle regioni dove il contagio è ormai azzerato, come la Basilicata, e per quelle dove è in forte calo come il Molise e l’Umbria. Una riapertura controllata nelle regioni meno colpite può essere anche un utile riferimento per verificare la risposta in termini di diffusione del virus, prima di rimuovere le restrizioni nel resto del Paese.
L’attesa fase due deve avvenire in massima sicurezza. Per questo crediamo necessario partire proprio dalle regioni che sembrano aver attraversato l’emergenza con minori danni rispetto alle altre – prosegue Tiso. La mappa italiana dei contagi rivela andamenti molto diversi. Per amministratori ed esperti appare ormai inevitabile pensare a una soluzione che contempli approcci variabili alla fase di riavvio. Ma occorre anche interrogarsi sui motivi di differenze così marcate.Una riapertura a diverse velocità può beneficiare anche la filiera agroalimentare. Se alcuni settori economici possono posticipare alcune attività per poi recuperare almeno in parte il terreno perduto, l’agricoltura non può aspettare: in mancanza di braccianti i raccolti andranno persi. A questo proposito, tra le proposte avanzate in questi giorni, quella di una piattaforma online per aiutare gli agricoltori a trovare la manodopera può costituire un aiuto concreto per le imprese agricole – conclude Tiso.

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Ristorazione italiana e le buone pratiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Copiare le buone pratiche adottate nel resto d’Europa per scongiurare la morte della ristorazione italiana. È questo il punto di partenza dal quale muove la Fipe, Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, per lanciare l’ennesima proposta al governo: consentire ai ristoratori italiani di vendere piatti pronti da asporto ai clienti, nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria e di distanziamento, esattamente come accade nella maggior parte dei Paesi europei. Fipe ha infatti verificato che il servizio di take away è attualmente attivo in Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito, Irlanda, Lituania, Malta, Svizzera, Turchia, Olanda e Finlandia. Perché in Italia dovrebbe, al contrario, rimanere proibito? “L’Italia ha mostrato agli altri Paesi come reagire in maniera efficace al Covid-19 dal punto di vista sanitario – commenta il presidente della Fipe, Lino Enrico Stoppani – ma sulla fase 2, quella della ripartenza del mondo economico e produttivo, siamo ancora indietro. D’accordo ragionare sulle precauzioni sanitarie, anche per evitare la ripartenza del contagio, ma non possiamo farci paralizzare dalla paura. È il momento di reagire e il modo migliore è anche quello di fare nostre le best practice degli altri, consentendo tra l’altro anche ai bar, ai ristoranti e agli altri Pubblici Esercizi il servizio di take away, oggi già possibile in quasi tutta la distribuzione alimentare. In questo modo si avrebbero numerosi vantaggi: un servizio in più ai cittadini, che potranno scendere al ristorante sotto casa per acquistare piatti pronti riducendo le code nei supermercati o nei negozi alimentari, e una opportunità commerciale per un settore strategico ed identitario della nostra economia, tra i più danneggiati dall’emergenza in corso. Perdere ulteriore tempo, significherebbe favorire l’agonia della ristorazione italiana”. L’intero comparto rischia infatti di perdere, secondo le stime del Centro Studi Fipe, oltre 28 miliardi di euro nel 2020, con circa 50.000 imprese che rischiano di non riaprire, con perdite di posti di lavoro per altre 300.000 persone. “A differenza di altri settori, che se anche in emergenza operano o che hanno organizzativamente o patrimonialmente posizioni migliori – conclude Stoppani –, i ristoratori hanno bisogno di lavorare per poter sopravvivere. Per questo è indispensabile adottare ogni provvedimento, come la possibilità di effettuare vendite per asporto, per consentire un minimo di liquidità, vista anche la complessità e i ritardi dei provvedimenti attesi per sostenere il comparto”.

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Una ricognizione sulle misure messe in atto per sostenere economicamente aziende e professionisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti su questo tema hanno pubblicato oggi il documento: “Principali interventi per favorire l’accesso al credito contenuti nel D.L. 17 marzo 2020 n. 17 c.d. “Cura Italia” e nel D.L. 8 aprile 2020 n. 23 c.d. “Liquidità”. Nel lavoro si illustrano infatti gli interventi che hanno ottenuto da parte della Commissione Europea l’autorizzazione necessaria a garantirne la piena operatività.Si tratta, anzitutto, del significativo potenziamento del Fondo centrale di garanzia PMI rivolto a lavoratori autonomi, professionisti e imprese fino a 499 dipendenti per favorire l’erogazione a loro favore, da parte dei soggetti finanziatori, di prestiti garantiti fino a 5 milioni di importo.A tale misura si aggiunge anche la nuova garanzia SACE a copertura di finanziamenti bancari, prevista sia per le imprese di grande dimensione, sia per i soggetti che abbiano esaurito il proprio plafond presso il Fondo centrale di garanzia PMI (art. 1 del D.L. Liquidità).Lo studio analizza anche altri interventi contenuti nelle norme in oggetto, destinati a sostenere la liquidità delle imprese, quali moratorie sui finanziamenti in essere, strumenti a supporto dell’internazionalizzazione, e così via.Ad ogni modo, è importante sottolineare come, al fine di cogliere al meglio la portata delle norme in questione, sarà necessaria un’attenta pianificazione delle dinamiche finanziarie aziendali, dotandosi di adeguati strumenti e competenze, per garantire il fabbisogno finanziario necessario a sostenere la gestione operativa, nonché l’effettiva capacità di rimborso prospettica degli impegni assunti.

