Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Archive for 22 aprile 2020

I ricercatori dell’Istituto Spallanzani isolano il virus SARS-CoV-2 nelle lacrime di una paziente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Roma. Il virus SARS-CoV-2, responsabile della pandemia COVID-19, è attivo anche nelle secrezioni oculari dei pazienti positivi al virus: è quanto emerge da una importante ricerca pubblicata dalla rivista Annals of Internal Medicine e realizzata dai ricercatori dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma.
Partendo da un tampone oculare prelevato tre giorni dopo il ricovero da una paziente positiva al virus, ricoverata presso l’ospedale Spallanzani alla fine di gennaio e che presentava una congiuntivite bilaterale, i ricercatori dello Spallanzani sono riusciti ad isolare il virus, dimostrando così che esso, oltre che nell’apparato respiratorio, è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive.
Si tratta di una scoperta che ha importanti implicazioni anche sul piano della salute pubblica, tant’è che il risultato è stato comunicato all’Organizzazione Mondiale della Sanità d’accordo con l’Editor della rivista prima della pubblicazione.
“Questa ricerca dimostra che gli occhi non sono soltanto una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio – ha commentato Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani – ne deriva la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione in situazioni, quali gli esami oftalmici, che si pensava potessero essere relativamente sicure rispetto ai rischi di contagio che pone questo virus”. La ricerca dello Spallanzani ha inoltre evidenziato che i tamponi oculari possono essere positivi quando invece i i campioni del distretto respiratorio non mostrano più tracce del virus: i campioni respiratori della paziente, infatti, a tre settimane dal ricovero risultavano ormai negativi, mentre il campione oculare era ancora debolmente positivo sino a 27 giorni dal ricovero. Saranno necessari ulteriori studi per verificare fino a quando il virus continua ad essere attivo e potenzialmente infettivo nelle lacrime: va ricordato infatti che l’analisi molecolare rileva soltanto la presenza del RNA virale nel campione, e soltanto l’isolamento del virus in una coltura cellulare può evidenziare la sua capacità infettante.“La scoperta dei nostri ricercatori– conclude Marta Branca, direttore generale dello Spallanzani – è un altro piccolo tassello che si inserisce nel complicato puzzle di questo virus. La nostra soddisfazione è quella di contribuire, con questa ricerca, a far conoscere meglio i meccanismi di contagio e, quindi, a creare maggiore consapevolezza e sicurezza negli operatori chiamati a confrontarsi con la gestione clinica dei pazienti”.

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COVID-19: MEPs call for a strong EU action to help developing countries

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Development Committee discussed EU measures to combat COVID-19 in developing countries, with International Partnerships Commissioner Urpilainen and Crisis Management Commissioner Lenarčič. On Tuesday, MEPs highlighted the global nature of the pandemic, and therefore the need to work in solidarity both within the EU, and outside in support of partners. COVID-19 cases continue to evolve in Africa, where it is now present in 52 countries. Numbers are growing every day and experts believe that the pandemic in Africa could be more deadly than elsewhere in the world. The coronavirus is also spreading rapidly in other developing countries such as Yemen and Afghanistan.Committee members highlighted the need to build pandemic defence not only within the EU, but also outside in partner countries. The effects of the pandemic could be devastating given the poor quality of the healthcare systems in some developing countries, which makes it essential for the EU to provide external support to its partners, they stress.MEPs fully support all the efforts of the EU institutions to coordinate and strengthen its work within the European Union. Nevertheless, they underlined that the EU needs to marshal its global leadership and enhance international solidarity toward developing countries and more specifically to cooperate with partners in Africa on the COVID-19 pandemic.
Commissioner Lenarčič stated that on 8 April, the European Commission adopted the communication on the global EU response to COVID-19 under which it will coordinate its actions with the EU member states, United Nations agencies and NGOs to support emergency humanitarian needs, strengthen health systems and mitigate economic and social consequences. The European Commission has so far provided EUR 30 million to the World Health Organization (WHO). This is not fresh money and options for mobilizing the reserve for humanitarian aid are being explored.Commissioner Urpilainen promised that her team would follow up on the EU supported COVID-19 global initiatives to ensure the speedy operationalisation on the ground on three priorities: reallocate EUR 500 million to short-term emergency response; provide EUR 2.8 billion to bolster research as well as enhancing social protection, and provide EUR 12.3 billion to address social-economic impact of the pandemic. This is retargeted and not fresh money. She also said that the Commission would coordinate well with the EU member states and partners such as the W.H.O., multilateral lending institution and other partners in a global partnership to ensure maximum impact. Urpilainen added that the European Commission is co-organising an online pledging event on 4 May 2020, to team up with partners to boost funding for diagnostics, medicines and vaccines to up to 7.5 billion euros. By taking this lead, the EU aim to align efforts with other donors and initiatives such as Gavi (the Vaccine Alliance) and the Coalition for Epidemic Preparedness Innovations.
Commissioners Urpilainen and Lenarčič promised to work closely with MEPs on humanitarian response and development policy.
“Even if the external relations angle was somewhat absent in the weeks when the COVID-19 pandemic first affected EU countries, there is now an acute awareness that the situation in developing and crisis-affected countries makes it essential to provide an ambitious and action-oriented EU external response,” said Tomas Tobé (EPP, SE), Chair of the Committee on Development.

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La gestione della salute tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

La salute, a questo punto, diventa non più un aspetto privato ma, per i suoi risvolti sociali, si colloca tra gli interessi primari dello Stato. Il suo obiettivo consiste allora nella promozione e nella protezione della salute attraverso un programma di sviluppo di azione a livello di comunità che, assunto nel suo insieme, consenta una riduzione delle malattie e della mortalità causate dai fattori che ho in precedenza illustrati. Ma sarà lo stesso per la sanità privata? In generale possiamo dire che le linee d’indirizzo sono le seguenti:
• Riduzione dei fattori di rischio delle malattie non trasmissibili che derivano dall’alimentazione scorretta;
• Aumento nella popolazione della consapevolezza del ruolo dell’alimentazione e dell’attività fisica a partire dalle scuole, nelle varie forme di associazionismo e nel lavoro obbligando il datore di lavoro di tutelare la salute dei propri dipendenti;
• Monitoraggio scientifico dei dati e sviluppo dell’attività di ricerca.
Significa, quindi, che la promozione della salute va perseguita costruendo una cultura pubblica volta a tutelarla in ogni manifestazione della vita civile, dalla famiglia, alla scuola, dal lavoro, alla condizione di pensionato. In questo senso vanno creati ambienti di vita e di lavoro favorevoli per ridurre tutti quei fattori di rischio che tendono ad instaurare patologie croniche e invalidanti (malattie cardiovascolari, diabete di tipo II, alcuni tipi di tumore), che sono l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’obesità, la sedentarietà, l’abitudine al fumo e alla scarsa attività fisica. È questa una tematica caratterizzata da forte valenza sociale e civi-le, in quanto rispetto ad altre malattie anche più gravi, più problematiche e di più elevato impatto quantitativo, gli infortuni e le malattie professionali costituiscono accadimenti evitabili solo se tutti i soggetti istituzionali e sociali coinvolti assumono le responsabilità loro proprie.
Non vi è dubbio che una più ampia rete d’assistenza e di tutela della salute richiede maggiori risorse ma esse possono anche essere ricercate con opportune economie di gestione tese a ridurre se non a eliminare del tutto gli sperperi, la malasanità, la duplicazione di analisi e forme di accertamenti, e visite specialistiche superflue. (Riccardo Alfonso)

