Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

“Sanità, fare l’unità d’Italia. La salute dopo il coronavirus”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

Il libro di Antonio Saitta nasce, potremmo dire, sul campo. Saitta infatti è stato Assessore alla Sanità della Regione Piemonte dal 2014 al 2019 e coordinatore degli assessori regionali alla sanità nella Conferenza delle Regioni. Il libro, com’è facile intuire, contiene un’interessante parte di analisi ma, soprattutto, una serie di proposte concrete e attuabili. Saitta muove da una considerazione di fondo, ovvero la necessità che per quel che concerne la sanità, lo Stato, pur garantendo l’autonomia regionale, svolga in maniera più attiva e diretta il ruolo di coordinatore che dovrebbe avere, specie in occasione di grandi emergenze come quella che stiamo vivendo. Per Saitta la “cura dimagrante” alla quale è stata sottoposta la sanità in questi anni, ha prodotto tanti effetti positivi a cominciare da un miglioramento dei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, che sono stati ampiamente raggiunti quasi ovunque con l’unica eccezione della Calabria.Secondo l’Autore però l’attuale emergenza covid rischia di far perdere il terreno guadagnato e di far retrocedere ulteriormente il nostro paese. Quasi ovunque la politica sembra agire in maniera miope e localistica, invocando l’aumento dei posti letto e tornando, di fatto, a una sanità simile a quella che ha preceduto l’introduzione dei piani di rientro regionali con gli ospedali “sotto casa”.«La comunità scientifica internazionale – osserva Saitta – è concorde sul fatto che, per garantire sicurezza, si evitino interventi chirurgici complessi da parte di strutture e chirurghi con bassa attività. È in fondo – nota l’autore – la stessa opinione che abbiamo tutti noi quando abbiamo la necessità di una cura particolare: ci spostiamo per rivolgerci alle strutture pubbliche dove si è consolidata una maggiore specializzazione perché questa garantisce maggiore sicurezza». Vale a dire: meno ospedali ma più specializzati, garantendo al contempo più medicina territoriale mediante l’istituzione reale e concreta di case della salute e più personale sanitario.Lo Stato deve però garantire una maggiore uniformità nelle cure sul territorio nazionale recuperando risorse anche da un più oculato uso dei farmaci.
Ogni anno gettiamo nel cestino 1 miliardo e 600 mila euro di farmaci: 600.000 metri cubi.
Usiamo i generici solo per il 25% mentre a livello europeo la media è del 40%.
Inoltre continuiamo ad assumere farmaci inutili, secondo quanto sostiene il farmacologo Silvio Garattini dell’Istituto Mario Negri secondo cui buona parte delle prescrizioni sono inappropriate.
L’emergenza covid ci pone a un bivio di fronte al futuro della nostra sanità. Alla politica spetta l’onere di decidere. Le generiche dichiarazioni sull’importanza del SSN in assenza di azioni concrete, servono a poco.

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