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Il vademecum di Fortinet per chi lavora da casa

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Il telelavoro è indubbiamente un’opportunità per aziende e dipendenti. Può, però, nascondere anche dei rischi, legati soprattutto all’utilizzo che viene fatto dei dispositivi, che è bene mantenere in sicurezza. Ogni volta che un device personale viene compromesso, infatti, questo può rappresentare di riflesso un rischio anche per l’azienda in cui la persona lavora. Si tratta di un fattore di rischio che, ad oggi, non è ancora adeguatamente percepito. Quando ci si collega da remoto alla rete aziendale, è fortemente raccomandato l’utilizzo l’uso di un punto di accesso sicuro.Un modo per ridurre al minimo i rischi di connessione alla rete aziendale tramite la connessione Wi-Fi dei dipendenti consiste nell’utilizzare una rete privata virtuale (VPN). Le VPN, acronimo di Virtual Private Networking, sono indispensabili per tutti coloro che lavorano in smart working in quanto consentono di connettere risorse remote tramite un canale crittografato che permette lo scambio sicuro di informazioni. Per un criminale informatico è infatti sufficiente una connessione malevola per intercettare tutti i dati di navigazione mentre ci si sposta su siti e account.
É importante evitare di replicare la stessa password per diversi account, in particolare su dispositivi e applicazioni utilizzati per accedere a informazioni aziendali sensibili. Le password dovrebbero essere complesse, includendo numeri e caratteri speciali. Le password complesse potenziate con l’autenticazione a due fattori poi sono ancora migliori, garantendo che solo le persone autorizzate possano accedere a sistemi aziendali e dati sensibili. I recenti progressi nella biometria, come scanner di impronte digitali e software di riconoscimento facciale, forniscono un’autenticazione a più fattori simile. E poiché il numero di password da ricordare aumenta, è bene prendere in considerazione l’utilizzo di software di gestione che aiutino a tenerne traccia.
Il vettore di attacco più popolare ancora sfruttato dai cybercriminali oggi in maniera esponenziale è la posta elettronica, che rimane il modo più semplice per distribuire il malware a utenti ignari. È importante essere vigili quando si risponde alle email, in particolare quelle contenenti link e allegati. I più sanno già che non si deve mai cliccare su un collegamento o allegato da un mittente sconosciuto. E anche se un’e-mail sembra provenire da una fonte attendibile, è bene assicurarsi di guardare attentamente l’indirizzo del mittente o l’URL del sito web a cui si riferiscono. Sebbene ci siano molti modi in cui i criminali informatici sfruttano l’e-mail per attività dannose, in ultima analisi, si affidano in gran parte al trucco di far cliccare ai destinatari link e allegati malevoli, spesso impersonando un altro dipendente o qualcuno di loro conoscenza.
L’installazione di software anti-malware/anti-virus su tutti i propri dispositivi e reti fornisce protezione in caso di phishing o tentativo di sfruttare una vulnerabilità nota. Inoltre, è bene cercare strumenti che forniscano funzionalità di sandboxing, sia come parte di un pacchetto di sicurezza installato o come servizio basato su cloud, per rilevare anche Zero-Day e altre minacce sconosciute.
In Italia molte PMI e grandi imprese stanno introducendo politiche di smart working, incentivate anche da fattori contingenti. Questa modalità di lavoro, oltre a comportare dei benefici, porterà a un cambiamento radicale dei tradizionali luoghi di lavoro. Mettere in pratica alcune semplici regole può essere un buon punto di partenza per implementare il lavoro da remoto in sicurezza. (by Elisa Pantaleo)

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Inclusione dei rifugiati qualificati in ambito sanitario nella risposta al COVID-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