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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La natalità: il nostro male oscuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Il problema più serio e complesso che riguarda il pianeta terra è costituito da una natalità in eccesso, rispetto alle risorse disponibili. È un trend di crescita demografica che potremmo definire fuori controllo. C’è chi afferma che nel 2030 arriveremo a nove miliardi di abitanti. È puramente illusorio credere che il nostro pianeta possa contenerci tutti senza che si creino condizioni gravi di compatibilità ambientale. Per altro già oggi avvertiamo i segni e non sono di certo dei semplici calcoli teorici.
La povertà è il primo punto all’ordine del giorno. In India possiamo toccarla con mano, ma la viviamo anche nelle città così dette dell’opulenza assistendo al degrado delle periferie suburbane, ai clochard che affollano gli angoli delle strade e dormono, dove possono lungo le vie o in rifugi di fortuna. La disoccupazione costituisce un aspetto altrettanto grave se consideriamo che ora vivono nel mondo oltre un miliardo di persone senza lavoro. Per di più è una crescita disomogenea tra un continente e l’altro e tra nazioni. È evidente nelle metropoli, se si pensa che già oggi, a Città del Messico i residenti sono 17 milioni e a Bombay nove milioni.
Segue inevitabile il problema alimentare. In India e in alcune località dell’Africa e dell’America del Sud, oggi si muore di fame. E a distruggere la fauna e la flora stanziale e alterare l’ecosistema delle foreste equatoriali e dell’habitat si finisce con l’andare di male in peggio. Cresce, intanto, il divario tra i paesi più prosperi rispetto a quelli bisognosi di tutto.
Ciò determina, spesso, la necessità di migrare e il procedere in questo senso è, a sua volta, gravido di conseguenze in specie se gli spostamenti sono nell’ordine dei grandi numeri. Nella migliore delle ipotesi subentrano motivi d’ordine pubblico, risentimenti razziali e incapacità di assorbire in modo regolare l’inevitabile eccedenza di manodopera generica.
Se questa è la situazione oggi e, in prospettiva, ci sembra giusto valutare taluni aspetti caratterizzanti l’evoluzione umana. Si era in pochi fino a 10mila anni fa quando si viveva di caccia e d’agricoltura. Man mano che l’energia muscolare fu supportata dalle tecnologie inizialmente primitive e, progressivamente, sempre più artefatte, la popolazione mondiale non trovò di meglio che assumere dimensioni maggiori. In questo modo raggiungemmo il miliardo d’abitanti all’inizio dell’Ottocento.
In due secoli ci siamo poi più che sestuplicati grazie soprattutto alla rivoluzione industriale, alla conversione di materia inanimata in energia e alle accresciute disponibilità alimentari.
Se queste sono le ragioni del nostro sviluppo demografico, le stesse diventano un’arma letale anche in ragione del fatto che ad una natalità in espansione vi fanno da contrappeso le tecnologie che tendono a ridurre il lavoro umano e a renderlo, semmai, sempre più specialistico.
Secondo l’equazione d’Ehrlich, d’altra parte, l’unica variabile precisa resta la popolazione, se vogliamo che l’impatto ambientale sia costante nel tempo, e, di converso, vogliamo garantirci un aumento o, in ogni caso, una non diminuzione del benessere. Ciò, ovviamente, prescinde dal concetto di “ricchezza” individuale.
E’, semmai, in funzione delle risorse materiali, dal modo di organizzarsi della società, ma anche dai sistemi di vita immateriali che noi prediligiamo quali sbocchi ai nostri “appagamenti”: la lettura di un libro o l’ascolto della musica, l’uso di un costoso fuoristrada o di altre forme di svaghi.
Dobbiamo, quindi, insieme, convincerci che il ciclo di crescita, iniziato prorompente con la rivoluzione industriale, è terminato con l’avvento della civiltà post industriale. È un passaggio che avviene in tempi rapidi, rispetto a quelli lenti del riassestamento naturale della popolazione o, se vogliamo, del turn over che per altro è sfalsato dal momento in cui abbiamo allungato la nostra speranza di vita. (Riccardo Alfonso)

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La vita non si gioca alla roulette

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Le tecnologie oggi vigenti, e in corso d’evoluzione, dovrebbero insegnarci almeno una cosa. Dovremmo guardare con più attenzione i vari aspetti organizzativi che interagiscono con il nostro modo di vivere. Essi ci consentirebbero di utilizzare al meglio le nostre risorse. Se lo facessimo con costanza e continuità, e da subito, noi ci accorgeremmo d’avere la possibilità di spendere di meno pur ottenendo risultati migliori. È questo il vero nodo della questione. D’altra parte non possiamo pretendere che il tutto si svolga come una semplice operazione matematica: due più due fanno quattro. È un modo di vivere e gestire la nostra vita che richiede una preparazione accurata. In primo luogo, dobbiamo assegnare al nostro procedere, sul sentiero della vita, da singoli e collettivamente, valori che noi oggi abbiamo alterato o disatteso. Questi valori si acquistano con il sapere e il conoscere, con l’istruzione di base, con il buon esempio. I giovani, in primo luogo, dalla loro scolarità alla maturità devono imparare a riconoscere i valori reali della vita da quelli fasulli, da quelli che durano a quelli che possono riempirci solo una stagione o forse due di un anno. Questa è la vera svolta che non s’identifica, necessariamente, con l’esserci sentiti figli del XIX o del XX o ancor più del XXI secolo. È tempo che usciamo dai nostri ristretti confini ideologici e temporali e incominciamo a ragionare, come farebbe l’homo novus, oppure quell’archetipo d’essere che non si sofferma a lungo sull’esistente, ma immagina il suo impegno proiettato nel futuro. Ma che futuro noi possiamo garantire al cospetto di città inquinate, da falde idriche avvelenate, da piogge acide e da quell’omino che si muove freneticamente nei saloni di Wall Street a caccia del biglietto verde che gli passa sulla testa e attraversa le sue gracili, ma nervose mani, protese ad afferrarlo e che più delle volte non riesce a carpirlo, ma non demorde?
La nostra droga non è solo quella che abbiamo universalmente ravvisato. Il nemico che insidia l’intera umanità ha molte facce e tante spirali. Essa ha parecchi nomi e sono tutti il frutto delle nostre debolezze: consumismo, arrivismo, egoismo, razzismo e tanti, troppi, -ismi. Vi ricaviamo il tormento che ci perseguita, la sofferenza di una tensione che non s’attenua, la voglia di emergere e di schiacciare i nostri simili. Non è certo questa l’immagine che scaturisce dell’essere umano. E’ una faccia che non ha futuro per sé e per gli altri. È la negazione del ruolo e delle sue prospettive, del suo definirsi cittadino del mondo. In tale ambito la Fede e la medicina non riusciranno a lenire le nostre pene spirituali e materiali. Se non giungerà il tempo della consapevolezza, e il riconoscimento che dietro il paravento delle nostre illusioni vi è una certezza che invano cercheremo fuori di noi, non ci sarà, più semplicemente, un futuro. (Riccardo Alfonso)