In una fase critica in cui numerosi Paesi europei continuano a lottare per far fronte a un’emergenza senza precedenti come quella causata dalla pandemia di COVID-19, il Consiglio d’Europa e l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oggi esortano gli Stati a beneficiare del sostegno che i rifugiati qualificati in ambito medico possono assicurare ai sistemi sanitari nazionali.
“Nelle ultime settimane, diversi Stati in Europa hanno lanciato appelli affinché i rifugiati qualificati in ambito sanitario si unissero ai professionisti impegnati nei piani nazionali di risposta al virus. Assicuriamo il nostro totale supporto a queste iniziative auspicando che possano essere replicate nel resto del continente e anche altrove”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Voglio ricordare che, in tutta Europa, medici e operatori sanitari hanno risposto alla pandemia con determinazione e altruismo, e che, nel corso di questa crisi, è necessario l’aiuto di chiunque possa contribuire. Se ne verrà data loro la possibilità, i rifugiati titolari di comprovate competenze sono pronti a fare la propria parte e a dare supporto, sotto la supervisione di professionisti medici qualificati. In tal modo, anche loro potranno mostrare la propria solidarietà e rendersi utili per le comunità che li accolgono”, ha aggiunto Filippo Grandi.Attualmente, in Europa, vi sono rifugiati e richiedenti asilo che dispongono dell’esperienza e dei titoli necessari e che desiderano essere coinvolti per poter dare il proprio contributo. Tuttavia, l’esercizio della maggior parte delle professioni in ambito sanitario è regolato da norme restrittive e le autorità nazionali competenti in materia devono concedere le autorizzazioni necessarie. “I rifugiati, le società che li accolgono e i loro Paesi di origine beneficiano tutti del Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati (European Qualifications Passport for Refugees/EQPR). Le qualifiche di cui i rifugiati sono già in possesso, ma che questi non possono documentare in modo definitivo, possono essere utilizzate e migliorate”, ha dichiarato Marija Pejčinović Burić, Segretaria generale del Consiglio d’Europa. “Il Passaporto EQPR non sostituisce le licenze e i titoli professionali richiesti, ma può sicuramente aiutare le autorità ad accelerare le procedure di selezione fornendo loro le informazioni essenziali necessarie”. Il Passaporto EQPR può contribuire a stilare un elenco di rifugiati qualificati in ambito medico già sottoposti a valutazione, che consentirà alle autorità sanitarie nazionali di stabilire come meglio impiegare tali risorse, se e quando necessario. L’UNHCR sta collaborando coi propri partner allo sviluppo di soluzioni innovative per comunicare con le comunità di rifugiati al fine di individuare medici disponibili e facilitarne l’accesso a test online per la selezione. Il Consiglio d’Europa e l’UNHCR stanno già lavorando coi partner dei Centri nazionali di riconoscimento delle qualifiche per individuare rifugiati qualificati in ambito sanitario e valutarne competenze e credenziali mediante il programma menzionato.

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Crédit Agricole Italia: 10 miliardi a sostegno di imprese e famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Un forte intervento del Gruppo per permettere al tessuto economico e sociale italiano di affrontare l’emergenza di questo periodo sostenendone la ripresa.Grazie a questa iniziativa:
· Per le aziende attivazione immediata delle richieste di finanziamenti fino a 25 mila euro, anche per quelle con fatturato inferiore a 3,2 mln.
Stanziato un plafond di 4 miliardi riservato a tutte le aziende, utilizzabile per finanziamenti nel medio termine con l’intervento delle garanzie messe a disposizione dal Fondo Centrale di Garanzia e da SACE attraverso “Garanzia Italia”. La misura è volta a supportare sia gli investimenti che il capitale circolante per sostenere la ripresa produttiva delle imprese.
· Liquidità immediata alle aziende clienti per affrontare i pagamenti urgenti. Sono 2 i miliardi stanziati per assicurare liquidità immediata alle aziende clienti del Gruppo con l’obiettivo di sostenere le esigenze di capitale circolante, grazie all’utilizzo flessibile delle linee commerciali già accordate. L’obiettivo è quello di favorire la continuità dei pagamenti a fornitori e dipendenti nonostante la progressiva riduzione dei ricavi. Tale misura contribuirà a tutelare il livello occupazionale delle imprese.
· Sospensione della rata mutui in modo semplice e senza istruttoria. È possibile grazie alle moratorie su 4 miliardi di finanziamenti, mutui e leasing sia per le PMI che per le famiglie. Per tutti i privati titolari di mutuo (anche non prima casa) è prevista la sospensione quota capitale per 6 mesi, eventualmente prorogabile per altri 6 mesi. La sospensione è concessa a tutti i clienti indipendentemente dalla finalità del mutuo e dalla situazione lavorativa/reddituale del cliente.

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Osservatorio Innovative Payments