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Dai ricchi più ricchi ai poveri più poveri, dalla medicina al sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Finché ci faremo condizionare da queste posizioni divergenti, non si potrà assicurare al genere umano, nonostante i progressi della medicina, un avvenire sicuro e, ovviamente, in buona salute. È un aspetto che, per quanto mi appare ovvio e persino superfluo doverlo ribattere, va di continuo sottolineato proprio perché una larga fetta della classe dirigente dei paesi più evoluti si lascia facilmente sedurre dalle sirene dei facili profitti e sovente si finge d’ignorare che qualcuno alla fine debba pagarne il prezzo in vite umane. L’assistenza sanitaria, e la prevenzione che si collega, dovrebbe, per contro, avere la precedenza, su ogni altro progetto umano. Non vi è dubbio, infatti, che il mantenimento dello stato di salute in condizioni ottimali resti la risposta più adeguata per assicurare alle future generazioni un avvenire più tranquillo. È una scelta di campo ovvia per quanto diamo l’impressione che non sia del tutto scontata con i nostri comportamenti contraddittori. Il pianeta terra ha molte risorse ed anche una grande capacità di recupero ma occorre tempo perché le ferite che le provochiamo possano rimarginarsi. Prudenza vorrebbe che non ci lasciassimo sedurre del “tutto e subito” e coltivassimo il nostro campicello dei desideri cum grano salis.
Sull’origine della vita sulla terra e sul destino che potrà esserci, in un futuro più o meno lontano, noi possiamo formulare solo delle ipotesi e non di sicuro delle certezze. Tra queste formulazioni vi potrà essere quella che è la più plausibile per il nostro punto di vista e per le conoscenze scientifiche che disponiamo, ma non è detto che questo punto di vantaggio costituisca un titolo per porre fine la disputa e appagarci. Tutt’altro.
Analisi e psicanalisi, psicosintesi e sinderesi, ritrovano i nostri atti distribuiti non soltanto lungo il pentagramma classico attraverso cui si modula, per varie frequenze, la moralità; trovano note, elementi, frammenti al di qua e di là dalle righe.
Scopriamo in tal modo che la nostra libertà reale subisce una serie di vincoli, tanto più complessi quanto più scendiamo nei livelli della corporeità o della natura cosmo logicamente intesa. Nel medesimo tempo scopriamo che la nostra libertà si fa tanto più consapevole quanto più ci avviciniamo alle alte frequenze dello spirito: come disse Aurelio Agostino in quel suo famoso aforisma “ama et fac quod vis”. Dobbiamo, quindi, credere per ritagliarci un futuro migliore e sapere da esso trarre il giusto insegnamento che ci fa distinguere il caduco dall’eterno. Molte speranze sono state riposte associando il progresso ottenuto, in questi ultimi anni, alla svolta temporale che ci offre il giro di boa del ventesimo secolo introducendoci nel ventunesimo. Non si tratta, ovviamente, di una questione per la quale gli esseri umani potevano soprassedere nel secolo decorso, ma è reso urgente nell’attuale. Il problema che si prospetta è un altro.
Noi, troppo a lungo, abbiamo esitato nel riservare l’attenzione necessaria alla tutela della salute individuale e collettiva. L’errore più grave è che abbiamo alterato la scala dei valori, dando priorità ai succedanei, e non a quelli veri e autentici. Ci siamo avvitati intorno alle logiche del consumismo e ai suoi apparentamenti più coinvolgenti, ma anche più precari. Abbiamo trasformato l’essere umano in una macchina per fare soldi, per ottenere una posizione di prestigio nel mondo, per avere successo, per dominare e abbiamo, nonostante tutto, fatto finta di non accorgerci che è stato pagato un prezzo che, per quanto riguarda i diretti interessati, non si è rivelato subito ma che si è espresso con maggiore rapidità ed anche visibilità in quella parte dei nostri simili che abbiamo considerato, con non poca arroganza, dei perdenti. La salute è stata uno dei punti più deboli del nostro modello di società. Si è arrivati al punto da non volerla assicurare a chi non ha la possibilità di pagarla lautamente. Pensiamo al sistema sanitario esistente negli U.S.A. (Riccardo Alfonso)

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Tra medici, medicine, palliativi ed espedienti vari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Per condurre una vita sana non dobbiamo dimenticare che molto dipende dal nostro stile di vita a partire dalla cura del corpo e dai cibi che ingeriamo e le reazioni che essi possono provocare una volta digeriti, assorbiti e metabolizzati. Più in generale possiamo dire che esiste un rapporto profondo tra le più intime strutture, che ci hanno generato, e le varie interazioni con gli elementi della natura che vi ruotano attorno in varie forme e il genere di rapporti che vi instauriamo. È anche un naturale aggregato alla “medicina dello spirito”. Dagli alchimisti ai moderni laboratori di ricerca, dagli stregoni agli stessi rituali religiosi, dagli esperti di fitofarmaci e quanto altro, ci imbattiamo in un proliferare di “pozioni” medicamentose volte a lenire la sofferenza a debellare un male e persino a procurarci qualche danno in più.
Cominciamo a chiederci ciò che ci procura più disagi a partire da un’alimentazione sregolata che ci fa eccedere per un certo tipo di nutrimento e meno in altri, per un modo di vivere che ci costringe a mangiare di “volata” un panino nel bar sotto l’ufficio ecc.
Le conseguenze possono essere le più varie e non è detto che il rapporto è matematico ed è espresso in tempo reale tra causa ed effetto. Talvolta il danno che ci procuriamo con un’alimentazione congiunta a un modo di vivere dissennato, può venire dopo mesi ed anche anni e nel frattempo ci illudiamo di credere alla nostra “inossidabilità”: mangiamo di tutto, beviamo di tutto, facciamo follie e il nostro organismo sembra non risentirne. Ma su tutto è necessario assumere una consapevolezza. Il corpo umano è una struttura complessa. E proprio per questo non possiamo affidarci al caso in specie per chi predilige i “si dice” delle solite “comari” che, con molta disinvoltura e per qualsiasi acciacco, si improvvisano terapeute e specialiste in medicina.
Va inoltre posta molta attenzione per le scienze e le discipline tradizionali dell’India e della Cina, sull’uso delle piante medicinali e sulle pratiche fisiche, l’agopuntura, la pranoterapia ecc. Non dubito della loro efficacia, per il trattamento di determinate malattie, ma va, tuttavia, non trascurato il fatto importante che non sempre chi le prescrive è all’altezza della situazione. Proprio per evitare questa incompetenza terapeutica l’Unione Induista Italiana ha istituito un centro di cultura indiana per offrire la possibilità di studiare le scienze e le discipline tradizionali dell’India, tra cui Ayurveda, Yoga, Jyotisa (astrologia), Sanscrito, Danza e Canto. Hanno, in proposito, avviato degli appositi corsi, della durata di un anno, e ai partecipanti meritevoli è rilasciato un attestato di frequenza. Seguono poi i corsi d’aggiornamento. L’iniziativa è volta a dare una preparazione base che consente di impiegare quest’antica scienza come terapia naturopatica alternativa di prevenzione e cura della salute. I docenti sono tutti medici e specialisti ayurvedici provenienti dagli U.S.A. e dall’India. Questa esperienza, come molte altre, mi fa meglio comprendere il rapporto esistente tra i prodotti della natura e la loro capacità, assumendoli in determinate dosi, e per produrre sul nostro organismo determinati effetti. Lo stesso si può dire per la terapia fisica e quanto altro. (Riccardo Alfonso)

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I miracoli compiuti dalle difese immunitarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Man mano che la ricerca “affila le armi” noi ci rendiamo conto che il nostro corpo è ben protetto, nonostante i veleni che di continuo introduciamo e che non riguardano solo i cibi e l’aria che respiriamo ma anche talune medicine per il loro uso continuo e abuso. Un esempio tipico è emerso in un Convegno organizzato dal Centro studi della Fidest per la tutela della salute. Si tratta di un particolare tipo di globuli bianchi, i linfociti CD8, i quali, in presenza del virus dell’aids, lo bloccano, anche se l’infezione è in fase avanzata.
L’argomento è stato già trattato, e approfondito, da uno studio pubblicato dalla rivista Proceeding of the National Accademy of Science e compiuto dai ricercatori americani guidati da Michael Greenberg. Questa circostanza non è isolata. Diverse altre malattie gravi sono presenti con i loro virus e batteri nell’organismo e non solo umano.
Ci pensano, in proposito, diverse famiglie di linfociti. Dai già citati CD8 ai CD4 e ad altri tenuti sotto osservazione, ma non sono, a tutt’oggi, tutti identificati. Sembra quasi di capire che vi possono essere dei virus capaci di scatenare una vera e propria epidemia che può colpire più generazioni.
Quanto a neutralizzare questi terribili avversari, ci pensano i soliti anticorpi ma a volte le loro difese o sono poco tempestive o inadeguate e si rende necessario sostenerle con i vaccini. Lo stesso sta accadendo con il nostro attuale nemico il Covid-19. (Riccardo Alfonso)

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La rivista d’Ateneo “Gentes” inserita dall’Anvur tra le pubblicazioni scientifiche d’ambito umanistico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Perugia. La rivista del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università per Stranieri di Perugia, ha ottenuto nei giorni scorsi un importante riconoscimento scientifico; l’ANVUR, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca Italiana, ne ha infatti valutato positivamente criteri di analisi e pubblicazione, nonché i contenuti, inserendola nell’elenco delle riviste scientifiche italiane ricomprese nell’area 10, che include un ampio ventaglio di settori disciplinari d’ambito umanistico (Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche, quali, ad esempio, Linguistica, Letteratura, Musicologia, Storia dell’Arte, Semiotica, Storia, per un totale di 60 discipline).L’iter che ha portato al raggiungimento di questo importante risultato ha imposto al suo comitato di redazione la stretta e sorvegliata adesione a numerosi requisiti qualitativi, oltre ad un costante coordinamento editoriale. Nata nel 2014 sotto la direzione scientifica di Roberto Fedi e la direzione responsabile di Antonello Lamanna, <> vanta un comitato scientifico composto da studiosi provenienti dalle più prestigiose università internazionali (University of Jordan; Università di Malta; University of California UCLA, USA; Georgetown University; Université di Chambéry, France; Johns Hopkins University).Caratteristica fondante del suo asset scientifico editoriale è l’interdisciplinarità, connotata dalla forte impronta interculturale, com’è nella cifra istituzionale dell’Università per Stranieri di Perugia. (By sonia giugliarelli)

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Il verde Molise: la porta che apre al domani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

di Pasquale Di Lena. La salute quale minimo comune denominatore di una fondamentale coniugazione, Sanità e Agricoltura, che nel Molise è possibile più che altrove, nel momento in cui c’è la certezza, sia della cura che della buona alimentazione.Ricordo quando, seconda metà degli anni ’90, sono rientrato nel Molise dalla Toscana e dal mondo che ho girato in lungo e in largo, e, da eletto, a far parte dell’Assemblea legislativa, il Consiglio regionale, l’assise che approva le leggi e la programmazione del suo territorio. Nel caso del Molise , un territorio contrassegnato da una ricca biodiversità, ancora diffusa ruralità, e, un patrimonio molto interessante di prodotti tipici, cioè di prodotti riconosciuti tali dalla storia, nel momento in cui sono tali almeno da 25 anni,. Ben 151 dei quasi 5mila riconosciuti in Italia. Un patrimonio enorme che sta a indicare la qualità, e, in più, anche la diversità, che il territorio esprime e lo fa con il contributo prezioso del mondo contadino e pastorale, rappresentato dal cuore grande e dalle mani abili delle donne e degli uomini di questa mia terra, che racconta il culto dell’ospitalità. Il Molise ha tutto, anche se poco per la sua estensione, solo 4.440 Km², un dato che lo pone davanti solo alla Valle d’Aosta, però, con due elementi importanti in più, le diffuse colline e un tratto di mare. Un territorio di territori che mi portano ad affermare che è il Molise la Regione più rappresentativa di quel patrimonio culturale dell’umanità, la Dieta mediterranea, uno stile di vita oltre che un’alimentazione salutare e ricca di bontà.il mio rientro 25 anni fa, con il neoliberismo che aveva preso la rincorsa e avvolto tutti in una nebbia fitta, rendendo sempre più le persone ombre di un mondo esasperato dal consumismo sfrenato.Una nebbia che il coronavirus, con le sue improvvise e tremende paure e con le sue tragedie, ha dipanato in un colpo solo, mostrando la normalità non più sostenibile – segnata da impotenza, prima ancora che da dolore per il numero alto di morti – a partire dal quadro della sanità pubblica ridotta in frantumi dall’avidità del privato. In quel tempo, seconda metà degli anni ’90, parlavo, soprattutto ai miei colleghi, della fortuna del Molise per i tanti segni di legame e continuità con il passato, la sua “arretratezza”, nei confronti di realtà che vivevano in pieno il mito del progresso e dello sviluppo, rappresentato da città, strade, case, negozi, sempre più grandi, cioè dallo spreco enorme di quel bene comune, il territorio, il solo grande tesoro che abbiamo. Milioni di ettari di suolo fertile trasformati in cemento e asfalto. Milioni e milioni di tonnellate di cibo buttati, grazie ai supermercati e ai grandi centri commerciali, in faccia ai tanti, soprattutto bambini, che hanno bisogno di un pezzo di pane. Un’arretratezza, rappresentata non solo dal primato della ruralità e della biodiversità, ma anche dalla bellezza dei paesaggi, dalla ricchezza di acque cristalline, potabili; dalla lunga storia della terra dell’Homo Aeserniensis, dei Sanniti e dei Frentani; da mille splendide tradizioni, la gran parte singolari; da una gastronomia ancora ispirata dall’orto e dal piccolo campo coltivato con semi antichi di grano, farro o mais; dalle piccole stalle, con animali che vanno al pascolo o che hanno il tempo e il modo di affezionarsi a chi li dà da mangiare e li cura; da tanti vini e tanti oli, con la Tintilia e la Gentile di Larino a tirare le rispettive file. Quell’arretratezza, oggi appare – ai più, non solo a me e a pochi altri – come l’opportunità che, grazie alle nuove generazioni, prepara il Molise a vivere un nuovo domani.Si tratta solo di pensare e lavorare per un’idea-progetto possibile da realizzare qual è quello di coniugare, come all’inizio si diceva, due politiche di grande attualità: la sanità e l’agricoltura, quest’ultima nella sua espressione più ampia di zootecnia e forestazione.
Per quanto riguarda la sanità, il Molise, ha la disponibilità di strutture, anche d’avanguardia, che sono solo da utilizzare, già pronte per ospitare eccellenze capaci di dare risposte ai bisogni di salute dei cittadini molisani, e, non solo, a quanti vogliono vivere il Molise e i frutti della sua arretratezza. Lo stesso vale per l’agricoltura, l’attività primaria del Molise, che deve produrre cibo solo grazie alla fertilità del suolo e, non più, della chimica e le possenti macchine, che, insieme, hanno nutrito le multinazionali, fino a farle abbuffare, e impoverito il mondo contadino, con molti produttori che hanno abbondato il proprio campo.La fortuna del Molise, in pratica, è tutta raccolta nel suo territorio, visto che è in grado di offrire e garantire salute e benessere.
Un Molise così è solo da raccontare, però, non a quelli che lo vogliono solo attraversare ma a chi ha bisogno di viverlo settimane, mesi; vuole godere la rinascita e la nuova normalità, che è quella di un dialogo tra le persone e, ancor più, con la natura, la campagna. La fortuna di avere, dei 136 paesi sparsi sul suo territorio, ben 125 abitati da un centinaio di persone, al massimo da qualche migliaia, che, se recuperati, sono in grado di dare spazio e forza ad altre attività, come il commercio, l’artigianato, il turismo. Un insieme in grado di far vivere le esperienze proprie di una campagna che ha nel verde il suo valore aggiunto, il verde Molise.