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

“Nel 2019 i pagamenti con carta in Italia salgono a 270 miliardi di euro, con una crescita annua del +11%. L’utilizzo è legato sempre più ad acquisti quotidiani come dimostrano la crescita delle transazioni pro capite (83 nel 2019 rispetto alle 71 dell’anno precedente, +17%) e il calo del valore medio di ogni transazione, intorno ai 53,7 € (circa 3 € in meno rispetto al 2018)” dichiara Alessandro Perego Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano “L’incremento riscontrato, seppure più alto della media europea guardando ai dati 2018 (+16%), non risulta però sufficiente per permettere all’Italia di scalare la classifica continentale e andare oltre la 23° posizione (su 27) nella quale già si trovava, ben lontana dai paesi più performanti come Danimarca, Svezia e Finlandia, che registrano oltre 300 transazioni pro capite all’anno”. Il mercato eCommerce (acquisti da PC, Smartphone o Tablet) in Italia nel 2019 cresce del 15%, raggiungendo quota 30,3 miliardi di euro pagati con carte o wallet. Come avviene ormai da qualche anno, la componente che sta contribuendo maggiormente all’aumento di questi numeri è lo Smartphone: il Mobile Commerce vale ormai il 40% del totale mercato eCommerce (era il 34% nel 2018) ossia 12 miliardi di euro nel 2019, in crescita del 33%. Queste alcune delle evidenze emerse dalla nuova edizione dell’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano*, presentato in occasione dell’evento “Innovative Payments: collaborare paga”. Gli Innovative Payments: gli italiani pagano sempre più da Smartphone e WearableGli Innovative Payments in Italia nel 2019 valgono oltre 3,1 miliardi di euro (+109% rispetto al 2018), un totale rappresentato da 4 componenti:I pagamenti attivati da Smartphone (Mobile Payment) in negozio, che raggiungono quota 1,83 miliardi di euro per un totale di 58 milioni di transazioni. Nel giro di 12 mesi il numero di italiani che ha utilizzato questa mobilità è triplicato, raggiungendo i 3 milioni.I pagamenti con Smartphone al di fuori dal punto vendita fisico sfiorano quota 1,24 miliardi di euro (+29%). Tra questi Il pagamento di ricariche telefoniche rimane la componente di maggior peso, con circa 590 milioni di euro, segue il pagamento di servizi legati alla mobilità che supera i 325 milioni di euro (+57%). Infine, cresce anche il pagamento di bollette e bollettini (205 milioni di euro, +33%) grazie, soprattutto, all’introduzione di servizi per il pagamento di importi dovuti alla Pubblica Amministrazione.I pagamenti con Smartwatch e Wearable, che nel 2019 toccano 70 milioni di €: un mercato che sta muovendo ancora i primi passi ma che nei prossimi anni vedrà gli oggetti connessi “indossabili” affiancare lo smartphone nelle abitudini degli italiani.I pagamenti attraverso smart speaker/automobile (Smart Objects Payment) o nei negozi senza cassa (Invisibile Payment), che a livello numerico non contribuiscono alla quantificazione di quest’anno, ma che l’offerta sta testando con diverse soluzioni anche in Italia.
Nel 2019 il numero di terminali POS per l’accettazione dei pagamenti con carta in Italia raggiunge circa 2,17 milioni (in crescita rispetto ai 2,08 dello scorso anno) e nel 90% dei casi sono abilitati all’accettazione del Contactless.Anche gli Smart POS fanno registrare i primi volumi rilevanti: sono oltre 15.000 i terminali installati che transano oltre 1,1 miliardi di euro. Rimangono però ancora da sviluppare pienamente i marketplace di applicazioni a corredo del servizio che possono essere fruite dai commercianti.
Un’ulteriore spinta alla già esistente coopetizione è data dall’entrata in vigore della normativa PSD2, che aprendo l’accesso ai dati finanziari e all’offerta di servizi di pagamento a tutti gli attori in possesso di una determinata licenza ha favorito la collaborazione tra le banche e le aziende appartenenti ai settori più disparati.

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Prezzi: Unc, dato falsato da effetto Coronavirus

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Secondo i dati definitivi di marzo resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento su base annua dello 0,1%, da +0,3% di febbraio.”Il blocco degli acquisti e degli spostamenti, infatti, annulla qualunque effetto reale sulle tasche degli italiani. Il risparmio per la divisione trasporti, ad esempio, è solo teorico, visto che non si può viaggiare. Non parliamo poi di Ricreazione, spettacoli e cultura, -0,2% su base annua. Le uniche voci che hanno conseguenze pratiche sono quelle dei prodotti alimentari e del carrello della spesa che, non a caso, registrano rialzi preoccupanti. Per una coppia con due figli si tratta di un aumento del costo della vita di 84 euro per i soli acquisti alimentari, 97 per il carrello della spesa, per una coppia con un figlio sono 73 euro per gli alimentari e 86 euro per le compere quotidiane, per una famiglia media sono, rispettivamente, 61 e 71 euro” prosegue Dona.Rese noti solo oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita, non solo rispetto alla famiglia tipo, da 2,3 componenti, ma anche per la famiglia di 3 persone, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia.
Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care in termini di rincari, si conferma Bolzano che, con un’inflazione dell’1,3%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia di 3 persone, a 451 euro (392 per una famiglia tipo). Al secondo posto Trento, dove il rialzo dei prezzi dello 0,6% determina un aggravio annuo di spesa, per la famiglia di 3 componenti, pari a 177 euro (147 per la famiglia tipo), terza Napoli, dove l’inflazione a +0,7% comporta una spesa supplementare pari a 172 euro, mentre per la famiglia tipo il capoluogo partenopeo sale al secondo posto con 151 euro.Ben 8 città sono addirittura in deflazione. Le città più convenienti sono Aosta, dove l’abbassamento dei prezzi dello 0,7% genera un risparmio annuo di 202 euro per una famiglia media. Al secondo posto Parma (-0,7%, pari a -195 euro) e al terzo, inaspettatamente, per via del mancato afflusso turistico, Venezia: -0,5%, pari -132 euro.