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Coronavirus – Europa: occasione persa o rimandata?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Il Fondo Monetario Internazionale (IMF) si è espresso, e le sue previsioni non sono affatto incoraggianti. Premettendo che oggi più che mai fare previsioni per il futuro è un esercizio estremamente difficile vista la fluidità e l’incertezza del contesto in cui ci troviamo, l’IMF nel suo World Economic Outlook ha proiettato la crescita globale nel 2020 al -3%, ben peggiore del -1% che avevamo ipotizzato fino a qualche giorno addietro. Abbiamo qualche speranza che queste stime siano (cosa singolare) persino pessimistiche per i Paesi sviluppati (-6%), mentre appaiono quasi generose per i mercati emergenti (-1%). In particolare, dalle analisi risulterebbe fortemente penalizzata l’eurozona, una delle regioni più duramente colpita dal virus e in cui manca ancora una risposta unitaria da parte delle istituzioni comunitarie. Non è un caso che, anche nel corso del rimbalzo registrato dalle borse nelle ultime settimane, le azioni europee abbiano fatto da fanalino di coda. In questo si può leggere la percezione di un ‘whatever it takes’ delle autorità di politica economica statunitensi, non altrettanto chiaro nel vecchio continente.Delude per ora l’assenza di coesione, con le perduranti diatribe tra la fazione dei Paesi del Sud Europa, che chiedono a gran voce l’emissione di Eurobond, e quella dei Paesi del Nord Europa, fermi oppositori di qualsiasi forma di condivisione del rischio.Ad oggi, quindi, il bicchiere appare mezzo vuoto, nonostante le massicce manovre annunciate la settimana scorsa dall’Eurogruppo, che superano complessivamente i 500 miliardi di euro. Tra di esse, è sicuramente apprezzabile il programma contro la disoccupazione (del valore di € 100 miliardi), che vede per la prima volta il mercato del lavoro come target esplicito di politiche comunitarie.La più potente tra le misure adottate, per portata e velocità di attivazione, è tuttavia quella, tanto dibattuta, del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, o Fondo salva-Stati). Tale organizzazione, istituita nel 2012, mette a disposizione dei Paesi che ne fanno richiesta linee di credito per importi fino al 2% del PIL. Vista la straordinarietà della situazione che stiamo attraversando, le risorse verrebbero erogate a fronte di una condizionalità molto blanda, nella forma della destinazione di tali risorse per finalità legate alla pandemia e di un generico rientro nelle regole fiscali comunitarie una volta superata l’emergenza. In aggiunta, l’OMT (Outright Monetary Transactions) aprirebbe all’intervento della BCE che potrebbe effettuare acquisti illimitati dei Titoli di Stato (con scadenza inferiore ai 3 anni) del Paese posto sotto tutela.A questo punto, per sperare in misure più collettive non resta che attendere, con fiducia, l’esito del Consiglio Europeo del 23 aprile, confidando sul fatto che le forze che spingono per una maggiore solidarietà ed integrazione, emerse di recente anche in Germania, prevalgano su quelle di segno opposto, centrifughe sempre in agguato quando si tratta di destinare risorse. D’altronde, nel mondo che ci verrà restituito dalla pandemia di Coronavirus, meno globalizzato e più localizzato, sarà ancora più necessario collaborare tra paesi limitrofi ed interdipendenti. Quindi, per l’Unione Europea mostrare unità di intenti e muoversi verso una maggiore integrazione (unione bancaria, unione fiscale e unione dei mercati) diventerà un problema esistenziale. Tra l’altro, la mancanza di cooperazione globale, con il rischio di destabilizzazione che ne consegue, è già fin troppo evidente nei recenti attacchi di Trump alla Cina e all’OMS, che pongono ostacoli alla gestione già insoddisfacente della pandemia che, essendo un fenomeno globale e simmetrico, non può che essere contrastata in modo corale.Sul fronte positivo, il nuovo Quantitative Easing della BCE contribuirà a rendere sostenibile il debito pubblico dei Paesi della regione. Oltre a calmierare il costo di tale debito, con i suoi acquisti l’istituto centrale riduce il rapporto debito/PIL dei singoli Stati in media del 23% circa, portandolo non lontano dal 60% tracciato come linea guida nel Trattato di Maastricht. Per quanto riguarda l’Italia, tale rapporto, attualmente prossimo al 137% del PIL, scende fino al 116% circa una volta depurato della quota di debito detenuta dalla BCE.
Cosa ne sarà di questo debito è ancora difficile da capire. Se si arriverà ad una maggiore integrazione, si potrebbe ipotizzare che venga reimmesso nel mercato attraverso una mutualizzazione sotto forma di Eurobond, ma solo dopo il suddetto processo di riforme istituzionali comunitarie.Sull’altra sponda dell’Oceano Atlantico, quanto fatto a livello fiscale e monetario risulta ancora più convincente. La Fed, in particolare, dopo aver scongiurato il rischio di disfunzionamenti del mercato interbancario e di un eventuale credit crunch con interventi tempestivi ed efficaci, è arrivata ad acquistare direttamente dalle banche i prestiti a piccole e medie imprese e obbligazioni High Yield: è tornata la ‘put’ della Fed? Non è da escludere che possa spingersi fino ad acquistare azioni, come già fa attualmente la Bank of Japan. Come sappiamo, anche solo paventare tale possibilità, stabilizzerebbe il mercato, presso cui l’istituto gode in questo momento di grande credibilità. A controprova di ciò, in seguito alle manovre messe in atto nelle ultime settimane, le aspettative di inflazione sono risalite in modo molto elastico, sospingendo i tassi reali in territorio abbondantemente negativo (-0,6%).Affinché l’efficacia di tali misure non venga compromessa, però, è necessario che il periodo di lockdown non si prolunghi eccessivamente. Di conseguenza, si iniziano a soppesare con maggiore urgenza gli effetti economici negativi di una proroga delle misure di distanziamento sociale attualmente in vigore. Da tanti fronti si alza la richiesta di una ripresa graduale, ma tempestiva, dell’attività economica.Per arrivare ad una reale riapertura servirebbero maggiori certezze sul fronte dei sistemi di diagnostica (per esempio, test di sieroprevalenza) e monitoraggio che permettano di scannerizzare la popolazione per individuare le persone infette e quelle già immunizzate (se mai, effettivamente, si possa raggiungere tale condizione). Certezze che tardano a manifestarsi ed anzi lasciano spazio a nuovi dubbi (contagi di ritorno). Siamo quindi un po’ più cauti nel giudicare le scelte di vari Paesi che cercano di limitare il sacrificio economico (di breve) attraverso riaperture che potrebbero rivelarsi premature.Ciò che è certo è che i corsi azionari, dopo una prima revisione all’ingiù degli utili attesi (di circa il 15% negli USA e del 20% in Europa) ed un rimbalzo dei corsi dai minimi del 23 marzo, mostrano valutazioni più equilibrate. In effetti, gli utili scenderanno certamente ancora, ma i prezzi attuali sono in grado di assorbire un’ulteriore riduzione del 10% delle previsioni, o poco più (specie se si passasse a misure relative come il premio di rischio azionario rispetto alle obbligazioni). Qualora si dovesse andare oltre a causa del perdurare del blocco dell’attività economica, sarebbe ragionevole attendersi una nuova fase di volatilità sulle borse.Non resta che attendere, quindi, che l’innovazione medica arrivi in nostro soccorso, scongiurando lo scenario peggiore. Quantomeno, l’analisi di cui sopra suggerisce che probabilmente una base (minimi?) ai corsi azionari possa essere stata messa a fine marzo.