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Giornata Mondiale dell’Emofilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Eliminare le disparità di assistenza a livello regionale e garantire la disponibilità del farmaco anche nei pronto soccorso, abbattere lo stigma sociale che le persone con emofilia ancora vivono, soprattutto in ambiente scolastico e lavorativo, riconoscere la diversità dei bisogni delle persone con emofilia e promuovere la personalizzazione della terapia; queste sono alcune delle speranze e aspettative emerse dall’indagine qualitativa “I Hope” che ha coinvolto pazienti, clinici e rappresentanti delle istituzioni allo scopo di identificare le attese future in emofilia in ambito Clinico, Sociale e Politico Sanitario.L’indagine “I Hope” è stata condotta da MediPragma nell’ambito di Changing Haemophilia® Dialogue, il progetto di dialogo continuo e costante tra tutti gli interlocutori sociali, clinici e politici, che avrà inizio in occasione dalla Giornata Mondiale dell’Emofilia, che si celebra ogni anno il 17 aprile per onorare il fondatore della World Federation of Haemophilia, Frank Schnabel, che nacque quel giorno. Il progetto è promosso da Novo Nordisk con lo scopo di definire una roadmap volta a facilitare l’accesso alle cure e a ottenere cambiamenti duraturi e significativi per le persone con emofilia, attraverso la creazione di attività di networking, progetti di advocacy e partnership tra tutti i principali attori coinvolti quotidianamente in questa sfida.Proprio l’accesso alla diagnosi e alla cura e la consapevolezza della grande disparità nel mondo sono i motivi che hanno guidato Novo Nordisk nell’istituire Novo Nordisk Haemophilia Foundation, un’associazione senza scopo di lucro impegnata nel migliorare l’assistenza delle persone con emofilia nei Paesi emergenti e in via di sviluppo. Novo Nordisk Haemophilia Foundation celebra nel 2020 il quindicesimo anniversario dalla sua nascita, e renderà omaggio, nell’occasione, a 15 personaggi provenienti da diverse parti del mondo che hanno raggiunto importanti obiettivi per migliorare la vita delle persone con emofilia nei loro Paesi di origine, raccontando la loro storia. I 15 racconti sono disponibili sul sito della Fondazione https://nnhf.org/15-years-15-stories (fonte: https://www.novonordisk.it/novo-nordisk/Changing-Haemophilia.html)
L’emofilia è un raro disordine della coagulazione, dove anche piccole lesioni delle pareti vasali a livello dei muscoli (ematomi) o delle articolazioni (emartri), possono provocare dei sanguinamenti prolungati. Il numero di emorragie è imprevedibile: una persona con emofilia può andare incontro a un’emorragia tre o più volte alla settimana, o poche volte l’anno. Inizialmente, a livello dell’articolazione colpita, l’emorragia provoca dolore e irritazione. Senza trattamento, insorgono rossore e tumefazione, il dolore aumenta e si ha rigidità nei movimenti. Emartri ripetuti nel tempo a livello di una stessa articolazione provocano deformità e impotenza funzionale.A livello globale l’incidenza di emofilia A è di circa un caso ogni 5000 maschi, di cui circa il 30% non ha familiarità con la malattia. L’emofilia B colpisce una persona ogni 25.000 maschi e rappresenta il 20-25% dei casi di emofilia. Si stima che in tutto il mondo vi siano circa 440.000 persone con questa malattia.In Italia, sono più di cinquemila le persone con emofilia, secondo l’ultima rilevazione 2017 del Registro nazionale delle coagulopatie congenite emorragiche dell’Istituto Superiore di Sanità.

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Altroconsumo contro gli sprechi alimentari e a sostegno di una sana alimentazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Cucinare utilizzando gli scarti è una buona abitudine che, oggi più che mai, va incentivata: consente di perseguire un’alimentazione sana e di alleggerire sia il portafoglio (l’utilizzo degli scarti offre il beneficio di aumentare la resa dei prodotti che compriamo) sia la nostra impronta sull’ambiente.Bucce, foglie e gambi infatti non sono da considerare come scarti, ma come miniere di sostanze nutritive addirittura in misura maggiore rispetto alla polpa, una “regola” che vale – ad esempio – per zucca, porro e sedano. Purtroppo, oltre alle sostanze nutritive, spesso nelle bucce ci sono anche i pesticidi. Ecco perché Altroconsumo ha condotto un’indagine sul tema pubblicata nel numero di InSalute di aprile 2020 – per capire quante sostanze nutritive e quanti pesticidi contengono le bucce, i gambi e le foglie di 7 ortaggi e 3 frutti, sia biologici sia convenzionali.Per quanto riguarda le sostanze nutritive, nel caso dei prodotti convenzionali, le foglie del sedano ad esempio sono molto più ricche di polifenoli rispetto al gambo (77 mg/100 g contro 9,7); la buccia di mela è più ricca di fibre e polifenoli rispetto alla polpa (107,6 mg/100 g contro 64,1); le foglie verdi del porro hanno più vitamina C rispetto al bulbo (7,6 contro 3,6 mg/100 g). (Vedi schede di seguito).Per quanto riguarda i pesticidi, invece, queste sostanze, sono state ritrovate sia su frutta e verdura convenzionale sia su quella biologica (anche se in misura limitata). In generale i valori riscontrati sono bassi e al di sotto dei limiti di legge, anche se sarebbe stato meglio non trovarne affatto, visto che lavaggio e cottura non sempre sono sufficienti ad eliminarli. Primato negativo alla buccia del limone convenzionale, in cui sono stati trovati 14 pesticidi, seguito dalle foglie del sedano convenzionale (10 pesticidi). Nessun principio attivo in cavolfiore, e porro sia convenzionale che biologico.
Tra i consigli per utilizzare queste parti considerate meno nobili, c’è ad esempio quello di utilizzarle per dare profumo ai brodi o per preparare dei centrifugati. Le foglie di alcuni ortaggi che solitamente vengono buttate (come ad esempio per il cavolfiore) invece, possono essere cucinate per preparare sformati e vellutate, oppure possono essere bollite e poi saltate in padella. I ciuffi dei finocchi invece, si possono ad esempio usare per preparare un pesto per la pasta.Altroconsumo è impegnata da anni su temi legati alla sana alimentazione, alla riduzione degli sprechi e all’attenzione alla sostenibilità delle proprie scelte. Cucinare ricette con ingredienti di stagione, ridurre il consumo di carne, ignorare la moda dei “superfood”: sono solo alcuni dei suggerimenti concreti che possono aiutare a “fare del bene” non solo al nostro organismo, ma anche a quello ambientale. E proprio per essere vicini ai consumatori in maniera concreta è nato il progetto “La Spesa che Sfida” finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (DM 7 febbraio 2018).Obiettivo del progetto è rendere più semplice la vita dei consumatori, spiegando a cosa fare attenzione, quali informazioni cercare in etichetta, ma anche come non farsi ingannare da immagini e claims pubblicitari o dal posizionamento negli scaffali. Attraverso brevi video e consigli l’Organizzazione vuole aiutare le persone a fare la spesa in maniera consapevole per preservare la salute, l’ambiente e il portafoglio: online sono disponibili due video su come non sprecare cibo in casa e come organizzare il frigorifero e conservare meglio la spesa.

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Settore elettrico e perdite attività produttive

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Nel 2020 il settore elettrico potrebbe registrare una perdita di 5 miliardi di valore della produzione a causa della paralisi delle attività produttive, che in Italia ha ridotto i consumi elettrici di oltre il 20% da metà marzo. La stima è di Althesys – la società di consulenza per il mercato elettrico, le rinnovabili, l’ambiente e le utility – che anticipa alcuni dei dati dell’Irex Annual Report. Per gli analisti, il rischio a fine anno si traduce in una perdita del 6% rispetto al 2019. La previsione di 302 miliardi di chilowattora per il 2020 rappresenta il livello di domanda più basso dal 2001.Da questa situazione di crollo della domanda causata dal Covid-19 escono meglio le fonti rinnovabili, che aumentano il loro peso nel mercato elettrico. La copertura della produzione nazionale con le rinnovabili si attesterebbe, così, al 42%, con un sensibile progresso rispetto allo scorso anno, che registrava un 40%. Secondo il modello NET di Althesys, nel 2020 la produzione netta da fonti rinnovabili elettriche dovrebbe arrivare a 111 miliardi di chilowattora, con una contrazione del 3% rispetto al 2019. A ciò contribuirebbe soprattutto una frenata dell’eolico (-8%), ma anche il calo dell’idroelettrico (-5%). In altre parole, le fonti rinnovabili rallentano un poco, mentre i consumi elettrici complessivi precipitano in modo brusco.
Ma è l’intera UE a rischiare, paradossalmente, di superare l’esame sulle politiche climatiche grazie alla pandemia. Basti ricordare che, al 2018, mancavano ancora 1,1 punti percentuali per centrare il 20% di FER, mentre ora l’obiettivo è a portata di mano.
La sicurezza del nostro sistema elettrico non pare però essere a rischio. L’adeguatezza “a scendere” del sistema, analizzata nell’IREX Annual Report di Althesys, si è dimostrata nel passato sufficiente e il gestore di rete ha finora dimostrato di essere in grado di assicurare l’equilibrio del sistema anche in situazioni critiche. Il carico medio sulla rete italiana è calato del 5,6% nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, con un’intensificazione della caduta, nel mese di marzo del -10,2%. Tuttavia, ciò che può preoccupare è il basso carico, che nella prima domenica di aprile ha toccato il suo minimo per il 2020 a 9,20 GW (10,37 GW il minimo 2019). I bassi consumi portano a fermare le centrali termoelettriche e la loro mancanza potrebbe in teoria creare difficoltà in caso di improvvise necessità dovute alle discontinuità delle rinnovabili. La rete italiana finora ha però dimostrato, anche nei giorni delle festività di Pasqua, di reggere bene.

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Cisco SecureX: una nuova piattaforma di sicurezza cloud per vincere la complessità