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Formare gli specialisti per la digitalizzazione dei processi aziendali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

San Paolo d’Argon (BG) Nasce dalla collaborazione di JAC Fondazione JobsAcademy con il Gruppo Sme.UP, il partner IT che accompagna le aziende nella trasformazione digitale con le soluzioni software e hardware più adatte al loro business, il nuovo corso dedicato alla formazione degli specialisti della trasformazione digitale dei processi aziendali, professionisti in grado di automatizzare i processi mediante l’analisi, il disegno, lo sviluppo e la messa in opera di sistemi informatici.Il corso, che partirà in autunno, si rivolge sia a chi sta vivendo un percorso formativo alle superiori, agli appassionati dell’informatica, sia a chi è già nel settore e aspira a costruirsi una nuova figura professionale. Grazie al metodo “learning by doing”, gli studenti avranno l’opportunità non solo di imparare dai professionisti di Sme.UP, ma anche di mettere in pratica quanto appreso direttamente in aula e in laboratori strutturati a favorire la didattica del corso.
Gli specialisti per la digitalizzazione dei processi aziendali sono figure professionali che saranno sempre più indispensabili e ricercate nell’ottica del processo di trasformazione digitale che vivono le imprese e la previsione di inserimento nel mondo del lavoro al termine del biennio – che comprende due stage professionalizzanti di 400 ore – è del 95%, in linea con le percentuali di assunzione degli altri corsi di Jac. JobsAcademy, che nasce per dare una risposta concreta alla richiesta e al bisogno di lavoro delle imprese, ha infatti da sempre un forte legame e dialogo costante con le aziende del territorio. Rappresenta il primo ITS in Italia per numero di corsi e per numero di studenti, e una delle prime risposte italiane alle scuole di alta specializzazione tecnologica, che già da decenni formano in Europa i cosiddetti super-tecnici. Lo studente del nuovo corso farà esperienza dell’applicazione parallela di intelligenza analitica e pratica tecnologica, imparando sia i metodi che gli strumenti. La figura professionale specializzata che uscirà da questo corso avrà una visione improntata sulla padronanza delle dinamiche aziendali e della loro trasformazione digitale e sarà in grado di analizzare, progettare e implementare soluzioni informatiche a supporto di tutte le attività, dai sistemi gestionali e ERP all’interconnessione in Cloud di macchinari in ottica Industria 4.0 e Internet of Things. Si otterranno dunque competenza sia da analista funzionale che da sviluppatore software.«Il futuro è nelle mani dei più giovani ed è a loro che guardiamo, dichiara Roberto Magni Vice President e M&A Manager del Gruppo Sme.UP. La collaborazione con JAC nasce e si sviluppa con l’obiettivo di mettere a disposizione degli studenti tutte le competenze e il know-how di Sme.UP affinché i ragazzi di oggi possano diventare le figure professionali di domani, in uno scenario che sta diventando sempre più competitivo e nel quale le aziende richiedono competenze sempre più specifiche.Attraverso questo corso, insegniamo agli studenti in maniera specifica l’informatica applicativa necessaria alla gestione delle aziende del settore manifatturiero. Al termine del corso, tutti gli studenti metteranno in pratica le conoscenze acquisite svolgendo uno stage formativo presso il Gruppo Sme.UP, attraverso il quale potranno apprendere nella realtà cosa significa fare informatica applicativa». https://www.fondazionejobsacademy.org/it/percorso/information-technology-for-the-digital-factory/

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Smart working: trasformiamo i servizi per l’emergenza in opportunità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Un tavolo di lavoro tra Ministro Funzione Pubblica e la rete Assinter per proiettare il lavoro pubblico verso nuovi paradigmi culturali ed organizzativi. “Ringraziamo il Ministro per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone per l’incontro che ha dato avvio ad un dialogo costruttivo sul fondamentale tema dello smart working, oggi più che mai divenuto una priorità strategica e necessaria per rispondere alla crisi economica ed organizzativa causata dal Covid19. Le società della rete Assinter sono impegnate in prima linea sui territori, quotidianamente e costantemente, per fornire supporto tecnico, logistico e operativo a favore di amministrazioni ed enti pubblici. Le società della nostra Rete stanno confermando la propria centralità come attori della trasformazione digitale del nostro Paese.” Queste le parole del Presidente Francesco Ferri al margine dell’incontro in videoconferenza, con il Ministro Dadone.La situazione emergenziale che stiamo vivendo sta accelerando i tempi della rivoluzione digitale in Italia, come mai accaduto finora, in tutti i settori. La pubblica amministrazione, coadiuvata dalle direttive del Ministro Funzione Pubblica sulle modalità di lavoro agile, sta svolgendo un ruolo cruciale per garantire la continuità dei servizi pubblici, potenziandoli e rinnovandoli, con l’obiettivo di far fronte alle necessità emerse nel nuovo contesto. “La PA ha affrontato questo momento difficile a testa alta, senza interrompere i servizi erogati ai cittadini, mostrandosi affidabile e determinata in un momento di incertezza. Si tratta di una notevole inversione di tendenza nella percezione comune, che ho intenzione di mettere a sistema. Il lavoro pubblico è uno spazio di innovazione, interconnessione e semplicità e lo sarà sempre di più, questo è un obiettivo imprescindibile. Le società in house dell’ICT svolgono un ruolo cruciale nella spinta digitale, terreno sul quale non possiamo immaginare un singolo player centralizzante, ma una collettività di competenze capaci di generare innovazione proprio a partire dalla diversità delle esigenze dei tanti territori italiani. Un cambio di passo, ma anche di mentalità, a cui ci stiamo già abituando e che in fondo ci stimola piacevolmente”, ha affermato il Ministro Dadone.In questo quadro, le competenze espresse dalle società ICT in house stanno giocando un ruolo decisivo al fine di facilitare il lavoro agile anche coerentemente con gli interventi normativi emergenziali e con le circolari del Ministro finalizzate alla più ampia e rapida diffusione di pratiche di smart working. Le società ICT in house della nostra Rete hanno predisposto o potenziato, servizi infrastrutturali e applicativi permettendo ad un ampio numero di dipendenti pubblici di continuare a lavorare da casa, rendendo disponibili una pluralità di servizi come la creazione di reti VPN, servizi VoiP, stanze di lavoro in remoto, centralini virtuali e contact center, Virtual Desktop, ampliamento storage in cloud, erogazione servizi in modalità SaaS, ecc. Ed è proprio con l’obiettivo di costruire le condizioni affinché si consolidino canali di trasferimento efficace e rapido di queste pratiche che Assinter intende mettere le competenze della propria rete a disposizione del Ministro della Pubblica Amministrazione nell’ambito di un Tavolo di lavoro che attiveremo insieme già a partire dai prossimi giorni. Nei fatti, la situazione emergenziale è divenuta un catalizzatore di interventi massivi di digitalizzazione delle modalità di lavoro pubblico e dei servizi erogati, offrendo, pur in un contesto critico, la possibilità di ripensare e riadattare il settore pubblico aprendo una stagione di transizione, in cui il lavoro congiunto tra territori e amministrazione centrale sarà indispensabile. Nel brevissimo periodo, il tavolo lavorerà sul consolidamento delle best practices, tramutandole in occasioni di cambiamento culturale ed organizzativo, corredandole anche con la formazione, l’e-learning, la definizione di linee guida ed infografiche, nonché ogni iniziativa culturale necessaria ad assicurare il ricorso al lavoro agile come modalità ordinaria. Questa collaborazione si proietta tuttavia ben oltre l’emergenza poiché pone le basi per costruire un futuro della PA incentrato, a partire dalle modalità di organizzare il lavoro, su servizi innovativi ai cittadini e alle imprese, anche attraverso una federazione imperniata sulla nostra rete per favorire il mutuo scambio ed il più virtuoso trasferimento tecnologico.