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Cisco, leader nella sicurezza aziendale, ha annunciato di aver semplificato radicalmente l’esperienza di utilizzo da parte dei clienti del proprio portfolio di soluzioni Cisco Security, indirizzando così uno dei principali motivi di preoccupazione dei CISO, la complessità. Forte di un decennio di significativi investimenti in innovazione, partnership, acquisizioni, attività di ricerca e di rilascio di standard open source, Cisco offre oggi ai propri clienti la più ampia piattaforma cloud per la sicurezza disponibile sul mercato Cisco SecureX. Man mano che le aziende intraprendono un percorso di trasformazione digitale, espandendosi verso il cloud, integrando l’IoT e l’accesso wireless ad alta velocità, aumenta la relativa superficie di attacco. La protezione di questi ambienti diventa complessa a causa di tecnologie che non interagiscono tra loro. Lo studio Cisco 2020 CISO Benchmark Study – effettuato su un campione di 2800 professionisti della sicurezza – ha riscontrato che il 28% degli intervistati ritiene che la gestione di un ambiente multi-vendor sia molto impegnativo, percentuale che è aumentata dell’8% rispetto al dato dell’anno scorso.
Le innovative funzionalità di Cisco SecureX includono:
Visibilità unificata di tutto il portfolio di sicurezza dei clienti e delle soluzioni Cisco o di terze parti.
Fornisce informazioni importanti per il business a clienti e partner in meno di dieci minuti, attraverso una soluzione cloud e multi-tenant.
Analisi approfondite di eventi e dati per l’intera infrastruttura inclusi gli endpoint, il traffico di rete proveniente da switch e router compreso quello cifrato, ambienti Google, AWS e Azure nonché gli ambienti data center privati.
Identificazione in pochi minuti degli obiettivi di un attacco, con la possibilita’ di risoluzione grazie all’utilizzo delle informazioni provenienti da prodotti di sicurezza e da feed di threat intelligence.
Porta la competenza degli esperti di Talos nel SOC dei clienti per identificare le più recenti minacce.

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Melanoma: Nuova terapia mirata

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di encorafenib in associazione con binimetinib nei pazienti con melanoma inoperabile o metastatico con mutazione del gene BRAFV600. Nel nostro Paese circa 1.000 persone ogni anno potranno beneficiare di questa nuova terapia mirata, che ha proprietà farmacologiche innovative e peculiari. È infatti in grado di migliorare la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione, con un buon profilo di sicurezza e tollerabilità.
“L’incidenza del melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo in fase metastatica, è raddoppiata nell’ultimo decennio1 – afferma il prof. Paolo Ascierto, Direttore del Dipartimento di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘Pascale’ di Napoli -. Nel 2019, in Italia, sono stati stimati 12.300 nuovi casi2, di cui circa il 50% presenta la mutazione del gene BRAF.3,4 È pertanto fondamentale una corretta determinazione dello stato mutazionale di BRAF per selezionare la terapia più adeguata ed efficace. Lo studio internazionale di fase III, COLUMBUS, ha coinvolto 577 pazienti e ha confrontato l’associazione di encorafenib (inibitore di BRAF) e binimetinib (inibitore di MEK) con vemurafenib e con encorafenib, entrambi usati in monoterapia.5 L’associazione ha mostrato una mediana di sopravvivenza libera da progressione (PFS) della malattia di 14,9 mesi, il doppio rispetto ai 7,3 mesi di vemurafenib in monoterapia. La riduzione statisticamente significativa del rischio di progressione o morte è stata del 49%.6 Non solo. Il beneficio si mantiene nel tempo, perché il 29% dei pazienti è libero da progressione a 3 anni dal termine della terapia”. “Il trattamento con encorafenib e binimetinib – continua il prof. Ascierto – ha raggiunto una sopravvivenza globale (OS) mediana di 33,6 mesi, anche in questo caso circa il doppio rispetto ai 16,9 mesi con vemurafenib in monoterapia, con una riduzione del rischio di morte del 39%.6 Lo studio COLUMBUS ha inoltre dimostrato che i pazienti, che ricevono il trattamento in associazione, presentano maggiori probabilità di ottenere una riduzione clinicamente rilevante del carico tumorale. Questi dati sono molto promettenti per un’associazione di BRAF-MEK inibitori, in relazione all’efficacia e soprattutto guardando il profilo di sicurezza”.
Questi ottimi risultati possono essere spiegati grazie a encorafenib, inibitore di BRAF di nuova generazione, che svolge un’azione più potente e duratura rispetto agli altri farmaci della stessa classe. Le terapie mirate rappresentano uno dei più importanti strumenti dell’oncologia di precisione e svolgono un’azione specifica nei confronti del bersaglio molecolare contro cui sono dirette. La funzione delle terapie mirate è di ostacolare la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali, bloccando questi processi o rallentandoli. L’associazione di encorafenib e binimetinib fornisce un nuovo parametro di riferimento rispetto alle associazioni di BRAF-MEK inibitori ed è una importante nuova opzione di trattamento per i pazienti con melanoma BRAF mutato.7
Il melanoma si sviluppa quando un danno non riparato del DNA dei melanociti, cellule preposte alla sintesi della melanina, provoca mutazioni che possono portare alla proliferazione e formazione di tumori maligni. Il melanoma metastatico è il tipo di tumore della pelle più aggressivo e potenzialmente letale ed è associato a bassi tassi di sopravvivenza.11,12 Esiste una varietà di mutazioni genetiche che possono portare al melanoma metastatico. La mutazione genetica più comune nel melanoma metastatico interessa il gene BRAF. In Europa, ogni anno, vengono diagnosticati più di 144.000 nuovi casi di melanoma,13 la metà dei quali circa presenta mutazioni BRAF, un bersaglio chiave nel trattamento del melanoma metastatico.14,15
Encorafenib è una piccola molecola per uso orale, inibitore della chinasi (proteina) BRAF di nuova generazione, e binimetinib è una piccola molecola per uso orale inibitore di MEK, entrambi proteine chiave nella via di trasmissione del segnale MAPK (RAS-RAF-MEK-ERK). Il segnale MAPK ha un ruolo importante nelle cellule normali, perché è responsabile della regolazione dei processi di crescita e differenziazione cellulare. Nelle cellule tumorali che presentano la mutazione del gene BRAF, il processo di attivazione del segnale MAPK è differente, perché si verifica una proliferazione cellulare incontrollata. In altri termini, quando è mutato, il gene BRAF si comporta come un interruttore sempre acceso in grado di stimolare continuamente la proliferazione cellulare, diversamente da quanto avviene nelle condizioni fisiologiche, in cui il gene BRAF va incontro ad accensione e spegnimento sulla base dei segnali di attivazione o inattivazione che riceve.L’attivazione non appropriata delle proteine della via del segnale di MAPK è stata dimostrata in molti tumori tra cui il melanoma, il tumore del colon-retto, del polmone non a piccole cellule, della tiroide e altri.

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5 punti qualificanti per il futuro del SSN

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

La pandemia e l’evoluzione epidemiologica dell’infezione da SARS-CoV-2 hanno fatto emergere gravi criticità del SSN, tra queste, la più grave è stata l’insufficiente dotazione di posti letto di Terapia Intensiva. La necessità ancora oggi di aumentare – e successivamente di stabilizzare – il numero dei posti letto nei Reparti di Rianimazione – Terapia Intensiva su base nazionale richiede considerazioni per troppo tempo disattese in Italia.La loro sottovalutazione – avvertono – potrebbe portare ad un pericoloso sbilanciamento di tutto il SSN a scapito della qualità dell’assistenza. I 5 punti in sintesi:
1- PER UNA VISIONE COMPLETA DELLE CURE INTENSIVE Per creare nuovi posti letto di cure intensive non è sufficiente semplicemente acquistare un ventilatore ed un monitor, ma è indispensabile una dotazione ben più complessa, in termini di risorse tecnologiche/letto e per struttura, oltre che umane e logistiche per garantire standard di sicurezza e qualità delle prestazioni. Sarebbe un errore imperdonabile dimenticarlo.
2 – PER UN ADEGUATO INCREMENTO DEI POSTI LETTO INTENSIVI È fondamentale prevedere che cosa accadrà al termine del periodo emergenziale e come saranno stabilizzati i nuovi posti letto di Terapia Intensiva. Si ritiene imprescindibile esprimere i criteri da adottare che possano portare ad un incremento dell’offerta “stabilizzata”: si considera che tale aumento possa essere ricompreso fra il 35 ed il 50% degli attuali.
3 – PER UN NUOVO APPROCCIO EMERGENZIALE. È urgente e necessario riconsiderare correttamente le dotazioni tecnologiche, la logistica e la riprogettazione delle aree di cure intensive per garantire standard appropriati e qualità assistenziale. Servono azioni sinergiche e modulabili, ma sempre preservando l’eccellenza italiana delle Terapie Intensive rispetto al panorama europeo e mondiale.
4 – PER GARANTIRE COMPETENZE SPECIALISTICHE DI TERAPIA INTENSIVA. Tutto il Paese ha toccato con mano la dedizione e la competenza con cui gli Anestesisti Rianimatori si sono spesi. Dimenticare la loro specificità nell’immediato futuro sembra fuori luogo e fuori contesto, oltre ad essere decisamente rischioso per le caratteristiche della popolazione italiana, che ha già scontato una inadeguata disponibilità di cure intensive, ma che nel futuro potrebbe pagare una riorganizzazione non oculata del Sistema Sanitario Nazionale.
5 – PER GOVERNARE LA NECESSITA’ DI SPECIALISTI CORRELATI AD UNA RISPOSTA DI CURE INTENSIVE ADEGUATA
Un aumento dei posti letto “stabilizzati e strutturati” di Terapia Intensiva necessita senza ombra di dubbio di Medici Specialisti di Anestesia Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore, oltre che di Infermieri di Area Critica che rappresentano anch’essi una professionalità preziosa e imprescindibile. Per garantire questo aumentato fabbisogno di specialisti, servono soluzioni semplici, immediatamente realizzabili, utilizzando strumenti di cui il Paese può già disporre ed a costi sostenibili per:
A. STABILIZZARE i posti letto di Terapia Intensiva utilizzando le tecnologie acquisite e già finanziate da Governo e Regioni – il già indicato aumento di 35%-50% rispetto all’attuale;
B. ATTIVARE le dotazioni organiche degli Specialisti in Anestesia Rianimazione Terapia Intensiva e del Dolore attraverso:
L’APPELLO di SIAARTI e AAROI-EMAC termina con l’immediata disponibilità dei due soggetti (che rappresentano la totalità degli Anestesisti Rianimatori del nostro Paese) a supportare le Istituzioni Centrali e Regionali in tutti i passi che potranno essere congiuntamente realizzati per gestire al meglio i 5 punti segnalati per superare l’attuale fase di emergenza. Questo percorso è giudicato essenziale da SIAARTI e AAROI-EMAC per entrare nel prossimo periodo storico del SSN con una visione realmente nuova, concretamente utile alla sanità nazionale ed ai cittadini, capace di assumere dall’attuale situazione di crisi quei dati e valori di gestione organizzativa ed assistenziale che il nostro Paese non può esimersi di imparare.

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