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Coronavirus: pianificazione scientifica della fase 2

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Il Governo sta pianificando l’avvio della “fase 2” che dovrebbe partire dal 4 maggio. Il Premier Conte ha annunciato un piano nazionale, con linee guida omogenee per tutte le Regioni, che prenda in considerazione tutela della salute ed esigenze produttive.
«La fase 2 – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – deve essere guidata da criteri scientifici oggettivi condivisi tra Governo, Regioni ed enti locali, tenendo in considerazione i rischi legati a cinque variabili: attività produttive, libertà individuali, mezzi di trasporto, rischio di specifici sottogruppi di popolazione in relazione all’età e patologie concomitanti ed evoluzione del contagio nelle diverse aree geografiche». Su quest’ultimo aspetto, dalle prime indiscrezioni le riaperture sarebbero differenziate in relazione alla diffusione dei casi in tre macro-aree: Nord, Centro e Sud.«La Fondazione GIMBE – dichiara Cartabellotta – pubblica oggi un modello dinamico per mappare e monitorare l’evoluzione del contagio a livello regionale e provinciale, al fine di fornire uno strumento univoco per informare le decisioni di Governo e Regioni troppo spesso concentrate sulle variazioni giornaliere che alimentano facili ottimismi sui tempi di riapertura e sottostimano i rischi in aree con pochi casi ma ad elevata prevalenza». Considerato che per rallentare la diffusione del virus occorre ridurre in maniera costante la crescita percentuale dei casi, in particolare se la prevalenza aumenta, il modello GIMBE si basa su due variabili: Prevalenza (casi totali per 100.000 abitanti): misura la “densità” dei casi confermati nella popolazione e rappresenta anche una stima indiretta dei contagi non noti.
Incremento percentuale dei casi totali: misura la “velocità” con cui si diffonde il virus. Tale valore viene calcolato su un arco temporale settimanale, viste le notevoli fluttuazioni dei dati giornalieri.
Utilizzando come “spartiacque” i valori medi nazionali di prevalenza e incremento percentuale le Regioni si posizionano in un grafico suddiviso in quattro quadranti:
Arancione: è l’area in corso di “riscaldamento”, con una prevalenza ancora bassa, ma un incremento percentuale elevato.
Rosso: rappresenta l’area “calda” caratterizzata da alta prevalenza che viene alimentata dall’elevato incremento % dei casi.
Giallo: rappresenta l’area in corso di “raffreddamento”, caratterizzata da un’alta prevalenza alimentata nelle settimane precedenti e da un incremento percentuale in corso di riduzione. Considerato che la posizione di ciascuna Regione consegue a differenti dinamiche locali, la Fondazione GIMBE ha elaborato analoghi grafici regionali, che vedono le province distribuirsi in relazione ai valori medi regionali di prevalenza e di incremento percentuale.
«Questo modello – continua Cartabellotta – non ha l’obiettivo di stilare una classifica tra Regioni, ma solo di posizionarle e monitorarle nel tempo rispetto alla media nazionale di due variabili che condizionano l’evoluzione dell’epidemia». Ovvero, la distribuzione delle Regioni secondo il modello GIMBE dimostra che ad oggi la suddivisione del Paese in tre macro-aree (Nord, Centro, Sud) non riflette il rischio di evoluzione del contagio.
Regioni del Nord: si posizionano quasi tutte nei due quadranti di destra (rosso, giallo) per l’elevata prevalenza, ma presentano diversi valori di incremento percentuale: dal 12,2% di Lombardia ed Emilia-Romagna al 26,4% del Piemonte. Il Friuli-Venezia Giulia si colloca invece nell’area verde.
Regioni del Centro: si collocano quasi tutte nei due quadranti di sinistra (arancione, verde) con incrementi percentuali che vanno dal 2,2% dell’Umbria al 18,8% del Lazio. Le Marche si collocano invece nell’area gialla.
Regioni del Sud, isole incluse: si trovano tutte nel quadrante verde, ad eccezione della Puglia che si posiziona nel quadrante arancione con un incremento percentuale del 18,1%.
«In generale – continua Cartabellotta – la fotografia scattata a 2 settimane dalla possibile riapertura non è affatto rassicurante perché gli incrementi percentuali negli ultimi 7 giorni sono ancora molto elevati anche nelle Regioni che si trovano nel quadrante verde, fatta eccezione per l’Umbria».

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Partono i progetti educativi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

L’educazione ambientale non si ferma e i progetti “Scarabeo Verde” e “Tree for future”, promossi da ATA Rifiuti della Provincia di Ancona insieme ad AAto 2 per la regolazione del servizio idrico integrato e alla Ludoteca “Riù” della Regione Marche, diventano digital. Le attività di sensibilizzazione sui temi dei rifiuti, della risorsa idrica e del rispetto per l’ambiente, rivolti alle scuole di ogni ordine e grado della provincia di Ancona, si trasformano quindi in contributi utilizzabili in modalità digitale. Con la chiusura delle scuole, si è deciso di ripensare la didattica tradizionale, adottando forme di didattica a distanza per dare continuità al processo educativo di bambini e ragazzi e portare avanti alcune attività di educazione ambientale, anche in sintonia con le indicazioni del MIUR. “Scarabeo Verde” e “Tree for future” restano quindi al fianco di docenti e studenti, nell’eccezionalità della situazione che sono chiamati ad affrontare. I percorsi digitali approfondiscono i temi cardine del progetto con medotologie interattive e strumenti differenziati in base all’età degli studenti: presentazioni, kit digitali, quiz a tema, schede di approfondimento e la possibilità di prenotare videolezioni in diretta con gli educatori. Inoltre, per tutto il periodo di attività, sarà attivo un servizio di tutoraggio
per poter rispondere a tutti i dubbi dei docenti e supportarli per una buona riuscita del progetto. I docenti delle scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di I e II grado, che hanno aderito ai progetti di educazione ambientale, a partire dalla seconda metà di aprile potranno accedere a questi contributi di didattica digitale dalla pagina FB di ATA e dalla sezione apposita “Didattica on line” del manuale on line https://scarabeoverde.atascuole.org/ (per gli Istituti comprensivi) e https://treeforfuture.atascuole.org/ (per gli Istituti Superiori), mediante la password inviata via mail.

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Prorogati i termini del 4°premio giornalistico ‘SID-Diabete Ricerca’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Sono stati prorogati al 1° novembre 2020 i termini per partecipare al 4° premio giornalistico ‘SID-Diabete Ricerca’, istituito dall’Associazione ‘Diabete Ricerca’, dalla ‘Fondazione Diabete Ricerca’ e dalla ‘Società Italiana di Diabetologia’ con lo scopo di riconoscere e stimolare la corretta divulgazione scientifica di tematiche riguardanti il diabete mellito. Il premio vuole essere un omaggio allo stile e al modo di svolgere questa professione con competenza, rigore, sintesi, completezza di contenuti, chiarezza di linguaggio e capacità di divulgazione delle notizie.Il riconoscimento, dell’ammontare di €. 2.000 per ciascuna delle categorie individuate:
Agenzie di stampa e carta stampata
Radio-Televisioni, Web e servizi on line verrà assegnato da una giuria composta dall’Ufficio di Presidenza della Società Italiana di Diabetologia e da due giornalisti, e sarà consegnato in occasione dell’inaugurazione del 28° congresso nazionale SID a Rimini dal 5 all’8 dicembre 2020. Chi avesse già inviato gli elaborati non dovrà inviarli nuovamente.

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Tracciamento digitale per individuare l’infezione da Coronavirus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

«Il commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri ha firmato un’ordinanza per la concessione gratuita di un’app di tracciamento digitale che dovrebbe aiutare a rintracciare individui potenzialmente infetti prima ancora che emergano sintomi. Benché l’installazione dell’app sia volontaria, quando si entra nella sfera del trattamento dati – soprattutto quelli sanitari – occorre andarci con i piedi di piombo perché il rischio è sempre molto alto. Per questo è assolutamente impensabile che basti una semplice ordinanza per diffondere il software: un passaggio in Parlamento è d’obbligo. Chi gestirà i dati? Come viene garantita la privacy dei cittadini? Tutti sanno che uno dei più grandi business del nostro tempo sono i dati personali, ed è bene che in un contesto come quello del Covid-19 i dati sensibili dei cittadini siano tutelati e non entrino in nessun modo nelle disponibilità di società private. Auspico che almeno su questa materia il Governo provveda subito ad avviare il confronto con il Parlamento».
Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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Coronavirus: Test molecolare scopre l’infezione in 90 minuti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Solo novanta minuti per sapere se una persona è positiva al coronavirus. È il tempo richiesto dal test “pronto all’uso” per la diagnosi dell’infezione da Covid-19 (STAT-NAT© COVID-19, certificato CE-IVD a fine marzo), disponibile in Italia e in Europa. È stato sviluppato da un’azienda milanese, Sentinel Diagnostics, in collaborazione con alcuni dei più importanti laboratori ospedalieri del nostro Paese impegnati nell’individuazione e trattamento di infezioni da Covid-19. “È un test di diagnostica molecolare, da eseguire in laboratorio – afferma Maurizio Gramegna, Chief Technology Officer di Sentinel Diagnostics -. Il tecnico estrae dal tampone rinofaringeo l’acido nucleico RNA, che poi viene inserito nella provetta di reazione. Il tempo per il risultato finale è di circa un’ora e mezza. È molto rapido, proprio perché è ‘pronto all’uso’, e la provetta contiene già tutti i reattivi necessari. In questo modo, i tempi sono dimezzati rispetto agli altri dispositivi utilizzati finora, che, invece, richiedono fino a 5 ore e prevedono diverse componenti liquide, che devono essere miscelate e ricostituite all’interno della provetta, sottraendo così tempo prezioso al lavoro del tecnico”. Sono disponibili due versioni del kit, a elevatissima sensibilità e specificità: STAT-NAT© COVID 19 HK (che segue il protocollo di Hong Kong) e STAT-NAT© COVID 19 B (basato sul protocollo di Berlino). “Entrambi sono in linea con i protocolli internazionali e permettono di analizzare tutte le sequenze di geni di Covid-19 definite a livello globale – spiega Maurizio Gramegna -. Infatti possiamo scoprire, attraverso il test di biologia molecolare PCR, tutte le sequenze specifiche del coronavirus. I due kit si basano sulla tecnologia brevettata STAT-NAT©, che garantisce il trasporto e la conservazione dei test a temperatura ambiente, assieme ad un’elevata sensibilità del test diagnostico, anche in presenza di campioni poco concentrati”.

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Chryso Italia investe nella sicurezza sul lavoro anche durante la pandemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

L’emergenza Coronavirus non ferma l’operatività di Chryso Italia, filiale dell’omonimo gruppo francese e dal 1997 leader nel settore degli additivi in ambito edilizio, che ha messo in campo numerose iniziative ed energie con l’obbiettivo di preservare la salute dei dipendenti anche durante la pandemia garantendo allo stesso tempo la continuità della propria operatività e del supporto ai clienti: dalla fornitura di PC, reti WPN e cellulari per lo smart working, all’allestimento di nuove postazioni nel rispetto del distanziamento sociale previsto dal D.P.C.M., fino alla creazione di spazi di lavoro muniti di disinfettanti per agevolare la forza lavoro rimasta in magazzino e garantire un servizio costante alla clientela. E ancora, nell’ottica di un aggiornamento continuo su prodotti e nuove normative, l’azienda ha organizzato webinar formativi con relatori pronti a esporre quanto messo in programma, combattendo il disagio degli spostamenti resi impossibili dalla pandemia. Ma non è tutto, perché Chryso da sempre mette al centro della propria politica la sicurezza sul posto di lavoro ed è per questo che ha raggiunto l’importante traguardo più di 6000 giorni senza infortuni in tutti i siti produttivi, un risultato raggiunto grazie alla formazione continua, alla sensibilizzazione ed al coinvolgimento di tutto il personale. “Nonostante l’emergenza sanitaria in atto abbia reso difficoltosi gli spostamenti e bloccato numerose attività operative noi non ci siamo mai fermati, continuiamo infatti a fornire alla nostra clientela un servizio chiaro e veloce, adottando una rete informatica rapida e garantendo la massima efficienza di sempre, il tutto nel pieno rispetto delle linee guida di sicurezza – ha spiegato Paolo Novello, CEO di Chryso Italia – Aver raggiunto più di 6000 giorni senza infortuni è per noi motivo di grande orgoglio soprattutto in questo periodo dove è fondamentale prestare attenzione alla sicurezza sul posto di lavoro per sconfiggere questo terribile virus. A tal proposito tengo a sottolineare l’aiuto prezioso dei nostri dipendenti che sin dai primi sentori della pandemia si sono adattati a lavorare in condizioni diverse da quelle abituali e hanno garantito la realizzazione di prodotti che da sempre rendono la nostra azienda leader nel settore dell’edilizia”.

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